mercoledì 25 febbraio 2026

La citta degli specchi



In una città costruita interamente di specchi viveva un giovane di nome Adriano. Ogni edificio rifletteva la sua immagine da mille angolazioni: a volte appariva forte e sicuro, altre fragile e disperso. Ogni riflesso sembrava raccontare una versione diversa di lui.

Un giorno scoprì che, sotto la città, esisteva una Torre invisibile. Si diceva che chi fosse salito fino in cima avrebbe visto il proprio volto “vero”, libero da ogni frammentazione.

Adriano iniziò la salita al primo piano

Qui le persone inseguivano piaceri, passioni, amori, entusiasmi improvvisi. Ogni emozione generava uno specchio nuovo. 

Più si desiderava, più l’immagine si moltiplicava.

Adriano si accorse che restando lì il suo volto diventava confuso, indistinto.

Capì che il desiderio lo rendeva molteplice.

Decise di salire al secondo piano

Qui gli abitanti spiegavano ogni loro azione: 

“È naturale”, “È umano”, “Non posso farne a meno”.
Adriano notò che ognuno sembrava convinto, ma nessuno era veramente libero.

Le parole coprivano le azioni, ma non le dominavano.

Salì ancora al terzo piano.

Non c’erano specchi. 

Solo una finestra aperta sul cielo.

Qui comprese che l’unità non nasce dal seguire ogni impulso, ma dal saper dire “no”. 

Che essere una persona non significa assecondare tutto ciò che si è, ma scegliere ciò che si vuole essere.

Guardò fuori: il cielo non aveva riflessi, non si frammentava. Era uno.

In quel momento sentì che il suo volto non si moltiplicava più. Non era diventato perfetto, ma aveva trovato un centro.

Scese dalla Torre e tornò nella città degli Specchi. Gli edifici riflettevano ancora mille immagini, ma ora non lo spaventavano. Sapeva che quelle erano possibilità, non identità.

Morale della storia

L’essere umano diventa veramente se stesso solo quando domina ciò che lo disperde.
La moralità consiste nell’unificare la propria interiorità attraverso la volontà e la responsabilità, non nel lasciarsi trascinare dall’impulso.

La purezza non è assenza di conflitto, ma tensione continua verso un’unità più alta.

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