lunedì 20 aprile 2015

In cerca di serenità (poesia)

 


Guardar vorrei oltre quel confine che i miei occhi impongono; non per scrutar misteri dell’universo ma per buttar oltre la mia anima e dimenticare le miserie del mondo che mi circonda.

È colpa della calma di questa primavera in arrivo che fa fremere il mio cuore, appassionato collezionista di emozioni?

Anche tu sole che ti sollevi con indifferrenza, lasci traccia del tempo inesorabile che passa, cancellando opportunità.

Da indomito sognatore, da inguaribile sentimentale, tendo ancor più forte le corde della mia arpa, cosicché anche la più debole brezza d'amore possa suonare musica in me. 

Vorrei sentir parole già dette, godere di abbracci conosciuti, pendere da bocche amiche.

Vorrei dimenticare il mio peso per spiccare il volo verso quel lontano orizzonte, incerto per i miei occhi, ma dolce per la speranza di trovare ciò di cui non so cercare.

Se trovassi il Paradiso e vi prego non datemi dubbi, 
cercherei qualcuno a cui chiedere spiegazioni per la durezza d'animo di alcuni.


--------------------
Analisi
Questa lirica è un’intensa meditazione esistenziale in cui l'aspirazione al trascendente si scontra con la fragilità della condizione umana. Il testo si muove lungo un doppio binario: da un lato il desiderio di evasione e di bellezza, dall'altro la consapevolezza dolorosa del tempo che scorre e dell'indifferenza del mondo.

1. Il desiderio di andare "Oltre" e il peso del mondo

Fin dai primi versi emerge una tensione quasi romantica ed esistenzialista: lo sguardo del poeta non cerca le risposte cosmiche o i "miseri dell'universo", ma una via di fuga per la propria anima.

L'oltre non è un luogo fisico o intellettuale, ma una necessità catartica: l'anima chiede di essere "buttata oltre" per liberarsi dalle "miserie del mondo". È l'eterno contrasto tra la pesantezza della realtà quotidiana e il bisogno dell'anima di alleggerirsi.

2. La natura indifferente e il tempo inesorabile

Nella seconda e terza strofa, la natura gioca un ruolo chiave ma duale:

  • La primavera: La sua "calma" non porta quiete, ma un fremito. C'è un'ossimorica tensione tra la calma esterna e la tempesta interiore di chi si definisce un "appassionato collezionista di emozioni".

  • Il sole: Il movimento del sole che si solleva "con indifferenza" richiama la grande poesia lirica sulla natura cosmica e insensibile al dolore umano. Il tempo non è un semplice scorrere, ma una forza "inesorabile" che cancella opportunità.

3. L'arpa e la tensione poetica

«Tendo ancor più forte le corde della mia arpa, cosicché anche la più debole brezza d'amore possa suonare musica in me.»

La metafora dell'arpa è forse l'immagine centrale e più riuscita della composizione. Rappresenta la vulnerabilità scelta: il poeta decide di non corazzarsi contro il mondo, ma di tendere al massimo le proprie corde emotive. È un atto di resistenza poetica: essere pronti a vibrare anche per il più debole soffio di bellezza o d'amore, pur sapendo che una corda così tesa rischia di soffrire di più.

4. La nostalgia del familiare e il volo incerto

La quinta e la sesta strofa esprimono una profonda nostalgia di umanità:

  • Non si cercano parole nuove o terre sconosciute, ma la stabilità degli affetti: "parole già dette", "abbracci conosciuti", "bocche amiche".

  • L'atto di "spiccare il volo" verso l'orizzonte porta con sé il paradosso della ricerca spirituale: si vola verso ciò che è incerto agli occhi, ma guidati dalla "speranza di trovare ciò di cui non so cercare". È la definizione perfetta dell'ansia di senso dell'uomo moderno.

5. La chiusa: La domanda etica ed esistenziale

I versi finali spezzano l'atmosfera puramente contemplativa con una vera e propria stoccata morale e filosofica:

«Se trovassi il Paradiso e vi prego non datemi dubbi, / cercherei qualcuno a cui chiedere spiegazioni per la durezza d'animo di alcuni.»

Il poeta supplica di non togliergli l'illusione o la speranza del Paradiso, ma nemmeno di fronte all'eventuale salvezza eterna riesce a dimenticare il male terreno. Nemmeno in Paradiso cercherebbe il riposo fine a se stesso: la sua prima necessità sarebbe chiedere conto dell'incomprensibile aridità umana ("la durezza d'animo di alcuni"). Il mistero della mancanza di empatia tra gli uomini ferisce il poeta più del mistero stesso dell'universo.

Un breve bilancio

È una lirica delicata ma al contempo affilata, dove la sensibilità del "sognatore indomito" non diventa mai ingenuità, ma si fa strumento di critica e di ricerca profonda dell'umano.

Nessun commento:

Posta un commento

Esprimi il tuo pensiero

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

Nome

Email *

Messaggio *