lunedì 30 novembre 2015

La quarta rivoluzione industriale

IoE is Here



Che sai a proposito di Internet?

Sicuramente ti verrà in mente il computer, oppure Facebook, la posta elettronica! 

Non trovi imbarazzante non poter fieramente proclamare: 
“ Vuoi il mio indirizzo Email”?

Non trovi terribilmente “Trendy” usare Skype, Whatsup, Google Maps, Twitter?

Sappi che stiamo attraversando la terza rivoluzione industriale!

Tutto è iniziato già dal 1999 ed entro il 2020 ci saranno grandi novità.

Utilizzando bio-sensori sotto i vestiti, o sensori sullo smartphone, sarai in grado di rilevare i tuoi livelli di stress, e puoi decidere di adattare la musica o addirittura riorganizzare l’ambiente della tua casa o della tua stanza.

Attingendo informazioni meteo o dati d’inquinamento da sensori sparsi intorno alla tua dimora, potrai scegliere il momento psicologico migliore per sospendere o abbandonare il lavoro.

Si tratta di un mondo in cui vedremo opportunità senza precedenti, utilizzando un'infrastruttura di connettività che diventerà del tutto invisibile.

Sono qui oggi per raccontarti della quarta rivoluzione industriale, conosciuta anche come la IoT (Internet of Things).  

E' un mondo di oggetti e processi collegati universalmente; un mondo che crea un'aura digitale intorno alla tua persona. 

Tutto in tempo reale e in piena consapevolezza, per darti la migliore esperienza di vita possibile.

Immagina la tua casa nel futuro

Ci saranno automatismi trasparenti che identificheranno e scaricheranno le tue preferenze da un'infrastruttura (cloud) sicura per darti il massimo comfort tra le mura domestiche e nel luogo di lavoro.

Numerosi microscopici sensori determineranno livelli di temperatura, umidità, luce, rumore per fornirli ai processi che adatteranno automaticamente il riscaldamento e la ventilazione in base alle tue preferenze.

Consultare orari di bus, treni, aerei e conseguentemente predisporre, organizzare il tutto in base alle scelte fatte, sarà inverosimilmente semplice e sempre ottimizzato dalle rete di connettività.

I campi di applicazioni della logica IoE sono tanti, e molti non ancora esplorati.

L'informatica vuole l'informazione per automatizzarla. 

L'Internet of EveryThing  si precipita a servirla.  

Già da oggi, studiare sarà divertente.

Avrai le migliori menti del passato e del presente a tua disposizione. 

Giornali, libri riviste, avranno un nuovo vestito, cucito da una infinità di elementi sparsi su tutto il globo.

Vivrai l’esperienza del conoscere nel modo più eccitante che si possa immaginare.

sabato 28 novembre 2015

Gita a Verona




Avevo giurato a me stesso di non accompagnare nessun’altra classe a una gita d’istruzione.

Purtroppo, ci ricasco!

I miei giuramenti si trasformano in patetiche promesse, utili soltanto per sfogare i postumi nevrotici di lunghe giornate trascorse con poco riposo notturno. 

Ovviamente, non tiro in ballo la questione della responsabilità oggettiva che a cuor leggero si prende.

Probabilmente, se continuo ad andarci, deve esserci qualcosa che bilancia moralmente ciò che razionalmente è fortemente controindicato.

Pensandoci bene, in realtà, è proprio così!

Quanto vale lo sguardo di una persona che fiduciosamente si rivolge a te con la certezza di ottenere un supporto o un incoraggiamento?

Quanto vale un “grazie” ricolmo di sincero sentimento?

Quando vale la speranza che si possa influire positivamente sulle gioie, sulle prospettive, sugli entusiasmi di giovani in crescita? 

Credo che misurare l’impatto del proprio modo di esistere sui giovani sia la gratificazione maggiore. 

Un famoso psicoanalista affermava che aiutare un giovane a formare un buon rapporto nel sociale, significa creargli le premesse per essere in pace con se stesso e felice nella vita.

I docenti accompagnatori alle gite d’istruzione fanno anche questo. 

Non sono visti soltanto come “professori” con programmi da svolgere, compiti da assegnare e interrogazioni da imporre.

In gita, strano a dirlo, gli alunni “vedono” i prof con una lente diversa. 

Mangiano, dormono, scherzano con loro. 

Addirittura, provano fame e si addormentano nel pullman come loro!

In gita, piccole deroghe al formalismo istituzionale fanno intendere meglio perché in classe bisogna essere seri; perché bisogna studiare con regolarità; perché è necessario attenersi alle regole della buona educazione.

Socrate ricordava che prendere consapevolezza sull’assenza del dolore, rende gioioso ciò che solitamente si mostra come normalità. 

Platone racconta  di Lui in una scena nel carcere, prima di essere giustiziato. 

Il filosofo mentre veniva liberato dalle pesanti catene che portava alle caviglie, strofinandosi piacevolmente la parte superiore del piede, ringraziò il suo carceriere per l’inatteso benessere procuratogli. 

Nonostante fosse in procinto di morire, trovò motivo ed occasione per essere felice. 

Ecco il senso ultimo del mio persistere nel partecipare a queste gite d’istruzione.

Alzarsi alle tre del mattino per trascorrere interminabili ore in un carrozzone che si sposta a 90/100 km/h, dimenticandosi di essere un lavoratore, di lasciare a casa una famiglia nel sonno, di essere cosciente delle responsabilità che gratuitamente si assumono e infine, di dover rendicontare accadimenti fortuiti/sfortunati alla dirigenza e genitori, è difficilmente comprensibile da chiunque applichi un minimo di razionalità nella cura dei propri interessi.  

In ogni caso, se tutta la vita fosse impostata su un bilancio egoistico, non sarebbe proprio il caso di nascere.

Può succedere di sorprendere alunni minorenni nel prepararsi a trascorrere una notte in compagnia della birra e sperimentare come il rimprovero o la punizione conseguente possa prevenire guai ben più grandi nell’età adulta.

Si può assistere all’assalto indisciplinato a un povero tavolo imbandito con cibo per 46 persone, e cogliere l’occasione per indurre alla riflessione comportamentale ragazzi coccolati e sempre sotto l’attenzione di genitori premurosi. 

I ragazzi in gita si ritrovano in una dimensione inusuale.

Non sveliamo i segreti di una notte in albergo; come si dorme con i compagni di classe; quale eccitazione si prova nel muoversi lungo corridoi felpati ed entrare in stanze a soqquadro senza la preoccupazione che la mamma stia lì a rimproverli per ogni cosa. 

E’ chiaro che in gita molti giovanotti sanno di essere studenti con la licenza breve, a decidere liberamente per se stessi.  

lunedì 23 novembre 2015

Un sogno


Il sogno è lo strumento del desiderio non appagato, secondo Freud.

Adler confermava e aggiungeva che tutto ciò che succede nel sogno produce un utile nella vita vigile.

Mi trovavo su una lunga grande strada, non ricordo come ci ero arrivato, sicuramente l’istinto mi spingeva a percorrerla. 

Vedevo tanta gente intorno a me e come me, tutti erano presi dalla foga di avanzare. 

La voglia di andare avanti occupava la mente, oscurava la razionalità e costringeva lo sguardo all’orizzonte.

Senza sentire fatica e con l’ansia di chi immagina un premio, percorrevo la lunga strada. 

Improvvisamente un bivio si prospettò davanti. 

“Che devo fare?” – mi chiedevo –“Io sono uno e le strade ora diventavano due! Non posso percorrerle entrambe!”.

Mi fermai e guardai attentamente il percorso delle due diramazioni.

Scrutai il più lontano possibile. 

Volevo trovare un motivo che potesse influenzare la mia scelta. 

Purtroppo entrambe, dopo un largo giro, sprofondavano in una foresta.

Tentai di osservare che cosa facessero i miei amici di viaggio.

Osservai anche chi non conoscevo era pronto a rubare qualche idea.

Non ci misi molto per capire che tutte quelle persone erano nelle mie stesse condizioni.

Dovevo decidere per quello che ero e per quanto sapevo.

Mi sedetti su un sasso che era lì per caso sulla strada e pensai:

“Se fossi una rondine, l’istinto mi avrebbe guidato e saprei dove andare; se potessi guardare nel futuro piangerei o gioirei per la scelta che farò. 

Io conosco le mie debolezze e le mie paure, esse sono dietro le mie spalle e se mi lasciassi guidare da loro, mi direbbero di andare nella direzione della maggioranza cosicché se dovesse andar male, ci sarebbe qualcuno che potrebbe aiutarmi”.

Mi alzai e presi la strada meno frequentata!

martedì 17 novembre 2015

La relatività della mente





La nostra mente, oltre che superficiale, approssimata, piatta, è anche incapace a misurare in assoluto.

Secondo il suo metro di giudizio, un chilo di piombo è certamente più pesante di un chilo di paglia.

Il colore bianco non riesce a distinguerlo dal nero se non sono figurativamente affiancati.

Non parliamo del grigio che, risultando  un compromesso tra i due opposti, creerebbe una grande instabilità della decisione.

Quanto più mi è vicino uno dei due contrari, tanto più cambio parere sul significato del grigio.

Allo stesso modo si può trattare la felicità con infelicità, la gioia con la tristezza, la ricchezza con la povertà, l’intelligenza con la stupidità.

Se io avessi una Ferrari e vivessi da solo sul pianeta, non sarei nè felice nè infelice.  

Non cambierebbe nulla se mi togliessero la Ferrari per darmi una bicicletta.

Se, invece,  avessi qualcuno a cui mostrare le mie cose, soltanto allora sarei felice, avendo la Ferrari e girando tra possessori di biciclette (tra i quali seminerei infelicità). 

Un altro esempio evidente si può mostrare attraverso la lettura di questo articolo.

Indipendentemente dal contenuto, esso sarebbe completamente insignificante se nessuno lo leggesse e contemporaneamente meritevole di mille giudizi diversi per i mille lettori che si accingessero a criticarlo.

In ultima analisi, la mente va sempre per confronto e la differenza tra 1001 e 1000 è la stessa tra 1 e 0.

Allo stesso modo si sente ricco ugualmente chi possiede un euro in più dell'altro.

Oppure, è felice chi ha meno guai rispetto ad un altro.

Forse, Eistein, con la sua relatività lo ha fatto bene intendere.