Benvenuto su Riflessioni Filosofiche

In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.

mercoledì 6 maggio 2026

Il doppio volto del futuro


Quando il vecchio faro del Porto smise di funzionare, nessuno nella città sembrò farci troppo caso. Le navi ormai seguivano rotte automatiche, guidate da satelliti invisibili e schermi luminosi. 

Il faro era rimasto lì soltanto come una reliquia: un corpo di pietra che continuava a guardare il mare anche se il mare non aveva più bisogno di lui.

Andrea, però, continuava a salirci ogni sera.

Aveva quarantadue anni e da quasi un anno viveva solo. Sua moglie Clara era morta durante l’inverno precedente, lasciandogli una casa piena di oggetti che sembravano trattenere ancora il calore delle sue mani. 

Sul tavolo della cucina c’era una tazza scheggiata che nessuno aveva avuto il coraggio di buttare. Nell’armadio, i suoi vestiti conservavano il profumo leggero del gelsomino. 

E nello studio, sopra una mensola, c’era il manoscritto incompiuto del romanzo che Andrea aveva iniziato a scrivere dieci anni prima.

Trecentoventisette pagine.

Nessun finale.

Ogni notte saliva al faro con quel manoscritto nello zaino, come se il vento salmastro potesse suggerirgli l’ultima frase. Ma il più delle volte rimaneva seduto in silenzio accanto alla lanterna spenta, osservando il mare nero aprirsi davanti a lui come una domanda senza risposta.

Aveva sempre creduto che la vita fosse un percorso verso qualcosa: una forma definitiva, una stabilità, un compimento. 

Studiare, lavorare, amare, costruire una famiglia, diventare finalmente ciò che si doveva essere. Ma ora, dopo la morte di Clara, tutto gli appariva diverso. 

Non vedeva più alcun approdo. Solo movimento.

Un’esistenza che continuava a mutare proprio mentre cercava di fissarsi.


L’incontro al faro

Una sera di novembre trovò qualcuno seduto sui gradini del faro.

Era una ragazza giovane, forse venticinque anni, con un cappotto troppo leggero per il freddo del porto. Aveva accanto una valigia azzurra e un quaderno pieno di fogli sciolti.

«Scusi», disse lei alzando lo sguardo, «sa se questo faro è ancora aperto?»

Andrea sorrise appena.

«Tecnicamente no.»

«E praticamente?»

«Praticamente nessuno controlla più.»

La ragazza rise piano, come se custodisse una stanchezza antica.

Si chiamava Elisa. Veniva da Milano. Aveva lasciato l’università a pochi mesi dalla laurea e da allora viaggiava senza una direzione precisa. Scriveva poesie che non pubblicava mai.

«Perché le scrivi?» le chiese Andrea.

Lei rimase in silenzio per qualche secondo.

«Perché esistano almeno una volta.»

Quelle parole gli rimasero dentro.


Il significato dell’incertezza

Nei giorni successivi continuarono a incontrarsi al faro. A volte parlavano per ore, altre restavano semplicemente seduti a guardare il mare. 

Elisa raccontava dei lavori lasciati, degli amori interrotti, delle città abbandonate prima di riuscire a sentirle davvero sue. 

Andrea invece parlava poco. Ma lentamente cominciò a raccontare del romanzo incompiuto e di Clara.

«Forse dovresti finirlo», disse Elisa una sera.

Andrea scosse la testa.

«Non saprei come.»

«Non è questo il problema.»

«E quale sarebbe?»

Lei indicò il manoscritto.

«Tu vuoi sapere prima se ne varrà la pena.»

Andrea abbassò gli occhi.

Era vero.

Aveva paura che il libro non significasse nulla. Che nessuno lo leggesse. Che fosse mediocre. Che tutta quella fatica finisse nel silenzio.

Elisa prese una pagina del manoscritto e lesse qualche riga. Poi disse:

«Ma le cose vive funzionano così.»

«Così come?»

«Si gettano avanti senza sapere cosa diventeranno.»

Fuori, il mare colpiva gli scogli con lente esplosioni di schiuma.

Andrea pensò improvvisamente ai pescatori del porto. Ogni notte uscivano in mare senza alcuna certezza. 

Gettavano reti nel buio aspettando qualcosa che forse non sarebbe arrivato. Eppure continuavano a farlo. 

Non perché il futuro garantisse loro qualcosa, ma perché vivere significava proprio esporsi a quell’incertezza.

Per la prima volta dopo mesi, sentì che il dolore per Clara non era soltanto una fine. Era anche una soglia. Una ferita aperta attraverso cui il futuro continuava a entrare.

Quella notte tornò a casa e riprese a scrivere.

Non trovò un finale. Trovò soltanto un’altra pagina.

E poi un’altra ancora.


Il futuro costruisce e distrugge

Con l’inverno arrivò una notizia inattesa: il comune aveva deciso di demolire il vecchio faro. Al suo posto sarebbe sorto un albergo panoramico per turisti.

«Era inevitabile», disse il sindaco durante l’assemblea cittadina. «La città deve guardare avanti.»

Andrea osservò le persone applaudire distrattamente. E improvvisamente comprese qualcosa che non aveva mai capito davvero: ogni futuro nasce distruggendo qualcosa. 

Ogni nuova forma della vita consuma la precedente. Non esiste crescita senza perdita.

Il futuro non salva.

Trasforma.

L’ultima sera prima della demolizione, Andrea ed Elisa salirono insieme fino alla lanterna.

Il vento era fortissimo.

«Hai paura?» chiese lei.

«Di cosa?»

«Che tutto sparisca.»

Andrea guardò il mare.

«Sì.»

«Anch’io.»

Rimasero in silenzio.

Poi Elisa tirò fuori dalla valigia il suo quaderno pieno di poesie.

«Domani parto», disse. «Non so dove andrò.»

Andrea sentì una stretta improvvisa.

Avrebbe voluto chiederle di restare. Ma comprese che amare qualcuno significava anche accettarne l’apertura, il movimento, l’impossibilità di trattenerlo definitivamente.

Elisa strappò una pagina dal quaderno e gliela mise in mano.

«Non leggerla adesso.»


Il prezzo di ogni nuovo inizio

La mattina seguente lei era già partita.

Andrea rimase solo davanti al mare grigio mentre le ruspe circondavano il faro.

Quando il primo colpo demolì una parte del muro esterno, provò un dolore fisico, quasi intimo. Ma insieme a quel dolore sentì anche altro: una strana corrente vitale, come se proprio nella distruzione qualcosa continuasse ostinatamente a nascere.

Aprì finalmente il foglio lasciato da Elisa.

C’era scritto soltanto:

“Le cose che finiscono non sono il contrario delle cose che iniziano. Sono il loro prezzo.”

Andrea alzò lo sguardo verso il mare.

Poi tornò a casa.

E continuò a scrivere, senza sapere se qualcuno, un giorno, avrebbe letto quelle pagine.


Conclusione

Il doppio volto del futuro racconta la fragilità dell’esistenza umana e il coraggio necessario per vivere nonostante l’incertezza. Ogni scelta, ogni amore e ogni creazione sono scommesse sul possibile. Il futuro appare insieme promessa e minaccia, speranza e perdita. Eppure è proprio questa apertura verso ciò che non conosciamo a rendere viva l’esistenza.

La vita non si compie mai del tutto.

Continua.

Sempre.


*Spunto tratto dal 2^ volume "Lo sguardo nel tempo della filosofia" di Fabio Squeo
 



Leggi anche: La filosofia raccontata (di Luigi Squeo)
oppure

Diventa ciò che sei (di Luigi Squeo)

Nessun commento:

Posta un commento

Esprimi il tuo pensiero

Post più letti nell'ultimo anno