Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre. (Gandhi)
Benvenuto su Riflessioni Filosofiche
In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.
sabato 2 maggio 2026
Che roba è un File-system?
sabato 7 febbraio 2026
Il Premio Internazionale Voucher celebra un’icona italiana: Pietruccio Montalbetti
Va a Pietruccio Montalbetti il riconoscimento per la Musica, un'artista senza tempo, capace di unire talento, cultura e umanità attraverso note, parole e orizzonti lontani.
Nella capitale economica, della moda e del design italiano, mercoledì 11 febbraio 2026, alle ore 19:30, presso Palazzo Biandrà, sede dei consulenti finanziari di Banca Mediolanum nel cuore di Milano, si terrà la VI edizione del Premio Internazionale Voucher – Turismo, Cinema, Moda, Musica e Comunicazione, ideato da Anna Di Maria e Paky Arcella.
Tra i momenti più attesi della serata, spicca l’assegnazione del Premio Internazionale Voucher per la Musica a Pietruccio Montalbetti, fondatore e storico chitarrista dei Dik Dik, figura simbolo della musica italiana e artista capace di unire talento, umanità e visione culturale.
Ma il suo talento non si è mai fermato alla musica. Viaggiatore instancabile, ha trasformato il turismo in scoperta autentica, vissuta come esplorazione consapevole e spesso solitaria, attraversando Paesi e continenti — dall’America Latina all’Asia, dall’Africa al Sahara — non per fuggire, ma per conoscere, ascoltare, comprendere. Un percorso umano e culturale che si riflette anche nella sua attività di autore, capace di intrecciare nei suoi libri memoria, avventura e profonda attenzione all’altro.
Il Premio Internazionale Voucher viene conferito a Pietruccio Montalbetti per aver dimostrato una straordinaria professionalità e per il rilievo profondo attribuito, nel corso della sua carriera, alla dimensione sociale, culturale e umana, espressa attraverso la musica e il racconto. Un percorso che ha saputo creare un connubio vitale tra il valore del lavoro e il valore della relazione umana, rendendolo un artista amatissimo dal pubblico non solo per ciò che ha fatto, ma per ciò che continua a essere: un uomo curioso, autentico, libero, esempio di passione senza confini.
Il Premio è realizzato dal maestro orafo Michele Affidato, riconosciuto a livello internazionale per la sua maestria e per le sue creazioni uniche, autentici gioielli artistici che celebrano la qualità e l’eccellenza italiana nel mondo.
L’evento si inserisce nel contesto della BIT – Borsa Internazionale del Turismo, punto di riferimento globale per la promozione del settore turistico e dell’indotto culturale, e si svolge in concomitanza con le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, momento storico capace di unire sport, cultura, innovazione e sviluppo economico, proiettando l’Italia sotto i riflettori internazionali.
Il Premio gode del patrocinio del Ministero del Turismo e di Regione Lombardia, confermando il suo valore istituzionale e la capacità di attrarre attenzione internazionale sui temi della sostenibilità, dell’innovazione e della competitività del sistema turistico italiano.
Accanto a Pietruccio Montalbetti, tra i premiati figurano Rai Sport per la Comunicazione, ITA Airways per il Turismo, AIC – Associazione Italiana Coltivatori per la valorizzazione dei territori, Germano Lanzoni per il Cinema e Gianni Caputo by Donna Fur per la Moda, a testimonianza di un’eccellenza italiana capace di dialogare tra linguaggi, settori e visioni.
Numerosi ospiti istituzionali, imprenditori, artisti e personalità del mondo della comunicazione prenderanno parte alla serata, tra cui il Sindaco di Assago, Graziano Musella — città che ospiterà le gare di figure skating e short track delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 — e Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso.
L’evento sarà inoltre occasione per valorizzare il turismo religioso, con la partecipazione del tour operator Ventisetteviaggi, che presenterà il Tour dei Miracoli Eucaristici, itinerario di grande valore culturale e spirituale capace di coniugare fede, memoria, arte e territori.
La serata si concluderà con l’Aperiviaggi Fuori Fiera, a cura dello chef Giò, ideatore dei Gioccolatini, con degustazioni di prodotti d’eccellenza dell’AIC – Associazione Italiana Coltivatori, accompagnati dai vini della storica Cantina Panizzari di San Colombano al Lambro, fondata nel 1898 e simbolo della tradizione enologica italiana con un approccio ecosostenibile.
Un evento che celebra l’Italia delle eccellenze e che, con la premiazione di Pietruccio Montalbetti, rende omaggio a un'artista che ha saputo trasformare la musica, il viaggio e la relazione umana in una storia di valore universale.
giovedì 29 gennaio 2026
Milena Melchiorre esce con "Punto a capo"
Punto a Capo è il primo album di Milena Melchiorre, artista abruzzese che sta rapidamente conquistando l’attenzione del panorama musicale italiano. Il disco è disponibile su tutti i principali store digitali, mentre il CD audio può essere richiesto sul sito di Cinemusica Nova srls all’indirizzo ufficiale: www.ideasuoni.com
Il progetto discografico è composto da sei brani originali, tutti scritti, musicati e interpretati dalla stessa Milena Melchiorre. Gli arrangiamenti portano la firma del rinomato chitarrista romano Stefano Zaccagnini, che ha contribuito a definire l’identità sonora dell’album. Ad affiancare l’artista, un gruppo di musicisti di grande esperienza: Alessandro Sanna al basso, Gianni Aquilino al pianoforte e tastiere, Pino Vecchioni alla batteria e Giovanna Famulari al violoncello. La loro presenza arricchisce il progetto con un sound intenso e coinvolgente, capace di valorizzare appieno la sensibilità artistica di Milena Melchiorre.
Per celebrare l’uscita dell’album, Milena Melchiorre sarà protagonista di numerose serate live a partire da gennaio 2026, nelle principali città del centro Italia. I concerti rappresenteranno un’occasione preziosa per scoprire dal vivo la sua musica e il suo talento interpretativo. "Punto a Capo" è un esordio sincero e intenso, che segna l’inizio di un percorso artistico da seguire con attenzione. Un album che invita all’ascolto profondo e alla riflessione, senza filtri né artifici.
Fermarsi non è una resa, è un atto di consapevolezza, il gesto di chi sceglie di ascoltarsi davvero. "Punto a Capo" nasce da questa esigenza profonda, come un ritorno al centro delle emozioni, dove l'autrice mette a nudo la propria fragilità trasformandola in linguaggio sonoro. Sei brani come sei confessioni, sei stanze emotive in cui l’ascoltatore è invitato a entrare senza bussare, lasciandosi attraversare da immagini, silenzi e verità scomode. Il romanticismo che percorre l’album è autenticamente umano, fatto di carezze che salvano e di paure che restano.
Guance apre il disco come un sogno a occhi socchiusi. La narrazione è delicata e quasi onirica, la protagonista cerca rifugio in una carezza, in un gesto d’affetto che promette protezione, ma che finisce per rivelare una vulnerabilità ancora più profonda. Con Mare, Milena Melchiorre si confronta con l’idea dell’enormità e dell’ignoto. Il mare diventa simbolo dell’infinito che spaventa e attrae, luogo in cui la maschera cade e l’abbandono alle onde diventa un atto di accettazione della propria umanità.
Istanti è il ritratto di una generazione che impara ad amarsi tra silenzi, playlist notturne e messaggi mai inviati. Due anime giovani si tengono strette mentre il mondo corre troppo veloce, sospese tra il timore di sbagliare e la sensazione di non essere mai abbastanza. In Dentro un lunedì, la quotidianità diventa spazio di riflessione. Una bambina cresciuta troppo in fretta attraversa la monotonia di una giornata qualunque sentendosi fuori sincronia con l’amore e la semplicità che la circondano, desiderando rallentare il tempo per ritrovare respiro.
Con mondo defibrillatore il battito accelera. La vita appare come una corsa incessante che invade ogni spazio, lasciando solo sensazioni rapide e irrisolte. Il brano interroga il confine tra giusto e sbagliato mentre si è trascinati dentro una realtà veloce e fragile. A chiudere l’album è Mi sono permessa…, una resa che si trasforma in conquista. L’esigenza emotiva prende il sopravvento sull’ansia sociale, fino a una verità semplice e disarmante: il tempo non si affronta, si vive. "Punto a Capo" è un nuovo inizio. Un album che invita ad ascoltarsi, a perdersi e ritrovarsi, ricordando che la fragilità, quando viene raccontata con sincerità, può diventare la forma più pura d’amore.
Note d’autore
Milena Melchiorre è una cantautrice e studentessa di Filosofia, nata nel 2004 e originaria di Giulianova, cittadina abruzzese affacciata sul mare. Attualmente studia Filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, percorso che riflette la sua naturale inclinazione all’introspezione e all’analisi del sé e del mondo.
Scrive fin dall’infanzia, trovando nella parola uno strumento per ordinare i pensieri e dare forma alle emozioni. Con il tempo, la scrittura si è intrecciata alla musica, dando vita a una voce artistica autentica e personale. La chitarra accompagna costantemente il suo percorso creativo, dalle prime composizioni ai contesti live.
Negli ultimi anni ha portato la propria musica in eventi e serate locali, partecipando anche al Festival Mogol Battisti, dove ha presentato un brano inedito.
Il 10 dicembre 2025 segna l’uscita del suo primo album, Punto a Capo, prodotto dall’etichetta Cinemusicanova, con il contributo di Nuovo IMAIE.
venerdì 21 novembre 2025
Nuova intervista a Fabio Squeo per la recente pubblicazione
Essendo questo il Secondo Volume viene spontaneo pensare che questo rappresenta l’inizio di un progetto che mira a formare una collana. Perché e quanti volumi sono previsti in totale?
“Si, l’intenzione è proprio
quella di realizzare una collana articolata in dieci volumi” –
esordisce Fabio Squeo –
“Il motivo è quello di
offrire una visione vasta, ampia fino a sembrare sterminata, quasi infinita,
degli autori che popolano la scena filosofica. L’obiettivo non è solo quello di
presentare i pensatori più noti, ma far emergere anche quelle voci meno
celebrate, meno conosciute, ma non per questo meno importati. Si tratta di
autori che, pur rimanendo spesso ai margini dei manuali tradizionali, hanno
apportato contributi importanti e decisivi alla costruzione del pensiero
filosofico e meritano, a mio avviso, di essere riscoperti e valorizzati.
Probabilmente avrò elevato al rango di “filosofo” anche qualche autore che, in
fondo, sapeva di rimanere confinato nel quadro di una produzione più propriamente letteraria. Tuttavia, l’audacia di certe pagine, la profondità delle intuizioni o la capacità di toccare temi concreti e universali mi hanno
spinto a considerarli, almeno in parte, come autentici protagonisti del
pensiero”.
La Filosofia sempre
protagonista dei tuoi libri. La tua sembra quasi una scommessa... Far
innamorare i lettori del pensiero filosofico espresso da nomi noti ma anche da
nomi poco conosciuti.
“Più che una scommessa -
magari lo è, in parte - mi sembra una promessa che faccio prima a me stesso”
– sottolinea Fabio
Squeo – “quella
di provare a far innamorare, o quanto meno a suscitare curiosità dei lettori,
verso il pensiero filosofico, anche quando si tratta di nomi poco conosciuti e
spesso mai sentiti prima. Il mio intento è mostrare che la filosofia,
indipendentemente dai manuali o dal grado di istruzione, può sorprendere
chiunque, rivelando il suo fascino anche dove meno ce lo si aspetterebbe”.
Ricordiamo che nel primo
volume, tra i nomi noti, c’è anche l’amato Vescovo don Tonino Bello con un riferimento all’attualità della filosofia del grembiule. Un’anticipazione del secondo volume ... qualche
nome del nostro territorio, a noi conosciuto?
“Nel secondo volume ho
semplicemente proseguito l’analisi degli autori, ampliando ulteriormente lo
sguardo” – rivela Fabio
Squeo – “E
tra le figure legate alla nostra Puglia, compare Giovanni Bovio, nato a Trani,
una personalità di straordinaria forza intellettuale: colto, rigoroso, filosofo
e politico insieme. La sua coerenza morale e conoscitiva lo rende un esempio
raro nel panorama italiano. A volte mi chiedo perché la politica attuale non
riesca a esprimere personalità di questa statura, in grado di unire
profondità di pensiero e impegno politico. Bovio dimostra che è possibile”.
Per concludere, oggi si
parla tanto di pace, per quello che sta succedendo nel mondo, con le varie
guerre in atto. Ma il concetto di pace come si lega col pensiero filosofico?
“La pace, in natura, non
esiste come la intendiamo noi. Due animali che si scontrano non fanno ‘pace’:
seguono semplicemente i loro istinti, senza rancore né cattiveria consapevole”
– conclude Fabio
Squeo – “La
pace diventa necessaria proprio perché l’uomo è capace di cattiveria
consapevole: non agisce solo d’istinto, ma può scegliere di fare del male. In
questo senso, la pace è l’antidoto alla violenza e alla malvagità umana.
L’uomo, a differenza dell’animale, si trova al vertice della natura, con la
capacità di riflettere su se stesso e sulle proprie azioni. È questa
consapevolezza che ci insegna quanto la pace sia non solo importante, ma
essenziale: non solo per il vivere insieme, ma per mantenere l’equilibrio
interiore e sociale, per garantire che la nostra coscienza e la nostra umanità non vengano sopraffatte dalla violenza”.
di Sabino Pisani
martedì 18 novembre 2025
Filosofia: imprescindibile spazio nell'animo
È da oggi disponibile sulla piattaforma di Amazon, il secondo volume della collana “Lo sguardo nel tempo della filosofia”.
È la naturale evoluzione di un progetto, tanto ambizioso quanto umile, che vuole “guardare” alla filosofia come un ponte del sapere, steso tra il piacere del pensare astratto e la vita reale, fatta di scelte, decisioni ed azioni. Si tratta di un ponte che non unirà definitivamente le due sponde, ma si propone per un attraversamento sempre in promessa, in compagnia delle migliori e originarie idee nate nelle grandi menti del passato antico e contemporaneo.
Fabio Squeo prende per mano il lettore appassionato della vita e lo accompagna per le vie del pensiero, così da mostrargli come questo mondo sia fantastico, vario, non confinabile, sorprendentemente bello.
Nell’armonia della presentazione delle teorie dei diversi pensatori, l’autore non pretende di sviluppare i loro trattati teorici in modalità accademica, esaustiva (cosa riservata ai dizionari filosofici), vuole semplicemente aprire squarci, solleticare la curiosità, contagiare la passione, trasmettere il piacere del sapere.
Il proposito dell'opera non mira a fornire notizie come se si provvedesse ad accumulare conoscenze o a riempire vuoti culturali finalizzati all’esposizione narcissica, ma a favorire una trasformazione spirituale umana, intima, necessaria, utile ad aggiungere senso e valore alla vita di tutti i giorni.
L’essere umano vive e si esprime nelle relazioni con i suoi simili e nell’incontro con l’altro che l’animo umano scopre il piacere di esistere. Non ci sono strumenti migliori di quelli forniti dalla filosofia per far emergere l’emozione dell’essere.
Nella lettura incontrerete filosofi razionali, concreti, speranzosi, disillusi, tragici, tutti però convinti che “qualcosa” si possa fare per vivere su questa terra in pace, libertà e amore.
lunedì 8 settembre 2025
In onore del prof. Domenico Ruggiero
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| Domenico Ruggiero (1950-2025) |
Saluto la salita in cielo
del prof. Domenico Ruggiero con un sua poesia
Il mio lume di sapienza
Il mio lume di sapienza
sta finendo la sua benzina
perché non si è più abbeverato
al petrolio dell’universo.
Col tempo lo strofinai più volte
e le sue fiamme
illuminarono i miei giorni.
Oggi, sto preparando le valigie
per partire lontano
a ricercare nuove fonti di calore.
giovedì 10 luglio 2025
Intervista a Fabio Squeo su "Molfetta Free"
Ma come nasce questa passione per la scrittura?
All’inizio sorridevo, ma dentro di me quella frase iniziava a fare eco. Perche' in fondo lo sentivo, me lo immaginavo: la scrittura e la riflessione filosofica stavano diventando la mia forma di respiro. Col tempo, la scrittura e' diventata qualcosa di piu' profondo: un ponte tra pensiero e vita, tra riflessione ed esperienze. Dopo la laurea in Filosofia e la partecipazione a diversi simposi internazionali in Polonia, ho capito che la scrittura non era solo un mezzo per esprimermi, ma anche per condividere. Scrivevo appunti, saggi, poesie, riflessioni sparse ecc, ma ad un certo punto scrivere era diventato non piu' un esercizio creativo, ma un bisogno esistenziale. Scrivere era, ed è tuttora, un modo per cercare un senso, anche laddove il senso sembra mancare”.
Lo scorso anno, nel 2024, sei stato selezionato per meriti letterari per il premio letterario “Il Canto del Mare”. Che esperienza e' stata?
“Quasi non ci credevo. Non tanto per il riconoscimento in se' - che ovviamente mi ha onorato - ma perche' ho percepito che qualcosa di mio, di personale, è stato realmente ascoltato” - prosegue Fabio Squeo - “Quel progetto, infatti, non era solo una rassegna di scritti, ma un invito a portare in superficie cio' che il mare, simbolicamente, tiene sommerso: memorie, desideri, inquietudini e bellezza. Ho dato valore al premio non tanto come punto di arrivo, ma come punto di rilancio. L’ho vissuto come un segnale, un riconoscimento. Ho tradotto quel premio come uno stimolo a migliorarmi, ad affinare la mia voce e ad andare ancora piu' a fondo con le parole”.
E' uscito in queste ultime ore il tuo ultimo lavoro che si intitola “Lo sguardo nel tempo della filosofia”, un libro che mette al centro delle attenzioni del lettore la filosofia...
“Sguardo nel tempo della filosofia” e' un’opera particolare, nata dal desiderio di raccogliere e far dialogare voci diverse, spesso in contrasto con le filosofie ufficiali, ma tutte accomunate da uno sguardo profondo e personale sul senso dell’esistenza” - sottolinea Fabio Squeo - “Nel libro ho scelto di includere una settantina di figure - filosofi, mistici, santi, poeti, sacerdoti carismatici, scienziati e medici indipendenti - che, ognuno a modo proprio, hanno offerto visioni alternative, controcorrente, talvolta profetiche. Non ho voluto seguire un ordine cronologico: li ho messi a caso, o meglio, secondo un ordine interiore, quasi musicale, lasciando che le voci si rincorressero, si contraddicessero, si illuminassero a vicenda. Cio' che e' emerso non è un trattato sistematico, ma un percorso di ascolto. Un viaggio dentro l’inquietudine, la ricerca, l’intuizione. Un mosaico di sguardi che attraversa i secoli ma che rimane sospeso nel presente, come un filo teso tra il tempo e l’eterno. E' un libro che ha come scopo non quello di spiegare accademicamente, ma di interrogare e di affascinare chi legge, aprire spiragli di vita. In fondo, la filosofia non chiude, ma apre. E questo libro intende fare proprio questo: aprire, sorprendere, far incontrare lettori e pensatori fuori da ogni recinto ideologico e cronologico. Perché la filosofia, quando viene praticata bene, con passione e conoscenza, parla sempre al presente e ci interroga ora”.
Per concludere, tu sei un grande appassionato di Filosofia, ma come si concilia questa disciplina incentrata sul ragionamento e la riflessione critica con le nuove generazioni?
“La filosofia, piu' che conciliarsi con le nuove generazioni, è proprio cio' di cui i giovani hanno bisogno” - spiega Fabio Squeo - “Viviamo in un’epoca in cui tutto si consuma alla velocità di un gesto, di un like dato senza pensarci. È il tempo dell’istante, dove ciò che non è considerato immediatamente utile viene scartato “subito”. Quando dico “subito” non intendo dire solo “in fretta”. Intendo senza profondita', senza attesa, senza ascolto. E' il tempo dell’azione che precede la comprensione, della risposta prima ancora che ci sia un vera domanda. In questo tempo del “subito”, tutto cio' che non da' un risultato immediato è inutile. Se una frase non e' virale, se un’idea non e' monetizzabile, se un’emozione non e' spettacolarizzabile, viene scartata. Ma la filosofia non è mai “subito” . E' il lento farsi della comprensione, e' ascolto della complessita'. La filosofia ha bisogno, oggi, di onestà, semplicita' e coraggio. Non deve nascondersi dietro un linguaggio difficile o accademico. La filosofia deve essere una voce amica, che non impone, ma deve saper parlare, interrogare e condividere”.
Ricordiamo che il libro “Lo sguardo nel tempo della filosofia” é già disponibile per l'acquisto sulla piattaforma Amazon.
Lo sguardo nel tempo della filosofia
Chi è l’uomo?
Con questa domanda possiamo ben dire che la filosofia ha avuto inizio. Ebbene sì.
La filosofia nasce con una domanda: non con una domanda qualsiasi, ma con una domanda precisa; fa una precisazione: non costringe nessuno a rispondere; è lì beatamente, nella sua eterna posizione fino a quando non sopraggiunge il cuore dell’uomo che mostra tutta la sua meraviglia e curiosità nel provare a dare una risposta. Ma ogni tentativo di risposta non rende la filosofia appagante: lei desidera di più, ambisce a un uomo che trova nel cuore le risposte per diventare la versione migliore di sé stesso; anche lui non si sente pienamente certo della risposta data in quanto non conosce la verità.
La filosofia è come una danza a due: richiede ascolto, sintonia, presenza. Entrambi i partner devono essere coinvolti nel ritmo, nel movimento, nell’intenzione. Ma può accadere che uno dei due anticipi un passo, o che l’altro arrivi in ritardo. Allora la grazia si spezza, il fluire si interrompe, e si perde quella rara armonia che si crea solo quando si è davvero in sintonia.
La filosofia intende rispondere in vista di una soluzione immediata: essa si prefigge di partire dalla ferita aperta dalla domanda. È il pensiero che si desta, che si scuote dal torpore dell’abitudine e osa domandare. Perché esiste qualcosa piuttosto che il nulla? Che cosa è il tempo? Siamo liberi o schiavi? Cosa significa vivere bene?
Queste sono domande che non richiedono un foglietto illustrativo, ma appartengono alla vita reale e riaffiorano con maggiore forza e intensità quando siamo prossimi a oltrepassare l’uscio di questa esistenza. Fare filosofia significa non accontentarsi dell’essenziale, significa vivere nella domanda e imparare a resistere alla tentazione delle risposte immediate, non filtrate dalla ragione.
Questo libro non comincia da una teoria, ma da una domanda.
Cosa significa vivere nella domanda? Significa non voltarle mai le spalle, anche se ci può mettere in difficoltà. Spesso proviamo a rispondere a interrogativi che non hanno una risposta, che non possono essere risolti, solo esplorati.
Vivere nella filosofia significa questo: avventurarsi con l’unico attrezzo che possiede l’uomo: il dubbio. Potremo paragonare il dubbio a un’arma potentissima, non nel senso distruttivo del termine: ma un’arma “per la difesa personale”, capace di sparare contro il bersaglio delle certezze, delle risposte facili. Il dubbio è anche un’arma “silenziosa”, ma implacabile.
Non ha bisogno di alzare i toni, di rimproverare l’interlocutore per una inesattezza e né di imporsi con la forza. Scava nella notte mentre l’ignoranza riposa, smuove la terra e la frantuma come la goccia che cade sul granito. Il dubbio, mette in crisi ciò che sembra certo; scuote la gratuità delle cose ed è proprio questo che fa paura.
In che senso fa paura? Il dubbio toglie il terreno sotto i piedi, ci mette davanti all’ignoto, davanti a noi stessi e alla domanda più profonda di noi stessi. Il dubbio mina le certezze di una persona.
La gente comune, per vivere la vita in santa pace, preferisce le certezze come vie del conforto. Nutrirsi, dormire, procreare, procacciare è una pratica di certezza naturale: l’uomo crea delle abitudini, dei programmi per stabilire una certa regolarità di senso, una percezione di regolarità.
Questo orologio fenomenico lo ritroviamo anche in natura: anche gli animali, si nutrono, dormono, procreano, procacciano silenziosamente e senza disturbare nessuno. Niente di rivoluzionario. È chiaro che questa descrizione, non intende prendere di mira chi vuole vivere solo di certezze.
Ognuno è libero di vivere come meglio crede. E proprio perché si sta discutendo di filosofia è necessario che ognuno viva la propria vita con sentimento e senso di libertà. Ma la domanda filosofica sulle certezze resta una carogna: perché la gente preferisce le certezze come base di equilibrio?
Le certezze rassicurano, semplificano la vita e danno un senso di stabilità in un mondo che non guarda in faccia nessuno. Vivere richiede sforzo. Ogni giorno ci confrontiamo con mille problemi, con decisioni da prendere, dolori da sopportare, perdite da guarire.
In questo scenario, le certezze funzionano come rifugi antiatomici, dove le idee fisse che usiamo quotidianamente ci proteggono dalle bombe. Cercare conforto nelle idee non è un errore.
Siamo esseri umani. Il problema di fondo è che queste certezze, non vengono mai messe in discussione o alla prova: perché quando diventano dogmi o verità indiscutibili, impediscono di pensare, di migliorare, di crescere, di cambiare.
In questo senso, la filosofia diventa “scomoda”: entra col suo dubbio nelle certezze e le affronta a viso aperto: le interroga e le sbugiarda.
Per questo motivo la filosofia viene evitata. Addirittura, qualche politico vorrebbe ridurre o riformare l’insegnamento della filosofia nelle scuole. Questo accade perché, come ho già descrivevo prima, la filosofia spaventa la gente.
Il mondo ci vuole obbedienti e zitti. Pensare serve solo per “diletto”, non serve per autodeterminarsi, perché esiste già qualcuno, più ricco di te, più potente di te, capace di pensare per te e per il mondo intero e molto spesso per il suo interesse.
Fabio Squeo
Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.
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