sabato 31 gennaio 2026

Osservatori speciali



Nelle pieghe scintillanti dell'esistenza, dove le dimensioni si sfiorano senza mai fondersi del tutto, due entità fluttuavano, sospese in un'immobilità attenta. 

Chiamarle "osservatori" è un'approssimazione semantica, una concessione all'inadeguatezza del linguaggio umano di fronte alla loro natura sfuggente. 

Né pura materia condensata né un mero filo di energia astratta, esistevano su un piano leggermente sfalsato rispetto al nostro – una posizione privilegiata che permetteva loro di percepire la nostra realtà nei suoi minimi sussulti, di analizzarne le correnti profonde e le spume superficiali, senza mai rischiare la reciprocità di uno sguardo, l'eco di un ascolto, o persino il fugace sospetto della loro presenza.

La loro funzione era governata da una sorta di eleganza amministrativa su scala galattica, un codice antico quanto le prime stelle, il cui precetto fondamentale poteva essere riassunto in: Non interferire. Osservare, catalogare, archiviare, attendere. Questa era la litania della loro incessante veglia. 

Le direttive riguardanti il ​​contatto, l'influenza, persino la minima interruzione culturale accidentale, erano assolutamente rigorose, incise nelle profondità della loro coscienza collettiva. 

La memoria cosmica conservava il ricordo bruciante dell'incidente xilosiano: un osservatore distratto aveva lasciato cadere un singolo atomo d'oro in una dimensione inappropriata, precipitando un'intera civiltà nelle spire dell'alchimia con quattro secoli di anticipo sui tempi. 

I loro oceani, un tempo azzurri, si erano trasformati in un ribollente magma metallico, una lezione brutale che aveva definitivamente bandito ogni forma di negligenza. Da allora, la vigilanza era diventata una seconda natura.

Non avevano nomi, quei limitanti identificatori terreni, ma per comodità narrativa, chiamiamoli X e Y. 

X mostrava una predilezione per la precisione e il metodo, e nutriva un fascino quasi matematico per le complesse strutture che emergevano dal caos apparente. 

La sua acutezza analitica era a volte venata di un discreto sarcasmo, una sottile vibrazione nel campo informativo che condividevano. 

Y, d'altro canto, rivelava una curiosità più vagabonda, un minore attaccamento ai protocolli consolidati. La si trovava spesso a "esplorare singolarità locali", come diceva lei, ai margini della realtà osservata. 

Nonostante i loro temperamenti divergenti, una profonda affinità li univa: un rispetto quasi sacro per il fenomeno della vita, quell'equilibrio precario e magnifico che è l'emergenza cosciente. 

Avevano contemplato mondi consumati dalla loro stessa arroganza, civiltà estinte nell'oblio della loro fragilità. 

La Terra, con il suo clamore incessante, le sue nevrosi collettive e i suoi sprazzi di tenerezza, conservava nei loro occhi un'autenticità imbarazzante, una sincerità disarmante che li commuoveva più di quanto avrebbero ammesso.

La loro collaborazione si estese a un periodo di tempo che la mente umana fatica a comprendere: immaginiamo, per una vaga analogia, circa trentasette millenni galattici standard, misurati al di fuori dei principali pozzi gravitazionali. 

La loro missione attuale: monitorare Sol III, comunemente noto come Terra, un pianeta classificato come avente "sviluppo semi-caotico di tipo C, potenziale evolutivo significativo ma instabile". 

I suoi abitanti, i Terrestri, avevano superato soglie tecnologiche significative – padroneggiando le onde radio, scindendo l'atomo, inventando la pizza surgelata e sviluppando una sofisticata pratica dell'ironia – ma rimanevano irrimediabilmente confinati nella loro culla planetaria, ancora ignari dei viaggi interstellari e, forse ancora più cruciale, delle virtù dell'umiltà cosmica.

Il pianeta blu e i suoi rumorosi abitanti erano quindi oggetto di osservazione passiva, in quello che alcuni circoli di osservatori chiamavano, non senza un pizzico di condiscendenza, uno "Zoo". 

Il termine era proibito nei resoconti ufficiali, ritenuto riduttivo e irrispettoso, ma a volte prosperava nell'intimità dei loro scambi mentali, come una battuta di vecchia data.

"Sei ancora fissato con quell'individuo?" 

La domanda di X risuonò nel loro spazio di comunicazione condiviso, un'onda carica di curiosità analitica.

Y rimase in silenzio per un attimo, completamente assorta nella scena che si svolgeva sotto di loro. 

Un modesto tavolo da giardino di plastica bianca, macchiato da qualche briciola di pane secco. Intorno, uccelli i davano da fare, beccando il terreno con nervosa vivacità. 

Al centro di questo microcosmo, un uomo dai capelli grigi compiva gesti lenti, quasi rituali. Sorrideva, inclinava leggermente la testa e muoveva le labbra, pronunciando parole inudibili, ma chiaramente rivolte all'uccello.

Appollaiato sullo schienale di una sedia lì vicino, l'aria del mattino, ancora fresca, portava con sé il sottile profumo di terra umida dopo la rugiada e il lontano mormorio del traffico cittadino che iniziava ad agitarsi.

"Percepisco una... risonanza insolita", rispose infine Y. 

"Mi sembra che abbia appena fatto un sogno in cui la nostra presenza sia stata... percepita."

"Le produzioni oniriche umane sono notoriamente irrilevanti per le nostre analisi, Y. 

Rumore di fondo psichico, nella migliore delle ipotesi", ribatté X, con un pizzico di metodica impazienza.

L'essere umano era elencato: maschio, di mezza età, con abitudini sedentarie, incline alla contemplazione solitaria. 

Un profilo psicologico caratterizzato da una certa tranquillità comportamentale, gesti ripetitivi che suggerivano una ricerca di stabilità e una propensione a riflessioni di portata superiore al suo immediato contesto esistenziale, senza tuttavia scadere nel ridicolo o nell'illusione manifesta. 

Indossava una felpa scolorita, coltivava con cura un piccolo appezzamento di erbe aromatiche e intratteneva conversazioni a bassa voce con gli uccelli locali, adottando il tono confidenziale che altri riservano ai funerali o ai neonati. 

Una speranza segreta, forse, intessuta nel tessuto di questi scambi solitari, la debole speranza che l'universo non sia del tutto sordo alla musica silenziosa di un'anima attenta.

"Parla al volatile", aggiunse Y, come per sottolineare la rilevante stranezza della scena. 

"Spiega i benefici ecologici del non tagliare l'erba. Parla della resilienza dei denti di leone".

"Affascinante", scherzò X. 

Un silenzio calò tra loro, non un vuoto, ma una pausa nello scambio, un momento in cui il flusso costante di informazioni – pianti di neonati, appassionate dichiarazioni d'amore, algoritmi di borsa, battute fallite sui social media, video virali di gatti domestici – sembrò placarsi leggermente, lasciando il posto alla pura contemplazione. 

A questa altitudine di esistenza, il vero silenzio è merce rara, un lusso prezioso.

"Desidera ardentemente un segno", continuò Y. 

"Un gesto, per quanto piccolo. Un riconoscimento." 

Qualche istante prima aveva fatto una richiesta ad alta voce, guardando il cielo – cito testualmente: "Ti sfido, se sono davvero un abitante di uno zoo galattico, beh, che i guardiani mi mandino una nocciolina!" 

B fece una pausa. 

"Sorrideva mentre lo diceva. Ma sotto il sorriso... c'era qualcos'altro. Un'aspettativa. Quasi una preghiera mascherata da scherzo."

Una serie di rapide e complesse vibrazioni emanarono da A, l'equivalente di una risata repressa, ma abbastanza intensa da disturbare infinitesimamente la traiettoria di alcune particelle di polvere cosmica in un lontano braccio galattico.

"Un'arachide?"

"Precisamente."

"E stai seriamente considerando... non è vero... che dovremmo esaudire questa, diciamo, banale richiesta? 

Materializzargli un'arachide?"

B non rispose immediatamente. La sua attenzione tornò all'uomo che, nel suo minuscolo frammento di universo, stava ora distribuendo semi di girasole a uno stormo di passeri grati, il viso illuminato dal semplice piacere di sentire le prime gocce di una pioggia primaverile tamburellare sulla tela cerata che proteggeva il tavolo.

"Penso", disse infine B, con le parole tinte di delicata gravità, "che se un contatto iniziale, per quanto minimo, dovesse aver luogo... sarebbe meglio che avesse il sapore modesto e familiare di un'arachide piuttosto che l'aridità impersonale di un protocollo."

L'alba seguente si insinuò sul mondo con esitante delicatezza, come se temesse di disturbare il fragile sonno delle cose. Una luce diafana, tinta di perla e cenere, accarezzò le foglie ancora cariche di rugiada, rivelando la consistenza vellutata dei petali di viola del pensiero e il verde intenso dei fili d'erba che l'uomo ostinatamente lasciava crescere liberamente. 

Il profumo della terra umida, ricco e primordiale, si elevava dal terreno, mescolandosi all'aroma più fresco e vegetale dell'edera che si arrampicava sul vecchio muro di mattoni. L'uomo – conserviamo questa modestia dell'anonimato, riflesso della sua discrezione – spalancò la porta sul retro della sua dimora, mentre una tazza fumante rilasciava nell'aria immobile il vapore aromatico del tè nero.

Si fermò sulla soglia, inspirando profondamente, con gli occhi socchiusi, come per assaporare meglio la consistenza olfattiva del momento presente, un rituale silenzioso ripetuto ogni mattina. Il silenzio non era assoluto; un merlo invisibile lanciava i suoi trilli flautati dalla cima di un albero vicino, e il lontano ronzio della città stava appena iniziando a tessere il suo paesaggio sonoro.

"Signore e signori del mondo pennuto", mormorò a un piccolo gruppo di uccelli – passeri, cince, un audace pettirosso – allineati lungo la staccionata di legno stagionato, "l'ordine del giorno di oggi include un'ispezione approfondita del timo. Obiezioni? No? Perfetto. La seduta è aperta."

Parlava con quell'intonazione delicatamente cerimoniale tipica di coloro che vivono la solitudine non come un'assenza, ma come un diverso tipo di presenza, scegliendo di popolare il loro silenzio con conversazioni immaginarie. Il tavolo da giardino luccicava, punteggiato di goccioline iridescenti nella luce nascente. 

Una cinciarella vivace e curiosa eseguiva una serie di saltelli laterali sullo schienale di una sedia, con la testa inclinata, apparentemente soppesando le implicazioni dell'annuncio.

Nel frattempo, nella loro dimensione adiacente, A e B continuavano la loro osservazione immateriale. Presenti in assenza, fluttuanti nel flusso continuo di dati che turbinavano intorno a loro come nastri evanescenti: temperatura ambiente, umidità, variazioni del campo magnetico locale, la frequenza cardiaca dell'uomo, l'ampiezza dei loro micro-sospiri inconsci.

"Non c'è una sorta di... regressione intellettuale in questo esemplare, che conversa solo con il regno vegetale e quello aviario?" si chiese A, la cui logica cercava una classificazione razionale.

"Forse, una forma di comunicazione intuitiva tra regni, potremmo dire."

"Un romanticismo antropomorfico di sconcertante inefficienza pratica", intervenne A.

"Ha chiesto comunque la loro opinione", sottolineò B.

A emise una serie di impulsi mentali che tradivano un sospiro venato di scettico divertimento.

"Quale sarà il prossimo passo? 

Una lettura di poesia clorofilliana per le asteracee?"

Sulla Terra, l'umano si era avvicinato al tavolo e si era chinato su un piccolo quaderno a spirale lasciato lì il giorno prima, accanto alla sua tazza ormai vuota. Rilesse un appunto scarabocchiato a matita, con una calligrafia accurata:

"Se fossimo davvero sotto costante osservazione, l'apparente silenzio dell'universo significherebbe una cospirazione indifferente o una forma di muta compassione?"

Un leggero sorriso gli si distese sulle labbra. Prese la matita, aggiunse il punto interrogativo mancante, poi alzò di nuovo lo sguardo verso il cielo azzurro pallido dove le ultime stelle stavano svanendo come ricordi. La speranza segreta, quella piccola fiammella tremolante in un angolo del suo cuore, sembrò riaccendersi con questo pensiero.

"Una nocciolina..." mormorò tra sé e sé, il sorriso che si allargò. "Ammettilo, sarebbe assolutamente irresistibilmente divertente da una prospettiva cosmica! Un esempio di umorismo intergalattico di prim'ordine! Dai, ti sfido! Anche solo per la sua assoluta assurdità!"

La sua risata esplose, schietta e chiara, un suono vibrante e gioioso che fece sussultare il pettirosso dal suo trespolo sulla staccionata. Una risata che sembrò, per un fugace istante, far vibrare l'aria del mattino con un'increspatura inaspettata.

Nel loro piano parallelo di esistenza, B si raddrizzò mentalmente, un sottile allarme gli percorse l'essere.

"Ecco", trasmise ad A. "Ecco."

"Ecco cosa? Di nuovo la tua 'risonanza'?"

"La vibrazione. L'onda che trasporta pura intenzione. Il tremore nel campo informativo. Non lo percepisci?"

"Percepisco un'emissione sonora di 75 decibel e un aumento transitorio della frequenza cardiaca. Dati fisiologici standard", ribatté A, dispiegando mentalmente una proiezione olografica del protocollo di intervento Z-nu, sezione gamma, paragrafo 12. Il testo normativo tremolava dolcemente nello spazio condiviso: questo

Trentotto pagine di vincoli, prerequisiti, analisi dei rischi, casi speciali, eccezioni estremamente rare, controindicazioni metafisiche e un'appendice dettagliata sulle potenziali reazioni allergiche interspecie.

"Quindi state seriamente pensando di avviare una richiesta formale per la materializzazione non autorizzata di un legume della famiglia delle Fabaceae?" chiese A, con un tono che indicava più una rigorosa valutazione delle implicazioni procedurali che un'opposizione di principio.

"No", rispose B. "Sto pensando di rispondere a un sorriso con un altro sorriso. Di onorare un giocoso atto di fede. Voglio... far brillare qualcosa negli occhi di un giardiniere solitario."

"La sfumatura è... poetica", ammise A. "Ma amministrativamente complessa."

Rimasero in silenzio per un attimo, uno di fronte all'assurdità procedurale dell'atto proposto, l'altro alla sua semplice e disarmante bellezza. Il merlo continuò il suo canto, ignaro dei dilemmi esistenziali che si svolgevano a pochi piani di realtà di distanza.

Sulla Terra, l'uomo stava osservando un'ape indaffarata, che iniziava il suo giro quotidiano tra i fiori in fiore. La seguì con lo sguardo mentre si posava delicatamente su un fiore di borragine, quella pianta umile e resistente che aveva reclamato il suo territorio da quando i suoi vicini avevano finalmente rinunciato all'uso di pesticidi. 

Un piccolo, silenzioso trionfo per la biodiversità locale e per l'uomo, che lo vedeva come una conferma delle sue scelte. Bevve un ultimo sorso del suo tè, ormai tiepido, e tornò dentro, lasciando il giardino ai suoi abitanti naturali e ai suoi osservatori invisibili.

Nell'altra dimensione, A emise l'equivalente di un lungo sospiro ondulato, una cascata di micro-collassi di onde probabilistiche.

"Benissimo", concesse. "Procediamo."

B irradiò un'ondata di contenuta soddisfazione. "Davvero? Approvi?"

"Sì. Ma nel rigoroso rispetto dei protocolli di occultamento. Modulo X22-bis, categoria "Intervento Minore a Impatto Zero", convalida tramite canale silenzioso, firma energetica mascherata. Se dovesse essere avviata un'indagine, invocheremmo una fluttuazione quantistica casuale o, in caso di necessità, un contributo non richiesto alla biodiversità degli uccelli locali. Nessuno sarebbe in grado di ricondurlo a noi."

B sorrise raggiante di una gioia silenziosa ma profonda.

"Perfetto. Si materializzerà alla prossima alba terrestre. Appoggiato discretamente sul tavolo."

E mentre definivano i dettagli di questa operazione clandestina e benevola, l'universo continuava il suo corso maestoso, tessendo il suo infinito arazzo di nascite stellari e silenzi intergalattici, indifferente ai minuscoli drammi e alle speranze segrete di un piccolo pianeta blu perso in un braccio oscuro della Via Lattea.

Il giorno seguente albeggiava appena, allungando le sue dita di luce ancora incerta, il colore dell'opale e della nebbia, sui tetti addormentati e sulle sagome frastagliate dei rami spogli. Il giardino, immerso in una profonda quiete, esalava i complessi profumi della terra rivoltata dai vermi notturni, dell'humus in decomposizione e del silenzio secolare delle piante. Tre presenze distinte stavano per convergere in questo preciso punto dello spazio-tempo:

Sulla superficie leggermente ruvida del tavolo da giardino di plastica bianca, posata con la studiata nonchalance di un gesto al tempo stesso minuscolo e cosmico, giaceva un'arachide. Unica. Solitaria. Inconfutabilmente reale, con il suo guscio beige scanalato, promessa di un nocciolo croccante.

Sul ramo più alto della vecchia quercia che dominava il giardino, una ghiandaia, creatura dall'intelligenza acuta e opportunista, si stava svegliando prima del resto del mondo. Non per una saggezza contemplativa, ma per l'imperativo biologico della fame. Una fame precisa, acuita dal freddo mattutino, un'equazione semplice da risolvere. 

Emerse dal suo riparo frondoso con un brivido, scuotendo il suo piumaggio brillante: un sorprendente mix di rosa camoscio, nero e bianco, e quelle penne delle ali blu elettrico striate di nero che contraddistinguono la sua specie. Il suo occhio acuto, veloce come una biglia d'onice, esplorò l'ambiente circostante e si posò.

E sotto il tetto della piccola casa, il nostro anonimo umano aprì gli occhi alla luce che filtrava attraverso le tende. Si stirò profondamente, un leggero scricchiolio proveniva dalle sue spalle, e sbadigliò senza ritegno. Con gli occhi ancora chiusi, tastò a piedi nudi il pavimento fresco alla ricerca delle pantofole. Si alzò, andò in cucina nella penombra e riempì il bollitore. Il familiare Il gorgoglio dell'acqua che iniziava a scaldarsi scandiva il lento raccogliersi dei suoi pensieri sparsi.

Dal suo trespolo aereo, la ghiandaia teneva gli occhi fissi sul tavolo. Inclinava la testa, ruotandola ad angoli improbabili, come per valutare la natura e la consistenza di quell'oggetto incongruo apparso nel suo territorio.

e. Il suo cervello aviario, veloce ed efficiente, eseguì un'analisi rischi-benefici in una frazione di secondo:

Potenziale oggetto commestibile? (Alta probabilità)

Accessibilità? (Ottimale, senza ostacoli)

Concorrenza? (Nessuna per ora)

Rischi associati (predatori, trappole)? (Minimi al momento)

Finestra di opportunità? (Brevissima)

La conclusione fu immediata e inequivocabile: "Azione!" Con un potente slancio, si lanciò, fendendo l'aria fresca, una rapida freccia di piume e determinazione. Atterrò sul tavolo con sorprendente precisione, senza la minima esitazione.

Nello stesso istante, l'umano, con la tazza di tè fumante in mano, si avvicinò alla finestra della cucina che si affacciava sul giardino. Il suo sguardo percorse distrattamente la scena familiare: il prato incolto, le aiuole ancora addormentate, il patio... La sua attenzione fu improvvisamente catturata dal lampo di colore e dal movimento sul tavolo. Quel blu vibrante, quel rosato, quel contrasto di bianco e nero.

Osservò la ghiandaia, magnifica nel suo piumaggio mattutino, saltare una volta sul tavolo, poi afferrare rapidamente qualcosa con il suo potente becco.

Per la ghiandaia, fu un momento di pura, primordiale soddisfazione, il successo istintivo di una ricerca mattutina. Nessuno spazio per interrogativi metafisici o gratitudine verso ipotetici benefattori cosmici. Solo la semplice, brutale chiarezza di una vittoria opportunistica. Prese il volo immediatamente, con l'oggetto del suo desiderio saldamente al sicuro, tracciando un ampio arco verso l'alto verso la sicurezza dei rami più alti, senza voltarsi indietro.

L'uomo sorrise mentre la guardava volare via.

"Beh", mormorò al vetro della finestra, appannato dal calore della sua tazza, "sembra che qualcuno stia iniziando la giornata col botto! Un vero piccolo pirata mattutino."

L'uccello non era più altro che un puntino colorato che scompariva dietro il fogliame della quercia.

L'uomo aprì la porta, uscì sulla terrazza, inspirando l'aria tonificante. Si sedette lentamente al tavolo, riprendendo la sua silenziosa conversazione con il mondo circostante. Immerse le labbra nel tè fumante, lasciò vagare lo sguardo sulle venature delle foglie di hosta e ascoltò il miagolio lamentoso di un gatto invisibile da qualche parte lì vicino.

Poi, il suo sguardo fu attratto da un minuscolo dettaglio sulla superficie bianca del tavolo, proprio accanto alla sua tazza: un frammento di conchiglia. Un piccolo frammento beige, curvo e striato. Lo raccolse delicatamente tra il pollice e l'indice, lo esaminò con distratta curiosità, aggrottando quasi impercettibilmente le sopracciglia.

"Beh..." disse a bassa voce. "Dovrò pensare a pulire il tavolo."

Nella loro dimensione adiacente, A e B osservavano la scena, avvolti in un silenzio carico di implicazioni.

"Non ha percepito assolutamente nulla", osservò A, con un pizzico di... delusione analitica?

"No", confermò B, con un tono venato di gentile malinconia. "Il manufatto non suscitò alcun riconoscimento. Nessuna connessione. Ma... sorrise quando vide l'uccello. E si fermò quando trovò la conchiglia. Un infinitesimale momento di perplessità."

Un silenzio fluttuante calò tra loro, intessuto dei tranquilli fili di probabilità irrealizzate.

"Pensi che lui... abbia capito, anche solo intuitivamente?" "Chiese A, con il suo solito rigore leggermente attenuato.

"Assolutamente no", rispose B. "La sua mente categorizzò l'evento come un'anomalia minore, senza alcun significato particolare. Ma... per una frazione di secondo, il suo sguardo si fermò. Il flusso dei suoi pensieri fu brevemente interrotto. Il mondo poteva sembrare... leggermente diverso. Quel tanto che bastava perché il tessuto della realtà tremasse impercettibilmente sotto i suoi piedi. Ecco cos'è la risonanza. Non comprensione, ma una sottile perturbazione dell'ordinario. Un'eco senza una fonte identificabile."

A faceva roteare un complesso flusso di dati tra le sue appendici mentali, come un essere umano che fa rotolare una moneta tra le dita.

"E se, per qualche improbabile coincidenza, fosse stato allergico alle arachidi?" ipotizzò.

"Il protocollo Appendice VII, Clausola 4b, sullo shock anafilattico interdimensionale indotto?"

"Precisamente." O peggio, se l'avesse mangiata?

"Mangiata?" ripeté B.

"Sì. L'ha ingoiata. Senza pensarci due volte. Ha solo... mordicchiato l'arachide come uno spuntino, ha innaffiato il tutto con un sorso di tè e se n'è andata."

A rabbrividì, un'increspatura le percorse la figura eterea.

"Detto questo... tutta questa meticolosa operazione, questa sottile elusione delle regole, questo... intervento? A cosa sarebbe servito?"

B lasciò la domanda in sospeso per un attimo, poi rispose con disarmante semplicità:

"A dare da mangiare a una ghiandaia?"

Si guardarono, in uno scambio di percezioni dirette e complesse. Poi, un'ondata di risate condivise – se così si può dire – si diffuse tra loro. Una specie di gorgoglio.

Un evento interdimensionale, una vibrazione gioiosa e assurda, causò, in un angolo dimenticato di una nebulosa lontana, la fugace apparizione di un motivo luminoso stranamente simile a dei baffi.

"Questo, tuttavia, semplificherà notevolmente la stesura del rapporto sull'incidente", sospirò A, riacquistando la sua compostezza burocratica.

"Infatti", concordò B. "Osservazione: il soggetto primario non ha interagito con l'artefatto. Artefatto intercettato e consumato da un soggetto secondario non bersaglio (una specie di uccello locale). Conclusione: nessun impatto sul soggetto primario. Incidente chiuso." "L'uccello si è dimostrato più... pragmatico dell'umano, in definitiva", osservò A.

"Una conclusione di grande rigore scientifico", concordò B.

"E non senza una certa ironia poetica", aggiunse A.

"Sei davvero incorreggibile, A."

"Le mie osservazioni qualitative sono statisticamente valide, B."

"E in ogni caso", concluse, "l'entità che ha fatto la richiesta l'ha ottenuta."

B lo corresse gentilmente: "Non l'umano. L'uccello."

giovedì 29 gennaio 2026

“Lo sguardo nel tempo della filosofia” vol. 3 - Articolo su Molfetta Free

È appena uscito il 3^ volume della collana “Lo sguardo nel tempo della filosofia” di Fabio Squeo, saggista e poeta, di origini molfettesi, laureato in Filosofia.

Si conferma la linea di pensiero che ha guidato la stesura dei primi due volumi, e cioè si presentano i nuclei di pensiero di autori noti e meno noti, antichi e contemporanei, sempre con un linguaggio accessibile, fluido, piacevole, che non vuole andare nel tecnicismo spinto, ma comunque mantenere la rilevanza dei concetti espressi.

“A sostegno dei miei scritti voglio chiarire che chi scrive di filosofia non è un mestierante” – esordisce Fabio Squeo – “Conseguire una laurea in filosofia non equivale semplicemente ad acquisire un titolo accademico, ma significa entrare in contatto con la struttura interna, complessa e stratificata, della ricerca filosofica. Chi si dedica a tale disciplina impara ben presto che il suo fine ultimo non coincide con l’ottenimento di una professione nel senso comune del termine; la filosofia non si orienta primariamente verso l’utile, ma verso la verità e la bellezza che illuminano l’esistenza”.

“Il filosofo non ‘lavora’ nel senso ordinario, poiché la sua attività non può essere ridotta a un mestiere o a una funzione produttiva” – prosegue Fabio Squeo – “essa è, piuttosto, un compito, una vocazione che impegna l’intera persona. Vivere filosoficamente significa assumere la bellezza - intesa non come ornamento, ma come forma suprema dell’apparire del vero - come principio che guida e modella la vita. Il filosofo sa che la sua responsabilità non consiste nel garantire un servizio, quanto nel mantenere aperta la domanda sul senso, nel vigilare sulla densità del mondo, nel coltivare quello sguardo capace di cogliere l’essenziale”.

In questo senso, la filosofia non è un lavoro perché non ha un orario né un rendimento misurabile” – conclude Fabio Squeo – “È un compito perché richiede fedeltà, disponibilità interiore, e soprattutto una forma di vita che non smetta mai di interrogare e di lasciarsi interrogare. Chi sceglie la filosofia sceglie, in definitiva, di vivere dentro la bellezza del pensiero, e di lasciarsi costituire da essa. Con queste premesse auguro un meraviglioso viaggio tra le migliori menti che hanno contribuito a nobilitare la filosofia”.

Il libro “Lo sguardo nel tempo della filosofia: Volume 3” è disponibile sulla piattaforma Amazon al seguente indirizzo: 

https://www.amazon.it/dp/B0GK2JRZWD


di Sabino Pisani

Milena Melchiorre esce con "Punto a capo"




Punto a Capo è il primo album di Milena Melchiorre, artista abruzzese che sta rapidamente conquistando l’attenzione del panorama musicale italiano. Il disco è disponibile su tutti i principali store digitali, mentre il CD audio può essere richiesto sul sito di Cinemusica Nova srls all’indirizzo ufficiale: www.ideasuoni.com

Il progetto discografico è composto da sei brani originali, tutti scritti, musicati e interpretati dalla stessa Milena Melchiorre. Gli arrangiamenti portano la firma del rinomato chitarrista romano Stefano Zaccagnini, che ha contribuito a definire l’identità sonora dell’album. Ad affiancare l’artista, un gruppo di musicisti di grande esperienza: Alessandro Sanna al basso, Gianni Aquilino al pianoforte e tastiere, Pino Vecchioni alla batteria e Giovanna Famulari al violoncello. La loro presenza arricchisce il progetto con un sound intenso e coinvolgente, capace di valorizzare appieno la sensibilità artistica di Milena Melchiorre.


Per celebrare l’uscita dell’album, Milena Melchiorre sarà protagonista di numerose serate live a partire da gennaio 2026, nelle principali città del centro Italia. I concerti rappresenteranno un’occasione preziosa per scoprire dal vivo la sua musica e il suo talento interpretativo. "Punto a Capo" è un esordio sincero e intenso, che segna l’inizio di un percorso artistico da seguire con attenzione. Un album che invita all’ascolto profondo e alla riflessione, senza filtri né artifici. 

Fermarsi non è una resa, è un atto di consapevolezza, il gesto di chi sceglie di ascoltarsi davvero. "Punto a Capo" nasce da questa esigenza profonda, come un ritorno al centro delle emozioni, dove l'autrice mette a nudo la propria fragilità trasformandola in linguaggio sonoro. Sei brani come sei confessioni, sei stanze emotive in cui l’ascoltatore è invitato a entrare senza bussare, lasciandosi attraversare da immagini, silenzi e verità scomode. Il romanticismo che percorre l’album è autenticamente umano, fatto di carezze che salvano e di paure che restano.

Guance apre il disco come un sogno a occhi socchiusi. La narrazione è delicata e quasi onirica, la protagonista cerca rifugio in una carezza, in un gesto d’affetto che promette protezione, ma che finisce per rivelare una vulnerabilità ancora più profonda. Con MareMilena Melchiorre si confronta con l’idea dell’enormità e dell’ignoto. Il mare diventa simbolo dell’infinito che spaventa e attrae, luogo in cui la maschera cade e l’abbandono alle onde diventa un atto di accettazione della propria umanità. 

Istanti è il ritratto di una generazione che impara ad amarsi tra silenzi, playlist notturne e messaggi mai inviati. Due anime giovani si tengono strette mentre il mondo corre troppo veloce, sospese tra il timore di sbagliare e la sensazione di non essere mai abbastanza. In Dentro un lunedì, la quotidianità diventa spazio di riflessione. Una bambina cresciuta troppo in fretta attraversa la monotonia di una giornata qualunque sentendosi fuori sincronia con l’amore e la semplicità che la circondano, desiderando rallentare il tempo per ritrovare respiro. 

Con mondo defibrillatore il battito accelera. La vita appare come una corsa incessante che invade ogni spazio, lasciando solo sensazioni rapide e irrisolte. Il brano interroga il confine tra giusto e sbagliato mentre si è trascinati dentro una realtà veloce e fragile. A chiudere l’album è Mi sono permessa…, una resa che si trasforma in conquista. L’esigenza emotiva prende il sopravvento sull’ansia sociale, fino a una verità semplice e disarmante: il tempo non si affronta, si vive. "Punto a Capo" è un nuovo inizio. Un album che invita ad ascoltarsi, a perdersi e ritrovarsi, ricordando che la fragilità, quando viene raccontata con sincerità, può diventare la forma più pura d’amore.


Note d’autore 

Milena Melchiorre è una cantautrice e studentessa di Filosofia, nata nel 2004 e originaria di Giulianova, cittadina abruzzese affacciata sul mare. Attualmente studia Filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, percorso che riflette la sua naturale inclinazione all’introspezione e all’analisi del sé e del mondo.

Scrive fin dall’infanzia, trovando nella parola uno strumento per ordinare i pensieri e dare forma alle emozioni. Con il tempo, la scrittura si è intrecciata alla musica, dando vita a una voce artistica autentica e personale. La chitarra accompagna costantemente il suo percorso creativo, dalle prime composizioni ai contesti live.

Negli ultimi anni ha portato la propria musica in eventi e serate locali, partecipando anche al Festival Mogol Battisti, dove ha presentato un brano inedito.

Il 10 dicembre 2025 segna l’uscita del suo primo album, Punto a Capo, prodotto dall’etichetta Cinemusicanova, con il contributo di Nuovo IMAIE.

mercoledì 28 gennaio 2026

Lo sguardo nel tempo della filosofia - vol. 3

(Click per info su Amazon)


Lo sguardo nel tempo della filosofia” vol. 3, continua ad offrire ai lettori l'opportunità di dialogare con i grandi autori antichi e contemporanei, pur se alcuni non sono noti al grande pubblico, ma certo non per questo meno interessanti e originali nel formulare le loro teorie. 

Va riconosciuto che ogni pensatore ha dovuto esprimersi nel contesto storico-sociale del suo tempo, per cui la diffusione delle idee non è sempre stata facile o almeno possibile. Il tempo e la passione per la filosofia di molti studiosi, hanno permesso di valorizzare opere che ingiustamente sono rimaste ripiegate nel passato.

Fabio Squeo ha sentito l’esigenza di riproporre le idee di chi ha avuto poca attenzione dagli accademici, affiancandole a quelle dei nomi illustri. Il risultato premia il piacere della lettura poiché i confronti che vengono puntualmente presentati, aiutano ad apprezzare la qualità dei pensieri. 

Ecco, quindi, si guadagna la possibilità che un libro, una pagina strappata o un manoscritto dimenticato, possano superare le barriere del tempo e presentarsi rinnovata all’attenzione del lettore.

In questo senso ci si avvicina alla lettura entrando in un dialogo, seppur mediato e asincrono, con concetti e idee capaci di avere un impatto sul modo di vedere il mondo, e in ultima analisi, rimanere impregnati di quegli antichi valori che sono stati patrimonio dei filosofi.

Il buon Wittgenstein affermava che ognuno di noi vive un dualismo tra il proprio mondo interiore - inteso come pensiero - e il linguaggio che è in grado di esprimerlo nel mondo. Ed è proprio questo il punto. Se è vero che la comunicazione è alla base della sopravvivenza degli individui immersi nella socialità, allora è possibile affermare che il nostro mondo non è altro che il prodotto delle idee che ne costituiscono le fondamenta. 

Basti pensare ai diritti fondamentali dell’uomo, alle leggi che governano la natura e l’universo, ai prodotti e ai servizi di cui avidamente usufruiamo ogni giorno, in quella che oggi sembra essere l’unica narrazione totalizzante del “consumo dunque sono”. Ebbene sì: tutto questo nasce da un’idea. Buone o brutte che siano, le idee sono il fondamento di ogni società e come tali possono essere accolte, plasmate o sottoposte a giudizio critico. 

Questo terzo volume non vuole essere un manuale, ma una solida guida - come la stella polare durante la navigazione notturna - nel mare della conoscenza. Il resto lo costruiamo noi, pensando con la nostra testa, perché se è vero che l’essenziale è invisibile agli occhi, come del resto i pensieri e le idee, che sono immateriali, è altrettanto vero che, per dare voce alla nostra intersoggettività, occorrono degli approdi lungo la rotta tracciata dagli autori del passato. 

Essa ci permette non solo di “navigare” tra le grandi menti, ma ci consente, qualora vi sia tale volontà, di progredire attraverso quegli strumenti che ci orientano verso un pensiero critico autentico, capace anche di dissentire dal pensiero comune quando necessario.

(Prefazione di ErminioTota)

Post più letti nell'ultimo anno