mercoledì 19 febbraio 2014

L'aquilone (poesia)


 
Scorre il filo del sentimento tra le crespe dell’intimità.
Avvolge il sentir dolce.

Trasparente alle rocciose pretese.
Lontano dai grigiori della tristezza.
Inerte all’egoismo.
Audace al cuor mite.

Ricordo ancora quell’affanno sfiancante.
Correvo legato alla coda dell’aquilone.

Il mondo tutto era con me.

La mano protesa al cielo
cercava il Dio dei bambini.

La frescura del mattino
si perdeva nella furia d’inseguire sogni.


Or che il corpo è fermo,
il pensiero cerca ancora l’aquilone,
ma son trascorsi anni e il cielo è più basso.

Corro ancora dietro quel filo teso dal vento del sentimento.
Continuo a sognare il mondo che vorrei.

Sento anche l’affanno agitare le vene.

E’  la vita che, irrefrenabile, pulsa.

Vuole testardamente dirsi meravigliosa.
 

Analisi
Questo componimento si presenta come una toccante meditazione lirica sul tempo che scorre, sulla persistenza del desiderio e dell'innocenza e sulla resistenza del sentimento di fronte alla maturità e al corpo che invecchia.

Il testo si articola attraverso una contrapposizione costante tra la leggerezza dinamica dell'infanzia e la consapevolezza stanziale dell'età adulta, tenute insieme dallo stesso filo invisibile: la passione per la vita.

Ecco un'analisi dettagliata delle sue fasi narrative e dei suoi simboli:

1. La natura del sentimento (Prime tre strofe)

La poesia si apre con un'immagine sinuosa e sottile: il sentimento è un filo che scorre tra "le crespe dell’intimità", insinuandosi nei pieghi più nascosti e delicati dell'anima.

Seguono versi che definiscono questo sentire per sottrazione e contrasto:

  • È trasparente rispetto alla rigidità e al peso delle pretese terrene ("rocciose pretese").

  • È distante dalla cupa rassegnazione ("grigiori della tristezza").

  • È incapace di egoismo ("inerte all'egoismo").

Particolarmente forte è il verso isolato "Audace al cuor mite": il sentimento vero dà un coraggio inaspettato anche a chi per natura è mite e quieto, trasformando la delicatezza in forza profonda.

2. Il ricordo d'infanzia: l'aquilone e la corsa (Strofe centrali)

Con la memoria che torna indietro nel tempo, il ritmo si fa più concitato e visivo. L'immagine del bambino che corre "legato alla coda dell’aquilone" è una splendida metafora della spensieratezza e della tensione verso l'alto:

  • L'onnipotenza infantile: "Il mondo tutto era con me". Da bambini non ci si sente separati dalla realtà, ma immersi in un'armonia totale.

  • La ricerca del divino: La mano tesa verso il "Dio dei bambini" rappresenta una spiritualità semplice, istintiva, priva di dottrine e fatta solo di fiducia e meraviglia.

  • L'energia pura: La frescura del mattino consumata nella "furia d’inseguire sogni" evoca l'ardore di chi non conosce ancora il limite della stanchezza.

3. La maturità: il corpo fermo e il cielo più basso (Finale)

La svolta riflessiva introduce il presente: "Or che il corpo è fermo / il pensiero cerca ancora l’aquilone". La stanchezza fisica o il peso degli anni limitano il movimento, ma la mente rimane aggrappata a quello stesso slancio.

Particolarmente poetico ed amaro è l'enunciato "il cielo è più basso": con l'età adulta l'orizzonte sembra restringersi, le illusioni perdono d'altezza e la realtà pesa di più. Eppure, la risposta dell'io lirico non è la resa:

"Corro ancora dietro quel filo teso dal vento del sentimento. / Continuo a sognare il mondo che vorrei."

La corsa non è più fisica, ma interiore. L'affanno che agita le vene non è soltanto la fatica di un corpo che invecchia, ma il segno tangibile della vita che pulsa irrefrenabile. Il finale sfocia in un'ostinata affermazione di bellezza: la vita, nonostante gli anni trascorsi e le disillusioni, "vuole testardamente dirsi meravigliosa".

Tono e Cifra Stilistica

  • Linguaggio: Intimista, evocativo, caratterizzato da forti elementi simbolici (l'aquilone, il filo, il cielo, la mano protesa).

  • Ritmo: Meditativo nelle strofe iniziali e finali, più agile e dinamico nella parte central-evocativa dedicata all'infanzia.

  • Tema centrale: La resilienza poetica dell'anima, capace di custodire lo sguardo del bambino anche quando il corpo rallenta e il mondo si fa più duro.

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