
Umile è il ricordo del tempo bambino
quando ancora la speranza gioiva.
Larghi orizzonti occupavano la mente ingenua.
Era silente il corpo e roboante lo spirito.
Sconfinate praterie si stendevano su ambiziosi progetti.
Gretta e sconosciuta, l'illusione covava tra gli anfratti della inconsapevolezza.
Per deboli idee o per fragili convinzioni,
il passo si allentò.
Il tempo, crudele, incalzò.
Confuse certezze e rivelò bugie.
Cadde neve sul panorama disincantato.
Or son cauto per animo buono
e chino la testa al fato sordo.
Stringo al petto la saggezza
qual unico dono di vita immemore.
quando ancora la speranza gioiva.
Larghi orizzonti occupavano la mente ingenua.
Era silente il corpo e roboante lo spirito.
Sconfinate praterie si stendevano su ambiziosi progetti.
Gretta e sconosciuta, l'illusione covava tra gli anfratti della inconsapevolezza.
Per deboli idee o per fragili convinzioni,
il passo si allentò.
Il tempo, crudele, incalzò.
Confuse certezze e rivelò bugie.
Cadde neve sul panorama disincantato.
Or son cauto per animo buono
e chino la testa al fato sordo.
Stringo al petto la saggezza
qual unico dono di vita immemore.
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Commento
Questa lirica traccia un elegiaco bilancio dell'esistenza, descrivendo la parabola umana dalla sconfinata fiducia della giovinezza fino alla stoica e meditata maturità.
L'età dell'ingenuità: lo spirito oltre la materia
La prima parte della poesia rievoca il "tempo bambino" con una straordinaria ampiezza spaziale e concettuale:
- L'ampiezza degli orizzonti: La mente ingenua del fanciullo non conosce confini; i progetti sono "ambiziosi" e si distendono su "sconfinate praterie".
- La preminenza dello spirito: Con un'efficace antitesi («Era silente il corpo e roboante lo spirito»), viene descritta quella fase della vita in cui la componente fisica non pesa ancora, mentre la spinta interiore, la creatività e la speranza dominano incontrastate.
L'incursione del tempo e del disincanto
La svolta centrale introduce l'elemento drammatico e inevitabile dell'esperienza umana:
- L'insidia dell'illusione: L'illusione viene definita "gretta e sconosciuta", nascosta negli anfratti dell'inconsapevolezza giovanile, pronta a rivelare la fragilità delle convinzioni umane.
- Il tempo come giudice spietato: Il tempo incalza in modo "crudele", rallentando il passo dell'uomo, smantellando le false certezze e svelando le bugie della vita.
- La metafora della neve: L'immagine «Cadde neve sul panorama disincantato» rappresenta magnificamente l'inverno dell'anima: la freddezza della verità che copre e spegne i colori brillanti dell'ingenuità iniziale.
La saggezza come rifugio e accettazione
Nel finale non c'è posto per la rabbia, ma per una nobile rassegnazione e un'intima dignità:
- La cautela e la resa al fato: Di fronte a un destino "sordo", il poeta non urla, ma china la testa con la mansuetudine tipica di chi ha compreso il senso delle cose («cauto per animo buono»).
- Il dono supremo: Il poema si chiude con un gesto d'amore verso se stesso: «Stringo al petto la saggezza qual unico dono di vita immemore». Svaniti i sogni sconfinati e le illusioni, ciò che resta — l'unico bene prezioso che merita di essere custodito — è la saggezza conquistata attraverso il dolore e il disincanto.
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