martedì 31 marzo 2026

Il problema non è fermarsi, è restare soli quando succede

 

Una notte, uscendo con la mia ragazza da una discoteca, la mia auto si bloccò sulla strada di ritorno a casa. Quasi per miracolo, una piccola utilitaria con alla guida Don Tonino Bello si fermò per soccorrerci.

Scese con calma, senza alcuna fretta, come se quella notte fosse fatta apposta per quell’incontro. Aveva lo sguardo sereno, un sorriso leggero che non invadeva, ma accoglieva.

«Problemi?» chiese semplicemente.

Annuii, un po’ imbarazzato. Lui si avvicinò al cofano, lo aprì, e iniziò a guardare dentro come se ne capisse davvero. In realtà, più che aggiustare l’auto, sembrava voler aggiustare il nostro stato d’animo.

«Sapete,» disse mentre richiuse il cofano, «le macchine si fermano. Anche le persone, a volte. Il problema non è fermarsi… è restare soli quando succede.»

Quelle parole, dette così, nella notte, con il mormorio lontano del vento, mi colpirono più di quanto volessi ammettere.

Provò a far ripartire il motore, ma niente. Si fermò, si guardò intorno, ci guardò e con il suo particolare modo di essere, disse:

«Non si riparte così facilmente, eh?» sorrise. «Però possiamo trovare un’altra soluzione.»

Ci propose di accompagnarci lui. Io mi mostrai molto imbarazzato per la sua disponibilità, ma lui con una dolcezza disarmante ci invitò a salire sulla sua auto senza dire altro.

Durante il tragitto non fece prediche, non parlò “da vescovo”. Ci chiese chi eravamo, cosa sognavamo, cosa ci faceva paura. Ascoltava davvero, senza interrompere, senza giudicare.

A un certo punto disse: «Vedete, la cosa più importante nella vita non è evitare i guasti. È diventare persone che si fermano quando vedono qualcun altro in difficoltà.»

Restammo in silenzio.

Arrivati sotto casa, mentre scendevamo, aggiunse: «La pace non è qualcosa di grande e lontano. Comincia così… con una macchina che si ferma per un’altra.»

Ci salutò con una stretta di mano semplice, quasi timida. Poi ripartì nella notte, con la stessa discrezione con cui era arrivato.

Rimasi qualche secondo a guardare i fari allontanarsi.

La mia auto era ancora ferma, ma qualcosa dentro di me si era rimesso in moto.

E capii che, più che aggiustare un motore, quella notte qualcuno aveva acceso una direzione.


Spunto tratto dal 1^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo
 


lunedì 30 marzo 2026

L’immortalità dell’anima come possibilità concreta


Il tema dell’immortalità dell’anima è uno dei più affascinanti della filosofia.

Il pensatore rinascimentale Marsilio Ficino, ispirandosi a Platone, ha offerto una visione profonda e spirituale di questo problema.

Ma invece di una spiegazione teorica complessa, possiamo comprenderla meglio attraverso un racconto.


Il problema filosofico: l’anima è immortale?

Da sempre l’uomo si chiede:

  • L’anima sopravvive alla morte del corpo?

  • Esiste qualcosa di eterno in noi?

  • Che senso hanno conoscenza e amore se tutto finisce?

Per Ficino, queste domande non sono solo teoriche, ma riguardano il significato stesso della vita.


Il racconto: il sogno di Lorenzo

Una domanda che inquieta

Lorenzo, giovane studioso del Rinascimento, passava le sue giornate immerso nei libri.
Eppure una domanda lo tormentava:
“La mia anima morirà con il mio corpo?”

Una notte, stremato, si addormentò sulla scrivania.


L’incontro con Ficino

Nel sogno apparve un uomo anziano dal volto sereno: era Marsilio Ficino.

“Perché temi la morte?” chiese.

“Perché temo che tutto finisca,” rispose Lorenzo.


La prima risposta: la conoscenza dell’eterno

Ficino gli pose una domanda:

“Quando pensi a una verità eterna, come la giustizia o i numeri, dove esiste?”

“Nella mente,” rispose Lorenzo.

“Allora,” disse Ficino, "ciò che conosce l’eterno non può essere solo mortale.

👉 L’anima, capace di comprendere verità eterne, deve essere in qualche modo eterna.


Il ponte tra due mondi

Ficino condusse Lorenzo su una collina simbolica:

  • Da un lato: il mondo materiale (corpi, tempo, morte)

  • Dall’altro: il mondo eterno (verità, perfezione)

“L’anima è un ponte,” spiegò.
Vive nel corpo, ma si eleva verso il divino.


La prova dell’amore

Apparve una persona amata da Lorenzo.

Il sentimento che provò era così profondo da non poter essere ridotto al corpo.

Ficino disse:
👉 “L’amore vero cerca il bello eterno, non ciò che passa.”

Questo desiderio infinito è segno dell’immortalità dell’anima.


Il significato filosofico del racconto

Secondo Marsilio Ficino, l’anima è immortale perché:

1. Conosce verità eterne

L’intelletto umano va oltre il mondo materiale.

2. Desidera l’infinito

L’amore umano tende a qualcosa che non finisce mai.

3. È intermedia tra corpo e spirito

L’anima collega il mondo sensibile e quello divino.


Conclusione

Lorenzo si svegliò all’alba, con una nuova consapevolezza:
la sua anima non apparteneva solo al tempo, ma anche all’eternità.

Per Marsilio Ficino, l’immortalità dell’anima non è solo una teoria, ma una verità che si riflette in ogni atto di conoscenza e amore.


*Spunto tratto dal 3^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo
 

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