Dolor rosso sangue
accieca il tenero cuore,
che di rosso veste ma per pulsar vita.
Brucia l'ottimismo e affoga il sorriso.
L'alba del sol nero prova l'anima mia.
Allor, chiudo fuori la cattiveria,
lascio ricoprir d'umido la vista
e arresto la povera lacrima sul pendio del viso corrugato.
Assistere allo scempio dell'amor più mite,
angustia il fiore del sentire.
Speranza mia,
mai doma alle libertà violate,
mai tacita alle ingenuità tradite,
mai sorda ai pianti della debole foglia,
risorgi,
illumina il pensiero dei miti,
dai forza al destriero dell'amore.
Così che dalla cenere dell'uomo crudele
nasca la gioia del mondo vero,
quello sincero,
quello che si emoziona
al sol dir ti amo.
accieca il tenero cuore,
che di rosso veste ma per pulsar vita.
Brucia l'ottimismo e affoga il sorriso.
L'alba del sol nero prova l'anima mia.
Allor, chiudo fuori la cattiveria,
lascio ricoprir d'umido la vista
e arresto la povera lacrima sul pendio del viso corrugato.
Assistere allo scempio dell'amor più mite,
angustia il fiore del sentire.
Speranza mia,
mai doma alle libertà violate,
mai tacita alle ingenuità tradite,
mai sorda ai pianti della debole foglia,
risorgi,
illumina il pensiero dei miti,
dai forza al destriero dell'amore.
Così che dalla cenere dell'uomo crudele
nasca la gioia del mondo vero,
quello sincero,
quello che si emoziona
al sol dir ti amo.
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Commento
Questa lirica è un’intensa elegia d'impatto etico ed esistenziale, dove la sofferenza per la violenza del mondo non sfocia mai nel cinismo, ma si trasforma in una preghiera laica e in un atto di resistenza per la rinascita della bontà.
Il dramma iniziale: la contaminazione del "rosso"
La poesia si apre con un'immagine cromatica straordinariamente efficace:
- Il doppio valore del rosso: Il "rosso sangue" del dolore e della violenza irrompe accecando il "tenero cuore", il quale si veste anch'esso di rosso, ma per una ragione opposta: pulsar vita. È lo scontro tragico tra la distruzione e l'energia vitale.
- L'inversione cosmica: L'espressione «L'alba del sol nero» evoca un'atmosfera apocalittica e interiore. Bruciati l'ottimismo e il sorriso, l'anima si trova ad attraversare una notte oscura fatta di cattiveria e disincanto.
La risposta del poeta: difesa e ritegno
Di fronte allo "scempio dell'amor più mite", la prima reazione non è la vendetta, ma la protezione della propria umanità:
- La dignità della lacrima: Il poeta sceglie di chiudere fuori la cattiveria del mondo. La commozione velata dagli occhi si blocca in un gesto di straordinario ritegno: «arresto la povera lacrima sul pendio del viso corrugato». La lacrima non cade invano; viene trattenuta come un presidio di resistenza interiore.
L'invocazione alla Speranza e il riscatto finale
La seconda parte segna una svolta vigorosa: il tono passa dalla difesa al grido di battaglia spirituale:
- La speranza indomabile: La Speranza viene personificata e definita attraverso tre negazioni potenti («mai doma... mai tacita... mai sorda»). È una speranza attiva, che si schiera con i deboli (la "debole foglia"), con la libertà e con l'ingenuità calpestata.
- Il trionfo del "mondo vero": Il finale risuona di una forza quasi profetica. Con l'immagine del "destriero dell'amore" che si erge dalle ceneri dell'uomo crudele, la poesia auspica la nascita di una nuova realtà. Un mondo che non ha bisogno di artifici, ma ritrova la sua gioia autentica nella purezza dei sentimenti semplici: la capacità di emozionarsi a un sincero "ti amo".

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