lunedì 6 aprile 2015

Ripetete 10, 100, 1000 volte una bugia e la trasformerete in verità


Ripetete 10, 100, 1000 volte una bugia e la trasformerete in verità.

Questo succede al nostro corpo quando ci imponiamo di essere positivi fino al punto di crederci e agire di conseguenza.
 
"Esiste una connessione reale, vera e propria tra il nostro cervello e l’ autoguarigione.

Si tratterebbe di un meccanismo innescato del nostro corpo, in grado di auto difendersi e guarire spontaneamente.

Detto  è fenomeno sembra avere quale substrato anatomo – fisiologico l’asse ipotalamo-ipofisario- sistema immunitario. E sembra essere il responsabile della produzione di ormoni e molecole favorenti l’autoguarigione di malattie più e meno gravi.

La PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) è la scienza a cui dobbiamo tali evidenze. 

Questa disciplina studia le interrelazioni tra psiche, sistema immunitario, endocrino e nervoso.

Dunque, potrà anche sembrarvi una cosa strana e fuori dal comune  ma è davvero così.

 Infatti il cervello è in grado di auto gestire gli stimoli fino al punto di creare un una situazione adatta ad affrontare il problema per poi trovare la giusta soluzione."

Questa frase racchiude uno dei principi più celebri e inquietanti della manipolazione di massa e della psicologia della comunicazione.

La frase iniziale è storicamente attribuita a Joseph Goebbels, il nefasto Ministro della Propaganda della Germania nazista sotto il regime di Adolf Hitler.


Sebbene la citazione esatta nella forma "Ripetete una bugia 10, 100, 1000 volte..." sia una sintesi moderna del suo pensiero, essa riflette fedelmente la dottrina propagandistica del Terzo Reich.

  • La genesi del concetto: L'idea della "Grande Bugia" (Große Lüge) fu formulata per la prima volta da Adolf Hitler nel suo libro Mein Kampf (1925), dove sosteneva che le masse cadono più facilmente vittime di una grande menzogna che di una piccola, poiché esse stesse dicono piccole bugie ma si vergognerebbero di dirne di gigantesche.

  • L'applicazione pratica: Goebbels prese questo principio e lo trasformò in un'arma industriale di controllo sociale, teorizzando che la propaganda debba essere essenziale, ripetitiva e priva di sfumature fino a saturare lo spazio pubblico.

Commento e Analisi

La frase non è soltanto una testimonianza storica del totalitarismo del Novecento, ma descrive un vero e proprio meccanismo cognitivo e sociale:

1. L'Effetto "Verità Illusoria" (Illusory Truth Effect)

In psicologia cognitiva, questo fenomeno è ampiamente studiato: il cervello umano tende a scambiare la familiarità con la veridicità. Quando sentiamo o leggiamo un'affermazione più e più volte, la fluidità con cui la nostra mente la elabora aumenta. Il cervello, per risparmiare energia, interpreta questa facilità di elaborazione come un segnale che l'informazione sia corretta.

2. Il Cortocircuito del Senso Critico

La ripetizione ossessiva punta ad annullare la verifica delle fonti. Quando un'idea diventa ubiqua, l'individuo smette di chiederne le prove logiche ed empiriche; la pressione del consenso apparente e la saturazione informativa finiscono per sgretolare ogni dubbio razionale.

3. L'Incredibile Attualità nell'Era Digitale

Oggi la frase non riguarda più soltanto i regimi autoritari, ma trova terreno fertile nei media moderni e nella rete:

  • Algoritmi ed Echo Chambers: L'esposizione continuativa allo stesso tipo di contenuti fa sì che narrazioni del tutto infondate diventino "verità indiscutibili" all'interno di specifiche bolle di utenti.

  • La disinformazione e le fake news: Una notizia falsa, se fatta circolare, ricondivisa e rimbalzata migliaia di volte da fonti diverse, acquisisce una falsa legittimità che smentite e fact-checking faticano enormemente a scardinare.

In sintesi: La frase di Goebbels è un monito permanente: ci ricorda che la verità richiede sforzo, analisi e senso critico, mentre la menzogna necessita soltanto di cassa di risonanza e ripetizione per affermarsi.

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