Benvenuto su Riflessioni Filosofiche

In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.

mercoledì 22 maggio 2024

Essere cattivi, perchè?

 

La cattiveria?
Chissà da quale angolo sperduto dell’universo sarà giunta!
La cattiveria è una malattia dell’anima molto difficile da curare.
Essa ha bisogno dei santi per combatterla. 
Si innesca nel cuore degli uomini per debolezza dello spirito e per la sfortuna di nascere nel momento e nel luogo sbagliato. Subire una cattiveria è come scoprirsi sotto una doccia gelida … e non puoi farci nulla! 
Ti rendi conto di quanto si possa rimproverare ad un essere umano e di quanta naturalezza esiste nel mondo degli animali.
In qualità di tecnico, ho imparato a non dimenticare che ogni soluzione a qualunque problema conserva vantaggi e svantaggi. Ammaliati dai vantaggi, spesso gli svantaggi ci appaiono piccoli e trascurabili ma che nel momento giusto mettono in forse il giudizio iniziale. Se per godere della consapevolezza bisogna convivere con la cattiveria, allora qualcuno potrebbe rinunciarci.
Vi confesso che mi sforzo tantissimo nel vestire i panni di colui che è preso dalla cattiveria, ma non trovo né una spiegazione plausibile né il gusto per esercitarla. 

Tento di filosofare su possibili motivazioni, ma ho l’impressione di vagare come uno stupido in un campo dove non esiste la razionalità. Nello scavare sul fondo dei pensieri mi è facile perdere nella fantasia o nei ricordi infantili. Allora, quando giocavo con le formiche o soffiavo sulle corolle dei piccoli fiori per figurarmi il polline, forse ero cattivo?
Io ero grande e potente mentre quei piccoli esseri correvano indifesi per trovar rifugio. Improvvisamente mi rendo conto che forse il cattivo è un bambino che non ha mai giocato con i fiori, le lucertole e le farfalle.
Quel bambino, ora adulto cattivo, non ha avuto modo di vivere la tenerezza dei sentimenti più semplici; non ha sentito la dolcezza di una carezza o l’ebbrezza di sentirsi amato e padrone di un mondo tutto da scoprire nel clima dell’Amore.
 

Un inguaribile ottimista

 

Nella vita siamo attori protagonisti di un film che ci giriamo nella testa e del quale alcune scene tentiamo di condividere con illusorio successo.
Un esempio è ricavabile dalla qualità dell’attenzione che riusciamo a catturare nei momenti in cui vogliamo “istruire” il mondo esterno attraverso il colloquio. È nostra convinzione che non esiste nulla di più importante di ciò che vogliamo esprimere e contemporaneamente, non esiste nulla di più irrilevante di ciò che ci viene riferito. Desideriamo che Il nostro mondo, tutto colorato e sempre interessante, brilli e appaghi la inconsapevole volontà di potenza presente in gran quantità nella psicologia individuale.
Tutto questo emerge e condiziona qualunque assembla convocata per discutere qualsiasi problema e cercarvi una soluzione comune condivisa. In questi casi, esattamente come aria che riempie il vuoto, il nostro film vorrebbe imporsi nella sala cinematografica delle riunioni. I dibattiti vivaci, noi vorremmo trarli dalle nostre trame, cosicché si apprezzi il lavoro del regista e si rimanga impregnati dall’empatia degli attori.
Mi è capitato di partecipare a molte assemblee dove i decibel erano le unità di misura dell’importanza dei concetti esposti e dove per catturare l’attenzione bisognava presentarsi come giocolieri delle parole. 
In queste occasioni, mi illudevo che qualcuno dei partecipanti avesse veramente interesse per quanto potevo illustrare. 
Il tempo della precaria attenzione era proporzionale alla pazienza dell’ascoltatore e al senso dell’educazione al colloquio. Scoprivo a posteriori che parlavo a me stesso e che riempivo solo vuoti temporali nello spazio assembleare.
Lo scoraggiamento conseguente alla presa di consapevolezza di tale realtà diventa mortificazione quando l’obiettivo della riunione si perde nella nebbia delle possibilità o fraudolentemente si ignora dietro il sipario delle buone intenzioni.
Non si può immaginare, invece, come sia meravigliosamente magico parlare a persone a cui piace ascoltarti e vuole capire fino in fondo ciò che stai esponendo. 
Queste persone hanno gli occhi incollati sulla tua bocca e il pensiero in continuo combattimento con il sentimento. 
Queste non stanno preparando un’obiezione, ti confermano l'ascolto con assensi impercettibili che ti fanno intendere di seguire il filo logico, non interrompono perché attendono di cogliere il momento giusto affinché sia tu a permettergli di parlare. 
Le pause diventano opportunità per manifestare emozioni e gareggiare con atti di generosità.
Ultimamente ho avuto un incontro etichettato con la parola “feedback” per la celebrazione di un evento concluso. Vi confesso che l’incontro è stato piacevole per la presenza di dolcetti degustativi, ma non ricordo tuttora a quale scopo è servita la mia partecipazione. 
Pensando a ciò che mi ero proposto di riferire all’assemblea, continuo a ridere come un matto, per come continuo a essere un inguaribile ottimista.
   

martedì 21 maggio 2024

Aspettando di nascere

 

 

“Mamma, lo sai che qui stiamo festeggiando? Sono tutti felici per me che a novembre verrò da te.”

“Piccina mia, non mi mettere ansia. Io sono più felice di te di averti con me.”

“Non vedo l’ora di strillarti. Forse non sai come sia bello per una bambina appena nata richiamare la mamma … è come se tutte le stelle ruotassero intorno prima di fissarsi nei tuoi occhi. È meraviglioso sentire la tua premura … l’angelo mi ha detto che oltre te e papà non ci sarà nessun altro che mi potrà donare emozioni così forti.”

“Sarà dolce attenderti … sapessi quanta apprensione tuo padre conserva nel cuore. Lui è già affascinato dal tuo visino, lo immagina come se tu fossi già qui. Però, quando arrivi strilla quanto basta … non voglio che si preoccupi oltre misura; ha già fatto esperienza con il tuo fratellino ma con le emozioni non ha un gran controllo.”

“Povero, paparino mio … va bene strillerò di più soltanto quando lui non potrà sentirmi … non voglio rinunciare al tuo abbraccio tenero quando ti allontani troppo da me. Sai, io strillerò perché non saprò parlare come ora e sarà l’unico modo per chiamarti.

Mamma, sono felice perché ci sarà anche il mio fratellino, giocheremo insieme … non ti arrabbierai se in due metteremo in disordine tutta la casa?  Con l’aiuto di papà, poi rimetteremo tutto in odine.”

“Ho già messo in conto il vostro scompiglio … per una mamma rappresenta una forma esteriore di gioia. Dove ci sono bambini, l’ordine delle cose assume il tono della tristezza mentre la confusione dei giocattoli sparsi per la stanza … fino a trovarli nei posti più impensabili, sono segni di vita in germoglio, di rugiada d’amore depositata in ogni angolo della casa. Chissà quante volte io e il tuo papà, abbiamo raccolto giocattoli e subito dopo rilanciati lontano dal tuo fratellino … quindi, non temere ripeteremo questo lavoro anche per te.”

“Non daremo tregua neanche ai nonni! Però, avvisa loro di non darci troppi bacetti … noi abbiamo altro da fare! Per noi giocare è una cosa seria! È bello che ci coccolano, ma a volte esagerano con le attenzioni.”

“Va bene tesoro, farò del mio meglio per trattenerli, ma non ti assicuro di riuscirci.”

“Mamma, ho dimenticato di dirti un’ultima cosa. Evitate di farmi ripetere come una sciocca le stesse parole e suoni … noi bambini impariamo presto e ci annoia ripetere soltanto per guadagnare qualche sorriso in più.”

“Ahahahah … questo è l’unico sacrificio che ti chiediamo! Lo facciamo per capire se stai crescendo bene e se il nostro amore funziona.”

lunedì 20 maggio 2024

Il peso specifico emotivo

 

Sono convinto che molte persone abbiano un peso specifico emotivo tale da mostrarsi in equilibrio indifferente in molte relazioni interpersonali.
Questo indice misura il peso della cordialità; stabilisce anche l'altezza dal fondo del mare delle miserie in corrispondenza della quale l'individuo nuota.
Sapete benissimo che un pezzo di ferro scagliato in acqua, affonda velocemente, mentre un pezzo di sughero è sballottato sulla sua superficie come se non fosse accettato. Alcuni materiali, invece, avendo un peso specifico quasi uguale a quello dell'acqua, viaggiano in essa in equilibrio casuale; ogni posizione assunta è sempre buona.
A causa delle debolezze umane e in misura legata alla sfortuna, ognuno di noi mostra un peso specifico emotivo.Possiamo essere, pertanto materiali ferrosi, tristemente depositati nei fondali dello spirito e ignari delle bellezze di oltre superficie, oppure eleganti cigni bianchi che sembrano non toccare l'acqua, ma che pur s'adagiano su di essa.
L'alternativa alle precedenti due possibilità, consiste nel nuotare nell'indifferenza, accontentandosi del plancton, passivamente trasportato nelle masse d'acqua degli oceani.

sabato 18 maggio 2024

Non sono quello che vedi


Non sono quello che vedi
e anch'io non vedo quello che sono.

La luce dà forma ad un'immagine che non mi riguarda,
corrotta dalla presunzione,
incastonata nelle tue paure.

Riesci a dar logica a quello che vedi,
ma soltanto per ciò che hai potuto vedere,
oppure per quello che ti hanno insegnato a vedere.

Sono molto di più di ciò che la ragione ammette.
Sono un'anima imprigionata nel disegno di un viso deciso dal tempo.

Sono come te!
Vivo con le tue stesse ansie. 

Camminiamo accanto guardandoci solo a tratti,
quando il sole è alto.
Brancoliamo insieme per mendicare amore.


venerdì 17 maggio 2024

Una principessina in arrivo

 

Un’antica leggenda narra che il paradiso è popolato da bambini e che per ognuno di loro c’è un angelo ad assisterlo e prepararlo alla discesa sulla terra. Gli angeli sono adulti che hanno praticato il vero amore durante la loro esistenza terrena, mentre quelli sfortunati, ritornano bambini e attendono il loro turno per rinascere. Il tempo di permanenza nel luogo celeste è trascorso seguendo gli usi dei bambini già nati ma con la differenza di non invecchiare.

Un giorno celeste una delle meravigliose bimbe dormiva ancora quando un angelo la svegliò.

“Principessina, svegliati!”

“No! Lasciami dormire ancora un po’.”

“Daiii! Devo darti una bella notizia.” Disse l’Angelo.

La curiosità di Principessina la destò e interessata, domandò: “Dimmi, è arrivato il mio momento di nascere?”

“Sì! Dobbiamo iniziare i preparativi.”

Entusiasta la bimba esclamò: “Che bello! Sai chi saranno i miei genitori?”

“Lo sai che gli angeli sanno tutto!” L’angelo sorrise.

“Voglio conoscere tutto di loro … raccontami come sono.”

I bambini in paradiso non sono come quelli sulla terra perché nel loro cuore portano il seme dell’amore per cui qualunque sia il loro destino sulla terra restano comunque gioiosi di rinascere.

L’angelo così cominciò a parlarle: “Avrai una mamma meravigliosa che ti amerà più di sé stessa, un padre premuroso, dolce e sensibile come un tenero fiore, un fratellino curiosone come te e dei nonni che scalpitano già da ora per coccolarti.”

La principessina incantò e dopo qualche attimo domandò: “Quanto tempo devo attendere per vederli?”

“Aspetta, ti sposto qualche nuvola e ti avvicino la casa che ti accoglierà, potrai vedere da sola cosa sta facendo la tua mamma.” Rispose l’angelo.

“ … ma è bellissima la mia mamma … voglio scendere subito!”

“Non essere impaziente! I tuoi genitori devono prepararsi per accoglierti nel miglior modo possibile. Loro non vivono in paradiso, devono organizzarsi. Sulla terra ogni cosa prende il suo tempo e questo non dipende da chi ci vive. Qui da noi il tempo non esiste ma per loro è qualcosa che li trasforma. Per questo motivo voi bambini che nascerete, siete messaggeri di un mondo che loro non vedono ma sentono attraverso l’amore profondo dell’essere genitori. Quando nascerai, dimenticherai tutto del paradiso e dovrai impararlo dal loro amore … così, quando alla fine del percorso sulla terra tornerai qui nuovamente, diventerai un angelo come me.”   

 

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