Benvenuto su Riflessioni Filosofiche

In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.

domenica 19 gennaio 2025

La caduta della metafisica nella esistenza dell’uomo (Martin Heidegger)

Martin Heidegger (1851-1924)

Martin Heidegger non è solo il nome di uno dei massimi esponenti della storia della filosofia contemporanea, ma è il simbolo, l’identità controversa legata agli episodi più drammatici della Seconda Guerra Mondiale. 
Quando il nazionalsocialismo prese piede in Germania nel 1933, molti filosofi e scienziati (come Albert Einstein ed Enrico Fermi) emigrarono in America, mentre Heidegger rimase nella “Grande” Germania, sino a pronunciarsi addirittura difensore e favorevole al clima politico: tant’è vero che venne lasciato indisturbato a tenere le sue lezioni universitarie sino all’arrivo degli Alleati.  
Il suo pensiero filosofico è guidato anzitutto dai suoi due maestri Husserl e Rickert. Proprio grazie a questi due massimi astrattisti del pensiero, Heidegger ha potuto parlare, o comunque “concretizzare” il concetto di Esistenza. Un concetto, quello di "Esistenza", bello quanto terribile per molti novelli studenti di filosofia. Dunque, Heidegger si configurerà per tutto il ‘900 come il pensatore esistenzialista, animato dalla volontà di spiegare l’"Esistenza".  

Ora cercherò di chiarire il suo pensiero: compito doppiamente arduo. Dunque, ciò che per lui determina l’esistenza è il fatto che essa (l’esistenza, per l’appunto) non è qualcosa di immutabile. È una sorta di Panta rei Eracliteo. 

Esistere significa evadere da una realtà data ed esporsi ad una condizione di possibilità.  In altre parole, se esistere significa andare al di là del proprio orizzonte, vuole dire che l’uomo è un continuo progetto, una tensione a lanciare ormeggi oltre quelli già raggiunti. 

Heidegger scriverà: 

“Il progettare però non ha nulla a che vedere con l’escogitazione di un piano mentale in conformità al quale l’esserci edificherebbe il proprio essere, infatti l’esserci, in quanto tale si è già sempre progettato e resta progettante finché è.”

L’uomo è portato per natura a cambiare la sua situazione, la sua essenza, la sua natura; La sua natura è caratterizzata dal progettare, non nel senso di un progetto urbanistico, ma derivata da un voler trascendere la situazione data, non accontentandosi mai di essere ciò che è.   

Così come l’esistenza non è un oggetto, stessa cosa vale per l’Essere. Infatti, ad avviso di Heidegger, la filosofia occidentale, da Parmenide a Hegel, è stata costruita su un errore: quello di scambiare l’Essere (possibile) con un Ente (impossibile) che può essere Dio o la materia. 

L’unico pensatore che si è avvicinato a una visione, per così dire, esistenzialistica, e non semplicemente metafisica, è stato Nietzsche. 

Mi direte, perché proprio lui? Perché lui, nella sua follia c’ha visto chiaro: l’uomo, o l’ente non è qualcosa di statico, ma è volontà di potenza. Una volontà di Potenza che è anche il “senso” dell’essere, dunque dell’esistere, dello stare al mondo. 

La condizione necessaria che porta ad istituire e a restituire sempre nuovi linguaggi e a individuare ottime chiavi di lettura del mondo di cui noi stessi siamo il fondamento. 

di Fabio Squeo

sabato 18 gennaio 2025

Lettura: elisir di lunga vita

 

 

Durante le mie lezioni tecniche spesso dedicavo alcuni minuti a parlare di etica, filosofia di vita. In alcune classi si diffondeva un silenzio avvolgente attraverso cui sentivo il grande interesse degli alunni per le questioni di vita.

Una volta uno studente mi chiese: “Professore, come fa a sapere tutte queste cose?

Rispondevo dicendo: “Non leggo solo libri tecnici. L’anima umana ha bisogno di respirare con i pensieri che abbracciano tutto l’essere umano.

Il ragazzo, visibilmente scettico, mi disse: "Sarà vero ciò che dice, ma dove troviamo il tempo e la voglia di leggere. Abbiamo già troppo da fare con lo studio scolastico. Non potremmo mai trascorrere tutto il giorno sui libri."

L’obiezione sollevata dal ragazzo era prevedibile, così senza scompormi molto replicai: “Non ho nessuna intenzione di forzare qualcuno a impegnarsi oltre i doveri scolastici, però, se in futuro vuoi sentirti una persona piena, avvicinarti ai valori veri della vita, un piccolo sforzo vale la pena farlo. Leggi o scrivi ogni giorno. Bastano dieci minuti".

Un altro studenti si alzò dal banco e disse: "Professore, si rende conto che i tempi sono cambiati? Qualunque cosa la possiamo cercare su Google. Che motivo ci sarebbe per preoccuparci oggi di leggere e scrivere, quando è tutto lì, a portata di un click! In più, la nostra gioventù non è eterna e la perderemmo consumandola sui libri anziché goderla divertendoci.

Capii che avevo sollevato una questione spinosa per i miei ragazzi. Decisi di rispondere allineandomi alla loro mentalità: “Se guardiamo la questione dal tuo punto di vista dovrei darti ragione, ma se ci sforzassimo a considerare elementi che per il tempo in cui si vive sfuggono, si potrebbe modificare la propria convinzione.”

Il ragazzo, ribattette: “Allora ci dia dei buoni motivi perché dovremmo leggere e scrivere ogni giorno. In ogni caso, saremo tutti morti tra cinquanta e settant'anni, a cosa serve diventare intellettuali?"

"Perché parli di morte ora? Cosa c'entra questo?"

"C'entra tutto!" - Lo studente continuò dopo una breve pausa - "La cosa strana è che alcuni di noi potrebbero essere morti prima della fine della lezione. Ci ha mai pensato? Basta un infarto o che esploda una vena nel cervello, ed ecco che tutto finisce … proprio ora."

Stemperai il clima con una leggera risata e poi risposi: "Bene, speriamo di sopravvivere alla fine della lezione, ecco alcuni motivi:

1)Scrivere ogni giorno distrugge una cattiva abitudine: "Scrivo quando ne ho voglia."

2)Le nostre teste sono così piene di voci altrui: familiari, amici, conoscenti, sconosciuti, artisti, intrattenitori e il principe del potere dell'aria. Ci vuole molto, molto tempo per trovare le nostre voci in tutto quel rumore.

3)Tutti hanno qualcosa da dire, ma ogni scrittore lo dice a modo suo, per cui puoi disporre di una infinità di punti di vista su qualunque questione.

4) Se non scrivi o leggi oggi, potresti non poterlo fare più.

5) Scrivi ogni giorno perché ci sarebbe molto da dire. Certo, potresti armeggiare per una vita su una poesia o una storia, e potrebbe essere grandiosa, ma il mondo ha bisogno di tutte le poesie e le storie che hai dentro di te.

6) Scrivi ogni giorno perché scrivere ti aiuta a conoscere te stesso, gli altri e il mondo. E più sai di te stesso, degli altri e del mondo, più profondo è il tuo viaggio in questa esistenza. Approfondire il viaggio è un modo per vivere una vita molto lunga in un tempo più breve.

Ci sono trentenni che hanno 500 anni per quanto riguarda il viaggio.

Ci sono novantenni che non hanno mai viaggiato oltre i confini del cortile della scuola elementare. Stanno ancora combattendo quelle antiche, piccole battaglie.

Se vuoi vivere il più a lungo possibile inizia a scrivere o a leggere ogni giorno.

venerdì 17 gennaio 2025

Chi sa dove andare, non conosce ostacoli

 
Giovanni è un agiato imprenditore nel campo edilizio. È arrivato ai suoi ci 66 anni attraversando una gioventù che ha dimenticato. La sua famiglia è stata modesta in ogni senso. Probabilmente la sua nascita fu l’unica ricchezza dei suoi genitori. Già da allora, il destino per lui sembrava segnato, ma di questo era completamente inconsapevole. 

A soli undici anni, un incidente sul lavoro uccise il padre e si ritrovò nella condizione di non poter più andare a scuola. La madre divenne la sua unica guida e compagna per affrontare tutte le difficoltà che si imposero per mantenere una casa in cui abitare e del cibo sulla tavola.

La morte improvvisa del padre lo costrinse a interrompere lo studio e quindi, non fece in tempo neanche a imparare a leggere e scrivere. Doveva lavorare e non aveva altra scelta. Non aveva parenti che avessero potuto in qualche modo aiutare. 

Così iniziò la sua vita lavorativa accettando qualsiasi offerta di impiego. Il primo impiego fu come aiutante di un fruttivendolo e poi di un muratore con il quale trascorse molti anni e da cui imparò il mestiere. Diventato grandicello fu in grado di condurre in autonomia dei piccoli lavori di manutenzione presso diversi condomìni con i quali il suo portafoglio clienti divenne interessante. 

All’arrivo della maggior età, Giovanni accumulò l’esperienza necessaria per mettere su un’impresa edile, ma aver abbandonato troppo presto la scuola, costituì un vero problema. La formalizzazione dell’attività richiedeva un minimo titolo di studio. Fortunatamente, lui era abituato alle difficoltà e sebbene fosse difficile ritornare a studiare, trovò il modo per ottenere la licenza elementare. Purtroppo, questo primo titolo di studio fu sufficiente per conseguire una patente di guida, ma non per far nascere l’azienda edile. 

Inoltre, la leggerezza con cui ottenne la licenza elementare non gli garantì la facoltà di saper veramente leggere e scrivere. L’unico risultato che aveva ottenuto durante la frequenza della scuola serale, consistette nel aver imparato a stento a firmare. Le prime volte che firmava impiegava molto tempo per cui necessariamente non apponeva mai la firma nel momento in cui era richiesta. La produceva quando rientrava a casa sua, copiandola da un foglietto che portava sempre con sé. Intanto la sua attività si sviluppava e le barriere imposte dalla burocrazia diventavano sempre più insormontabili.

Giovanni aveva bisogno assoluto della licenza media. I suoi impegni di lavoro non gli permettevano di frequentare nuovamente la scuola serale, così organizzò uno stratagemma per arrivare al suo obiettivo. Si iscrisse all’esame finale di terza media in qualità di privatista, ma il giorno dell’esame non fu lui a presentarsi, ma un amico complice che sostituì sulla carta d’identità la sua foto a quella del candidato. In realtà Giovanni sostenne l’esame di licenza media sotto mentite spoglie. 

Tutto questo fu possibile grazie alla superficialità della commissione d’esame con cui verificò l’identità del candidato. Alla fine, Giovanni ottenne la licenzia media è potette così regolarizzare la sua impresa edile. L’amico complice fu lautamente ricompensato per il servizio fornito che doveva restare un segreto tra di loro.

Il tempo portò i suoi frutti e nonostante la povertà culturale, Giovanni trovò sempre porte aperte sia di natura affaristica, sia sociale e politica.

 

giovedì 16 gennaio 2025

Come sarà il mio uomo

 

Laura, un giovane ragazza, era affascinata dai modi di essere del nonno; lo considerava un otre di saggezza. Per qualsiasi dubbio correva da lui per ottenere il giusto consiglio. 

Un giorno gli chiese: “Nonno, come faccio a sapere se i sentimenti di un uomo sono sinceri?”

Il nonno sorrise e guardandola negli occhi rispose: “Un modo ci sarebbe, devi però essere paziente e osservarlo nei momenti peggiori della sua giornata.”

La ragazza restò sorpresa: “Osservarlo nei momenti peggiori della sua giornata? Non capisco.”

“Gianna, il tuo ragazzo ti vuole bene?”

“Certo, Nonno!”

“Che cosa ti dà tanta certezza?” domandò il Nonno con aria burlona.

“Si capisce perché è gentile, vuole la mia compagna e si preoccupa di me. Non è sufficiente?”

“Credo che ciò sia il minimo! Se vuole conquistare le tue simpatie, non c’è modo migliore. Comunque, questi suoi modi di comportarsi non danno assoluta certezza che lui ti voglia bene e che in futuro continui ad essere amorevole. Tu sei una bella e brava ragazza e per lui potrebbe essere una grande perdita se venisse alla luce qualche suo antipatico difetto caratteriale che rovinerebbe l’immagine dell’innamorato ideale.” Precisò il nonno.

“Vuoi dirmi che il mio ragazzo finge di essere bravo?” domandò Laura.

“Non ho detto questo! Lui è sicuramente sincero con te. Intendo dire che è molto facile comportarsi bene quando tutto va bene … e all’inizio di un rapporto d’amore, va sempre tutto bene!” Il nonno sorrise ancora.

“Che cosa devo pensare, allora?” La ragazza puntò lo sguardo negli occhi del nonno.

“Lo conosci Giovanni, il figlio del nostro vicino di casa?”

“Sì, credo che sia un bravo ragazzo. Mi saluta sempre cordialmente.” Rispose lei.

“Ecco, vedi, con te si comporta generalmente bene, ma evidentemente non è sempre così con gli altri! Ho saputo che ha fatto a pugni con un suo compagno e questo non depone a favore del bravo ragazzo.”

“Nonno, non significa nulla! Probabilmente è stato offeso e ha reagito in quel modo.” Disse Laura.

“Benissimo … avrà avuto i suoi motivi per reagire. Ma con quali modi? Per quali ragioni? Quando una persona reagisce urlando e usando parolacce, si capisce che le conosce e le ha sentite dire da qualcun altro. Quando alla violenza si reagisce con la violenza, si mostra il modo di rispondere alle provocazioni e ciò è manifestazione di un certo tipo di carattere. 

In altre parole, tutto ciò che una persona ha dentro fuoriesce soltanto nei momenti critici. Nel clima sereno, pacifico, romantico, una persona non ha motivo di essere scortese, specialmente se ha bisogno di apparire migliore. 

Quando interagisci con il prossimo usi spontaneamente gli strumenti che conosci, sia se il tuo animo è tranquillo, sia se sei abbiata. Ed è proprio quando ti arrabbi il preciso momento in cui mostri la tua vera essenza.

Se dentro di te ci sono fiori, risponderai con i fiori; se invece ci sono spade, risponderai con le spade.

Pertanto, se vuoi essere sicura della qualità caratteriale del tuo ragazzo, osservalo nei momenti critici, poiché in futuro così si comporterà con te.”   

“Nonno, scegliere la persona migliore sembra un compito difficile.” Disse Laura, affievolita di entusiasmo.

“Mia cara bambina, quando si è buoni dentro si genera nel cuore un misterioso magnetismo che attrae soltanto brave persone. Non hai bisogno di scegliere chi volere accanto perché sorprendentemente sei tu ad essere scelta.”

Si accese una luce negl’occhi di Laura, abbracciò il nonno è disse: "Il mio uomo sarà come te!"

mercoledì 15 gennaio 2025

Il sè sconosciuto


 
l libro "The Undiscovered Self" di Carl Jung offre ai lettori approfondimenti unici sulla psiche umana e sulle dinamiche della psicologia individuale in contrapposizione alla psicologia individuale. Lo studio di Jung sulle profondità dello spirito umano rivela intuizioni vitali che sono particolarmente pertinenti nella nostra epoca attuale.

Non è sufficiente affidarsi esclusivamente alla ragione.

La ragione, nonostante il suo valore incalcolabile, non è sufficiente da sola, che è una delle idee più importanti che Jung esplora nella sua opera. I nostri legami con le "diecimila cose" del mondo, una frase tratta dal Buddismo, spesso oscurano il nostro giudizio. Siamo spesso persuasi da emozioni, desideri e altre forze, che potrebbero portarci fuori strada.

L'influenza dell'individuo nel mondo

È importante notare, secondo Jung, che un milione di zeri sommati insieme non equivalgono, purtroppo, a uno. In definitiva, tutto si basa sulla qualità dell'individuo. Un uomo che è organizzato nella sua personalità tanto quanto la massa stessa è l'unica persona che può guidare con successo un movimento di resistenza contro la massa organizzata. L'implicazione di ciò è che gli individui consapevoli di sé e saldamente radicati nelle loro identità distinte, sono quelli che sono in grado di apportare un cambiamento autentico e resistere alle pressioni conformiste.

Gli effetti lenitivi della partecipazione alla messa

Aderendo a un singolo leader o a un percorso coeso, le persone scoprono spesso di poter trovare conforto e soddisfazione in grandi gruppi. Questa mentalità da branco può portare a una perdita di unicità e pensiero critico. Al giorno d'oggi, i dottori si affidano in gran parte ai dati statistici piuttosto che al lavoro pratico o alle indagini, favorendo le ipotesi rispetto alla reale risoluzione dei problemi. Questa tendenza potrebbe portare a una separazione dai veri bisogni e preoccupazioni degli individui.

Organizzazione di massa: religione e stato

Jung propone due modalità fondamentali di organizzazione di massa: religione e stato. Entrambe le organizzazioni hanno sempre cercato di manipolare il pubblico, promuovendo un'adesione cieca e sviluppando quella che Jung chiama una "mente da scimmia". Lo sciovinismo religioso, una sorta di malattia psichica, è quasi impossibile da rimuovere e incontrollabile, trasformando le persone in schiavi che non possono prendere le proprie decisioni.

Influenza di fattori esterni

Le nostre idee e opinioni sono spesso influenzate da fattori esterni. Quando qualcuno trasmette un'idea al mondo esterno, questa è esposta a innumerevoli forze esterne che potrebbero alterarla, distorcerla o migliorarla. Jung pensa che gli individui debbano sviluppare la conoscenza di sé per evitare di essere facilmente fuorviati e per prendere decisioni informate.

Auto-realizzazione prima dell'azione

Jung sconsiglia di partecipare a proteste o movimenti fino a quando non si ottiene l'autorealizzazione. Sottolinea la necessità di comprendere sé stessi e di acquisire il potere di esprimere giudizi indipendenti. Possiamo diventare più resilienti e autonomi riconoscendo le nostre caratteristiche distintive e comuni.

martedì 14 gennaio 2025

Quando l'opportunità incontra la preparazione


 

Il grande paradosso della nostra esistenza è che il nostro cervello umano desidera novità e stasi allo stesso tempo. Vogliamo sperimentare cose nuove, ma non vogliamo uscire dal nostro posto sicuro.

Ecco perché molti di noi sono attratti da schemi per arricchirsi in fretta e ciarlatanerie varie. Amiamo l'idea di ottenere ciò che vogliamo senza sacrifici o lavoro. Siamo ipnotizzati da promesse di crescita senza disagio. Ma tali promesse sono sempre vuote.

L'unico modo per provare l'esultanza del trionfo dell'eroe è partire per un viaggio da eroe.

Invece, la maggior parte di noi se ne sta seduta ad aspettare. Aspettiamo di essere scoperti, di vincere alla lotteria, di trovare lo schema di intelligenza artificiale perfetto per arricchirsi senza sforzo, o aspettiamo che qualcun altro ci mostri la strada per la vita dei nostri sogni. Molti di noi non hanno nemmeno sogni propri. Prendiamo spunto da celebrità e influencer, oscillando tra le pareti bianche e vuote del minimalismo del momento. Alla fine rimaniamo bloccati, sperando che qualcosa nelle nostre vite cambi o che accada qualcosa di impensabile.

Sappiamo che le persone aspettano … aspettano e basta.

Aspettano che parta un treno o che arrivi un autobus, o che parta un aereo, o che arrivi la posta, o che finisce di piovere, o che arrivi una telefonata, o che aspettano di ricevere una risposta …  aspettano e basta… tutti aspettano.

Se vuoi vivere al meglio la tua vita, c’è poco da aspettare.

Non esiste un prontuario su cosa fare, ma comunque occorre agire, inventarsi. Di solito si sottovaluta l’opportunità oppure ci si rimane bloccati da pregiudizi. 

Sei un essere unico fatto di polvere di stelle. Devi trovare la tua strada verso la vita che desideri, e questo richiede che tu prima ti perda. 

Devi smettere di aspettare che le cose ti accadano e devi iniziare a far accadere le cose per te.

Puoi imparare da ciò che hanno fatto gli altri, ma dovrai adattare i loro metodi alle tue circostanze. Non ci sono soluzioni valide per tutti.

Il segreto per una bella vita non sta nelle risposte che troviamo, ma nelle domande che poniamo.

È la ricerca, il viaggio, che crea la vita.

Non troverai ciò che stai cercando stando fermo ad aspettare. Devi prima lasciare la tua zona di comfort.

Se apri la tua mente e sei curioso del mondo e del tuo posto in esso, scoprirai meraviglie indicibili mentre vaghi. Troverai l'antica magia. Troverai indizi per la tua vita migliore.

A riprova di quanto sia vero nel non adagiarsi nella speranza che qualcosa succeda, porto la mia esperienza personale.

Ero laureato da poco in ingegneria elettronica e sebbene avessi mandato curriculum a destra e a manca, non succedeva nulla. Eppure, amici e parenti si stupivano per il mio titolo e per le possibilità di lavoro che offriva.

Intanto, aspettavo … aspettavo. Temevo di parlane apertamente del problema; quasi fosse colpa mia che non arrivassero chiamate. Un giorno decisi di prendere una iniziativa. Andai a trovare un vecchio compagno di scuola che era già inserito nel mondo del lavoro e confessai a lui la mia situazione.

Lui mi domandò: “Hai un curriculum con te?”

“Certamente!” Risposi tirandolo fuori dalla mia borsa.

Il mio amico lo guardò e poi sorrise: “Luigi, chi vuoi che ti risponda se ti presenti in questo modo!”

“Sorpreso, chiesi: “Franco, è un nomale curriculum che riporta il mio percorso di studi e le mie brevi esperienze lavorative. Che cosa c’è che non va?”

“Luigi, dovresti sapere che chi si deve prendere la briga di chiamarti, deve poter leggere qualcosa di interessante e utile per la sua azienda. Nel tuo curriculum non c’è nulla di questo!”

Un po’ risentito, replicai: “Allora, sarà impossibile iniziare a lavorare!”

“Beh, un sistema c’è! Non è ortodosso, ma a me ha funzionato alla grande.”

“Cioè?” La mia curiosità mi riaccese.

“Ti suggerisco di comprare un quotidiano, cerca la pagina degli annunci di offerte di lavoro e scegli qualcuno in linea con il tuo profilo tecnico. Dopo, copia esattamente ciò che richiedono nel tuo curriculum e spediscilo all’azienda. Sarai sicuramente contattato!” Il mio amico rise.

“Ma non sarebbe veritiero!” Risposi subito.

“Sai quante bugie si dicono? Ad ogni modo, avrai l’opportunità di avere un colloquio, durante il quale il selezionatore non sempre dà grande importanza al fattore tecnico, mentre si accerta delle qualità umane. Generalmente, i neo-assunti fanno corsi interni, indipendentemente dalla loro reale preparazione.”

Tornato a casa, misi in opera il suggerimento del mio amico. Nel giro di qualche settimana mi arrivarono tante convocazioni di colloquio. Risposi alla chiamata dell’azienda più vicina a casa.

Il colloquio fu un successo totale. L’esaminatore, con il mio “bugiardo” curriculum tra le mani, si mostrò quasi imbarazzato nel pormi domande tecniche. Alla fine, esordì chiedendomi cosa sapevo a riguardo di una certa tecnologia in sviluppo in quel momento.

Ecco, qui ci fu l’incontro dell’opportunità con la preparazione.

Fortunatamente, proprio in quel periodo avevo letto un articolo sull’argomento e mostrai un sapere specifico in quel settore. Ciò avvalorò tutte le bugie scritte sul curriculum relative ad altre tematiche. Alla fine del mio argomentare, il selezionatore si convinse sulla mia buona competenza tecnica e terminò il colloquio con la solita frase: “ … le faremo sapere”.   

Il lunedì successivo fui convocato per l’assunzione.

  

lunedì 13 gennaio 2025

Una briciola d'amore


 

Una BIANCA briciola arrivò dal cielo.

Rubata all’innocenza,

liberata dall’amore,

trascinata dal turbinio delle emozioni.

 

Oscillante per tenerezza,

leggera per sensibilità,

delicata per gentilezza,

dolcissima come miele.

 

Cercava due cuori uniti su cui posarsi.

 

Non aveva occhi per scegliere.

Non aveva mani per toccare.

Non aveva nulla per giudicare.

 

Le bastava un sorriso per avvicinarsi,

un calore in cui ritrovarsi,

un sogno a cui abbracciarsi.

 

Il senso di gratitudine


La vita è bella. Solo se smettessimo di lamentarci delle cose che non abbiamo e iniziassimo ad apprezzare quelle che abbiamo, la vita ci sembrerebbe meravigliosa! Come si dice, la felicità è la strada. La gratitudine scorre attraverso questa strada.

Per tanta gente, vivere la vita che stai vivendo è ancora un sogno lontano. Molti non hanno nemmeno le tue più consuete opportunità. Le loro condizioni sono molto peggiori delle tue. Eppure non si lamentano, persistono e ci riescono. Non si concentrano sempre sulle loro povere condizioni. È insito nella loro vita accettare ciò capita. 

Le sfide e le condizionalità sono parte integrante della vita. 

Non si giudicano, né imprecano per la sfortuna o l’agire degli altri. Un mondo migliore lo crei se sei grato. Potresti non avere le migliori piattaforme, ma hai qualcosa da cui iniziare il tuo percorso. Questo modo di essere aperto, ottimista, generoso è l’effetto prodotto dal pensiero di gratitudine verso la vita.

Non voglio che nessuno di voi smetta di aspirare a cose migliori. Dopotutto, siamo umani. Abbiamo sogni, desideri e disperazioni. Eppure, questi non dovrebbero mai estinguere la nostra gratitudine per ciò che già abbiamo. I grandi successi non ti definiscono, le grandi opportunità sì, ne crei una ogni volta.

Molti danno per dovuto quei successi avuti. In realtà, sono frutto di impegno e sacrifici affrontati nel tempo. Nonostante questo ci si fissa sull’idea che si sarebbe potuto fare di più, invece di essere grati per gli obiettivi raggiunti.

L'accettazione è la chiave che aiuta ad apprezzare veramente il momento presente. Una volta che abbracciamo il presente, la gratitudine segue naturalmente. Anche se le cose non sono andate come speravi, dovresti comunque essere felice che la vita ti abbia dato la possibilità di provarci; ti sarà data una ulteriore opportunità, magari migliore della prima.

Smetti di paragonarti agli altri. Osserva dove sei arrivato. Sforzati un po' di più. Tutti i grandi uomini hanno affrontato momenti di sconfitta e avversità. Quelli che hanno lasciato il segno nella storia sono rimasti consapevoli del loro presente, hanno accettato con gratitudine sia il fallimento che il successo. La loro grandezza risiede nella loro resilienza, nella loro capacità di cogliere ogni nuova opportunità.

Apprezza il mondo e le sue assurdità. Solo quando abbracci il caos, inizierai a trovare un significato in mezzo all'entropia della vita in continua crescita.

domenica 12 gennaio 2025

I limiti del linguaggio

Ludwig Wittgenstein - filosofo

Ludwing Wittgenstein ha esaminato i confini del linguaggio. Secondo lui il linguaggio opera creando "immagini" della realtà, dove le frasi rappresentano fatti in accadimento.

Ad esempio, "Il sole splende" ha successo perché rispecchia uno specifico stato di cose. Tuttavia, ha insistito sul fatto che etica ed estetica esistono al di fuori di questo quadro rappresentativo. "È chiaro che l'etica non può essere espressa. L'etica è trascendentale", ha osservato Wittgenstein. Qui, "trascendentale" suggerisce che etica ed estetica riflettono valori piuttosto che descrizioni fattuali, esistenti al di là del regno logico del linguaggio.

L'arte fornisce un ottimo esempio di ciò. A differenza di una mappa, che fornisce una rappresentazione di fatto, un dipinto comunica un messaggio attraverso la sua forma e composizione. 

opera di Mark Rothko
 

Le opere astratte di Mark Rothko, ad esempio, possono commuovere emotivamente con le loro enormi lastre di colore. La reazione spirituale resiste alla spiegazione letterale, allineandosi a come Wittgenstein scrisse "ciò che può essere mostrato non può essere detto".

La musica estende questa idea ancora di più. La sinfonia Eroica di Beethoven trasuda lotta e trionfo senza pronunciare una sola parola. Secondo James Klagge, filosofo americano, Wittgenstein notò che la musica può esprimere idee etiche, ma non attraverso una descrizione diretta. Il suo significato emerge dalla sua struttura, dai cambiamenti tonali e dalla progressione. 

John Cage offre un esempio ancora più netto. Concentrandosi interamente sul silenzio, l'opera di John Cage, un compositore e teorico musicale statunitense, richiama l'attenzione sui suoni ambientali, rimodellando la nostra percezione del silenzio e del suono. Sebbene Wittgenstein non abbia mai parlato di Cage, la composizione riflette il principio di Wittgenstein secondo cui il significato può essere rivelato senza un'espressione convenzionale.

Anche la poesia, che ironicamente si basa sul linguaggio, dimostra questa ineffabilità. Attraverso la scrittura si può percepire un’infinità di sensazioni

La poesia può mostrare verità che resistono alla spiegazione diretta, lasciando che il lettore sperimenti l'interazione tra alienazione e speranza piuttosto che sezionarla. Infatti, Wittgenstein scrisse, "La filosofia dovrebbe essere scritta solo come una forma di poesia". Nella poesia, come in altre forme d'arte, il significato arriva attraverso mezzi indiretti, plasmando l'esperienza piuttosto che fornire affermazioni dichiarative.

 

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