domenica 18 ottobre 2026

La mia donna (poesia di Domenico Ruggiero)

✦ Chiave di lettura

La bellezza della donna amata sembra nascere da un misterioso furto compiuto ai danni dell'universo: dal sole proviene il suo sorriso, dalla spuma del mare il candore della sua pelle, mentre le stelle incidono il suo nome nel cielo. Ma l'innamorato è altrove, impegnato a cercarla attraverso mondi sconosciuti. In questa poesia, l'amore diventa un viaggio tra meraviglia e nostalgia, una ricerca senza confini di quella presenza che sembra appartenere alla terra e, nello stesso tempo, all'infinito.



C'è stato un furto nel sole.

Dai suoi raggi è nato il sorriso della mia donna.


Qualcuno ha rubato la spuma del mare

e dal suo candore è nata la pelle morbida della mia donna.


Poi hanno inciso il suo nome con le perle del cielo, 

ma io non c'ero.


Ero andato già via, 

a cercarla per altri mondi.


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Commento alla poesia

Questa poesia è una dichiarazione d'amore costruita attraverso immagini sorprendenti, nelle quali la bellezza della donna amata viene raccontata come il risultato di un misterioso furto compiuto ai danni della natura e del cosmo. 

Il sole, il mare e il cielo diventano inconsapevoli donatori di qualità che, sottratte alla loro origine, si ricompongono nella figura femminile. Il sorriso, la pelle e il nome della donna sembrano provenire da un universo che si è lasciato impoverire per creare qualcosa di straordinario. 

Eppure, dietro questa celebrazione della bellezza, si nasconde una dimensione più intima e malinconica: quella di un uomo che, mentre cerca la donna amata, scopre di essere assente proprio nel momento in cui il cielo ne consacra l'esistenza.

L'incipit, «C'è stato un furto nel sole», è una metafora potente, capace di trasformare immediatamente la percezione della realtà. Il sole, simbolo universale di luce, calore e vitalità, viene presentato come una vittima dalla quale è stato sottratto qualcosa di prezioso. 

Non si tratta, tuttavia, di un furto che impoverisce soltanto: ciò che viene sottratto si trasforma in bellezza, trasferendosi dalla dimensione naturale a quella umana. «Dai suoi raggi è nato il sorriso della mia donna»: la luce solare diventa così la materia originaria di un'espressione capace di illuminare l'esistenza dell'io poetico.

Il sorriso della donna non è semplicemente bello. Possiede qualcosa della luce stessa, come se la sua luminosità non fosse una qualità acquisita, ma una caratteristica che appartiene alla sua origine più profonda. 

In questa immagine si realizza una sorta di fusione tra la persona amata e il mondo naturale: il sole non è più soltanto un elemento esterno da contemplare, ma diventa una presenza che continua a vivere nel volto della donna. 

L'amore opera così una trasformazione dello sguardo, permettendo di riconoscere nella persona amata una bellezza che sembra contenere l'intero universo.

La seconda immagine introduce il mare: «Qualcuno ha rubato la spuma del mare / e dal suo candore è nata la pelle morbida della mia donna». Il movimento poetico prosegue secondo la stessa logica, ma cambia la qualità sensoriale della rappresentazione. 

Alla luminosità del sorriso si sostituiscono il candore e la morbidezza della pelle. Se il sole richiama una bellezza luminosa e quasi spirituale, la spuma marina suggerisce una delicatezza più concreta, legata alla percezione del corpo e alla sua sensualità.

La schiuma del mare è una materia effimera, continuamente generata e dissolta dal movimento delle onde. La sua bellezza risiede proprio nella precarietà: appare, si distende sulla superficie dell'acqua e scompare, lasciando dietro di sé soltanto il movimento incessante del mare. 

Attribuire alla pelle della donna l'origine in questa sostanza significa evocare una bellezza che sembra appartenere contemporaneamente alla materia e al sogno. Il corpo diventa il luogo in cui la natura deposita una parte della propria grazia, trasformando un elemento fugace in una presenza capace di suscitare desiderio e meraviglia.

È interessante osservare come il poeta non descriva direttamente la donna attraverso aggettivi convenzionali. Non afferma semplicemente che abbia un sorriso luminoso o una pelle candida. Preferisce immaginare che queste qualità siano state sottratte agli elementi naturali. 

La metafora del furto introduce così una dimensione fantastica, nella quale la bellezza non viene spiegata attraverso le sue caratteristiche visibili, ma ricondotta a una sorta di origine cosmica. La donna appare come una creatura nella quale il sole e il mare hanno depositato i propri segreti.

La terza strofa amplia ulteriormente questo scenario: «Poi hanno inciso il suo nome con le perle del cielo». Dopo il sole e il mare, entra in scena il cielo, evocato attraverso le perle che possono richiamare le stelle, i punti luminosi della notte o, più in generale, la preziosità degli elementi celesti. Il verbo incidere è particolarmente significativo. 

A differenza del semplice apparire, l'incisione implica un gesto destinato a lasciare una traccia, a imprimere qualcosa nella materia affinché possa durare.

Il nome della donna viene così sottratto alla dimensione ordinaria del linguaggio e collocato in uno spazio simbolico più vasto. Non è più soltanto una parola pronunciata dall'amante o scritta su un foglio: diventa un segno affidato al cielo, come se l'universo stesso avesse voluto riconoscerne l'unicità. 

Le perle, con il loro valore di oggetti preziosi, suggeriscono che il nome possiede una ricchezza che supera la sua semplice funzione identificativa. Pronunciarlo o ricordarlo significa evocare una presenza irripetibile.

Ma proprio nel momento in cui la poesia raggiunge questa dimensione cosmica, compare una frattura improvvisa: «ma io non c'ero».

È il passaggio decisivo dell'intera composizione. Dopo aver costruito una celebrazione della donna attraverso immagini di straordinaria intensità, il poeta introduce la propria assenza. Il contrasto è netto: il sole ha donato i suoi raggi, il mare ha offerto il suo candore e il cielo ha inciso il nome dell'amata, ma colui che la ama non ha assistito a questo processo simbolico di creazione e consacrazione.

Il verso breve interrompe il movimento delle immagini precedenti e produce un effetto di sospensione. La poesia sembra improvvisamente abbandonare la sua atmosfera fiabesca per rivelare una verità più umana. 

L'uomo riconosce la bellezza della donna, ma non può rivendicare una partecipazione originaria alla sua nascita simbolica. Lei esisteva già prima del suo sguardo, prima del suo amore, prima del desiderio di farne il centro del proprio universo.

Questa assenza può essere interpretata in diversi modi. Potrebbe esprimere il rimpianto di chi è arrivato troppo tardi, la consapevolezza che la persona amata possiede una storia indipendente oppure il sentimento di chi cerca qualcosa che sembra sempre sfuggirgli. In ogni caso, il poeta introduce una distanza tra l'origine della bellezza e il desiderio di raggiungerla. 

L'amore non viene rappresentato come il possesso di qualcosa che appartiene all'innamorato, ma come una ricerca che deve confrontarsi con l'autonomia dell'altro.

L'ultima strofa, «Ero andato già via, / a cercarla per altri mondi», trasforma questa distanza in movimento. L'io poetico non si limita a constatare la propria assenza: ne offre una spiegazione che apre la poesia a una dimensione quasi metafisica. Mentre il cielo incideva il nome della donna, egli si trovava altrove, impegnato a cercarla «per altri mondi».

L'espressione può suggerire una ricerca che supera i confini della realtà quotidiana. Gli altri mondi potrebbero essere luoghi immaginari, dimensioni interiori, orizzonti lontani o possibilità di esistenza che l'amore rende concepibili. 

Il poeta sembra cercare una donna che, in qualche modo, precede perfino il proprio incontro con lei: una presenza intuita, sognata e inseguita attraverso uno spazio che non coincide necessariamente con quello geografico.

Si delinea così un paradosso romantico. La donna è già stata creata dalla luce, dal mare e dal cielo, ma l'uomo continua a cercarla. 

La natura sembra aver completato la propria opera, mentre l'amore rimane incompiuto finché non avviene l'incontro. 

La bellezza esiste indipendentemente dal desiderio, ma è il desiderio a trasformarla in una presenza essenziale per la vita di chi la contempla.

La poesia suggerisce, pertanto, che amare significa anche riconoscere di essere arrivati dopo l'origine dell'altro. Nessuno crea interamente la persona che ama, né può pretendere di conoscerne ogni segreto. 

Ogni individuo porta con sé una storia, una bellezza e una dimensione interiore che precedono l'incontro amoroso. Il sentimento nasce quando queste realtà autonome entrano in relazione, senza che l'una debba cancellare l'indipendenza dell'altra.

Il significato più profondo della poesia risiede proprio nella tensione tra la meraviglia della scoperta e la malinconia dell'assenza. 

La donna appare come un'opera della natura, una sintesi di luce, candore e mistero; l'uomo, invece, si definisce attraverso la ricerca, attraverso il movimento verso qualcosa che non possiede ancora completamente. 

La sua assenza nel momento in cui il cielo incide il nome dell'amata non è soltanto una mancanza: è la condizione che rende possibile il viaggio poetico verso di lei.

In definitiva, C'è stato un furto nel sole racconta un amore che non si accontenta di descrivere la bellezza, ma tenta di immaginarne l'origine. La natura diventa complice della creazione della donna, mentre l'innamorato si trasforma in un viaggiatore alla ricerca di una presenza che sembra appartenere contemporaneamente alla realtà e al sogno. 

E forse è proprio questo il segreto dell'amore: arrivare quando il mondo ha già compiuto la sua opera, scoprire nell'altro qualcosa che esisteva prima di noi e sentirsi comunque chiamati a cercarlo, come se nessuna distanza fosse abbastanza grande da spegnere il desiderio dell'incontro.


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