Nella piccola
città di mare la biblioteca comunale era un edificio antico, con finestre alte
e scaffali che sembravano non finire mai. Luca, il giovane bibliotecario,
camminava tra i corridoi con una cura quasi religiosa. Per lui ogni libro
conteneva un frammento della verità del mondo, e il suo lavoro consisteva nel
mantenerli in ordine, come se stesse custodendo le prove di un grande segreto.
Aveva studiato
filosofia all’università e gli piaceva immaginare la conoscenza come una grande
mappa: ogni autore aggiungeva un pezzo, e un giorno - pensava - qualcuno
avrebbe finalmente completato il disegno.
Un pomeriggio
d’autunno entrò una donna anziana. Portava una sciarpa rossa e una borsa piena
di appunti. Non sembrava avere fretta.
Si fermava
davanti agli scaffali, prendeva un libro, lo apriva a caso, leggeva qualche
pagina, poi lo rimetteva a posto e ne sceglieva un altro.
Dopo un po’, Luca
non riuscì a trattenersi.
«Posso aiutarla?
Sta cercando qualcosa di preciso?»
La donna sorrise.
«Sì» disse.
«Nuovi modi di parlare del mondo.»
Luca rimase
interdetto.
«Intende… nuove
teorie?»
«Non proprio.»
Si sedettero a un
tavolo vicino alla finestra. Il mare si vedeva in lontananza, grigio e calmo.
«Come si chiama?»
chiese Luca.
«Marta.»
Luca indicò gli
scaffali.
«Questi libri
contengono conoscenza. Ognuno cerca di spiegare come stanno davvero le cose.»
Marta lo guardò
con curiosità.
«Se fosse così
semplice» disse «la filosofia sarebbe finita da molto tempo.»
Luca aggrottò la
fronte.
«Non capisco.»
Marta prese un
romanzo dallo scaffale.
«Questo libro
parla dell’amore. Non è una teoria scientifica, ma può cambiare il modo in cui
una persona capisce sé stessa.»
Poi prese un
libro di scienze.
«Questo parla del
movimento delle maree. Non parla dei sentimenti, ma aiuta un pescatore a
navigare.»
Li posò uno
accanto all’altro.
«Quale dei due
descrive meglio la realtà?»
Luca esitò.
«Dipende da cosa
vogliamo capire…»
«Esatto» disse
Marta.
Passarono alcune
settimane. Marta tornò spesso in biblioteca. Non dava mai lunghe lezioni:
preferiva fare domande.
Una volta chiese
a Luca:
«Secondo te il
linguaggio è uno specchio del mondo, o uno strumento?»
Luca non sapeva
rispondere subito.
Cominciò però a
osservare le persone che entravano in biblioteca.
Un pescatore
cercava libri di meteorologia.
Una ragazza
prendeva romanzi pieni di storie d’amore.
Un insegnante
consultava libri di storia politica.
Tutti parlavano
dello stesso mondo, ma con linguaggi completamente diversi.
Una sera Luca
disse a Marta:
«Forse i libri
non cercano tutti la stessa verità.»
«Forse no»
rispose lei.
«Forse sono…
strumenti per vivere.»
Marta sorrise.
«Stai arrivando
vicino a un’idea importante.»
Prese un quaderno
dalla borsa e scrisse un nome: Richard
Rorty.
«Questo filosofo
sosteneva qualcosa di simile» disse. «Secondo lui la filosofia ha fatto per
secoli un errore: pensare che il linguaggio dovesse rappresentare il mondo come
uno specchio.»
«E non è così?»
«Non
necessariamente. Il linguaggio è più simile a una cassetta degli attrezzi.»
Luca guardò gli
scaffali.
«Vuol dire che le
teorie non sono vere o false?»
«Vuol dire che
alcune sono più
utili di altre per certi scopi.»
Fece una pausa.
«Una teoria
scientifica può aiutarci a costruire un ponte. Un romanzo può aiutarci a
diventare meno crudeli. Una teoria politica può aiutarci a immaginare una
società più giusta.»
«Quindi la
filosofia…»
«…non scopre
l’essenza ultima del mondo» disse Marta. «Piuttosto inventa nuovi modi di
parlarne.»
Quella notte Luca
rimase in biblioteca più a lungo del solito.
Camminava tra gli
scaffali come se li vedesse per la prima volta.
La sezione di
poesia non era più un luogo “meno serio” della scienza.
La storia non era solo un archivio di fatti, ma un modo di raccontare il
passato.
La filosofia non era il tribunale della verità, ma una conversazione infinita.
Ogni libro era un
vocabolario
possibile. E i vocabolari, capì Luca, non sono eterni. Cambiano
con le persone, con le epoche, con i problemi.
Il giorno dopo
prese una scala e salì sopra l’ingresso della biblioteca.
Tolse il vecchio
cartello: Biblioteca
Comunale
E ne appese uno
nuovo con su scritto: “Laboratorio di nuovi modi di raccontare il mondo.”
Quando Marta
tornò qualche giorno dopo lo lesse e rise.
«Allora hai
capito.»
«Forse sì» disse
Luca.
«E cosa hai
capito?»
Luca guardò le
persone che entravano: studenti, pensionati, bambini.
«Che il nostro
compito non è trovare le parole definitive.»
Fece una pausa.
«Ma continuare a
inventarne di migliori.»
*Spunto tratto dal 4^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo

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