lunedì 31 marzo 2014

Notte povera


Al divenir del buio
occhi bianchi si aprono.
 

Brillano nella serena notte.

Un gatto randagio silenziosamente scompare tra resti abbandonati,
e anche l'ultimo viandante va.
 

Trascina se stesso nell'angolo nascosto della città.

Non ci sono pensieri alla solitudine,
imbiancata dalla timida luna.


I giganti del cielo sono muti.
Sono troppe le speranze tradite.

domenica 30 marzo 2014

Morire dentro



Dal blog del Corriere.it a cura di Silvia Pagliuca ho letto l'intestazione di questo articolo.
 
"La generazione del “vivere temporaneo”: hanno dai 25 ai 40 anni, vivono in appartamenti in condivisione, in periferia. E fanno progetti a lungo termine, perché è solo guardando lontano che la quotidianità acquista un senso".

Dopo aver letto l'articolo, mi sono detto: "Poveri giovani!".

Contemporaneamente, mi sono sentito "Vecchio" e uno sconforto enorme mi ha preso.

Nel mio pensiero, mi ripetevo: "Ma che messaggio si dà ai giovani? Quali stimoli utili ad affrontare le sfide della vita potrebbero trovare dalla lettura dell'articolo?".

Mentre pensavo questo mi immaginavo la giornalista che ha redatto l'articolo; tentavo di focalizzarmi sul suo "sentimet", sulle sue intenzioni e aspettative.

Non vi riferisco dei commenti che di botto venivano fuori tramite la rabbia intellettuale, crescente mentre approfondivo la lettura.

L'articolo era preceduto dalla indicazione di quanto tempo bastava per leggere l'articolo.

Ma è pazzesco!!  
Come si può imbrigliare il pensiero e una critica in un tempo prestabilito?

Il mio sentimento è riassumibile con due parole: "Morire dentro".

Viviamo in una società integrata e tecnologicamente in forte evoluzione, con una storia del pensiero ancora in gran parte da scrivere e di che cosa si discute:  NON C'E' LAVORO....non c'è PROSPETTIVA..... si attende il tempo che passi e che ci porti ad invecchiare sperando di vegetare onorevolmente fino alla morte.

Probabilmente, la mia situazione personale "comoda" non mi offre la giusta visuale relativa a chi è precario ed è costretto a combattere con i problemi più banali per sopravvivere.

Dall'altro verso, qualora fosse questo il motivo della mia incomprensione, non credo che se fossi io nelle vesti di uno sfortunato precario, risolverei qualcosa piangendomi addosso e chiedendo commiserazione alle iniquità della vita o alle scarsa attenzione di una politica sociale quantomeno incapace di affrontare la questione.

In una società con un grosso coefficiente di disoccupazione, fa rabbia constatare che nella mia cerchia lavorativa non si riescono a trovare persone di un certo know-how, capaci di investire risorse intellettive e pronte sacrificarsi in ordine ad un obiettivo lungimirante.

Dove sono finite le passioni, le curiosità, la voglia di misurarsi, scoprirsi, imparare, crescere.

Senza la voglia di inventarsi, non si va da nessuna parte. 

In alternativa, non rimane che piangere e cercare commiserazione nel gruppo di sfigati e di diseredetati del mondo.

Certamente, è necessario dedicare tempo e avere tanta convinzione che al mondo non si sta soltanto per "consumare" beni e servizi.



sabato 29 marzo 2014

PAZZO E DOLCE MONDO



bambino a telefono
Un bimbo di 4 anni chiama la polizia per chiedere aiuto nello svolgimento del suo compito di matematica.

Non posso evitare di commentare questa incredibile quanto bellissima storia.


Un bambino di quattro anni che semplicemente mostra come il mondo dovrebbe naturalmente essere, andando oltre le apparenze, le convenzioni ed  ogni altro artificio umano introdotto con l’età adulta. 

In altre parole, il bimbo si muove nel mondo della sua età e cioè il mondo dell’amore del quale gli adulti danno tante bellissime descrizioni. 

Purtroppo, per buona parte dei “grandi” al mondo dell’amore si arriva soltanto con le parole e difficilmente con la pratica. 

Sfruttiamo quasi sempre l’immaginario, attivando la ricerca dell’isola che non c’è.

Riporto con piacere la registrazione della telefonata nel mio blog.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------

Bambino: Si ho bisogno di aiuto
Operatore: Qual è il problema?
Bambino: con la mia matematica
Operatore: con tua mamma?
Bambino: No! Con la mia matematica! Io la devo fare, mi puoi aiutare?
Operatore: Ho capito, ma dove vivi?
Bambino: No con la mia matematica!
Operatore: Si ho capito, ma dove vivi?
Bambino: No, ma io voglio che tu me lo dici a telefono
Operatore: Ma io non lo posso fare, posso mandare qualcun altro che ti aiuti
Bambino: Ok
Operatore: Su quale problema di matematica hai bisogno di aiuto’
Bambino: Io devo fare le sottrazioni
Operatore: Oh, tu devi fare le sottrazioni
Bambino: Si!
Operatore: Bene, ma qual è il problema?
Bambino: Umm tu mi devi aiutare con la mia matematica
Operatore: Ok, dimmi che problema di matematica è
Bambino: Ok, 16 meno 8, quanto fa?
Operatore: Dimmi, quanto fa secondo te?
Bambino: Non lo so!
Operatore: No? Ma quanti anni hai?
Bambino: Solo 4 anni
Operatore: 4?
Bambino: Si
Operatore: Quale altro problema hai? O c’è solo questo?
Bambino: Umm no ce ne sta un altro: 5 meno 5
Operatore: 5 meno 5, quanto fa secondo te?
Bambino: 5
Mamma: Johnny ma che stai facendo??
Bambino: Il poliziotto mi sta aiutando con la mia matematica
Mamma: Ma che cosa ti ho detto sull’utilizzo deltelefono??
Operatore: E’ la mamma
Bambino: Tu mi hai detto: se hai bisogno di aiuto, chiama qualcuno
Mamma: Non intendevo la polizia!


giovedì 27 marzo 2014

La grande bugia







L’uomo in sé fa parte della natura e come tale, eredita le sue proprietà: limitazione, finitudine, imperfezione.

La materia si colloca nel contesto come espressione delle proprietà menzionate.

L’uomo è materia e da questa, nella forma più libera, potremmo ricavare l’anima.

In un certo senso, possiamo pensare all’anima come esalazioni della materia. 

L’anima quindi è sempre se stessa, ma a causa delle proprietà d’esistenza (sopra accennate) è costretta ad essere materia e a subire la dittatura della segregazione in parti.

Per dimostrare tutto questo, basterebbe convincersi che l’esistenza del finito rende inesistente l’infinito e viceversa.

Se vogliamo esistere dobbiamo dimenticarci del concetto di infinito e ammettere l’ineluttabilità del “FINIRE” come sponda all’idea di “INIZIO”.

 Dobbiamo ammettere la “MORTE” condizione alla “NASCITA”.

Gli estremi di questo segmento debbono collocarsi in una ideale sequenza ordinata chiamata “TEMPO”.

Fantasticare sugli estremi è meraviglioso perché tra questi l’umanità ha costruito la fisica che in ultima analisi è il placebo per una razionalità che raffina se stessa in un gioco che affascina la vita.

Per questo motivo, l’essere umano si attacca alla vita con il suo respiro con le sue emozioni immaginandola una sola ma che in fondo si rivelerà una grande bugia. 

domenica 23 marzo 2014

Natura




Al segnar del passo
il tempo affretta la mente.

Il divenire, di certezze si spoglia.

Da verità nude 
traspaiono piaceri e delusioni.

Inerte, per natural volontà,
l'anima attonita fissa lo sguardo oltre l'orizzonte.

Gelosa, nasconde anche al verbo,
il gentil desiderio.

Umil fregio all'umana specie,
un tacito privilegio s'accorda.

Mirar di bellezza l'allegro ruscello.

Fresco e ridente corre tra ciottoli rumorosi.

Fiori festanti ondeggiano,
a 'sì tanto brio.

Il sole caldo accende i colori,
che il disegno dell'amore sia ancor più bello.

mercoledì 19 marzo 2014

Sdegno infinito





Vorrei colorare di fuoco le mie parole.

Brucerei quei pensieri insani,
ombre di una cattiveria senza ragione.

Fisso lo sguardo al viso offeso.

Lo sdegno non trova pace.

E allora, cado giù nel mio cuore,
dove, solitario, ripasso i miei sentimenti.

Ostinato, 
cerco quel seme che tutto spiega.

Ahimè, ad anima fragile
nulla appare.

Riflette solo dolore per una amore violentato.