Andrea era seduto
su una panchina nel parco, con lo sguardo perso tra gli alberi. Era una
giornata tranquilla, ma dentro di lui c’era molta confusione. Da qualche tempo
si sentiva insoddisfatto: studiava, usciva con gli amici, faceva tutto quello
che “doveva” fare, eppure aveva la sensazione di non essere davvero sé stesso.
Mentre pensava,
arrivò Luca, un suo vecchio amico.
«Ehi Andrea!
Posso sedermi?»
«Certo.»
Luca si sedette
accanto a lui e, dopo qualche secondo di silenzio, gli chiese con tono calmo: «Sembri
pensieroso. Cosa ti passa per la testa?»
Andrea sospirò.
«Non lo so… è come se stessi vivendo la vita che gli altri si aspettano da me.
I miei genitori vogliono che continui l’università, i professori si aspettano
certi risultati… ma io non so nemmeno cosa voglio davvero.»
Luca non lo
interruppe. Rimase in silenzio, ascoltando con attenzione.
«A volte penso
che dovrei essere diverso» continuò Andrea. «Più deciso, più sicuro…»
Luca annuì
lentamente. «Quindi senti che c’è una specie di distanza tra quello che sei e
quello che pensi di dover essere.»
Andrea lo guardò
sorpreso. «Sì… esatto. È proprio così.»
Luca sorrise
leggermente. «Sai, tempo fa ho letto qualcosa su uno psicologo, Carl Rogers.
Diceva che ognuno di noi ha dentro una tendenza naturale a crescere e a
diventare sé stesso. Però spesso la blocchiamo perché cerchiamo di soddisfare
le aspettative degli altri.»
Andrea rimase in
silenzio per un momento. «Quindi non c’è qualcosa di “sbagliato” in me?»
«Secondo Rogers,
no» rispose Luca. «Il punto è accettarsi. Quando una persona si sente ascoltata
davvero, senza essere giudicata, riesce piano piano a capire meglio chi è.»
Andrea rifletté
su quelle parole.
«Quindi non devo
per forza avere tutte le risposte subito?» chiese.
«No. Rogers
parlava di autenticità» spiegò Luca. «Essere autentici significa permettersi di
esplorare quello che si sente davvero. Non quello che “dovremmo” sentire.»
Andrea si
appoggiò allo schienale della panchina e guardò il cielo.
«È strano» disse.
«Solo parlarne mi fa sentire più leggero.»
Luca sorrise.
«Forse perché qualcuno ti sta semplicemente ascoltando.»
Andrea annuì. In
quel momento capì qualcosa di importante: non doveva diventare la persona
perfetta che immaginavano gli altri. Doveva solo iniziare a conoscersi davvero.
E mentre il sole iniziava a scendere dietro gli alberi, Andrea sentì nascere dentro di sé una nuova sensazione: la possibilità di diventare, poco alla volta, la versione più autentica di sé stesso.
*Spunto tratto dal 4^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo



