Non era scritta in nessuna legge,
ma tutti sapevano che senza maschera si era invisibili… o peggio, giudicati.
Le maschere venivano forgiate
dagli artigiani della Torre Alta. C’erano maschere d’oro per chi voleva
sembrare potente, maschere candide per chi desiderava apparire buono, maschere
con sorrisi perfetti per chi temeva di mostrare tristezza.
Col tempo nessuno ricordava più il
proprio vero volto.
Luca ricevette una maschera
d’argento. Non brillava come l’oro, ma rifletteva tutto ciò che le stava
intorno.
“All’argento sta bene
l’equilibrio,” gli dissero i suoi genitori.
“Non troppo, non troppo poco.”
All’inizio Luca era orgoglioso. Ma
crescendo si accorse che la sua maschera non mostrava ciò che sentiva davvero.
Quando era triste, la maschera
sorrideva.
Quando era felice, il sorriso
restava identico.
Quando aveva paura, nessuno se ne
accorgeva.
Una sera, guardandosi allo
specchio, provò a fare una smorfia. La maschera non cambiò.
Fu la prima volta che si sentì
solo.
Un giorno di vento forte, mentre
attraversava la piazza centrale, Luca inciampò su una pietra. Cadde. La
maschera colpì il selciato e si incrinò con un suono secco.
La piazza si fermò.
Le persone si voltavano
lentamente.
Qualcuno mormorava. Qualcun altro indicava.
Luca rimase a terra, con il viso
scoperto.
Si sentiva nudo. Il cuore batteva
forte. Si aspettava rimproveri, risate, disprezzo.
E infatti arrivarono.
— “Che vergogna…”
— “Non si presenta così in
pubblico!”
— “Raccoglila subito!”
Ma tra la folla, una bambina si
fece avanti. Non portava ancora la maschera: era troppo piccola per riceverla. Lo
guardò negli occhi e disse: “Hai un viso che cambia. È bello.”
Nessuno aveva mai detto qualcosa
del genere.
Luca avrebbe potuto raccogliere la
maschera e fingere che nulla fosse accaduto.
Invece la lasciò a terra.
Si alzò. Tremava. Ma non si coprì.
All’inizio fu difficile. I
commercianti non lo guardavano. Gli amici evitavano di sedersi accanto a lui.
Alcuni lo accusavano di essere pericoloso.
“Se tutti togliessero la maschera,
che caos sarebbe?” dicevano.
Eppure accadde qualcosa di
inatteso.
Un uomo anziano, che da anni
indossava una maschera severa, un giorno la sollevò per asciugarsi una lacrima.
Nessuno l’aveva mai visto piangere.
Una donna, stanca di sorridere
mentre era infelice, la tolse per parlare sinceramente con la sorella.
Un ragazzo, che si fingeva forte,
la lasciò cadere durante una risata vera, rumorosa, incontrollata.
Le maschere non sparirono in un
giorno.
Ma iniziarono a scricchiolare.
Con il tempo, la città scoprì
qualcosa che aveva dimenticato: i volti raccontavano storie.
Le rughe parlavano di esperienze.
Le lacrime creavano vicinanza.
I sorrisi spontanei scaldavano più di quelli perfetti.
La piazza non era più elegante
come prima. Non tutto era ordinato, non tutto era impeccabile.
Ma era vivo.
E Luca non si sentì più solo.
Indossare una maschera può proteggerci, ma solo mostrando il nostro vero volto possiamo costruire legami autentici e dare agli altri il coraggio di fare lo stesso.
