Scorre il filo del sentimento tra le
crespe dell’intimità.
Avvolge il sentir dolce.
Trasparente alle rocciose pretese.
Lontano dai grigiori della tristezza.
Inerte all’egoismo.
Audace al cuor mite.
Ricordo ancora quell’affanno sfiancante.
Correvo legato alla coda dell’aquilone.
Il mondo tutto era con me.
La mano protesa al cielo
cercava il Dio dei bambini.
La frescura del mattino
si perdeva nella furia d’inseguire sogni.
Or che il corpo è fermo,
il pensiero cerca ancora l’aquilone,
ma son trascorsi anni e il cielo è più
basso.
Corro ancora dietro quel filo teso dal
vento del sentimento.
Continuo a sognare il mondo che vorrei.
Sento anche l’affanno agitare le vene.
E’
la vita che, irrefrenabile,pulsa.
Vuole testardamente dirsi meravigliosa.
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Commento
Questa poesia è un bellissimo inno alla resilienza dell'anima e alla persistenza del fanciullo interiore. Attraverso un continuo e fluido gioco di rimandi tra la maturità del presente e l'infanzia del passato, il testo celebra la forza indomabile della vita che, nonostante gli anni e la stanchezza, rifiuta di spegnersi.
La purezza del sentimento (La prima parte)
I primi versi tracciano il profilo di una sensibilità matura, capace di proteggersi dalle scorie del mondo. Il "filo del sentimento" scorre delicato tra le pieghe più intime del cuore. Questo sentire viene descritto per sottrazione: è del tutto indifferente ("trasparente" o "inerte") alle dure pretese dell'orgoglio, all'egoismo e alla tristezza. È un sentimento che non si lascia scalfire dalla durezza della realtà, trovando invece il suo vero coraggio ("audace") nella mitezza del cuore.
Il ricordo dell'infanzia e la corsa con l'aquilone (La parte centrale)
La poesia compie poi una transizione temporale nitida e nostalgica, tornando ai ricordi di un'infanzia viva e vibrante:
- L'aquilone come metafora: La corsa dietro l'aquilone rappresenta la pura rincorsa dei sogni. L'infanzia è un momento di grazia in cui ci si sente in totale armonia con l'universo ("Il mondo tutto era con me") e si tende la mano al cielo con l'innocenza di chi cerca un dio a propria misura ("il Dio dei bambini").
- La stanchezza dolce: La fatica fisica di allora ("affanno sfiancante", "furia d'inseguire sogni") non era sofferenza, ma pienezza di vita.
Il confronto col presente e la forza della vita (I versi finali)
La svolta del componimento avviene quando il poeta torna al presente:
- La distanza del cielo: Il corpo non ha più la corsa di un tempo ("or che il corpo è fermo") e la percezione del mondo è cambiata: "son trascorsi anni e il cielo è più basso". È la disillusione della maturità, dove gli orizzonti sembrano accorciarsi e lo spazio per il sogno rimpicciolirsi.
- La continuità del filo: Nonostante la fermezza del corpo, lo spirito si rifiuta di fermarsi. Il poeta afferra di nuovo quel "filo teso dal vento del sentimento" e riprende a correre e a sognare.
- L'inno alla vita: L'affanno che oggi agita le sue vene non è un segno di resa o di decadimento, ma la prova concreta che il sangue e la passione scorrono ancora. L'ultimo verso racchiude la sostanza di tutto il testo: la vita ha una sua caparbietà innata e, a dispetto del tempo che passa, "vuole testardamente dirsi meravigliosa".
Un testo profondo, energico e luminoso, che ricorda come il vero segreto della giovinezza non sia nell'assenza di rughe o di stanchezza, ma nella capacità di rimanere ostinatamente legati al filo dei propri sogni.

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