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domenica 25 gennaio 2015

Ricordo di te (poesia)

 


Guardar laddove luce fioca governa, vorrei.

Timor non avrò per battiti fuggenti,
per lo scorrere del furor rosso.

Ritrovar verità per amor puro,
gioia infinità sarà.

Ma son poco per cotanto ardir
e allor muovo occhi all'incanto.

Perduto nell'arcano, il mio volto riflette il cielo.

Mirare di stelle e disegni, ridesta lo spirito mio.

Antiche canzoni echeggiano nell'animo.

Ravvivan gravi emozioni del passato,
che ora son ricordi.

Mi stringe il cuore
al riconoser il viso tuo
amore mio. 

Nota alla poesia

È un testo di straordinaria intimità, in cui la ricerca di senso, la contemplazione del cosmo e il ricordo nostalgico si fondono in un arco lirico delicato ma profondo.

Ecco un'analisi della poesia, suddivisa per temi e sfumature di significato:

1. Il desiderio di andare oltre e la ricerca della verità

I primi versi aprono la lirica con un'intenzione quasi filosofica ed esistenziale:

Guardar laddove luce fioca governa, vorrei.
Timor non avrò per battiti fuggenti,
per lo scorrere del furor rosso.
Ritrovar verità per amor puro,
gioia infinità sarà.

Il poeta esprime la volontà di esplorare le zone d'ombra ("luce fioca"), ovvero ciò che è nascosto, misterioso o taciuto. Non c'è paura di fronte alla caducità della vita — i "battiti fuggenti" e lo scorrere della passione o del tempo ("furor rosso"). Il motore di questa spinta è la tensione verso la verità autentica, mossa solo da "amor puro", la cui conquista rappresenta l'unica vera gioia infinita.

2. La meraviglia del cosmo di fronte al limite umano

La seconda sezione segna una presa di coscienza e un cambio di prospettiva:

Ma son poco per cotanto ardir
e allor muovo occhi all'incanto.
Perduto nell'arcano, il mio volto riflette il cielo.
Mirare di stelle e disegni, ridesta lo spirito mio.

Riconoscendosi piccolo e limitato di fronte alla grandezza del suo stesso desiderio ("son poco per cotanto ardir"), il poeta non si arrende, ma rivolge lo sguardo in alto, all'incanto della natura e del cosmo. L'osservazione della volta stellata ridesta lo spirito assopito: c'è un ribaltamento bellissimo nel verso "il mio volto riflette il cielo", dove l'uomo si fa specchio del mistero dell'universo ("l'arcano").

3. La memoria e l'epifania dell'amore

Nell'ultima parte, la poesia scende dalle stelle e torna nell'interiorità della persona, risvegliando il ricordo:

Antiche canzoni echeggiano nell'animo.
Ravvivan gravi emozioni del passato,
che ora son ricordi.
Mi stringe il cuore
al riconoser il viso tuo
amore mio.

La contemplazione del cielo accende la memoria affettiva. Riemergevano echi del passato ("antiche canzoni") che trasformano le passioni un tempo tempestose in ricordi sedimentati. Ma l'apice della poesia si raggiunge nel finale, dove l'infinito del cosmo trova la sua forma più concreta e umana: il volto della persona amata. Riconoscere quel viso provoca un colpo al cuore, svelando che la "verità" cercata all'inizio non si trova solo tra le stelle o nel mistero universale, ma nella memoria e nel legame d'amore con l'altro.

Nota stilistica e di registro

Il componimento adotta un tono classico e ricercato (con scelte lessicali e sintattiche dal sapore antico, come "ardir", "muovo occhi", "cotanto"), creando un'atmosfera sospesa e contemplativa. Il ritmo fluido accompagna perfettamente il movimento dello sguardo: dal dentro al fuori, dalla terra al cielo, per poi tornare al cuore.


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