giovedì 29 gennaio 2026

“Lo sguardo nel tempo della filosofia” vol. 3 - Articolo su Molfetta Free

È appena uscito il 3^ volume della collana “Lo sguardo nel tempo della filosofia” di Fabio Squeo, saggista e poeta, di origini molfettesi, laureato in Filosofia.

Si conferma la linea di pensiero che ha guidato la stesura dei primi due volumi, e cioè si presentano i nuclei di pensiero di autori noti e meno noti, antichi e contemporanei, sempre con un linguaggio accessibile, fluido, piacevole, che non vuole andare nel tecnicismo spinto, ma comunque mantenere la rilevanza dei concetti espressi.

“A sostegno dei miei scritti voglio chiarire che chi scrive di filosofia non è un mestierante” – esordisce Fabio Squeo – “Conseguire una laurea in filosofia non equivale semplicemente ad acquisire un titolo accademico, ma significa entrare in contatto con la struttura interna, complessa e stratificata, della ricerca filosofica. Chi si dedica a tale disciplina impara ben presto che il suo fine ultimo non coincide con l’ottenimento di una professione nel senso comune del termine; la filosofia non si orienta primariamente verso l’utile, ma verso la verità e la bellezza che illuminano l’esistenza”.

“Il filosofo non ‘lavora’ nel senso ordinario, poiché la sua attività non può essere ridotta a un mestiere o a una funzione produttiva” – prosegue Fabio Squeo – “essa è, piuttosto, un compito, una vocazione che impegna l’intera persona. Vivere filosoficamente significa assumere la bellezza - intesa non come ornamento, ma come forma suprema dell’apparire del vero - come principio che guida e modella la vita. Il filosofo sa che la sua responsabilità non consiste nel garantire un servizio, quanto nel mantenere aperta la domanda sul senso, nel vigilare sulla densità del mondo, nel coltivare quello sguardo capace di cogliere l’essenziale”.

In questo senso, la filosofia non è un lavoro perché non ha un orario né un rendimento misurabile” – conclude Fabio Squeo – “È un compito perché richiede fedeltà, disponibilità interiore, e soprattutto una forma di vita che non smetta mai di interrogare e di lasciarsi interrogare. Chi sceglie la filosofia sceglie, in definitiva, di vivere dentro la bellezza del pensiero, e di lasciarsi costituire da essa. Con queste premesse auguro un meraviglioso viaggio tra le migliori menti che hanno contribuito a nobilitare la filosofia”.

Il libro “Lo sguardo nel tempo della filosofia: Volume 3” è disponibile sulla piattaforma Amazon al seguente indirizzo: 

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di Sabino Pisani

Milena Melchiorre esce con "Punto a capo"




Punto a Capo è il primo album di Milena Melchiorre, artista abruzzese che sta rapidamente conquistando l’attenzione del panorama musicale italiano. Il disco è disponibile su tutti i principali store digitali, mentre il CD audio può essere richiesto sul sito di Cinemusica Nova srls all’indirizzo ufficiale: www.ideasuoni.com

Il progetto discografico è composto da sei brani originali, tutti scritti, musicati e interpretati dalla stessa Milena Melchiorre. Gli arrangiamenti portano la firma del rinomato chitarrista romano Stefano Zaccagnini, che ha contribuito a definire l’identità sonora dell’album. Ad affiancare l’artista, un gruppo di musicisti di grande esperienza: Alessandro Sanna al basso, Gianni Aquilino al pianoforte e tastiere, Pino Vecchioni alla batteria e Giovanna Famulari al violoncello. La loro presenza arricchisce il progetto con un sound intenso e coinvolgente, capace di valorizzare appieno la sensibilità artistica di Milena Melchiorre.


Per celebrare l’uscita dell’album, Milena Melchiorre sarà protagonista di numerose serate live a partire da gennaio 2026, nelle principali città del centro Italia. I concerti rappresenteranno un’occasione preziosa per scoprire dal vivo la sua musica e il suo talento interpretativo. "Punto a Capo" è un esordio sincero e intenso, che segna l’inizio di un percorso artistico da seguire con attenzione. Un album che invita all’ascolto profondo e alla riflessione, senza filtri né artifici. 

Fermarsi non è una resa, è un atto di consapevolezza, il gesto di chi sceglie di ascoltarsi davvero. "Punto a Capo" nasce da questa esigenza profonda, come un ritorno al centro delle emozioni, dove l'autrice mette a nudo la propria fragilità trasformandola in linguaggio sonoro. Sei brani come sei confessioni, sei stanze emotive in cui l’ascoltatore è invitato a entrare senza bussare, lasciandosi attraversare da immagini, silenzi e verità scomode. Il romanticismo che percorre l’album è autenticamente umano, fatto di carezze che salvano e di paure che restano.

Guance apre il disco come un sogno a occhi socchiusi. La narrazione è delicata e quasi onirica, la protagonista cerca rifugio in una carezza, in un gesto d’affetto che promette protezione, ma che finisce per rivelare una vulnerabilità ancora più profonda. Con MareMilena Melchiorre si confronta con l’idea dell’enormità e dell’ignoto. Il mare diventa simbolo dell’infinito che spaventa e attrae, luogo in cui la maschera cade e l’abbandono alle onde diventa un atto di accettazione della propria umanità. 

Istanti è il ritratto di una generazione che impara ad amarsi tra silenzi, playlist notturne e messaggi mai inviati. Due anime giovani si tengono strette mentre il mondo corre troppo veloce, sospese tra il timore di sbagliare e la sensazione di non essere mai abbastanza. In Dentro un lunedì, la quotidianità diventa spazio di riflessione. Una bambina cresciuta troppo in fretta attraversa la monotonia di una giornata qualunque sentendosi fuori sincronia con l’amore e la semplicità che la circondano, desiderando rallentare il tempo per ritrovare respiro. 

Con mondo defibrillatore il battito accelera. La vita appare come una corsa incessante che invade ogni spazio, lasciando solo sensazioni rapide e irrisolte. Il brano interroga il confine tra giusto e sbagliato mentre si è trascinati dentro una realtà veloce e fragile. A chiudere l’album è Mi sono permessa…, una resa che si trasforma in conquista. L’esigenza emotiva prende il sopravvento sull’ansia sociale, fino a una verità semplice e disarmante: il tempo non si affronta, si vive. "Punto a Capo" è un nuovo inizio. Un album che invita ad ascoltarsi, a perdersi e ritrovarsi, ricordando che la fragilità, quando viene raccontata con sincerità, può diventare la forma più pura d’amore.


Note d’autore 

Milena Melchiorre è una cantautrice e studentessa di Filosofia, nata nel 2004 e originaria di Giulianova, cittadina abruzzese affacciata sul mare. Attualmente studia Filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, percorso che riflette la sua naturale inclinazione all’introspezione e all’analisi del sé e del mondo.

Scrive fin dall’infanzia, trovando nella parola uno strumento per ordinare i pensieri e dare forma alle emozioni. Con il tempo, la scrittura si è intrecciata alla musica, dando vita a una voce artistica autentica e personale. La chitarra accompagna costantemente il suo percorso creativo, dalle prime composizioni ai contesti live.

Negli ultimi anni ha portato la propria musica in eventi e serate locali, partecipando anche al Festival Mogol Battisti, dove ha presentato un brano inedito.

Il 10 dicembre 2025 segna l’uscita del suo primo album, Punto a Capo, prodotto dall’etichetta Cinemusicanova, con il contributo di Nuovo IMAIE.

mercoledì 28 gennaio 2026

Lo sguardo nel tempo della filosofia - vol. 3

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Lo sguardo nel tempo della filosofia” vol. 3, continua ad offrire ai lettori l'opportunità di dialogare con i grandi autori antichi e contemporanei, pur se alcuni non sono noti al grande pubblico, ma certo non per questo meno interessanti e originali nel formulare le loro teorie. 

Va riconosciuto che ogni pensatore ha dovuto esprimersi nel contesto storico-sociale del suo tempo, per cui la diffusione delle idee non è sempre stata facile o almeno possibile. Il tempo e la passione per la filosofia di molti studiosi, hanno permesso di valorizzare opere che ingiustamente sono rimaste ripiegate nel passato.

Fabio Squeo ha sentito l’esigenza di riproporre le idee di chi ha avuto poca attenzione dagli accademici, affiancandole a quelle dei nomi illustri. Il risultato premia il piacere della lettura poiché i confronti che vengono puntualmente presentati, aiutano ad apprezzare la qualità dei pensieri. 

Ecco, quindi, si guadagna la possibilità che un libro, una pagina strappata o un manoscritto dimenticato, possano superare le barriere del tempo e presentarsi rinnovata all’attenzione del lettore.

In questo senso ci si avvicina alla lettura entrando in un dialogo, seppur mediato e asincrono, con concetti e idee capaci di avere un impatto sul modo di vedere il mondo, e in ultima analisi, rimanere impregnati di quegli antichi valori che sono stati patrimonio dei filosofi.

Il buon Wittgenstein affermava che ognuno di noi vive un dualismo tra il proprio mondo interiore - inteso come pensiero - e il linguaggio che è in grado di esprimerlo nel mondo. Ed è proprio questo il punto. Se è vero che la comunicazione è alla base della sopravvivenza degli individui immersi nella socialità, allora è possibile affermare che il nostro mondo non è altro che il prodotto delle idee che ne costituiscono le fondamenta. 

Basti pensare ai diritti fondamentali dell’uomo, alle leggi che governano la natura e l’universo, ai prodotti e ai servizi di cui avidamente usufruiamo ogni giorno, in quella che oggi sembra essere l’unica narrazione totalizzante del “consumo dunque sono”. Ebbene sì: tutto questo nasce da un’idea. Buone o brutte che siano, le idee sono il fondamento di ogni società e come tali possono essere accolte, plasmate o sottoposte a giudizio critico. 

Questo terzo volume non vuole essere un manuale, ma una solida guida - come la stella polare durante la navigazione notturna - nel mare della conoscenza. Il resto lo costruiamo noi, pensando con la nostra testa, perché se è vero che l’essenziale è invisibile agli occhi, come del resto i pensieri e le idee, che sono immateriali, è altrettanto vero che, per dare voce alla nostra intersoggettività, occorrono degli approdi lungo la rotta tracciata dagli autori del passato. 

Essa ci permette non solo di “navigare” tra le grandi menti, ma ci consente, qualora vi sia tale volontà, di progredire attraverso quegli strumenti che ci orientano verso un pensiero critico autentico, capace anche di dissentire dal pensiero comune quando necessario.

(Prefazione di ErminioTota)

lunedì 26 gennaio 2026

Il risveglio della consapevolezza


Una delle illusioni più sottili e pervasive del viaggio spirituale è la convinzione, fin troppo comune, che il risveglio della consapevolezza sia da qualche parte nel futuro. Lo immaginiamo come una vetta lontana, qualcosa da raggiungere attraverso lo sforzo, la disciplina o l'intuizione accumulata. Ci concentriamo quindi su questi pensieri costanti e ripetitivi che sembrano proiettare la nostra autorealizzazione in un futuro lontano.

Non trovando altre opzioni, impieghiamo un'infinità di pratiche e discipline spirituali. In effetti, proviamo praticamente qualsiasi cosa tranne realizzare la Verità nell'unico modo letterale possibile: il risveglio consapevole non è un evento in attesa di accadere; è un atto disponibile SOLO qui e ora.

Dovremmo ricordare che cercare significa presumere l'assenza e sforzarsi significa implicare la distanza. Eppure ciò che stai cercando non è né separato da te né nascosto nell'abisso illusorio del tempo. È il fondamento stesso del tuo essere: la presenza silenziosa e immutabile in cui nascono tutte le esperienze.

Come increspature che agitano la superficie di un lago immobile, i nostri sforzi per "risvegliarci" creano movimento dove non ce n'è bisogno. Quando lo sforzo si ferma, la quiete naturale si rivela come se fosse sempre stata presente.

Abitualmente ci definiamo attraverso il corpo e la mente: attraverso la forma, la sensazione, il pensiero e l'emozione. Notate, però, come tutto ciò con cui tipicamente ci identifichiamo sia in continuo mutamento. 

Il corpo cambia, invecchia, si indebolisce e alla fine torna polvere. I pensieri appaiono e svaniscono. Persino le emozioni salgono e scendono come le maree nell'oceano. Tutto ciò che va e viene non può essere ciò che siete veramente.

Cosa rimane, allora?

C'è qualcosa dentro di voi, qualcosa di trascendente, che conosce il corpo, osserva la mente e assiste a ogni sensazione senza cambiare. Questa presenza consapevole era presente durante l'infanzia, rimane ora e non sarà alterata dalla dissoluzione finale del corpo. Il corpo è un veicolo – utile, temporaneo e necessario per l'esperienza – ma non è il conducente. Tu sei colui che indossa il corpo come un indumento; non sei il corpo stesso.

Quando questo è chiaramente visibile, l'identificazione si allenta naturalmente. La vita continua, ma non è più appesantita dalla convinzione fittizia che la tua esistenza sia fragile o dipendente dalla forma.

Poche paure plasmano il comportamento umano con la stessa forza della paura della morte. La morte non è reale nel modo in cui la immaginiamo. Ciò che muore è il corpo, non l'essere.

Il corpo è come un costume indossato da un attore in una commedia. Quando il ruolo e la storia finiscono, il costume viene semplicemente rimosso, ma l'attore rimane intatto. Allo stesso modo, ciò che sei veramente non inizia con la nascita né finisce con la morte. Nascita e morte appartengono al regno della forma, non al testimone senza tempo che osserva la forma. Se riesci a percepire il mondo fisico, devi essere al di là del mondo fisico.

Quando ti conosci come ciò che è consapevole, piuttosto che ciò che appare, la morte perde il suo potere. La paura si dissolve, non perché la vita venga negata, ma perché ne viene riconosciuta la continuità più profonda.

Gran parte dell'impegno umano è un tentativo di assicurarsi la libertà attraverso mezzi esterni: successo, ricchezza, riconoscimento, relazioni e circostanze favorevoli. Eppure il mondo, per sua stessa natura, è non permanente e che tutto ciò che dipende dalle condizioni prima o poi deluderà.

La vera libertà non nasce dal controllo della vita, ma dal non esserne più internamente vincolati. Quando cessi di identificarti con il corpo, la mente e i ruoli che svolgi, emergono una profonda quiete e una tranquilla lucidità. Questa quiete non è passiva o ritirata: è viva, vigile e puramente incondizionata.

La libertà è ciò che rimane quando la Luce della Verità scaccia l'oscurità dell'illusione. L'illusione dell'"io"

Ciò che comunemente riconduciamo al "sé" – l'"io" personale – è rivelato

Esaminandolo attentamente, si rivela nient'altro che un costrutto mentale. È un riflesso interno fortemente condizionato che funge da punto di riferimento. Sebbene analizzato attentamente, non regge. È frutto di memoria, condizionamento, ruoli sociali e identificazione corporea.

Questo "io" egoico insiste sulla separazione: io sono questo, non quello; esisto separato dal mondo; devo proteggermi e difendermi; ho bisogno della loro convalida e approvazione. Iniziamo già a vedere le incongruenze, e non ne abbiamo nemmeno scalfito la superficie. Se osservato con chiarezza e onestà, non ha una sostanza indipendente. È il movimento di un pensiero, niente di più. Non è una realtà.

Una volta che vediamo attraverso l'illusione del sé personale, ciò che rimane non è il vuoto in senso negativo, ma una conoscenza vasta e informe: altruistica, senza tempo e completa. 

Questo vuoto è paradossalmente completezza, o ciò che i cristiani chiamano santità. E da esso scaturiscono tutti i tratti virtuosi che hai disperatamente cercato di coltivare nel corso degli anni. Ciò di cui stiamo parlando non è qualcosa che diventi. È ciò che sei quando il falso "io" viene sconfessato.

La mente prospera sulla divisione. Tende a categorizzare l'esperienza in opposti: vita e morte, piacere e dolore, sé e altro. Ora, queste distinzioni possono essere utili per il funzionamento pratico, ma oscurano una verità più profonda se lo si permette: la realtà è indivisibile.

Tutte le forme, tutte le esperienze, nascono da un'unica fonte e a essa ritornano. Quando la mente cessa la sua divisione compulsiva, il senso di separazione si dissolve, rivelando una completezza sottostante. 

In questa completezza, la paura perde il suo predominio, l'avidità non ha più alcun appiglio e la sofferenza diminuisce esponenzialmente. Queste nuove benedizioni non si realizzano perché si controllano le circostanze, ma perché chi soffre non è più immaginato come un'entità separata.

Una volta che l'illusione di separazione si dissolve, l'amore e la compassione sorgono naturalmente. Non sono più obblighi morali o una mappa soprannaturale verso il bene; sono semplicemente espressioni dell'essere. L'amore guidato dall'ego è sempre transazionale. È plasmato dalla paura, dall'attaccamento e dalle aspettative. Il vero amore fluisce senza sforzo, senza pretese né condizioni.

Come il sole splende senza scegliere chi riscaldare, la compassione risvegliata non discrimina mai. L'amore incondizionato non si pratica; si vive. Quando non c'è più un falso sé da difendere, l'amore rimane come la fragranza naturale e persistente della verità.

 "La saggezza mi dice che non sono nulla. L'amore mi dice che sono tutto.

Tra i due scorre la mia vita

-  Nisargadatta Maharaj 

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