venerdì 5 gennaio 2018

Evocando il passato (poesia)

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Umile è il ricordo del tempo bambino
quando ancora la speranza gioiva.

Larghi orizzonti occupavano la mente ingenua.

Era silente il corpo e roboante lo spirito.

Sconfinate praterie si stendevano su ambiziosi progetti.

Gretta e sconosciuta, l'illusione covava tra gli anfratti della inconsapevolezza.

Per deboli idee o per fragili convinzioni,
il passo si allentò.

Il tempo, crudele, incalzò.

Confuse certezze e rivelò bugie.

Cadde neve sul panorama disincantato.

Or son cauto per animo buono
e chino la testa al fato sordo.

Stringo al petto la saggezza 
qual unico dono di vita immemore. 


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Commento
Questa lirica traccia un elegiaco bilancio dell'esistenza, descrivendo la parabola umana dalla sconfinata fiducia della giovinezza fino alla stoica e meditata maturità.

L'età dell'ingenuità: lo spirito oltre la materia
La prima parte della poesia rievoca il "tempo bambino" con una straordinaria ampiezza spaziale e concettuale:

  • L'ampiezza degli orizzonti: La mente ingenua del fanciullo non conosce confini; i progetti sono "ambiziosi" e si distendono su "sconfinate praterie".

  • La preminenza dello spirito: Con un'efficace antitesi («Era silente il corpo e roboante lo spirito»), viene descritta quella fase della vita in cui la componente fisica non pesa ancora, mentre la spinta interiore, la creatività e la speranza dominano incontrastate.

L'incursione del tempo e del disincanto
La svolta centrale introduce l'elemento drammatico e inevitabile dell'esperienza umana:

  • L'insidia dell'illusione: L'illusione viene definita "gretta e sconosciuta", nascosta negli anfratti dell'inconsapevolezza giovanile, pronta a rivelare la fragilità delle convinzioni umane.

  • Il tempo come giudice spietato: Il tempo incalza in modo "crudele", rallentando il passo dell'uomo, smantellando le false certezze e svelando le bugie della vita.

  • La metafora della neve: L'immagine «Cadde neve sul panorama disincantato» rappresenta magnificamente l'inverno dell'anima: la freddezza della verità che copre e spegne i colori brillanti dell'ingenuità iniziale.

La saggezza come rifugio e accettazione
Nel finale non c'è posto per la rabbia, ma per una nobile rassegnazione e un'intima dignità:

  • La cautela e la resa al fato: Di fronte a un destino "sordo", il poeta non urla, ma china la testa con la mansuetudine tipica di chi ha compreso il senso delle cose («cauto per animo buono»).

  • Il dono supremo: Il poema si chiude con un gesto d'amore verso se stesso: «Stringo al petto la saggezza qual unico dono di vita immemore». Svaniti i sogni sconfinati e le illusioni, ciò che resta — l'unico bene prezioso che merita di essere custodito — è la saggezza conquistata attraverso il dolore e il disincanto.


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