sabato 21 giugno 2025

Per te, Connor (poesia dedicata a un cane)



 Quanto ci restava ancora

tu lo sapevi già.

Non segnava più tempo

la luce del sole: rischiarava appena

poi riportava penombra.

Nei tuoi occhi un tremore,

nel mio sguardo un sussulto.

Incredula guardai l’orologio

con le lancette immote: era il segno.

La tua anima non vide più ritorno

e si abbandonò nelle braccia amorose.

Nella pallida alba di settembre

un groviglio di ricordi mi sfiora la pelle

 come uccelli in una voliera al riparo dall’oblio.

In lontananza si ode il grido di un corvo

alzo gli occhi ad un cielo bambino

e ti rivedo addormentato per sempre nel mio cuore,

stringendomi di lacrime.

 di Giovanna Sgherza 

--------------------

Analisi
Questa elegia dedicata all'addio al proprio cane si distingue per una delicatezza dolorosa e una profonda solennità affettiva. Il componimento trasfigura il momento del trapasso e del lutto in una meditazione sospesa sul tempo, sulla memoria e sull'amore incondizionato che lega l'essere umano al proprio compagno animale.

L'intera poesia si sviluppa attraverso immagini di grande suggestione visiva ed emotiva, articolandosi in tre momenti chiave:

1. La percezione della fine e la sospensione del tempo (Versi 1-11)

«Quanto ci restava ancora / tu lo sapevi già.

Non segnava più tempo / la luce del sole: rischiarava appena / poi riportava penombra.

Nei tuoi occhi un tremore, / nel mio sguardo un sussulto.

Incredula guardai l’orologio / con le lancette immote: era il segno.

La tua anima non vide più ritorno / e si abbandonò nelle braccia amorose.»

L'esordio stabilisce subito un'intesa empatica e silenziosa: l'animale possiede una prescienza pura della propria fine («tu lo sapevi già»).

Il passaggio finale viene descritto attraverso una sospensione cosmica e interiore del tempo:

  • La luce del sole perde la sua funzione solare e diventa fioca penombra.

  • L'orologio dalle «lancette immote» non è soltanto un dettaglio reale o simbolico, ma il segno tangibile che la dimensione cronologica terrena si è arrestata per fare spazio all'Eterno.

  • Il trapasso non viene raffigurato come un evento traumatico o violento, ma come un «abbandonarsi nelle braccia amorose», immagine di infinita dolcezza che trasforma la morte in un abbraccio protettivo.

2. Il risveglio nel lutto e la voliera della memoria (Versi 12-15)

«Nella pallida alba di settembre

un groviglio di ricordi mi sfiora la pelle

come uccelli in una voliera al riparo dall’oblio.»

La seconda sezione ambienta il dolore nella «pallida alba di settembre», una stagione cerniera che evoca la malinconia del declino e del cambiamento.

La metafora del «groviglio di ricordi... come uccelli in una voliera» è di rara forza lirica:

  • I ricordi sono creature vive, vibranti e talvolta disordinate (groviglio), che toccano fisicamente il corpo («mi sfiora la pelle»).

  • La voliera rappresenta il cuore del poeta, diventato un rifugio sicuro contro la dimenticanza («al riparo dall’oblio»). I ricordi restano custoditi al suo interno, protetti dal tempo che scorre.

3. La ricongiunzione interiore e il "cielo bambino" (Versi 16-19)

«In lontananza si ode il grido di un corvo

alzo gli occhi ad un cielo bambino

e ti rivedo addormentato per sempre nel mio cuore,

stringendomi di lacrime.»

Nel finale si assiste a una catarsi sommessa e toccante:

  • Il grido del corvo in lontananza richiama la realtà cruda e severa della natura e del distacco.

  • A questo richiamo cupo fa da contrappunto il «cielo bambino», un'immagine straordinaria che evoca l'innocenza, la purezza e la speranza tipiche del mondo animale e degli affetti più sinceri.

  • L'animale non è perduto: trova la sua dimora definitiva e serena all'interno del poeta («addormentato per sempre nel mio cuore»). L'atto finale di "stringersi di lacrime" non è solo pianto di dolore, ma un abbraccio di gratitudine e di eterno legame.

Nota di sintesi

Una lirica di altissima sensibilità, capace di restituire la dignità sacra del dolore per la perdita di un cane. Con un linguaggio pulito, essenziale e privo di retorica, il testo trasforma la malinconia dell'addio nella certezza che l'amore donato e ricevuto resta vivo per sempre.


Nessun commento:

Posta un commento

Esprimi il tuo pensiero

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

Nome

Email *

Messaggio *