venerdì 13 marzo 2026

Inventare nuovi modi di pensare (Richard Rorty)

 

Nella piccola città di mare la biblioteca comunale era un edificio antico, con finestre alte e scaffali che sembravano non finire mai. Luca, il giovane bibliotecario, camminava tra i corridoi con una cura quasi religiosa. Per lui ogni libro conteneva un frammento della verità del mondo, e il suo lavoro consisteva nel mantenerli in ordine, come se stesse custodendo le prove di un grande segreto.

Aveva studiato filosofia all’università e gli piaceva immaginare la conoscenza come una grande mappa: ogni autore aggiungeva un pezzo, e un giorno - pensava - qualcuno avrebbe finalmente completato il disegno.

Un pomeriggio d’autunno entrò una donna anziana. Portava una sciarpa rossa e una borsa piena di appunti. Non sembrava avere fretta.

Si fermava davanti agli scaffali, prendeva un libro, lo apriva a caso, leggeva qualche pagina, poi lo rimetteva a posto e ne sceglieva un altro.

Dopo un po’, Luca non riuscì a trattenersi.

«Posso aiutarla? Sta cercando qualcosa di preciso?»

La donna sorrise.

«Sì» disse. «Nuovi modi di parlare del mondo.»

Luca rimase interdetto.

«Intende… nuove teorie?»

«Non proprio.»

Si sedettero a un tavolo vicino alla finestra. Il mare si vedeva in lontananza, grigio e calmo.

«Come si chiama?» chiese Luca.

«Marta.»

Luca indicò gli scaffali.

«Questi libri contengono conoscenza. Ognuno cerca di spiegare come stanno davvero le cose.»

Marta lo guardò con curiosità.

«Se fosse così semplice» disse «la filosofia sarebbe finita da molto tempo.»

Luca aggrottò la fronte.

«Non capisco.»

Marta prese un romanzo dallo scaffale.

«Questo libro parla dell’amore. Non è una teoria scientifica, ma può cambiare il modo in cui una persona capisce sé stessa.»

Poi prese un libro di scienze.

«Questo parla del movimento delle maree. Non parla dei sentimenti, ma aiuta un pescatore a navigare.»

Li posò uno accanto all’altro.

«Quale dei due descrive meglio la realtà?»

Luca esitò.

«Dipende da cosa vogliamo capire…»

«Esatto» disse Marta.

Passarono alcune settimane. Marta tornò spesso in biblioteca. Non dava mai lunghe lezioni: preferiva fare domande.

Una volta chiese a Luca:

«Secondo te il linguaggio è uno specchio del mondo, o uno strumento?»

Luca non sapeva rispondere subito.

Cominciò però a osservare le persone che entravano in biblioteca.

Un pescatore cercava libri di meteorologia.

Una ragazza prendeva romanzi pieni di storie d’amore.

Un insegnante consultava libri di storia politica.

Tutti parlavano dello stesso mondo, ma con linguaggi completamente diversi.

Una sera Luca disse a Marta:

«Forse i libri non cercano tutti la stessa verità.»

«Forse no» rispose lei.

«Forse sono… strumenti per vivere.»

Marta sorrise.

«Stai arrivando vicino a un’idea importante.»

Prese un quaderno dalla borsa e scrisse un nome: Richard Rorty.

«Questo filosofo sosteneva qualcosa di simile» disse. «Secondo lui la filosofia ha fatto per secoli un errore: pensare che il linguaggio dovesse rappresentare il mondo come uno specchio.»

«E non è così?»

«Non necessariamente. Il linguaggio è più simile a una cassetta degli attrezzi.»

Luca guardò gli scaffali.

«Vuol dire che le teorie non sono vere o false?»

«Vuol dire che alcune sono più utili di altre per certi scopi.»

Fece una pausa.

«Una teoria scientifica può aiutarci a costruire un ponte. Un romanzo può aiutarci a diventare meno crudeli. Una teoria politica può aiutarci a immaginare una società più giusta.»

«Quindi la filosofia…»

«…non scopre l’essenza ultima del mondo» disse Marta. «Piuttosto inventa nuovi modi di parlarne.»

 

Quella notte Luca rimase in biblioteca più a lungo del solito.

Camminava tra gli scaffali come se li vedesse per la prima volta.

La sezione di poesia non era più un luogo “meno serio” della scienza.
La storia non era solo un archivio di fatti, ma un modo di raccontare il passato.
La filosofia non era il tribunale della verità, ma una conversazione infinita.

Ogni libro era un vocabolario possibile. E i vocabolari, capì Luca, non sono eterni. Cambiano con le persone, con le epoche, con i problemi.

Il giorno dopo prese una scala e salì sopra l’ingresso della biblioteca.

Tolse il vecchio cartello: Biblioteca Comunale

E ne appese uno nuovo con su scritto: “Laboratorio di nuovi modi di raccontare il mondo.”

Quando Marta tornò qualche giorno dopo lo lesse e rise.

«Allora hai capito.»

«Forse sì» disse Luca.

«E cosa hai capito?»

Luca guardò le persone che entravano: studenti, pensionati, bambini.

«Che il nostro compito non è trovare le parole definitive.»

Fece una pausa.

«Ma continuare a inventarne di migliori.»


*Spunto tratto dal 4^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo

Nessun commento:

Posta un commento

Esprimi il tuo pensiero

Post più letti nell'ultimo anno