Benvenuto su Riflessioni Filosofiche

In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.

domenica 12 ottobre 2025

Come comandare i propri sogni



Spesso sogniamo cose apparentemente prive di significato. Volti familiari, luoghi noti, eventi passati: tutto avvolto nel caos. È come se la nostra mente cercasse di dirci qualcosa, ma non riusciamo a capirlo affatto. 

Per questo motivo, abbiamo imparato a imprimere automaticamente in tutti i sogni solo frammenti casuali, ma non poteva essere più sbagliato. 

La verità è che è proprio durante il sonno che la nostra mente lavora alla massima efficienza.

Libera dai vincoli del mondo della veglia, la mente subconscia è capace di imprese che vanno oltre la comprensione ordinaria: risolvere problemi complicati, ricordare dettagli dimenticati da tempo o persino intravedere il futuro; conquiste che sembrano quasi soprannaturali.

La maggior parte delle persone, tuttavia, gioca a lanciare i dadi ogni notte: vanno dove la mente le porta.

Il gioco cambia quando impari a programmare i tuoi sogni.

Trascorri circa il 30% della tua vita sognando e, durante quel periodo, puoi riorganizzare l'intero paradigma nel modo in cui TU lo vorresti.

Puoi trascendere il tempo e creare anni di ricordi che precedono la realtà desiderata.

Puoi essere ovunque, fare qualsiasi cosa e diventare chiunque tu scelga, e quando apri gli occhi, non devi più forzare.

Sei costretto a farlo esistere.

Un giorno, il grande presidente americano, Abraham Lincoln, fece un sogno famoso. Mentre registrava, si ritrovò a camminare nei silenziosi corridoi della Casa Bianca quando udì un debole lamento in lontananza.

Guidato dal suono, si spostò di stanza in stanza fino a raggiungere l'ala est, dove vide decine di guardie radunate attorno a qualcosa.

Si fece strada e vide un cadavere coperto disteso al centro della stanza.

"Chi è morto?" - chiese.

"Il Presidente, signore", rispose uno dei soldati. "È stato ucciso da un assassino."

Abraham Lincoln fu assassinato solo un paio di giorni dopo la visione.

Fin dalle prime fasi dell'evoluzione scientifica, i sogni erano visti come un ponte tra il mortale e il divino. Forse la migliore illustrazione di ciò è la civiltà che, con la sua conoscenza e la sua coscienza, si è distinta per millenni al di sopra di tutte le altre.

Gli antichi Egizi consideravano i sogni un regno in cui semplici contadini o scribi potevano comunicare con gli dei.

Credevano che anche un comune contadino potesse ricevere visioni, profezie o qualche tipo di guida durante il sonno.

Inoltre, formularono una teoria secondo cui ogni essere umano ha una parte dell'anima in grado di uscire dal corpo durante il sonno, o persino dopo la morte.

Rappresentavano questa parte dell'anima come un uccello con testa umana (Ba), una sorta di veicolo che permetteva all'anima di viaggiare tra il mondo fisico e quello spirituale mentre il corpo riposava.

In Egitto, intere "camere dei sogni" venivano costruite per i sommi sacerdoti e i rappresentanti reali, e quando uno di loro riceveva una visione, il Faraone basava le sue decisioni più importanti sul suo significato.

Tutte le scoperte successive sui sogni sono, in realtà, una continuazione di ciò che gli Egizi scoprirono migliaia di anni fa.

Le neuroscienze moderne dimostrano che quando dormiamo, il nostro cervello non si spegne, ma passa alla sua modalità più efficiente.

Quando ci si addormenta, l'unica cosa che si spegne è il ragionamento cosciente, lasciando che la mente subconscia operi autonomamente.

Libera da tutti i vincoli del mondo fisico, la mente subconscia diventa iper-recettiva a tutto ciò che la mente cosciente le ha impresso durante il giorno. Memorizza le cose più velocemente, collega ciò che sembrava estraneo e propone idee innovative.

Mentre è la mente cosciente ad attivare il piccolo interruttore dell'intenzione, è la mente subconscia a imprimerlo in modo permanente nel nostro modo di pensare.

Il lavoro fisico è sempre necessario, ma in realtà è durante il sonno che avviene il 90% dell'apprendimento e della creazione.

La buona notizia è che non sei vincolato al caso quando si tratta di questo.

Puoi sfruttare questo potere della tua mente e iniziare a programmare consapevolmente i tuoi sogni in modo che siano in linea con il tuo scopo superiore.

I tuoi sogni non saranno più una registrazione del passato, ma una mappa per il futuro.

Gli ultimi 15 minuti della tua giornata sono i 15 minuti più importanti.

Lo stato in cui ti addormenti è uno stato in cui rimarrai immerso per le successive due ore. Pertanto, il modo migliore per addormentarsi è mentre vivi la realtà che desideri.

sabato 11 ottobre 2025

Alimentare la mente, un compito poco curato



Solo perché il corpo si muove non significa che tu stia bene.

È evidente che il corpo si ribella se non lo alimentiamo. La mente però è più taciturna e si accontenta di quel minimo di attenzione che le concedi, spesso occasionalmente. Sostanzialmente è muta, si ritrae in silenzio. 

Quando abbiamo fame, lo sappiamo. Lo stomaco brontola, l'energia cala, lo sentiamo nelle ossa.

Ma quando la nostra mente ha fame, che fa? 

Non emette alcun suono. Rallenta e basta.

Non ci accorgiamo dei suoi segnali. Non perché siamo distratti, ma perché sono silenziosi.

Un improvviso disinteresse per le cose che amavamo. Quella nebbia mentale che fa sembrare tutto più difficile. Lo scrolling continuo, non perché siamo curiosi, ma perché siamo intorpiditi.

Continuiamo comunque a mantenere quei modi abulici. Perché pensiamo che essere stanchi significhi essere pigri. Perché ci siamo allenati a dare il massimo, non a fermarci. Quindi ci dedichiamo a scadenze, conversazioni, aspettative, senza accorgerci che stiamo bevendo da una tazza vuota.

C'è un tipo di stanchezza che il sonno non può curare. È la stanchezza che deriva dal non essere mai soli con i nostri pensieri. Dal trascurare le cose che una volta ci illuminavano. Dal privare la nostra mente di quiete, bellezza e gioia.

A differenza dello stomaco, il cervello non ti avvisa quando è vuoto!

Quante volte passiamo giorni, settimane, forse più a lungo, senza nutrire il nostro mondo interiore?

Dimentichiamo che anche la mente ha bisogno di nutrimento. Sotto forma di silenzio, lentezza e curiosità. Non abbiamo bisogno di guadagnarci il riposo. Non abbiamo bisogno di crollare per prenderci una pausa. Dobbiamo solo accorgerci che qualcosa ci accade dentro, quando cala la nebbia e darci il permesso di fermarci.

Il tuo cervello potrebbe non brontolare quando ha fame. Ma parla con la dimenticanza, la frustrazione e la stanchezza.

Ascoltalo attentamente.

E offrigli qualcosa di rilassante, dolce.

Per esempio, una passeggiata lungo un sentiero silenzioso, rumoreggiato soltanto dal vento, dagli uccelli; un intervallo di musica in cui provare il piacere dell’ascolto e lasciare che le emozioni si impadroniscano del corpo; la lettura di una poesia, un racconto che ti prende.

Sono tutte piccole cose ma che ossigenano la mente,

venerdì 10 ottobre 2025

Conoscere il rischio non sempre produce saggezza

 

Sapere come procedere non basta per seguire il percorso. Sembra strano, ma succede davvero così! Pensate che non sia noto che l'alta velocità alla guida di un veicolo a motore è la causa principale di incidenti mortali?

Sicuramente tutti lo sanno, ma non per questo tutti si attengono alle raccomandazioni che invitano alla prudenza.

Non parliamo di fumo di sigaretta, perché sarebbe come fare la predica ai convertiti. Potrei continuare all'infinito e solleverei vecchie e trite questioni. Aggiungerei qualche parola modesta alle campagne di sensibilizzazione o alle trasmissioni televisive che inseguono gli ascolti.

Cerchiamo di agire razionalmente e allo stesso tempo siamo condizionati dal sentimento dell'essere. La razionalità ci impone di pensare con rigore e di proiettarci nel futuro attingendo ai dati del passato. Bisogna riconoscere che questa attività, se praticata al momento giusto, non ha un effetto pratico immediato, ma è solo un avvertimento saggio e intelligente.

In altre parole, mentre corri a tutta velocità e metti a rischio la tua vita, la razionalità che formula il pensiero "Stai attento! Sai cosa stai rischiando?", ti offre una previsione di ciò che potrebbe accadere basata su una conoscenza che già possiedi.

Il pensiero che ti suggerisce di rallentare dovrebbe essere adottato per una probabilità di incidente che è presente solo negli studi di settore, ma che ora sembra non riguardarti.

Il pensiero, invece, che ti chiede di spingere ancora di più l'acceleratore, è più reale, è lì pronto a darti subito l'emozione che cerchi.

Allora, frasi stupide come: "Si vive una volta sola" o "Meglio un giorno da leone che cento da pecora" vengono in soccorso, a cancellare quel persistente barlume di razionalità e a considerare la conoscenza come un inutile mobile. In questi casi, si perde l'allineamento tra ciò che sentiamo e la realtà circostante.

Sicuramente in cielo o in un'altra dimensione andare piano non ci aiuterà, ma finché dovremo portare ossa e muscoli insieme, dovremo imporci dei limiti. Nei momenti difficili potremmo pensare ai fiammiferi e al carbone.

Il primo si accende per pochi secondi e attraversa temperature elevate prima di spegnersi senza accorgersene. Il carbone, invece, lento ad arrossarsi, diffonde piacevolmente il calore; lotta con il tempo per esistere, nascondendosi sotto la cenere fredda per custodire dentro di sé il fuoco ardente e nascosto.

giovedì 9 ottobre 2025

Parlando ad un alieno

 

Cercai di provocare il mio interlocutore. 

“Secondo alcuni studiosi, la razza umana è il risultato di una vostra intercessione con il nostro mondo. Si allude a imprecisate forme di intelligenze (aliene) che hanno creato l'uomo. Una disamina che parla di cellule staminali e clonazione che ha fatto sì che uomini-scimmia iniziassero a capire ordini e linguaggi trasformandoli in una sorta di operai massa. Solo in questo modo si spiegherebbe l'incredibile salto di conoscenza che portò in breve tempo alla costruzione di monumenti come le piramidi, ritenute dei catalizzatori di energia. Questa ipotesi potrebbe essere presa in seria considerazione?”

Con il sorriso usato da chi ha di fronte un bambino, la strana figura mi rispose:

“Direi che a volte voi siete utilitaristici. Quando non riuscite a spiegarvi qualcosa o quando volete far scalpore, solo allora tirate in ballo intelligenze aliene! Per altre questioni, voi siete una specie unica e senza confronti nell’universo.”

“Questa tua reazione ti fa sembrare meno extraterrestre di quanto si possa immaginare!” mi sembrò una buona idea usare un po’ di umorismo. Decisi, però, di mantenere il tono serio e continuai sostenere il discorso.

“L’ipotesi tentata non mi appare così balzana. Voi, in qualità di intelligenze speciali, dovreste avere livelli di conoscenze tali che potreste influenzare il nostro ecosistema, perfino a nostra insaputa.” così mi giustificai.

“Fino a quando il vostro sapere sarà frutto delle analisi condotte con i mezzi interni al vostro sistema, qualunque ipotesi è ammissibile. Soltanto quando giungerà una scoperta tale da provocare un cambio di equilibrio all’interno delle leggi conosciute, solo allora avreste un nuovo sapere che, alla fine, si stabilizzerà in un mutato quadro psicologico o in un aggiornato paradigma di pensiero congruente con la vita terrestre. Tentando una analogia, ti richiamo la logica dei terremoti per chiarire il mio pensiero. Ogni volta che la terra trema, un nuovo assestamento del globo terrestre è in atto. Se, invece, fosse una causa esterna a modificare direttamente l’assetto della terra (considerato come un sistema chiuso), si rischierebbe la perdita dell’equilibrio globale, trasformando così il vecchio sistema in uno completamente diverso. In questo passaggio, il sistema d’origine sarebbe da considerare morto.”

In seguito alle sue parole, accusai una leggera apprensione.  

“Quindi, nell’attesa di tali eventi straordinari che ci permetteranno un radicale cambio di mentalità, voi extraterrestri preferite rimanere nella fantasia degli umani e lasciare che si giochi con la caccia all’UFO?” chiesi con una punta di ironia.

“Vi lasciamo liberi di fantasticare e di cullarvi nella vostra auto-magnificenza.” così, l'alieno rispose alla mia ironica provocazione. 

“Ammetti che abbiamo percorso molta strada fin dalla nostra apparizione su questa terra?” incalzai.

“La relatività non vi ha insegnato nulla? Quello che per voi è tanto, in un'altra ottica potrebbe essere insignificante.” l'alieno puntualizzò.

“Non aggiungo altro! Il confronto con te è impari.” replicai con malcelata modestia.

“Per certi versi potrei affermare il contrario!”

“Per esempio?” domandai incuriosito.

“Quando intercetto le vostre emozioni resto perplesso perché osservo reazioni particolarissime, in netto contrasto con il modo d’agire di qualche attimo prima.”

“Descrivere le emozioni è come spiegare i colori a un cieco dalla nascita. Queste le viviamo utilizzando appieno le qualità dell’essere umano.” lasciai trapelare un pizzico di orgoglio.

“Prova a descrivere le qualità a cui alludi” chiese, l'alieno, facendomi sentire come una cavia tra le mani di uno scienziato.

“Questo argomentare può apparire buffo, avendo un extraterrestre come interlocutore.”

“Non ti preoccupare, vai avanti.” sentenziò, cercando di incoraggiarmi a proseguire sul tema.

“Noi umani mostriamo nei rapporti reciproci una propensione che ci permette di cogliere aspetti del nostro essere molto intimi e che producono vibrazioni riconducibili al nostro cuore; le chiamiamo emozioni. Si tratta di una capacità nel capirsi in modo intimo, che prescinde dalle parole e che coinvolge tutto il corpo attraverso i cinque sensi. Usiamo caratteristiche prettamente umane insite nelle parole come <sensibilità>, <sensitività>, <emotività>”.

“La difficoltà di descrivere queste qualità lascia intendere il grado di approssimazione del vostro essere!” affermò l'alieno, inibendo il velo poetico che cercavo di stendere sulle mie parole.

“Una apparente contraddizione che esalta maggiormente la qualità umana!” precisai, con l’intento di parteggiare per il genere umano. Sentivo di aggiungere alla mia spiegazione qualcosa di più forte.

“Non ti saprei spiegare che cosa mi succede quando guardo negli occhi la donna che amo. Non saprei dirti che cosa mi spinge ad abbracciare un bambino che con gli occhi teneri attende una mia risposta. Quasi impossibile motivarti perché piango nelle dichiarazioni d’amore o perché sono felice quando il bene vince sul male. È inspiegabile il motivo per cui sento tanta dolcezza nelle poesie o perché dopo aver ricevuto un sorriso, darei più di quanto mi si chiede. La sensibilità è una cassa di risonanza delle emozioni, è una sorgente di empatia che porta inevitabilmente a condividere sia il dolore sia la gioia. La sensibilità è la forza duale della razionalità; entrambe si rispettano ma non si adeguano.” dissi, con tutta la passione che potevo trasmettere.

“Conciliare idee contrarie è un’attività a cui voi umani ricorrete spesso!” replicò, l'alieno, mantenendosi staccato dal sentimento che stavo enfatizzando. Forse per questo motivo continuai ad argomentare sulle emozioni.

“Spesso mi convinco che siamo perfetti nel gestire le nostre limitazioni. La paura, per esempio, è uno degli stati d’animo che gli umani non riescono a gestire come vorrebbero e allora inventano stratagemmi che hanno come unico scopo quello di addormentare la consapevolezza. La paura è uno stato d'animo costituito da inquietudine e grave turbamento che si prova al pensiero o alla presenza di un pericolo. Essa è una condizione dell’essere umano che teme per la propria sopravvivenza e si manifesta con una rottura dell’equilibrio psicologico e fisico, allertando così, corpo e anima per la difesa comune contro la minaccia.

In fondo ad ogni considerazione, l’essere umano, nella miscela corpo e mente, è sempre in esplorazione di se stesso mentre interagisce con il mondo esterno.

mercoledì 8 ottobre 2025

Quando il rapporto di coppia non funziona

 

Spesso sento mogli o mariti che rimangono scioccati quando il loro coniuge dice di non voler stare più insieme.

Il dolore di quelle parole è devastante. Molti si chiedono: "Perché un uomo o una donna dovrebbe abbandonare la vita che hanno costruito fino ad allora?".

Questa domanda merita una risposta sincera. La verità è che alla separazione raramente si arriva all'improvviso. Ci sono segnali, ragioni e bisogni insoddisfatti che si accumulano nel tempo. Quando questi elementi vengono ignorati, anche un bravo partner può sentirsi spinto a lasciare la l’altro.

Non si tratta di dare la colpa. Si tratta di capire. Se vuoi che il matrimonio sia forte, occorre sapere cosa spinge all’interruzione. Quando si conoscono i motivi, si può agire prima che sia troppo tardi. Vediamo quali sono i motivi più comuni.

Quando l'amore sembra più un dovere che un desiderio

Quando il matrimonio smette di essere amore e inizia a essere un obbligo, un’abitudine. All'inizio, la relazione era piena di passione. Si rideva insieme. Ci si toccava spesso. Si voleva essere vicini. Ma col tempo, la vita quotidiana ha preso il sopravvento. Bollette, figli, stress e impegni hanno sostituito affetto e desiderio.

Quando un partner sente il coniuge più come un coinquilino o un sostentatore che non un partner, un compagno, un complice, il risentimento cresce.

Potrebbe sentirsi inutile come amante, desiderato solo per la sua utilità o per un aiuto in casa.

Il compagno vuole sentirsi scelto, non intrappolato dalle responsabilità. Se si sente invisibile, potrebbe iniziare a chiedersi se conti davvero qualcosa.

Mancanza di rispetto e critiche costanti

Il rispetto è molto importante per chiunque. Molti vi diranno che preferirebbero sentirsi rispettati piuttosto che amati. Perché? Perché il rispetto tocca l'identità profonda della persona. Se un marito o moglie sente costantemente critiche, sarcasmo o paragoni, si sente svalutato, rimpicciolito nella dignità.

Alcune mogli pensano di essere semplicemente "oneste" o di "spingere il marito a fare meglio". Ma a lui sembra che non possa mai essere all'altezza. Col tempo, smette di provarci. E quando smette di provarci, si instaura la distanza. Alla fine, potrebbe decidere che è più facile andarsene piuttosto che continuare a sentirsi un fallimento in casa propria.

Disconnessione emotiva

Alcune persone spesso hanno difficoltà a esprimere le emozioni a parole, ma questo non significa che non abbiano bisogno di connessione. Un partner che si sente emotivamente escluso si allontanerà lentamente. Se i suoi tentativi di aprirsi vengono ignorati o derisi, smetterà di condividere.

Intimità che svanisce o sembra forzata

L'intimità fisica non è l'unica ragione per cui le coppie rimangono stabili, ma è una delle ragioni per cui l’unione va in crisi. Quando il sesso scompare o diventa un peso, può ferire profondamente. Il rifiuto in camera da letto è un fatto personale che va considerato attentamente.

Un marito che continua a sentirsi dire "non stasera" alla fine smette di chiedere. Si sente indesiderato. Quel dolore, se non represso, può trasformarsi in amarezza. E quando l'intimità viene sostituita dal silenzio o dall'evitamento, un uomo può iniziare a credere di non essere più desiderato. Questa convinzione è pericolosa per qualsiasi matrimonio.

Conflitti irrisolti e litigi costanti

Alcuni matrimoni vanno in pezzi non a causa di un evento importante, ma a causa di infinite piccole battaglie. Le continue discussioni logorano entrambi i partner. Se ogni conversazione si trasforma in un litigio, si arriva a pensare che la pace sia impossibile e cominciare a credere che separarsi sia l'unico modo per sfuggire alla tensione.

Sentirsi poco apprezzati

Un altro motivo nascosto per cui il partner se ne va è la mancanza di apprezzamento. Tutti vogliono essere notati per quello che fanno. Che si tratti di sistemare qualcosa in casa, di provvedere alla famiglia o anche di piccole faccende quotidiane, il riconoscimento è importante.

Quando gli sforzi passano inosservati, si potrebbe pensare che nulla di ciò che si fa è abbastanza. Col tempo, quel vuoto cresce. L'apprezzamento è il carburante per un matrimonio funzionante. Senza di esso, tutto diventa difficile.

Quando ci si perde nel matrimonio

Il matrimonio dovrebbe arricchire la persona, non cancellarla. A volte, però, il partner sente di perdersi nel ruolo di marito o moglie, padre o madre. Se si sente controllato, ignorato o privato della propria indipendenza, potrebbe volersi liberare.

Questo accade spesso quando le decisioni sono unilaterali o quando sente che le proprie opinioni non contano. Se sente che la sua identità è svanita, potrebbe cercare di recuperarla andandosene.

Ferite non rimarginate del passato

A volte, il desiderio di andarsene ha poco a che fare le storie correnti. Vecchie ferite, tradimenti passati o sensi di colpa irrisolti possono logorare la coppia. Se non si sa come elaborare questi sentimenti, prima o poi si arriva alla separazione.


Concludendo, il matrimonio non si sgretola da un giorno all'altro. La maggior parte delle coppie desiderano stare insieme. Ciò che ogni partner vuole è sentirsi amato, rispettato, desiderato e apprezzato. Se queste cose mancano per troppo tempo, potrebbe convincersi che andarsene sia l'unica opzione. Ma quando questi bisogni sono soddisfatti, ci sono tutte le ragioni per continuare a stare insieme.

martedì 7 ottobre 2025

Scrivere mette a nudo i difetti di pensiero

 

Scrivere non mi rende uno scrittore. Mi rende un pensatore migliore. Porta la mia mente a fare una passeggiata. 

Il risultato è chiarezza di pensiero.

Scrivere mette a nudo i difetti di pensiero. Si scrive per elaborare la verità senza pregiudizi. Si scrive per smettere di mentire a sé stessi. Scrivere aiuta ad affrontare la realtà. Ed è anche il modo in cui si smette di accettare le prospettive degli altri.

Scrivere non è riservato ai romanzieri. Non è per autori o persone con la "passione di inventare storie". 

Scrivere è uno strumento funzionale, una sorta di filtro mentale che puoi applicare a te stesso.

È la cura per i tanti fattori di stress della vita.  

Scrivere è pensare. 

È risolvere problemi. 

È affrontare le decisioni quotidiane e le scelte difficili, forzandole in un processo che puoi vedere chiaramente. 

Il cervello è un posto terribile in cui immagazzinare qualsiasi cosa valga la pena. Tutto lì dentro si trasforma in un'unica gigantesca trappola. Non si scrive per scoprire cosa pensare, lo si fa per costringersi a pensare.

La scrittura è lo strumento che trasforma la reazione in riflessione. Crea una pausa cruciale tra un'esperienza e la tua risposta. Questa pausa è il modo in cui ritrovi la tua sanità mentale. 

In effetti, esiste un tipo di pensiero che può essere espresso solo scrivendo. Se pensi senza scrivere, pensi solo di pensare. Scrivere non cura solo il caos mentale. Aiuta a elaborare l’inconscio. Paure. Ansie. Preoccupazioni.

Si legge e si scrive per elaborare la saggezza delle grandi menti su come comprendere la vita senza perdere la testa; fare pace con ciò che si pensa. 

Elaborare ciò che si prova. 

Riconoscere tutto ciò che è presente nella propria mente inconscia. E trovare una via d'uscita migliore. 

Scrivere può essere quella valvola di sfogo per ciò che si pensa e si prova. Può risolvere i problemi prima ancora che esistano. 

Può persino aiutare a costruire una nuova identità. 

Sei le storie che ti racconti. 

Se la tua mente è bloccata nel loop del "non posso" o del "non sono abbastanza bravo", scrivere ti permette di smentire tali presunzioni.

Scrivi un fallimento passato. E trovi la lezione sepolta in esso invece di identificarti con il fallimento. Lo riformuli. Ti assumi la responsabilità. Smetti di essere vittima della tua storia. 

Letteralmente, scrivendo, ti fai strada verso una versione più forte di te stesso. 

Scrivere amplia il tuo senso della vita.

La cura sta nell'adoperarsi. L'argomento non conta. L'atto sì. La cura funziona se la usi.

Scrivere è anche un'arma. Uno strumento. Uno specchio per l'altro tuo io. 

Se non esporti i tuoi pensieri, questi occupano spazio nella tua testa gratuitamente e iniziano a riorganizzare la tua realtà di vita e a viverla. 

Nel momento in cui inizi a scrivere, anche male, vedi cosa c'è realmente dentro di te e  cosa sei in grado fare. 

Scrivere non risolve tutto, ma rende tutto più semplice.

Post più letti nell'ultimo anno