Benvenuto su Riflessioni Filosofiche

In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.

sabato 25 agosto 2012

L'essere è sè (giocando con Sartre)




Sono io.

Ciò significa che non sono per quello che riesco a fare, né quello che sembro agl’altri.

Non posso nemmeno riferire la realtà a me stesso perché sarebbe comunque un rapportarsi.

IO non sono espressione di un confronto, è la mia realtà va intesa come presenza esistente a prescindere.

L’essere è in sé.

IO sono me stesso e non come la coscienza che mi rimanda a me stesso.

IO non posso vedere me stesso in quanto sarei contaminato dal confronto.

IO sono pieno di me stesso.

Io non sono altro che me stesso
 perché non sarei più io uscendo da me stesso.

giovedì 23 agosto 2012

Didattica per le competenze: un nuovo modo di fare scuola

 
 
La mente si riposa esercitandola, vi sembrerà strano, ma è proprio così! Provate a leggere un articolo che vi interessa, che vi tocca da vicino, ed ecco, addio stanchezza! In qualità di insegnante vagabondo su Internet e oziante tra i commenti di facebook, leggendo la notizia che vi riporto integralmente in coda all’articolo, dimentico la stanchezza per commentarla.
Non scommetto sul numero di lettori che si avventureranno alla lettura, perché il documento è prolisso, però, una sbirciatina potrebbe bastare per capire di che cosa si tratta e per poter convenire o dissentire con la mia disamina.
Per prima cosa, io sono convinto che chi ha scritto quell'articolo non insegna; usa frasi fatte, umide di retorica ed è interessato a fornire in modo di pensare preconfezionato da presentare come “modello magico” per il futuro del sistema scolastico italiano.
Il mio modesto parere nasce dalla considerazione che una nuova scuola deve tener conto di importanti fattori, tra i quali, i moderni strumenti che si sono affermati con la tecnologia, la mutata psicologia della società e la finalità concreta su cui costruire il percorso educativo.
La certezza del funzionamento del sistema si deve basare sull’interesse e la passione da indurre nelle attività didattiche. 
Per gli studenti la chiave è da ricercare nell’applicazione immediata di ciò che imparano, dando ampio spazio allo spirito creativo e valorizzandolo, favorendo le naturali inclinazioni.
Fondamentale, deve risultare la certezza dello sbocco occupazionale.
 
Alcune correnti di pensiero assicurano la presenza nella psicologia inconscia umana, di un “demone”, forse come quello idealizzato da Platone per bocca di Socrate, quasi sempre dormiente, motivo per cui ogni individuo si riscopre a fare ciò che non vorrebbe ma è costretto per motivi diversi, tra cui, anche quello economico. 
 
L’inattività del demone comporta una rinuncia alla creatività individuale la quale è sempre molto personale ed è eccezionale per qualità. Non esistono individui uguali perché ognuno possiede un proprio originalissimo demone. Mantenendolo dormiente, non si mostrano abilità e non nascono passioni.
 
Fortunatamente, il demone dormiente si desta periodicamente e verifica la nostra disponibilità a dargli spazio e attenzione. Per questo motivo, riscopriamo piaceri e virtù di cui ignoravamo la forza e i loro benefici effetti.
Riprendendo l’analisi sulla scuola ideale, io credo che il legislatore si debba ispirare ai sistemi per cui l’individualità dei ragazzi in formazione sia esaltata e che faccia emergere quel demone interno capace di ingigantire la forza interiore e incanalarla nei settori dove sfoga la sua essenza.
Per analogia, il legislatore dovrebbe operare come il progettista di una rete di treni ad alta velocità: deve assicurare un’infrastruttura capace di far correre ogni treno alla massima velocità possibile, pur non conoscendone i limiti.
Per gli insegnanti, invece, la strada da percorrere imbocca la gratificazione del lavoro, rilevandola, oltre che dal trattamento economico dignitoso, anche dalla presenza di infrastrutture culturali e produttive interagenti. 
In altre parole, lo stato deve crederci nell’importanza del settore educativo e investire consistenti mezzi e attenzione continua.
La mancanza di mezzi potrebbe essere l’alibi per una qualità dell’insegnamento scadente, accompagnata da labili controlli ed inesistenti sistemi di valutazione. Non so darmi ragione per cui per intraprendere la carriera militare ci voglia il benestare dello psicologo mentre per conseguire l’abilitazione all’insegnamento bastino un paio di prove ricolme di nozionismo.
Richiamando nuovamente Platone nella sua "città stato ideale", da oltre duemila anni sappiamo che ogni persona è diversa e non a tutti il demone spinge per rivelarsi un ottimo insegnante.   Mi rendo conto che dal punto di vista di una soluzione concreta, la mia proposta sembri soltanto un frutto della fantasia ma sono sicuro che non è impossibile includere tra le risorse da gestire anche quella dell’animo umano.
Non basta sbandierare novità e buoni propositi ricoperti da titoli "didattica per competenze" che come gocce d'acqua cadenti in un pozzo vuoto fanno solo eco.
Affido agli esperti economisti, dottori, manager, politici l’incarico di costruire un castello a dimensione più umana. Per mio conto, attualmente io sento di essere una piccola trave malmessa, che contribuisce a non far crollare l’intero edificio di cui tutti dicono che è vecchio, non funzionale, criticando gratuitamente e standone comodamente fuori.   
 
--- se vi siete stancati di leggere, andate pure oltre, non perdete nulla! ---
 
Espressioni sconsolate, sguardi assorti ad ammirare le meraviglie di mondi lontani, bocche spalancate in sbadigli che sembrano non finire mai: è questa l’atmosfera che si respira durante una tipica lezione in un qualsiasi istituto di scuola superiore. 

Sia chiaro, l’intenzione non è quella di generalizzare, inserendo nel contesto da coma sopra descritto quei docenti che nelle loro lezioni ci mettono passione cercando di coinvolgere i propri alunni al fine di instaurare un clima ottimale all’apprendimento. 
Al contrario, il proponimento qui consiste nel valorizzare questi docenti, facendo emergere ed analizzando quello che è il (giustificato) pensiero comune, tra i professori e i ragazzi, quando si parla di didattica applicata nella scuola secondaria di secondo grado. 
Cosa è cambiato dalla non così lontana epoca, in cui il modello scolastico consisteva in un insegnante dal temperamento quasi dittatoriale e in studenti timorosi della punizione da parte del sergente, più che docente, nel caso in cui avessero trasgredito anche di poco le ferree regole? E’ variata la flessibilità, certo. 
Ora è più facile sentir parlare di ragazzi che soggiogano il loro professore, più che il contrario. 
E quest’ultima è la conseguenza, nemmeno poi così imprevedibile, di una mancata evoluzione nell’impostazione di insegnamento. Siamo nel 2012, e il modello scolastico ancora vigente è quello dell’oziosa lezione frontale, in cui l’insegnante parla e gli alunni ascoltano. Sembra quasi che il mondo della scuola da quando è nato si sia arroccato all’interno delle proprie mura, rifiutando qualsiasi stimolo all’innovazione. 

Eppure là fuori gli stimoli ci sono, eccome. Uno stimolo interessante è rappresentato da quella chi si chiama didattica per le competenze. Introdotta dalla Comunità Europea, la didattica per le competenze prevede la presenza di un curriculum composto da diversi compiti, ovvero “missioni” significative che ogni studente porterà a termine con lo stesso spirito di partecipazione che esibisce nel compimento di attività a lui più gradite, come il gioco con la consolle preferita, la partita di calcetto con gli amici, l’uscita al sabato sera ecc., e che interessano gli aspetti più entusiasmanti della vita privata del ragazzo. 

I compiti somministrati possono interessare anche più di una materia: in questo caso si parla di Unità di Apprendimento, attività costruttive atte ad incrementare la capacità dello studente di collegare sfere d’interesse apparentemente discordanti tra di loro. 

E’ quest’ultima una competenza sempre più richiesta all’interno del mondo del lavoro: basti pensare a grandi aziende internazionali come Google, Amazon o Apple, realtà che cavalcano il dinamismo dei nostri tempi, coniugando i valori aziendali con le capacità di ogni singolo dipendente, che in modo creativo le applica al fine di svolgere il proprio lavoro in modo ricco e innovativo. 

Restringendo il focus geografico, questa nuova tipologia di didattica trova efficienza anche a livello europeo, concordandosi con quelle che sono le competenze chiave stilate dalla Comunità Europea. 
Tali competenze comprendono tra le altre: la comunicazione nella madre lingua e nelle lingue straniere, la dimestichezza nell’uso delle nuove tecnologie e degli strumenti digitali in generale, la collaborazione proficua con altre persone nel conteso aziendale, lo spirito di iniziativa e l’imprenditorialità, oltre ad una certa confidenza nell’interpretare la realtà confrontando epoche diverse e diverse aree geografiche e culturali. 
Insomma, la didattica per le competenze si presenta come il nuovo orizzonte dell’apprendimento scolastico, in grado di fornire gli strumenti per una partecipazione attiva e collaborativa da parte di studenti e professori, al fine di rendere lo studio un’esperienza appassionante e funzionale".


mercoledì 22 agosto 2012

La violenza



La violenza è un atto di sopraffazione rivolto ad un essere umano, quasi sempre più debole o reso tale dal contesto. 

L’atto violento usa mezzi brutali per limitare o distruggere lo spazio vitale della persona. 

In tale ambito il diritto inalienabile della libertà viene leso gravemente e offesa la natura umana. 

La conseguenza immediata che si determina è la sofferenza nell’anima con la preclusione dello sviluppo armonico di tutta personalità della vittima.

La violenza si presenta sotto molte forme, da quelle più aperte e riconoscibili fino a quelle subdole, assunte attraverso contesti mascherati da fini più o meno nobili.

Elementi caratteristici nell’atto violento sono la tracotanza e la vigliaccheria. 

La prima poggia sulla presunzione di essere su uno stato di dominio, di importanza, di forza, superiore; 

la seconda sulla consapevolezza dello stato di impotenza della vittima.

Dove appare l’atto violento, scompare l’anima dell’uomo e si rivela il caos cosmico, cioè il vuoto d’Amore.

Il violento è un miserabile, grande solo ai suoi occhi, assetato di acqua salata. 

Il violento rifugge la cultura, irride qualunque fede religiosa, è chiuso in sé e procede a spinte.

L’atto violento può essere anche una forma di protesta per reclamare qualcosa oppure uno strumento improprio per compensare uno squilibrio interiore oppure ancora, un meccanismo per ottenere, raggiungere un obiettivo senza attenersi alle regole: una forma di libertà “privata”.  

Per tutti casi, la violenza denota una rottura interiore e un conflitto con il mondo esterno. 

Spesso si cercano plausibili motivazioni per giustificare azioni che si sentono “inadeguate” ancor prima di compierle.

Premettendo che gli atti violenti sono difficilmente valutabili in gravità poiché il danno che recano è fortemente connesso alla sensibilità della vittima, alcuni si rivelano molto ripugnati come quelli consumati sulle donne, vecchi, bambini e in generale sui deboli, altri atti puntano l’obiettivo sugli animali e sulla natura.

Vi racconto un episodio dove lascio a voi il compito di cercare l’atto violento.

Un bambino camminava a passo veloce aggrappato alla mano della mamma. 

Non si trattava di una passeggiata ma di una quasi corsa verso un luogo d’appuntamento. 

Il bambino, che trova sempre il modo di trasformare i momenti antipatici in occasioni di gioco, trotterellava immaginando di saltellare sulle mattonelle del marciapiede senza toccare i loro confinamenti. 

Spesso, egli sobbalzava per allinearsi ai cambiamenti di direzione della mamma, non curante del suo gioco mentre, immersa nei pensieri, procedeva speditamente.

Improvvisamente, il bambino vide, posata al centro di una mattonella sulla quale stava per saltare, una farfallina, probabilmente con un’ala offesa incapace di volare. 

Per evitare di scacciarla, perse la sincronizzazione dei suoi salti e cadde a ruzzoloni per terra, dando uno strattone alla mamma e creandole una situazione di precario equilibrio.

In seguito a tale comportamento, la mamma percosse il bambino monello, non seppe mai perché il suo bimbo si comportò in quel modo. 

Il bambino, però, non si fece nessun cruccio per lo schiaffetto ricevuto della mamma, perché era felice di non avere schiacciato la povera farfallina.       

martedì 21 agosto 2012

Looking into your eyes



There’s nothing I can say without my soul,
 if you are close to me.

All the words are clouds in the shining sky
 that make me dumb.

I want, sitting down as two children, keep silent,
 look into your eyes
 to say what you mean to me.

I’ll speak to you with glimpses
through the light coming out from my heart.

Together,
we'll fly to the top of the universe
 where the emotions live.

Proteggiamo la Grande Barriera Corallina

Cari amici, diffondo una notizia che scuote l'anima.


L'Australia potrebbe permettere ai colossi dell'industria mineraria di costruire un enorme porto carbonifero proprio sopra la Grande Barriera Corallina! Una banca del Governo USA è fondamentale al progetto, ma se sottoposta a pressione globale potrebbe decidere di ritirarsi. Proprio ora il presidente della banca è impegnato in riunioni in Australia. Clicca qui sotto per indirizzare la protesta globale a difesa della barriera direttamente a lui:

L'Australia potrebbe permettere ai colossi dell'industria mineraria di costruire uno dei porti carboniferi più grandi del mondo proprio sopra l'ecosistema della Barriera Corallina, dando così avvio a un traffico di più di 8 miliardi di tonnellate di carbone, dai noti effetti tossici sul pianeta, e mettendo in questo modo a rischio la sopravvivenza di questa intera area dichiarata patrimonio dell'umanità.

Gli attivisti australiani stanno facendo pressione sul governo e anche l'UNESCO sta scendendo in campo, ma la chiave del progetto è affidata a una banca statunitense. Esercitare una pressione a livello globale sulla banca potrebbe provocare lo sdegno della comunità internazionale e puntare i riflettori sulle questioni ambientali nel bel mezzo della campagna elettorale statunitense. Se la banca decidesse di ritirarsi, questo intero folle progetto potrebbe essere definitivamente fermato.

Aumentiamo la pressione su Fred Hochberg, il presidente della banca, e chiediamo che interrompa subito il finanziamento per il porto carbonifero sulla Grande Barriera Corallina. Abbiamo solo pochi giorni per agire: proprio ora si trova in Australia per partecipare ad alcune riunioni. Clicca qui sotto unendoti alla protesta per salvare la barriera e Avaaz porterà le nostre voci a Hochberg:


Il progetto per l'enorme porto carbonifero metterebbe ulteriormente a rischio il già fragile ecosistema della barriera, costruendo un terminal per l'esportazione del carbone in quelle stesse acque e immettendo più di 8 miliardi di tonnellate di carbone d'esportazione nel mercato. In questo modo si darebbe avvio a un traffico di più di 20 navi al giorno sopra quest'area finora incontaminata, trasportando carbone inquinante dall'entroterra australiano alla Cina. Abbiamo già visto l'entità del danno che queste navi possono provocare nel 2010, quando una di esse si incagliò, formando una chiazza di petrolio di 3 chilometri nell'area.

In questo momento, il progetto sta incontrando delle difficoltà dovute alle dichiarazioni dell'UNESCO sui danni che lo sviluppo dell'industria carbonifera sta già provocando nella barriera, mentre il governo australiano è intervenuto chiedendo un'altra valutazione ambientale. Se riuscissimo a far bloccare i finanziamenti, potremmo assestare un altro duro colpo al progetto, aiutando a fermare l'intero processo di estrazione.

La statunitense Export-Import Bank sta già affrontando attacchi da parte del mondo politico e certo vuole evitare ulteriori controversie. Proprio ora una protesta globale potrebbe fermarla dal distruggere il più grande paesaggio sottomarino del mondo.

Come membri di Avaaz, in milioni in tutto il mondo abbiamo combattuto per il nostro pianeta: abbiamo fatto sentire le nostre voci durante le negoziazioni sul cambiamento climatico a Copenhagen e a Rio e abbiamo assicurato la vittoria nella protezione dei nostri oceani in Australia e dell'Amazzonia in Brasile. Ora, uniamo ancora una volta le nostre forze per proteggere la splendida Grande Barriera Corallina dall'avidità mineraria.

Con profonda speranza,

Emma, Allison, Emily, Ricken, Paul, Wissam e l'intero team di Avaaz.

lunedì 20 agosto 2012

Vecchio


La vecchiaia è la rivincita del tempo contro la baldanza dell’uomo; 

è la promessa mancata di Dio; 

è l’iceberg che ha affondato il Titanic; 

è la resa dei conti con la preparazione dell’anima a liberarsi del corpo.

Debole, lento, indifeso bambino di un tempo, ti sorprendo spesso incantato nel sonno.

Rivedo sfumata la tua immagine di forte e deciso condottiero; progettista di un futuro, ora al tramonto.

Nessuna ha bisogno di te, se non fosse per i tuoi averi, unici e ultimi testimoni di una vita di lavoro e motivi per interessate attenzioni.

La tua esperienza non interessa a nessuno e la porterai via con te.

Sei invisibile a gran parte della società per la quale sei un peso e una spesa.

Ti chiamano vecchio in dispregiativo e a volte anziano, per un poco glorioso rispetto, condizionato dal sospetto di possedere ancora qualche misero soldo. 

La tua pensione, oltre misura alle tue necessità alimentari, diventa merce di baratto per figli distratti ed incauti approfittatori.

Vorrei stringere le tue mani tremolanti per sentire l’intensità emotiva del tuo vissuto, la purezza dei tuoi sentimenti, liberi dalle ingenuità dell’infanzia e dalle bassezze dell’età adulta.

Caro vecchietto mio,
io sono convinto che tu non abbia paura di morire.

Vorresti andar via in punta di piedi e lasciare un solido ricordo a chi ti ha sempre amato.

Quando quel triste momento giungerà, io vincerò la mia commozione e guardandoti, rigido nel tuo giaciglio, ti immaginerò volare sulle nostre teste, cantando la bellezza della vita trascorsa e assaporando il premio a sorpresa che il grande Maestro riserva per ognuno di noi.

 Photo: gentiluomo.... si nasce e si rimane per tutta la vita.....
 gentiluomi.... si nasce e si rimane per tutta la vita.....  


Photo: ....non sono gli anni della tua vita che contano.....
...ma la vita nei tuoi anni ♥ 
Vivere con il sorriso


Photo: "La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
... Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria."
(terra d'amore, Alda Merini)
<3 micia
 Amare


domenica 19 agosto 2012

Comunicare, peccato della separazione



Il bisogno di comunicare è una necessità primordiale affinché l’umanità continui ad evolvere. 

L’uomo, nato come elemento separato e dotato di una propria autonomia, ha il bisogno di comunicare come un’esigenza fisiologica oltre che funzionale. 

La sua natura discreta lo ha condotto a strutturare un pensiero capace di focalizzare le idee in oggetti disgiunti, cosicché il pensiero potesse formularsi sottoforma di concatenamenti relazionati e potesse trasferirsi tramite suoni veicolati nelle parole. 

L’essere discreto, nel senso di essere limitato, ha implicitamente favorito l’idea che ogni elemento “esistente” debba forzatamente avere una locazione. 

La facoltà che ci permette di percepirli nel nostro spazio vitale rappresenta proprio la sensibilità. 

Lo spazio vitale, come l’atmosfera intorno alla terra, decreta la nostra solitudine e concretizza la stessa idea di separazione.

Per tale premessa, la comunicazione si instaura tra due soggetti separati che grazie ad un insieme di regole convenzionali, si scambiano suoni liberamente interpretabili. 

La comunicazione deve perciò basarsi su un sistema di trasmissione perfetto affinché si possa superare il peccato originale della separazione.

Purtroppo, la difficoltà per la definizione delle idee da trasferire, il sistema di convenzionamento non perfettamente assimilato e fortemente personalizzato, la grossolanità del canale trasmissivo, rende arduo il funzionamento dell’intero meccanismo.

Ci siamo inventati molti sistemi alternativi per ridurre al minimo le interferenze delle imperfezioni. 

Disponiamo di libri, musica e film. Usiamo il linguaggio del corpo, la forza dei sentimenti, il piacere dell’arte.

Vorremmo usare anche strumenti impalpabili, che escano dai convenzionamenti o che si affidino a idee senza giustificazioni (fede e speranza) ma attualmente risulta comunque difficile.

Non ci resta che attendere nuove prospettive in modo da costruirci, alla fine, uno stato surrogato a quello della perduta unione con l’universo.
  

sabato 18 agosto 2012

Test clinico di Amore



Marco era un giovane che manifestava strani sintomi. Aveva paura di rivolgersi dal suo dottore, poiché non potendo essere del tutto sincero nel fornire i dettagli del suo malessere, avrebbe potuto indurre il medico a prescrivere farmaci inopportuni.

I suoi genitori notando un continuo essere abulico, schivo, taciturno e triste, pensarono a un malessere interno del proprio figlio.

Tentarono di parlarne, ma Marco assicurò tutta la famiglia che nessun problema lo torturava.
I genitori non si arresero e convinsero il figlio a sottoporsi a normali esami clinici di laboratorio.

Tra le analisi necessarie, i genitori chiesero al medico di inserire i test rivelatori d’uso di droghe. 

L’amicizia del padre di Marco con il responsabile del laboratorio di analisi, rese possibile che questo tipo di indagine rimanesse oscurata al giovane ragazzo.

L’apprensione dei genitori per l’esito degli esami insospettì Marco, per cui giocando d’anticipo, si recò dal laboratorio e facendo valere la sua data di nascita, come chiara indicazione di persona adulta e responsabile di se stesso, ritirò gli esiti dei test.

Ovviamente erano tutti negativi, ma per non deludere le aspettative dei suoi genitori, con grande arte trasformò alcuni esiti in positivo.

Trasformandosi in attore consumato e assicurandosi che la busta contenente gli esiti fosse ben chiusa, depositò il plico sul tavolo del salotto di casa e uscì.

Era il tardo pomeriggio e solitamente i suoi genitori rientravano alla sera. Forse quel giorno suo padre sarebbe passato dal laboratorio per ritirare gli esiti, prima di rincasare.

Per dar tempo e modo di costruire castelli in aria e far sfrenare la fantasia dei suoi genitori, Marco pensò di andare al cinema, così, ritirandosi un po’ più tardi del solito, avrebbe avvalorato la fantasiosa trama del figlio drogato che brancola per posti diffamanti nella notte.

Il rientro dei genitori di Marco, a dir poco, fu tragico!

La lettura degli esiti dei test fece saltare sulla sedia suo padre, il quale per aver senso del grado di gravità della situazione, volle subito telefonare in privato al suo amico analista.

La situazione divenne surreale quando l’analista cascò dalle nuvole, assicurandogli che avendo effettuato di persona gli esami, egli era certo dei risultati esattamente opposti a quelli riferiti dal padre di Marco.

La lunga amicizia con l’analista consentì al padre di ottenere subito le prove certe della manomissione dei referti.

Il padre si precipitò nella stanza del figlio per trovar traccia di qualcosa che potesse confermare o smentire il suo pensiero.

In un cassetto, accuratamente preparata, trovò una lettera; ecco il contenuto:

“Cari genitori, a malincuore e con modi ingannevoli, io sono riuscito a rompere la vostra indifferenza.

Mi dispiace per il cattivo scherzo che ho preparato.

Volevo solo un po’ di vera attenzione, non quella che generosamente mi offrite mentre fate altro o mentre vi preoccupate del vostro lavoro, oppure, quando mi ascoltate con gli occhi all’orologio, al giornale, alla televisione.

Io ho solo voi come riferimento per risolvere i miei problemi.

È vero, non mi fate mancare niente!

Ho soldi in tasca, indosso bei vestiti, posso contare su raccomandazioni quando servono.

Chissà quanta gente vorrebbe stare al posto mio.

Nonostante tutto, mi sento tradito da qualcosa che non mi spiego.

Sento di essere stanco, solo, svuotato di stimoli. Vorrei impegnarmi in un progetto ed essere seguito, sostenuto, incitato da voi.

No! Non dovete sostituirmi con voi stessi, nemmeno affermare la vostra capacità, bravura, influenza, con la motivazione di voler il meglio per me.

Voglio il padre che non perde tempo con me.

Voglio una mamma che non guarda a ciò che mi manca, ma che guarda nel mio cuore, che si accorga se mi sono innamorato di una ragazza o se ho fatto qualche brutta di figura con un amico.

Voglio una famiglia come quella di Antonio, che mi dice di aver fame a mezzogiorno, ma non può mangiare prima che tutta la sua famiglia sia seduta attorno al tavolo.

Ho modificato i risultati dei test cambiando solo un aggettivo.

Papà, se avessi avuto coraggio e confidenza con l’analista gli avrei chiesto di esaminare lo stato della mia anima, un test sulla qualità dell’amore in circolo nella mia anima.

Non so se conosce le metodiche adatte allo scopo, ma sicuramente, non potrà dirti nulla di me, se gli chiedi i valori della glicemia, azotemia, colesterolo, THC.

Grazie a voi, le medicine per il corpo, possiamo comprarle, sono sempre disponibili e pronte in farmacia.

Le medicine per l’anima, non bastano tutti i soldi della terra per comprarle, eppure si trovano molto vicine.

Sono dentro di voi!”.

* brano tratto da "Il meraviglioso mondo dell'anima" - Zedda Editore

venerdì 17 agosto 2012

Chi sono




Teso nelle emozioni sono immagine per  tuoi occhi.

Cammino sul filo sotteso dalla sensibilità 
intento a cercar ponti.

In equilibrio tra slanci e timori, avanzo cauto 
in cerca  della zona indifesa del tuo cuore

Fermati per poco.

Permetti al tuo sguardo fugace di cogliermi.

Trasforma la tua percezione in un raggio di sole che illumini la mia anima.

Non sono un disegno immobile, 
una presenza che respira, 
un’opportunità da avvalersi.

Sono un mondo vivente che ha bisogno della tua compagnia per dar senso a se stesso.

Sono una cascata variopinta di sentimenti
che si innalzano come una lenta schiuma 
fino a contenerti 
e cancellare qualunque parvenza di diversità.

Questo sono io.

Questo siamo tutti noi .

Bagliori riflessi in infinite goccioline 
allegramente in corsa 
nel grande fiume dell’Amore.


martedì 14 agosto 2012

Ho imparato a dipingere


Il tempo dell’apparir è lontano.

Le lotte del collezionar materia sono dissolte nel ricordo.

Silenzio e sollievo avvolge la mia anima.


Mi nutro di impalpabile e sorrisi.

Indugio negli inviti del cuore.

Sorprendo me stesso nell’incanto.


Non più comando le emozioni.

Non più punisco il tremore della voce.

Lascio scorrere l’inopportuna lacrima che di me fa bambino.

Leggero mi sollevo sugli inutili affanni,
sui meschini intendimenti,
sulle trame ingannatrici
sulla vana gloria..

Nascondo alle faticose parole,
alla durezza degli spavaldi,
 alla superficialità degl'insensibili,
un mondo di dolcezze
disegnate con i colori più soffusi.

Ho imparato a dipingere la mia vita con i pennelli dell’amore.

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