martedì 10 marzo 2026

Storia di un esorcismo

 

Ricordo ancora quel giorno come se fosse ieri.

Quando portarono quella donna nella stanza dell’esorcismo, pensai che fosse uno dei tanti casi che mi capitava di vedere. Sembrava stanca, pallida, quasi fragile. Ma appena iniziai a pregare, capii subito che non era un caso ordinario.

Appoggiai il crocifisso sul tavolo e iniziai con le preghiere del rituale.
La donna teneva gli occhi chiusi. Silenzio.

Poi accadde.

Le sue palpebre si spalancarono di colpo. Non era più lo sguardo di una persona. Era uno sguardo carico di odio, qualcosa che non avevo mai visto in un essere umano.

«Nel nome di Gesù Cristo, dimmi chi sei», dissi con calma.

All’inizio solo un ringhio.

Poi la voce uscì dalla sua bocca, ma non era la sua voce. Era bassa, cavernosa, quasi animalesca e disse: «Non sono solo.»

La stanza si fece improvvisamente pesante. Chi era con me smise di respirare per un istante.

Continuai: «Quanti siete?»

La donna iniziò a ridere. Non una risata normale. Era una risata spezzata, come se provenisse da più gole contemporaneamente.

Poi disse:

«Tanti… troppi per te, prete!»

Alzai il crocifisso.

La reazione fu immediata.

La donna urlò e il suo corpo si irrigidì come una corda tesa. Le mani si contorsero in posizioni innaturali. I suoi occhi fissavano il crocifisso con un odio indescrivibile.

«Ti brucia?» chiesi.

Un’altra voce rispose. Questa volta diversa dalla prima che arrancò: «Ci brucia, sì!»

Poi ripetette: “Hai capito? Ho detto Ci!”

Era in quel momento che compresi la gravità del caso.

Continuai il rito. Pregavo, comandavo, invocavo il nome di Cristo e della Madonna.

La donna improvvisamente si piegò all’indietro con una forza incredibile. Quattro uomini cercavano di tenerla ferma. Una persona così esile non avrebbe mai potuto avere quella forza.

Poi accadde qualcosa che mi fece gelare il sangue.

La donna parlò in latino.

Non qualche parola. Frasi complete. Perfette.

Lei non aveva mai studiato latino.

Uno degli spiriti gridò: «Non usciremo! Lei è nostra!»

Mi avvicinai di più e senza esitare, proclamai:

«Nel nome di Gesù Cristo vi comando: dite il vostro nome.»

Silenzio.

Poi un sussurro.

«Siamo… una legione.»

In quel momento compresi che la liberazione non sarebbe arrivata in un giorno.
E infatti ci vollero mesi.

Seduta dopo seduta. Preghiere, urla, resistenze. A volte sembrava peggiorare. Altre volte sembrava che qualcosa cedesse.

Finché un giorno, durante l’ennesimo esorcismo, successe l’imprevisto.

Stavo recitando una preghiera alla Madonna quando la donna lanciò un urlo terribile. Un urlo che sembrava uscire da più bocche.

Poi cadde a terra.

Silenzio.

Per qualche secondo nessuno si mosse.

Pensai: è finita?

La donna aprì gli occhi lentamente. Questa volta erano i suoi occhi.

Mi guardò confusa e disse con voce debole:

«Padre… perché sono qui?»

Non ricordava nulla.

E io capii che, finalmente, se n’erano andati.

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