Ricordo ancora quel giorno come
se fosse ieri.
Quando portarono quella donna
nella stanza dell’esorcismo, pensai che fosse uno dei tanti casi che mi
capitava di vedere. Sembrava stanca, pallida, quasi fragile. Ma appena iniziai
a pregare, capii subito che non era un caso ordinario.
Poi accadde.
Le sue palpebre si spalancarono
di colpo. Non era più lo sguardo di una persona. Era uno sguardo carico di
odio, qualcosa che non avevo mai visto in un essere umano.
«Nel nome di Gesù Cristo, dimmi
chi sei», dissi con calma.
All’inizio solo un ringhio.
Poi la voce uscì dalla sua
bocca, ma non era la sua voce. Era bassa, cavernosa, quasi animalesca e
disse: «Non sono solo.»
La stanza si fece
improvvisamente pesante. Chi era con me smise di respirare per un istante.
Continuai: «Quanti siete?»
La donna iniziò a ridere. Non
una risata normale. Era una risata spezzata, come se provenisse da più gole
contemporaneamente.
Poi disse:
«Tanti… troppi per te, prete!»
Alzai il crocifisso.
La reazione fu immediata.
La donna urlò e il suo corpo si
irrigidì come una corda tesa. Le mani si contorsero in posizioni innaturali. I
suoi occhi fissavano il crocifisso con un odio indescrivibile.
«Ti brucia?» chiesi.
Un’altra voce rispose. Questa
volta diversa dalla prima che arrancò: «Ci brucia, sì!»
Poi ripetette: “Hai capito? Ho
detto Ci!”
Era in quel momento che compresi
la gravità del caso.
Continuai il rito. Pregavo,
comandavo, invocavo il nome di Cristo e della Madonna.
La donna improvvisamente si
piegò all’indietro con una forza incredibile. Quattro uomini cercavano di
tenerla ferma. Una persona così esile non avrebbe mai potuto avere quella
forza.
Poi accadde qualcosa che mi fece
gelare il sangue.
La donna parlò in latino.
Non qualche parola. Frasi complete. Perfette.
Lei non aveva mai studiato
latino.
Uno degli spiriti gridò: «Non
usciremo! Lei è nostra!»
Mi avvicinai di più e senza esitare,
proclamai:
«Nel nome di Gesù Cristo vi
comando: dite il vostro nome.»
Silenzio.
Poi un sussurro.
«Siamo… una legione.»
Seduta dopo seduta. Preghiere,
urla, resistenze. A volte sembrava peggiorare. Altre volte sembrava che
qualcosa cedesse.
Finché un giorno, durante
l’ennesimo esorcismo, successe l’imprevisto.
Stavo recitando una preghiera
alla Madonna quando la donna lanciò un urlo terribile. Un urlo che sembrava
uscire da più bocche.
Poi cadde a terra.
Silenzio.
Per qualche secondo nessuno si
mosse.
Pensai: è finita?
La donna aprì gli occhi
lentamente. Questa volta erano i suoi occhi.
Mi guardò confusa e disse con
voce debole:
«Padre… perché sono qui?»
Non ricordava nulla.
E io capii che, finalmente, se n’erano andati.

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