Benvenuto su Riflessioni Filosofiche

In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.

giovedì 20 luglio 2023

La piazza del mercato

 


La piazza del mercato rappresenta nella metafora di Nietzsche lo scenario della vita comune dove si rappresenta tutta la farsa del vivere.

Nella frenesia del mercato troviamo sempre rumore e ressa; è il luogo in cui serve pubblicità, chiasso istrionico, strombazzamenti … allineati al gusto fieristico.  

Il linguaggio della gente di mercato è un vero e proprio “fracasso”, una sgangherata gran cassa di parole buttate. 

Siamo nel regno del “baccano” assordante dove ogni voce, se non è agitata, si perde nel sussurro: tutti parlano; fanno propaganda della propria saggezza con squillo di campane. 

Tutti starnazzano e tutto viene logorato a forza di parole. 

Nello sfodero dei fogli moneta i frequentatori si gonfiano di potere povero.

Nello sbraitare del mercato, ciò che conta non è parlare per essere ascoltati, ma per dire qualcosa, nonché sedurre e convincere.

La parola è strumento per confondere, per “far perdere la testa” alle masse incolte: in tal modo i compratori, capendo poco su ciò che è veramente grande o bello, esalteranno i loro incantatori, attribuendo falsi poteri e considerandoli legittimi padroni del loro momento.

Per riprendersi da questa infezione collettiva occorre ritirarsi velocemente e cercare il silenzio del mare.


mercoledì 19 luglio 2023

L'interrogazione

 


La forma più antica di terrore scolastico è stata l’interrogazione. Già dai miei tempi (anni 60/70) questa forma di verifica della preparazione era considerata una forma di tortura psicologica. 

Ricordo benissimo il mio stato emozionale mentre il professore apriva il registro e scorreva con gli occhi l’elenco alfabetico della classe.

Il mio cognome inizia con “S” e mi concentravo per capire dove puntavano gli occhi. Ogni secondo che trascorreva accelerava i miei battiti. La paura che lo sguardo indugiasse sulla parte finale dell’elenco era frustante.

Tutto questa paura non era causata dalla consapevolezza di non aver studiato. Anzi, io ero certo di aver fatto il mio dovere, ma qualcosa di inspiegabile mi prendeva; sentivo una morsa intorno al cuore.

Sicuramente, il mio stato era determinato da una timidezza derivante dai problemi psicologici di quell’età. Era, però, un dato certo che tutti i miei compagni apparivano quantomeno preoccupati dall’interrogazione.

Quando il proprio cognome risuonava nell’aula, allora come eroi in fucilazione, ci si avviava verso la cattedra tra i sospiri di liberazione dei salvati.

Ai miei tempi c’era troppo distacco spirituale tra l’alunno e il professore. Occorreva rapportarsi con attenzione e discrezione, cercando bene le parole da usare per non indisporlo per poi subire conseguenze spiacevoli.

Oggi è tutto diverso!


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