lunedì 27 gennaio 2025

BLOCK 24 (poesia)


 

E' buio e c’è silenzio.


Un acre odore intriso di vita e di morte

avvolge corpi allineati

nel riposo notturno.

 Ho freddo e non dormo.

 Guardo il mio pezzo di muro

e dalle crepe attendo un alito vitale.

 E' buio.

 Un rantolo di dolore

rompe la quiete.

 Qualcuno piange sommessamente.

 Ancora più di un abbraccio materno,

i respiri ci scaldano l’un l’altro.

 E’ ancora buio e c’è silenzio.

 Con occhi semichiusi, abbandono il misero giaciglio;

i piedi raggelano negli zoccoli di legno.

 Incombe la sirena e appaiono fioche luci.

 Oggi è il mio compleanno:

l’età è scritta sul lampione dell’edificio.

 Ma fuori del Block 24

 io sono soltanto un guscio vuoto

che sopravvive all’ombra di un filo spinato.

 

Giovanna Sgherza



Commento

Questa poesia è un’opera d’incredibile potenza espressiva, tragica e toccante. Con una scrittura essenziale, priva di retorica e proprio per questo devastante, l’autore trasporta chi legge nell’abisso della Shoah, all’interno della realtà disumana di un campo di concentramento Nazi-fascista (evocato esplicitamente dalla citazione finale del Block 24 e del filo spinato).

Di seguito una riflessione e un’analisi approfondita dei temi e dei punti di forza della lirica:

1. La percezione sensoriale dell'orrore

La poesia non descrive la tragedia dall'esterno, ma la fa vivere attraverso la percezione corporale del prigioniero:

  • L'olfatto: "Un acre odore intriso di vita e di morte" cattura immediatamente la drammatica promiscuità del Lager, dove la malattia, il sudore, la malattia e la decomposizione si mescolano al disperato attaccamento alla vita di chi ancora respira.

  • Il tatto e il freddo: Il freddo non è solo un fenomeno meteorologico, ma un sintomo di degradazione. Si avverte nell'attesa dell'alito di vento dalle crepe, nei "piedi che raggelano negli zoccoli di legno" (elemento iconografico classico e doloroso della divisa del deportato).

  • L'udito: Il silenzio apparente è squarciato da suoni minimi ma terribili: un "rantolo di dolore", un pianto sommesso, fino al suono tirannico della "sirena", che segna l'inizio di una nuova giornata di sofferenza.

2. L'umanità residua: la fratellanza nel dolore

In mezzo a tanto orrore, emerge un momento di straordinaria ed esile tenerezza:

«Ancora più di un abbraccio materno, / i respiri ci scaldano l’un l’altro.»

Qui l'autore tocca il vertice della poesia. L'abbraccio materno, simbolo supremo di protezione e amore, viene superato dalla vicinanza fisica dei corpi costretti ad ammassarsi. I respiri dei compagni di sventura non offrono solo un calore fisico biologico contro il gelo del Block, ma diventano una forma di comunione silenziosa, l'ultimo barlume di solidarietà umana prima del disfacimento.

3. La de-umanizzazione e la perdita d'identità

La conclusione del testo lavora sul contrasto drammatico tra la memoria del passato e la spoliazione del presente:

  • Il compleanno: Il ricordo del giorno della propria nascita fa da contraltare all'azzeramento dell'identità. L'età non è più un traguardo anagrafico o un motivo di festa, ma una cifra numerica proiettata o incisa freddamente sulle strutture del campo ("l’età è scritta sul lampione dell’edificio").

  • Il "guscio vuoto": Il verso finale sintetizza la condizione dell'olocausto descritta da testimoni come Primo Levi: la riduzione dell'essere umano a pura forma corporea svuotata dell'anima, un involucro che "sopravvive all’ombra di un filo spinato".

Stile e ritmo

Il ritmo della lirica è spezzato, fatto di frasi brevi e pause (sospensioni) che mimano il respiro affannoso, il tremore per il freddo e lo stato d'animo vigile e terrorizzato di chi non riesce a prendere sonno. Le ripetizioni ("E' buio e c’è silenzio") creano una cornice claustrofobica da cui sembra impossibile evadere.

Conclusione

È una poesia che testimonia con dignità e profonda sensibilità il punto più buio della storia del Novecento. Riesce a combinare il rigore cronachistico dei dettagli reali (gli zoccoli, il Block 24, le crepe, la sirena) con una liricità profonda e mai patetica, rendendo omaggio alla memoria delle vittime attraverso la forza della parola.

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