venerdì 3 aprile 2026

La vita che ti vive (Hillman)

 

C’era una volta un uomo che non riusciva a capire perché la sua vita non seguisse mai i piani.

Aveva fatto tutto “bene”. Aveva studiato con disciplina, scelto con cura il lavoro, costruito relazioni con attenzione. Ogni decisione era stata ponderata, ogni passo misurato. Eppure, ogni volta che credeva di essere arrivato a una forma stabile, qualcosa accadeva: una crisi improvvisa, un desiderio inatteso, un incontro che scompaginava tutto. Era come se la sua vita avesse una volontà propria.

 

All’inizio aveva resistito. Aveva provato a rimettere ordine, a “correggere” le deviazioni, a tornare sul percorso che aveva immaginato. Ma più cercava di controllare, più le cose gli sfuggivano. Col tempo cominciò a pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato in lui.

 

Una notte, incapace di dormire, uscì per una breve camminata. Le strade erano quasi vuote, illuminate da lampioni che sembravano sospesi nel silenzio. Senza accorgersene, si ritrovò in un piccolo parco che non ricordava di aver mai visto. Su una panchina sedeva un vecchio.

Non aveva nulla di speciale: un cappotto semplice, lo sguardo tranquillo, le mani appoggiate su un bastone. Ma c’era in lui qualcosa di profondamente presente, come se fosse lì da sempre.

 

L’uomo si avvicinò.

«Posso sedermi?» chiese.

Il vecchio fece un cenno. Rimasero in silenzio per qualche minuto. Poi, senza preamboli, l’uomo parlò.

«Perché la mia vita non va come dovrebbe?»

 

Il vecchio non rispose subito. Osservò gli alberi, le loro ombre lunghe, il modo in cui il vento muoveva appena le foglie.

«E se invece andasse esattamente come deve?» disse infine.

 

L’uomo lo guardò, infastidito. «No. Io avevo altri progetti. Volevo stabilità. Coerenza. Una direzione chiara.»

 

«Tu volevi,» rispose il vecchio con calma, «ma non sei solo tu a volere.»

 

Quelle parole lo colpirono più di quanto si aspettasse.

 

«Che significa?»

 

Il vecchio si sporse leggermente in avanti. «Dentro di te c’è qualcosa che non coincide con i tuoi piani. Non è contro di te, ma non è nemmeno sotto il tuo controllo.» Indicò il petto dell’uomo.

 

«C’è un’immagine lì. Non un obiettivo, non un ruolo sociale. Un’immagine più profonda. Una forma che cerca di realizzarsi.»

 

«Non capisco.»

 

Il vecchio sorrise. «Pensa a una ghianda. Dentro di lei c’è già la quercia. Non deve decidere cosa diventare, non fa progetti. Cresce secondo ciò che è già inscritto in lei.»

 

«Stai dicendo che la mia vita è già… scritta?»

 

«Non nel senso di un destino rigido,» rispose il vecchio. «Piuttosto come una vocazione dell’anima. Una direzione invisibile che si manifesta attraverso ciò che ti accade.»

 

L’uomo rimase in silenzio, confuso.

«E allora gli errori?» chiese dopo un po’. «Le scelte sbagliate? Le crisi?»

 

Il vecchio scosse la testa lentamente. «Non sono errori nel senso in cui pensi. Sono deviazioni solo rispetto ai tuoi piani. Ma forse sono fedeltà a qualcos’altro.»

 

«A cosa?»

 

«A ciò che sei, prima ancora di sapere chi sei.»

 

Quelle parole gli rimasero addosso.

«E il dolore?» insistette. «Perché così tanta fatica?»

 

Il vecchio lo guardò con uno sguardo che non giudicava. «Perché ciò che deve emergere non è sempre comodo. L’anima non cerca il comfort. Cerca la realizzazione della propria immagine.»

Fece una pausa.

«A volte, ciò che chiami “sintomo” è in realtà una voce. Non qualcosa da eliminare, ma qualcosa da ascoltare.»

 

Il vento si fece un po’ più forte. Le foglie si mossero come se sussurrassero.

«Quindi dovrei smettere di aggiustarmi?» chiese l’uomo.

 

«Forse dovresti smettere di trattarti come un problema da risolvere,» rispose il vecchio. «E iniziare a guardarti come una storia da interpretare.»

 

«E come si fa?»

 

«Prestando attenzione a ciò che ti attira, anche quando non è logico. A ciò che ritorna, anche quando cerchi di evitarlo. Ai momenti in cui ti senti più vivo, ma anche a quelli in cui ti senti più perso.»

 

Si alzò lentamente.

«Non chiederti solo: “Cosa devo fare della mia vita?” Chiediti: “Che cosa la mia vita sta facendo di me?”»

 

L’uomo rimase seduto, immobile. Quando si voltò, il vecchio non c’era più. Non sapeva da dove fosse venuto, né dove fosse andato. Ma qualcosa dentro di lui si era spostato. Tornando a casa, non cercò soluzioni. Non fece piani.

Per la prima volta, osservò. Ripensò agli eventi che aveva sempre considerato errori: quella scelta impulsiva, quell’incontro che aveva cambiato tutto, quella crisi che lo aveva costretto a fermarsi. Forse non erano deviazioni. Forse erano indizi.

 

Nei giorni successivi, iniziò a vivere in modo diverso. Non più cercando di forzare la direzione, ma ascoltando le immagini che emergevano: sogni, desideri, intuizioni sottili.

Non tutto divenne chiaro. Anzi, molte cose restavano confuse. Ma non era più in guerra con la sua vita. Aveva smesso di volerla correggere. Stava iniziando, lentamente, a leggerla.

E in quella lettura, imperfetta e continua, qualcosa dentro di lui cresceva - non secondo i suoi piani, ma secondo la forma segreta che, forse, era sempre stata lì.

 

*Spunto tratto dal 4^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo
 

 

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