venerdì 17 agosto 2012

Cercarsi dentro (poesia)




Teso nelle emozioni sono immagine per  tuoi occhi.

Cammino sul filo sotteso dalla sensibilità 
intento a cercar ponti.

In equilibrio tra slanci e timori, avanzo cauto 
in cerca  della zona indifesa del tuo cuore

Fermati per poco.

Permetti al tuo sguardo fugace di cogliermi.

Trasforma la tua percezione in un raggio di sole che illumini la mia anima.

Non sono un disegno immobile, 
una presenza che respira, 
un’opportunità da avvalersi.

Sono un mondo vivente che ha bisogno della tua compagnia per dar senso a se stesso.

Sono una cascata variopinta di sentimenti
che si innalzano come una lenta schiuma 
fino a contenerti 
e cancellare qualunque parvenza di diversità.

Questo sono io.

Questo siamo tutti noi .

Bagliori riflessi in infinite goccioline 
allegramente in corsa 
nel grande fiume dell’Amore.



Analisi
Questa poesia si presenta come un'intensa lirica sulla vulnerabilità, la ricerca di connessione autentica e l'universalità dei sentimenti umani. Il testo parte da una dimensione strettamente intima ed ego-referenziale per poi aprirsi, nel finale, a una visione cosmica e collettiva dell'esistenza.

Ecco un'analisi strutturata dei suoi elementi chiave e dei suoi nodi tematici:

1. Il filo dell'emozione e la ricerca dell'Altro (Prime tre strofe)

L'inizio definisce subito la condizione dell'io narrante: una figura sospesa, tesa come una corda emotiva che esiste solo nel momento in cui viene riflessa negli occhi dell'amato/a ("sono immagine per tuoi occhi"). La metafora del camminare sul filo sotteso dalla sensibilità evoca l'immagine del funambolo: vivere con un'alta sensibilità richiede equilibrio continuo tra "slanci e timori". Non c'è slancio cieco, ma un avanzare cauto che cerca un varco, la "zona indifesa del tuo cuore", dove la difesa dell'altro cede al contatto.

2. La supplica e la presenza viva (Strofe centrali)

Con il verso isolato "Fermati per poco", il ritmo rallenta e si fa preghiera. C'è il desiderio di essere notato e compreso attraverso uno sguardo, associato alla metafora del raggio di sole che dà luce all'anima.

Seguono versi cruciali per la definizione dell'identità:

"Non sono un disegno immobile, / una presenza che respira, / un’opportunità da avvalersi."

Qui l'autore rivendica la propria natura dinamica e complessa: non un oggetto da contemplare staticamente ("disegno immobile"), né una semplice occasione da sfruttare ("da avvalersi"), ma un mondo vivente la cui compiutezza e senso si realizzano nell'incontro con l'Altro.

3. La metamorfosi: dalla cascata al fiume universale (Finale)

Nelle ultime strofe la poesia compie il suo scarto espressivo più forte. L'io lirico si descrive come una "cascata variopinta di sentimenti": un'immagine dinamica, fluida e piena di colore. La schiuma che sale gradualmente fino a "cancellare qualunque parvenza di diversità" simboleggia l'annullamento delle distanze egoiche nell'abbraccio emotivo.

Con i versi "Questo sono io. / Questo siamo tutti noi", il testo compie la sua virata filosofica. La condizione di vulnerabilità, ricerca d'amore e bisogno dell'altro non appartiene solo al poeta, ma all'intera umanità. Le "infinite goccioline" che corrono nel "grande fiume dell’Amore" trasformano la fatica iniziale del funambolo in un movimento corale, gioioso e collettivo.

Stile e Linguaggio

  • Tono: Intimista, supplicante e al tempo stesso rivelatore.

  • Ritmo: Libero e fluido, con versi singoli che scandiscono le pause necessarie (es. "Fermati per poco.").

  • Immagini chiave: Il funambolo (equilibrio/filo), la luce (sguardo/raggio di sole), l'acqua (cascata/goccioline/fiume).

Nel complesso, è un testo che celebra la vulnerabilità come forza: esporsi al rischio di cadere dal filo è l'unico modo per attraversare il vuoto e ricongiungersi al flusso universale delle relazioni umane.

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