lunedì 3 luglio 2017

Oltre confine (poesia)




 

Guardar vorrei oltre quel confine che i miei occhi impongono; non per scrutar misteri dell’universo ma per buttar oltre la mia anima e dimenticare le miserie del mondo che mi circonda.

Vorrei sentir parole già dette, godere di abbracci conosciuti, pendere da bocche amiche.

Vorrei dimenticare il mio peso per spiccare il volo verso quel lontano orizzonte, cattivo per i miei occhi, ma dolce per la speranza di trovare ciò di cui non so cercare.

Se trovassi il Paradiso e vi prego non datemi dubbio, perché ritroverei la vibrazione continua della mia anima.

Troverei qualcuno che non mi spiega solo a parole che cos’è l’amore.
 

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Analisi
Questa poesia è un toccante sfogo lirico sulla fame di autenticità, sul desiderio di evasione dal dolore e sulla ricerca di un amore che non sia teoria, ma presenza concreta.

Il testo si articola attraverso tre grandi nuclei tematici:

  • Il limite fisico e l'evasione (Prima strofa): Il "confine" richiamato in apertura evoca immediatamente l'infinito leopardiano, ma la prospettiva qui è molto più intima. L'autore non cerca la conoscenza metafisica ("non per scrutar misteri dell’universo"), ma una via di fuga emotiva. Il confine degli occhi è la prigione della realtà; spingere l'anima oltre significa proteggerla dalle "miserie del mondo".

  • La nostalgia della cura e della vicinanza (Seconda strofa): C'è una profonda vulnerabilità nella richiesta di "parole già dette" e "abbracci conosciuti". Non si cerca la novità o l'avventura, ma il rifugio del già noto, la sicurezza degli affetti sinceri e l'ascolto incantato ("pendere da bocche amiche"). È il ritratto di chi si sente solo e cerca un porto sicuro.

  • La leggerezza e la speranza d'amore (Terza, Quarta e Quinta strofa): Il desiderato sbarazzarsi del proprio "peso" è la metafora della guarigione dalle sofferenze terrene. L'orizzonte è "cattivo" solo perché irraggiungibile dagli occhi, ma diventa "dolce" per la speranza. Il "Paradiso" evocato non è necessariamente un luogo teologico, bensì uno stato dell'essere: una dimensione in cui l'anima torna a vibrare e dove l'amore si manifesta nei fatti, non nelle mere spiegazioni a parole.

Stile e Tono
Il linguaggio è limpido, diretto e privo di orpelli retorici complessi, il che rende il messaggio ancora più nudo e sincero. L'uso ripetuto del condizionale ("Guardar vorrei", "Vorrei sentir", "Vorrei dimenticare", "Se trovassi", "Troverei") sottolinea la dimensione del sogno e della mancanza: è la voce di chi sta proiettando un desiderio profondo per sopravvivere al presente.

Il verso finale — "Troverei qualcuno che non mi spiega solo a parole che cos’è l’amore" — funge da perfetto culmine emotivo: una condanna delle promesse vuote e un inno al bisogno primario di essere amati nei fatti.

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