Benvenuto su Riflessioni Filosofiche

In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.

mercoledì 29 maggio 2013

La bugia della vita

Foto: Se il tuo lume brilla più degli altri siine felice, ma non spegnere mai il lume degli altri per far brillare il tuo.
- Proverbio Orientale



Impotente a ciò che non si comanda,
 l’anima s’attarda al giorno che nasce.

Adagiata nella monotonia che l’avvinghia, vede se stessa.

Inesorabile, illumina le debolezze.

Riporta alla consapevolezza il dì or trascorso.

Come il frastuono di un treno in corsa 
sferza l’orecchio per l’urlo della rotaia in pena,
così anela per l’oggi come ieri,
per la calma del vento nuovo.

Il pensiero ancor vaga per le vacillanti certezze.

Lo spirito non ha disfatto le valigie.

Il cuore batte imperterrito.

Aspetta di scoprire la bugia della vita.

martedì 28 maggio 2013

Test di laboratorio per il Virus dell'amore

Brano tratto dal "Il mondo meraviglioso dell'anima" - edito Zedda

Marco era un giovane che manifestava strani sintomi. 

Aveva paura di rivolgersi dal suo dottore, poiché non potendo essere del tutto sincero nel fornire i dettagli del suo malessere, avrebbe potuto indurre il medico a prescrivere farmaci inopportuni.

I suoi genitori notando un continuo essere abulico, schivo, taciturno e triste, pensarono a un malessere interno del proprio figlio.

Tentarono di parlarne, ma Marco assicurò tutta la famiglia che nessun problema lo torturava.

I genitori non si arresero e convinsero il figlio a sottoporsi a normali esami clinici di laboratorio.

Tra le analisi necessarie, i genitori chiesero al medico di inserire i test rivelatori d’uso di droghe. 

L’amicizia del padre di Marco con il responsabile del laboratorio di analisi, rese possibile che questo tipo di indagine rimanesse oscurata al giovane ragazzo.

L’apprensione dei genitori per l’esito degli esami insospettì Marco, per cui giocando d’anticipo, si recò dal laboratorio e facendo valere la sua data di nascita, come chiara indicazione di persona adulta e responsabile di se stesso, ritirò gli esiti dei test.

Ovviamente erano tutti negativi, ma per non deludere le aspettative dei suoi genitori, con grande arte trasformò alcuni esiti in positivo.

Trasformandosi in attore consumato e assicurandosi che la busta contenente gli esiti fosse ben chiusa, depositò il plico sul tavolo del salotto di casa e uscì.

Era il tardo pomeriggio e solitamente i suoi genitori rientravano alla sera. 

Forse quel giorno suo padre sarebbe passato dal laboratorio per ritirare gli esiti, prima di rincasare.

Per dar tempo e modo di costruire castelli in aria e far sfrenare la fantasia dei suoi genitori, Marco pensò di andare al cinema, così, ritirandosi un po’ più tardi del solito, avrebbe avvalorato la fantasiosa trama del figlio drogato che brancola per posti diffamanti nella notte.

Il rientro dei genitori di Marco, a dir poco, fu tragico!

La lettura degli esiti dei test fece saltare sulla sedia suo padre, il quale per aver senso del grado di gravità della situazione, volle subito telefonare in privato al suo amico analista.

La situazione divenne surreale quando l’analista cascò dalle nuvole, assicurandogli che avendo effettuato di persona gli esami egli era certo dei risultati esattamente opposti a quelli riferiti dal padre di Marco.

La lunga amicizia con l’analista consentì al padre di ottenere subito le prove certe della manomissione dei referti.

Il padre si precipitò nella stanza del figlio per trovar traccia di qualcosa che potesse confermare o smentire il suo pensiero.

In un cassetto, accuratamente preparata, trovò una lettera; ecco il contenuto:

“Cari genitori, a malincuore e con modi ingannevoli, io sono riuscito a rompere la vostra indifferenza.

Mi dispiace per il cattivo scherzo che ho preparato.

Volevo solo un po’ di vera attenzione, non quella che generosamente mi offrite mentre fate altro o mentre vi preoccupate del vostro lavoro, oppure, quando mi ascoltate con gli occhi all’orologio, al giornale, alla televisione.

Io ho solo voi come riferimento per risolvere i miei problemi.

È vero, non mi fate mancare niente!

Ho soldi in tasca, indosso bei vestiti, posso contare su raccomandazioni quando servono.

Chissà quanta gente vorrebbe stare al posto mio.

Nonostante tutto, mi sento tradito da qualcosa che non mi spiego.

Sento di essere stanco, solo, svuotato di stimoli. Vorrei impegnarmi in un progetto ed essere seguito, sostenuto, incitato da voi.

No! Non dovete sostituirmi con voi stessi, nemmeno affermare la vostra capacità, bravura, influenza, con la motivazione di voler il meglio per me.

Voglio il padre che non perde tempo con me.

Voglio una mamma che non guarda a ciò che mi manca, ma che guarda nel mio cuore, che si accorga se mi sono innamorato di una ragazza o se ho fatto qualche brutta di figura con un amico.

Voglio una famiglia come quella di Antonio, che mi dice di aver fame a mezzogiorno, ma non può mangiare prima che tutta la sua famiglia sia seduta attorno al tavolo.

Ho modificato i risultati dei test cambiando solo un aggettivo.

Papà, se avessi avuto coraggio e confidenza con l’analista gli avrei chiesto di esaminare lo stato della mia anima, un test sulla qualità dell’amore in circolo nella mia anima.

Non so se conosce le metodiche adatte allo scopo, ma sicuramente, non potrà dirti nulla di me, se gli chiedi i valori della glicemia, azotemia, colesterolo, THC.

Grazie a voi, le medicine per il corpo, possiamo comprarle, sono sempre disponibili e pronte in farmacia.

Le medicine per l’anima, non bastano tutti i soldi della terra per comprarle, eppure si trovano molto vicine.

Sono dentro di voi!”.

lunedì 27 maggio 2013

La mia casa



Attendo il calar del sole per entrare dentro di me.

Abbandono la ragion pratica e mi apro all'inutile.

Odo suoni che nessun orecchio ammette.

S'alzano sipari dove folletti son piaceri,
 dove dell'impossibile mi faccio beffa.

Son solo ma non triste.

La mia anima muove confini,
attraversa muri e sorpassa credenze.

Nella mia casa abitano emozioni.

Voi non potete entrarci.

domenica 26 maggio 2013

Il dubbio di ETT





ETT: Colgo l’occasione per sciogliermi un dubbio.
Osservando la specie umana, noto, con viva curiosità, una certa tendenza di molti umani a emergere rispetto alla massa. 

Insomma, io ho l’impressione che facciate a gara per prevalere tra di voi nel rincorrere riconoscimenti e raggiungere ciò che voi chiamate “fama”.

LUIGI: Io aggiungerei ricchezza e gloria!

ETT: La difficoltà di trovare una spiegazione a questo fenomeno, si trasforma in mistero se penso che la vostra vita dura, se va bene, cento anni e del dopo non sapete nulla. 

Inoltre, per centrare questo obiettivo, conducete una vita frenetica fino al punto da consumarla tra mille sacrifici.

Ho notato che molti di voi si rovinano la vita per diventare ricchi e utilizzano il denaro accumulato per comprare medicine.

Il tuo amico Antonio è un esempio di questi strani individui.

Come ben sai, egli ha lavorato per un lungo periodo della sua vita senza risparmiarsi con l’intento di diventare ricco e permettersi qualsiasi bene di lusso, dalle auto alle barche, passando per le belle donne.

Il risultato che ha ottenuto è stato l’infarto cardiaco e il litigio dei suoi eredi. 

A nulla è servita la ricchezza nel momento di salvare la sua vita compromessa da uno stile cieco quanto stupido.

LUIGI: Hai ragione, ETT!
Noi umani, pur di inseguire chimere che plagiano la nostra traballante autostima, diventiamo autodistruttivi.

Spesso, agiamo come automatismi privi si consapevolezza poiché immaginiamo scenari frutto di sortilegi, nati da limiti non accettati e da presunte capacità inesprimibili.

Ognuno di noi inconsapevolmente non accetta di essere un’insignificante parte di qualcosa d’immenso e ha paura dover ammettere di nascere e morire come il passaggio di meteore; 
non vuole essere dimenticato; vuole lascare la prova del suo passaggio tra i vivi di questo pianeta.

Capita ad alcuni che, sfiorando la morte, capiscano il significato vero del vivere; 
capiscano il valore del presente e il piacere di sottendere con il sentimento a qualsiasi atto di vita.

Presente e futuro, per noi umani, non esistono.

Questi sono trappole in cui molti cadono. 

Concentrandoci nel passato e nel futuro, ci sfugge il presente e ci ritroviamo vecchi e inutili quando ormai il corpo bussa alla mente per chiederle la resa.

sabato 25 maggio 2013

Il ritorno di Ett


 
LUIGI: Ett, ci sei?

ETT: Sono sempre con te! Avanti, che cosa vuoi dirmi.

LUIGI: Sono felice!

ETT: Mi fa piacere che ciò ti possa capitare spesso.
Che cosa ti fa apparire il sole nel tuo animo?

LUIGI: Ho vissuto la mia prima esperienza di “scrittore all’opera”.
Ho presentato pubblicamente il mio libro.

ETT: “Il mondo illusorio”?

LUIGI: Sì, è stato fantastico!

ETT: Modera il tuo entusiasmo e raccontami gli aspetti salienti della presentazione.

LUIGI: Ho parlato della virtualità del nostro mondo; della logica a livelli dei sistemi e delle spettacolari speculazioni fantastiche a cui le teorie di Bohm e Pribram si prestano.

ETT: Lascia perdere i tuoi scienziati, dimmi invece quali sono le tue convinzioni.

LUIGI: Sarebbe troppo lungo raccontarti tutto! 
In qualità di extraterrestre dotato di poteri speciali, dovresti aver sentito tutto e colto le mie proiezioni logiche.

ETT: Infatti, Io conosco bene le leggi del mio mondo, ma non posso interpretare le tue. La mia visita su questo pianeta ha l’obiettivo di creare un’interfaccia tra i due mondi. 

I tuoi strumenti, sia fisici e sia logici, sono completamente incompatibili con i miei e questo ci costringe, purtroppo, a supporre di intenderci.

Non mi dispiacerebbe ascoltare le tue teorie in merito.

LUIGI: La mia teoria si basa sull’osservazione della nostra biologia e sui modelli logici che noi umani siamo abituati a usare.

ETT: Forse, anche contaminati dai tuoi tecnicismi?

LUIGI: Certamente! 
Il problema più grave per noi umani è rappresentato dall’incapacità di comunicare. 

Siamo sistemi autonomi, separati e assurdamente dipendenti l’uno dall’altro.

Abbiamo bisogno di interagire per star bene; abbiamo bisogno di essere guardati, ascoltati e compresi. 

Utilizziamo una forma di passivismo assunto per diritto. 

Il bisogno di essere “sentiti” dal nostro simile è tanto forte quanto debole è la capacità di “sentire”.

La colpa non è tutta nostra, ma di quei maledetti e approssimati organi sensoriali.

ETT: Forse, ti comprendo.

LUIGI: Quando due umani parlano, entrambi presumono di farlo in tempo reale – real-time, dicono gli inglesi – In realtà, tutto avviene in differita e con una strumentazione molto condizionante e soggettiva.  

Nel nostro mondo qualsiasi dispositivo fisico ha un tempo di latenza, un grado di memoria, un tempo d’invecchiamento, in definitiva, una fascia di operatività molto precaria, legata alla qualità dei suoi parametri.

L’uomo non può prescindere dalla sua fisicità e anche la sua logica è una diretta conseguenza.

Nel colloquio, supposto reale, intervengono un’infinità di sottosistemi fisici/biologici che, interagendo nell’ordine dei livelli a cui appartengo, rendono possibile lo scambio informativo.

Ogni sottosistema, ignaro del significato di ciò gestisce, risponde con le proprie funzioni nell’offrire i propri servizi ai sistemi intelligenti di livello superiore e utilizza i servizi propedeutici forniti dai livelli inferiori. 

Il merito della comunicazione è riservato al mondo delle idee, come risultato finale prodotto dal complesso “uomo” fisico-biologico.

Lungo la catena dei sottosistemi, tutto deve funzionare secondo una logica compatibile affinché il mondo delle presunzioni abbia coerenza.

ETT: Apri una porta molto pericolosa per la stabilità psicologica degli umani.

LUIGI: Temo che oltre quella porta ci sia la solitudine cosmica e la necessità di una ragione: scienza, filosofia, fantasia o fede religiosa come voglia dirsi.         

venerdì 24 maggio 2013

Perdere l'amico

Foto: Se sei disposto a dimenticare ciò che hai fatto per gli altri
e a ricordare ciò che gli altri hanno fatto per te.
Se sei pronto a non tener conto di ciò che la vita ti deve,
ma a prendere nota di ciò che tu devi alla vita.
Ma soprattutto, se riesci a capire che tu sei negli altri
e gli altri sono in te e che la cosa più importante della vita
non è ciò che riuscirai a prendere da essa,
ma ciò che riuscirai a darle....
Allora avrai imparato a vivere.

''Omar Falworth''
www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__la_gioia_di_vivere.php?pn=4132

Ho perso  un amico.

Non era un amico!

Il mio cuore vedeva nella nebbia?

Forse, vedeva se stesso riflesso nel corpo dell'amico.

Illuso, cuore mio!

Vedi amici ovunque.

Sono soltanto ombre che ti sfiorano.

Sei solo!

Non ti preoccupare, però, continua ad amare.

Continua a credere che un altro possa esistere dentro di te.

Troverai sempre te stesso a spasso con le emozioni. 


Vorrei stare con te

 

Non ho tempo per capire quello che è mio e quello che è tuo.

Non possiedo cose.

Sono anima che vuol sorridere.

Posso darti soltanto ciò che mi appartiene.

Sono sicuro di voler esserti accanto e
condividere le tue gioie.

Mi piacerebbe dimenticare insieme a te il dolore,
cancellare la tristezza sui volti degli sfortunati.

Vorrei provare, abbracciato con te,
a guardare il cielo,
e a sfidare con gli occhi l'infinito.

Percorrerei lunghi sentieri per giungere molto lontano,
 dove abita l'immaginazione.

In quei momenti, sarebbe stupendo sentirti vicino,
cercando le tue mani tiepide. 

Immobili per il peso e incantati per delizia,
 allineiamo i nostri sguardi al mare 
che finge di agitarsi all'incalzare del vento.

Vorrei vivere quegl'eterni attimi d'amore
nel silenzio di due cuori che per caso si sono incontrati.


mercoledì 22 maggio 2013

L'operosità delle api come risorsa umana insostituibile - di Fabio Squeo





“C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va: tutto sommato la felicità è una piccola cosa” recita Trilussa.

Ecco che,  la nostra amica Maia non si smentisce mai davanti alle lusinghe e ai richiami d’amore di madre natura. I suoi colori sono magnetici, di un giallo sgargiante che conferiscono, alle bellezze dionisiache donate dalla natura, una dimostrazione della presenza di Dio nel paesaggio terreno.

Nella mitologia greca erano considerate messaggere delle Muse per la loro sensibilità ai suoni, ma erano anche il simbolo del popolo obbediente al suo re.

Quando, secondo la leggenda, Zeus bambino fu nascosto dalla madre Rea, in una grotta del monte Ida a Creta per sottrarlo al padre Crono che voleva divorarlo, fu nutrito, oltre che dal latte della capra Amaltea, da un miele prodotto dalle api locali.

Per la sua operosità, l’ape, si distingue continuamente rispetto ad altri insetti che, molto spesso, conducono una vita parassitaria e inerte nelle polverose toppe delle serrature, anfratti bui, impensabili e impraticabili per l’uomo.

Le api sono insetti speciali ed è un peccato che se ne vedono sempre meno in giro. Si sta verificando, come direbbero gli esperti: “una sindrome di svuotamento degli alveari”.

L’ape è un insetto innocuo fondamentalmente; è dotato di un pungiglione che gli consente, in caso di attacchi da parte di predatori molto più grandi, di difendersi con estrema naturalezza. Le api sono insetti che non conoscono sofferenze e solitudine poiché vivono quasi sempre in compagnia, condividono dolcemente affetti di ogni sorta. Sono insetti sociali.

Le loro opere sono capolavori e degne di ammirazione da parte di melensi e appassionati cultori, i quali con il giusto approccio scientifico e culturale obbediscono ad un’etica della cura e della salvaguardia del panorama entomologico.

Le api sono, pertanto, insetti fondamentali per l’ecologia del paesaggio naturale, esse vanno tutelate e rispettate, poiché rappresentano “il termometro dell’ambiente fisico-ecologico”; in altre parole, fungono da regolatori di temperatura o di attività legate a fenomeni retti da processi di impollinazione e ritmi di trasformazione e di sviluppo all’interno delle bioecologie. 

Le api sono fondamentali per l’equilibrio naturale; esse  assicurano principi nutritivi indispensabili per l’alimentazione, che dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il loro lavoro.

Celebre è la frase di Albert Einstein che recita: “Se le api si estinguessero, all’uomo resterebbero 4 anni di vita”.

Quindi la famosa frase è un invito a fare appello al proprio senso di responsabilità che sia ha nei confronti della natura, a non far uso indiscriminato dei pesticidi chimici.

Onde evitare a promuovere il disordine a danno degli alveari  che nel tempo spopolano è necessario riconoscere nell’ape “la grandezza di una risorsa”. Le api sono una forte risorsa non solo per l’essere umano che attraverso i segreti dell’apicoltura, ricava nutrimento (produzione di miele) e sapori tipici, ma anche per l’ambiente e la bio-fauna circostante. 

L’allevatore, certamente, deve possedere requisiti particolari ed efficienti: cioè uno spiccato senso dell’organizzazione del proprio lavoro mirato al rispetto e alla valorizzazione dell’arte dell’apicoltura;  egli deve munirsi di un notevole senso critico in termini di osservazione e indagine pratica e in ultima analisi, assumere la chiara condotta morale che gli garantisca, per dirla con l’agronomo Massimo Girotti,  “la giusta apertura mentale a qualsivoglia innovazione di carattere tecnico o di conoscenze agrarie”.

L'ape, emblema dell'operosità, è sempre stata fin dai tempi antichi un insetto simbolico e recuperabile attraverso lo studio dei miti, leggende e religioni, nota già dalla pre-istoria per la propria utilità e umiltà. Grazie a numerose testimonianze sono stati trovati, nell’arte rupestre, graffiti e segni di un passato spettacolare.

Uno scenario d’amore e di naturalezza che ha rappresentato l’uomo contemporaneo nei rapporti sociali e di produzione  e ancora lo condiziona.

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