giovedì 21 marzo 2019

Sospeso nel pensare (poesia)


 
  
Incantato, i miei occhi fissano il vuoto.

Intrecci di pensiero avvolgono la mente.

Un'immagine si solleva dalle confuse radici della consapevolezza.

Resto d'un tratto prigioniero di desideri 
indeboliti dalle poche convinzioni.

E come in uno specchio,
vedo me stesso,
 scomposto.

Scivolano su contorni di un corpo 
che mi accompagna, ma che non è mio,
i ricordi traslucidi di nostalgia.

Una folata di vento mi accarezza.

Gli ultimi brandelli di speranza 
si spargono sul viso.

C'è ancor tempo per far vivere il mio sorriso.


************************
Commento
Un testo intimista e psicologico che esplora l'esperienza della dissociazione interiore, del dubbio e della crisi d'identità, per poi risalire con un moto di resilienza verso una speranza concreta.

L'architettura dei significati

  • La trance speculativa (Strofe 1-3): L'incipit descrive uno stato di assorta fissità («occhi fissano il vuoto»). I pensieri non sono fluidi, ma «intrecci» che ingabbiano la mente. Dall'inconscio — definito con la splendida immagine delle «confuse radici della consapevolezza» — emerge un'immagine che rompe la stasi.

  • La crisi e la frammentazione (Strofe 4-6): La parte centrale è il cuore drammatico della poesia. C'è una paralisi causata dalla mancanza di certezze («desideri indeboliti dalle poche convinzioni»). La percezione di sé si spezza: guardandosi allo specchio, il poeta si scopre «scomposto». Subentra un forte senso di alienazione corporea (depersonalizzazione): il corpo è percepito come un semplice contenitore strano («che mi accompagna, ma che non è mio»), attraversato dal passaggio sottile («traslucido») della nostalgia.

  • Il risveglio e il riscatto finale (Strofe 7-9): La svolta è sensoriale. Una «folata di vento» interrompe la prigionia mentale e riporta la percezione sul piano fisico. La speranza, sebbene ridotta in «brandelli», si deposita sul volto. Il verso finale è un'affermazione di volontà potente e vitale: il tempo non è finito, e c'è ancora lo spazio e la forza per restituire verità al proprio sorriso.

Stile e Scelte Lessicali
A differenza dei primi due componimenti, qui il registro si fa più cupo, quasi analitico nel descrivere la disconnessione tra mente, corpo e identità. Espressioni come confuse radici, scomposto, brandelli rendono visibile l'idea di una frattura interiore. La poesia è costruita su un perfetto arco emotivo: dalla paralisi astratta dell'inizio alla concretezza corporea del finale (il vento, il viso, il sorriso).

Una lirica densa e profonda, che racconta la fatica di guardarsi dentro senza filtri, ma che rifiuta la resa, trasformando una fragilità svelata nel punto da cui ripartire.


Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima

Nessun commento:

Posta un commento

Esprimi il tuo pensiero