Benvenuto su Riflessioni Filosofiche

In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.

giovedì 10 luglio 2025

Intervista a Fabio Squeo su "Molfetta Free"

 
 
Risiede e lavora in Olanda ma è di origini molfettesi, il saggista e poeta Fabio Squeo che si appresta a presentare il suo ultimo libro. Laureato in Filosofia, negli ultimi anni ha pubblicato libri di saggistica e di poesie, ottenendo importanti riconoscimenti.   

 

 

Ma come nasce questa passione per la scrittura?

La passione per la scrittura è nata quasi per gioco, o forse per necessita', a 14 anni, con le prime poesie” - esordisce Fabio Squeo - “Erano versi ingenui, certo, ma autentici, pieni di emozioni che non riuscivo a recitare ad alta voce. Scrivevo per sentirmi, per liberarmi, per capire qualcosa di me e di quello che mi stava attorno. Poi, col tempo, quella scrittura si e' incontrata con la filosofia. Non e' stato un ingresso clamoroso, ma un avvicinamento silenzioso. Leggevo, ascoltavo, pensavo. E piu' pensavo, più sentivo che le parole potevano farsi profonde, diventare strumenti per scavare, per andare oltre la superficie. Molti amici, ascoltandomi parlare o ragionare, mi dicevano “Tu sei nato filosofo … perche' non ti iscrivi a filosofia?”

All’inizio sorridevo, ma dentro di me quella frase iniziava a fare eco. Perche' in fondo lo sentivo, me lo immaginavo: la scrittura e la riflessione filosofica stavano diventando la mia forma di respiro. Col tempo, la scrittura e' diventata qualcosa di piu' profondo: un ponte tra pensiero e vita, tra riflessione ed esperienze. Dopo la laurea in Filosofia e la partecipazione a diversi simposi internazionali in Polonia, ho capito che la scrittura non era solo un mezzo per esprimermi, ma anche per condividere. Scrivevo appunti, saggi, poesie, riflessioni sparse ecc, ma ad un certo punto scrivere era diventato non piu' un esercizio creativo, ma un bisogno esistenziale. Scrivere era, ed è tuttora, un modo per cercare un senso, anche laddove il senso sembra mancare
”.

Lo scorso anno, nel 2024, sei stato selezionato per meriti letterari per il premio letterario “Il Canto del Mare”. Che esperienza e' stata?

Quasi non ci credevo. Non tanto per il riconoscimento in se' - che ovviamente mi ha onorato - ma perche' ho percepito che qualcosa di mio, di personale, è stato realmente ascoltato” - prosegue Fabio Squeo - “Quel progetto, infatti, non era solo una rassegna di scritti, ma un invito a portare in superficie cio' che il mare, simbolicamente, tiene sommerso: memorie, desideri, inquietudini e bellezza. Ho dato valore al premio non tanto come punto di arrivo, ma come punto di rilancio. L’ho vissuto come un segnale, un riconoscimento. Ho tradotto quel premio come uno stimolo a migliorarmi, ad affinare la mia voce e ad andare ancora piu' a fondo con le parole”.

E' uscito in queste ultime ore il tuo ultimo lavoro che si intitola “Lo sguardo nel tempo della filosofia”, un libro che mette al centro delle attenzioni del lettore la filosofia...

Sguardo nel tempo della filosofia” e' un’opera particolare, nata dal desiderio di raccogliere e far dialogare voci diverse, spesso in contrasto con le filosofie ufficiali, ma tutte accomunate da uno sguardo profondo e personale sul senso dell’esistenza” - sottolinea Fabio Squeo - “Nel libro ho scelto di includere una settantina di figure - filosofi, mistici, santi, poeti, sacerdoti carismatici, scienziati e medici indipendenti - che, ognuno a modo proprio, hanno offerto visioni alternative, controcorrente, talvolta profetiche. Non ho voluto seguire un ordine cronologico: li ho messi a caso, o meglio, secondo un ordine interiore, quasi musicale, lasciando che le voci si rincorressero, si contraddicessero, si illuminassero a vicenda. Cio' che e' emerso non è un trattato sistematico, ma un percorso di ascolto. Un viaggio dentro l’inquietudine, la ricerca, l’intuizione. Un mosaico di sguardi che attraversa i secoli ma che rimane sospeso nel presente, come un filo teso tra il tempo e l’eterno. E' un libro che ha come scopo non quello di spiegare accademicamente, ma di interrogare e di affascinare chi legge, aprire spiragli di vita. In fondo, la filosofia non chiude, ma apre. E questo libro intende fare proprio questo: aprire, sorprendere, far incontrare lettori e pensatori fuori da ogni recinto ideologico e cronologico. Perché la filosofia, quando viene praticata bene, con passione e conoscenza, parla sempre al presente e ci interroga ora”.

Per concludere, tu sei un grande appassionato di Filosofia, ma come si concilia questa disciplina incentrata sul ragionamento e la riflessione critica con le nuove generazioni?

La filosofia, piu' che conciliarsi con le nuove generazioni, è proprio cio' di cui i giovani hanno bisogno” - spiega Fabio Squeo - “Viviamo in un’epoca in cui tutto si consuma alla velocità di un gesto, di un like dato senza pensarci. È il tempo dell’istante, dove ciò che non è considerato immediatamente utile viene scartato “subito”. Quando dico “subito” non intendo dire solo “in fretta”. Intendo senza profondita', senza attesa, senza ascolto. E' il tempo dell’azione che precede la comprensione, della risposta prima ancora che ci sia un vera domanda. In questo tempo del “subito”, tutto cio' che non da' un risultato immediato è inutile. Se una frase non e' virale, se un’idea non e' monetizzabile, se un’emozione non e' spettacolarizzabile, viene scartata. Ma la filosofia non è mai “subito” . E' il lento farsi della comprensione, e' ascolto della complessita'. La filosofia ha bisogno, oggi, di onestà, semplicita' e coraggio. Non deve nascondersi dietro un linguaggio difficile o accademico. La filosofia deve essere una voce amica, che non impone, ma deve saper parlare, interrogare e condividere”.

Ricordiamo che il libro “Lo sguardo nel tempo della filosofia” é già disponibile per l'acquisto sulla piattaforma Amazon. 

Lo sguardo nel tempo della filosofia


Chi è l’uomo?  

Con questa domanda possiamo ben dire che la filosofia ha avuto inizio. Ebbene sì.

 La filosofia nasce con una domanda: non con una domanda qualsiasi, ma con una domanda precisa; fa una precisazione: non costringe nessuno a rispondere; è lì beatamente, nella sua eterna posizione fino a quando non sopraggiunge il cuore dell’uomo che mostra tutta la sua meraviglia e curiosità nel provare a dare una risposta. Ma ogni tentativo di risposta non rende la filosofia appagante: lei desidera di più, ambisce a un uomo che trova nel cuore le risposte per diventare la versione migliore di sé stesso; anche lui non si sente pienamente certo della risposta data in quanto non conosce la verità. 

La filosofia è come una danza a due: richiede ascolto, sintonia, presenza. Entrambi i partner devono essere coinvolti nel ritmo, nel movimento, nell’intenzione. Ma può accadere che uno dei due anticipi un passo, o che l’altro arrivi in ritardo. Allora la grazia si spezza, il fluire si interrompe, e si perde quella rara armonia che si crea solo quando si è davvero in sintonia. 

La filosofia intende rispondere in vista di una soluzione immediata: essa si prefigge di partire dalla ferita aperta dalla domanda. È il pensiero che si desta, che si scuote dal torpore dell’abitudine e osa domandare. Perché esiste qualcosa piuttosto che il nulla? Che cosa è il tempo? Siamo liberi o schiavi? Cosa significa vivere bene? 

Queste sono domande che non richiedono un foglietto illustrativo, ma appartengono alla vita reale e riaffiorano con maggiore forza e intensità quando siamo prossimi a oltrepassare l’uscio di questa esistenza. Fare filosofia significa non accontentarsi dell’essenziale, significa vivere nella domanda e imparare a resistere alla tentazione delle risposte immediate, non filtrate dalla ragione.

Questo libro non comincia da una teoria, ma da una domanda.

Cosa significa vivere nella domanda? Significa non voltarle mai le spalle, anche se ci può mettere in difficoltà. Spesso proviamo a rispondere a interrogativi che non hanno una risposta, che non possono essere risolti, solo esplorati. 

Vivere nella filosofia significa questo: avventurarsi con l’unico attrezzo che possiede l’uomo: il dubbio. Potremo paragonare il dubbio a un’arma potentissima, non nel senso distruttivo del termine: ma un’arma “per la difesa personale”, capace di sparare contro il bersaglio delle certezze, delle risposte facili. Il dubbio è anche un’arma “silenziosa”, ma implacabile. 

Non ha bisogno di alzare i toni, di rimproverare l’interlocutore per una inesattezza e né di imporsi con la forza. Scava nella notte mentre l’ignoranza riposa, smuove la terra e la frantuma come la goccia che cade sul granito. Il dubbio, mette in crisi ciò che sembra certo; scuote la gratuità delle cose ed è proprio questo che fa paura.

In che senso fa paura? Il dubbio toglie il terreno sotto i piedi, ci mette davanti all’ignoto, davanti a noi stessi e alla domanda più profonda di noi stessi. Il dubbio mina le certezze di una persona. 

La gente comune, per vivere la vita in santa pace, preferisce le certezze come vie del conforto. Nutrirsi, dormire, procreare, procacciare è una pratica di certezza naturale: l’uomo crea delle abitudini, dei programmi per stabilire una certa regolarità di senso, una percezione di regolarità. 

Questo orologio fenomenico lo ritroviamo anche in natura: anche gli animali, si nutrono, dormono, procreano, procacciano silenziosamente e senza disturbare nessuno. Niente di rivoluzionario. È chiaro che questa descrizione, non intende prendere di mira chi vuole vivere solo di certezze. 

Ognuno è libero di vivere come meglio crede. E proprio perché si sta discutendo di filosofia è necessario che ognuno viva la propria vita con sentimento e senso di libertà. Ma la domanda filosofica sulle certezze resta una carogna: perché la gente preferisce le certezze come base di equilibrio? 

Le certezze rassicurano, semplificano la vita e danno un senso di stabilità in un mondo che non guarda in faccia nessuno. Vivere richiede sforzo. Ogni giorno ci confrontiamo con mille problemi, con decisioni da prendere, dolori da sopportare, perdite da guarire. 

In questo scenario, le certezze funzionano come rifugi antiatomici, dove le idee fisse che usiamo quotidianamente ci proteggono dalle bombe. Cercare conforto nelle idee non è un errore. 

Siamo esseri umani. Il problema di fondo è che queste certezze, non vengono mai messe in discussione o alla prova: perché quando diventano dogmi o verità indiscutibili, impediscono di pensare, di migliorare, di crescere, di cambiare. 

In questo senso, la filosofia diventa “scomoda”: entra col suo dubbio nelle certezze e le affronta a viso aperto: le interroga e le sbugiarda. 

Per questo motivo la filosofia viene evitata. Addirittura, qualche politico vorrebbe ridurre o riformare l’insegnamento della filosofia nelle scuole. Questo accade perché, come ho già descrivevo prima, la filosofia spaventa la gente. 

Il mondo ci vuole obbedienti e zitti. Pensare serve solo per “diletto”, non serve per autodeterminarsi, perché esiste già qualcuno, più ricco di te, più potente di te, capace di pensare per te e per il mondo intero e molto spesso per il suo interesse.

 Fabio Squeo



Ricordiamo che il libro “Lo sguardo nel tempo della filosofia” è disponibile sulla piattaforma Amazon. 

 

mercoledì 9 luglio 2025

Autostima


 

L’autostima è il formatore primario della nostra personalità.

Io mi manifesto attraverso azioni che rivelano il livello della mia autostima.

Quanto mi piaccio determina il valore che attribuisco alle mie idee e quanta determinazione assumono le mie azioni.

L’essere umano è emotivo. Tutte le sue azioni sono condizionate dalla sua emotività.

L’emotività traspare in ogni forma e investe chiunque si relaziona con noi.

Già da bambini ne siamo stati condizionati dalle reazioni fornite dai nostri genitori.

Ne siamo stati imbevuti e ne abbiamo fatta esperienza.

L’autostima è essenziale per il nostro benessere. Ogni volta che è scalfita, ci sentiamo male.

Voglio fortemente essere stimato, considerato. Non importa, se in alcuni casi, il riconoscimento è dato con una bugia o frettolosamente.

La natura umana VUOLE essere apprezzata.

La persona che nei suoi modi porta questa caratteristica, cioè è capace di apprezzare, sempre e facilmente il prossimo, appare sicuramente affascinante!

La chiave per attirare simpatia e seguaci, consiste ne rendere gli altri importanti.

L’azione di chi si mostra attento ai bisogni del prossimo, è reversibile.

La riconoscenza che inevitabilmente scatta, è fortemente gratificante e incentivante.

Questa chiave è usata dai venditori per piazzare la loro merce.

Questa chiave è usata dagli educatori (genitori, maestre, professori) per stimolare i giovani a seguire i buoni consigli.

Questa chiave è usata dai medici, affinché il loro placebo funzioni.

Questa è la chiave per far funzionare qualunque rapporto, poiché lo star bene è la meta di tutti!

martedì 8 luglio 2025

"Carpe diem" frainteso come "infantilismo"

 

Orazio disse in un verso che significa “Vivi il momento, goditi il tempo, cogli l'attimo”.

Quindi Orazio diceva di non pensare al domani? O viviamo il momento perché vogliamo interpretarlo in questo modo? Per capirlo, è necessario leggere e comprendere l'intero verso.

"Sii saggio. Filtra i tuoi vini e, data la brevità della vita, taglia corto con le speranze a lungo termine. Mentre parliamo, la vita invidiosa sarà già fuggita: cogli l'attimo, fidandoti il meno possibile del futuro".

Il poeta scrisse questi versi per la sua amante Leuconoe, negli anni in cui Roma, uscita dalle guerre civili, entrò in un processo di ristrutturazione politica, sociale e intellettuale, e sottolineò l'importanza di apprezzare il momento presente ricordando alle persone il tragico fenomeno della vita. 

Quando le opinioni che egli formò nel quadro di questa comprensione di base e alimentate dagli insegnamenti morali della filosofia epicurea, attiva nella Roma del suo tempo, si combinarono con l'atmosfera metà entusiasta e metà triste della poesia lirica, emerse una filosofia di vita che privilegiava la virtù ma era più realistica, invece di una dottrina di comportamento rigorosamente disciplinata.

Per Orazio, la vita è un breve processo che offre piccoli e segreti momenti di felicità a coloro che sanno vivere. In questo breve periodo, approfittare delle opportunità con moderazione, non privare la mente degli stati d'animo e creare la libertà di beneficiare appieno di ogni momento è la saggezza del vivere.

La maggior parte delle persone pensa a questa idea, che viene espressa con il motto “carpe diem” e tradotta significa “Cogli l'attimo”; la confondono con l'“infantilismo”, come agire in modo sconsiderato, dirigere la propria logica come si desidera e agire secondo i propri desideri e piaceri.

Tuttavia, il carpe diem, ovvero vivere il momento o cogliere l'attimo, non è legato al passato, sia per rimpianto che per nostalgia; significa che non si dovrebbe vivere dipendendo dal futuro, sia per ansia che per eccitazione, ma si dovrebbe essere completamente “qui” e “ora”.

Quindi, che tu sia triste, che tu stia ridendo, che tu stia distribuendo o raccogliendo, fallo qui e ora.

“Carpe diem” è forse uno dei detti che si è discostato maggiormente dal suo significato originale. Cogli l'attimo e lascia il meno possibile da fare per domani. In altre parole, non significa divertirsi, significa non fidarsi del domani e finire il proprio lavoro oggi.

È pensare al domani, domani.


lunedì 7 luglio 2025

Il mondo ha bisogno della tua voce

 

Essendo una persona intensa, la tua mente si muove rapidamente, passando da un'idea all'altra. Sei spinto da un bisogno insaziabile di andare oltre la superficie. Che si tratti di svelare il funzionamento dei sistemi, ammirare i modelli matematici o le storie umane dietro l'arte e la musica, il tuo cervello brama stimoli intellettuali come gli esseri umani bramano l'aria.

Ti senti più vivo quando qualcuno interagisce con le tue idee, segue il tuo ritmo di conversazione e si immerge in profondità con sincera curiosità. Desideri ardentemente l'euforia di trovare qualcuno che riesca a stare al passo con i tuoi pensieri frenetici, qualcuno che non ti guardi con uno sguardo vuoto, ma che si unisca a te nella tua ricerca della conoscenza.

Per te, la connessione intellettuale non è solo una preferenza, ma è una parte importante del tuo linguaggio d'amore.

Ma crescendo, probabilmente hai affrontato molti momenti di disconnessione, anche con le persone più vicine a te.

Ogni volta che ti entusiasmavi per un'idea, iniziavi a notare sottili cambiamenti nelle espressioni degli altri: il loro malcelato senso di sopraffazione, i loro segni di noia.

Ricordi quei momenti di silenzio imbarazzante, gli sguardi confusi o le risposte ben intenzionate ma superficiali che ti lasciavano tragicamente solo dentro. Hai imparato presto che il tuo modo naturale di pensare e di elaborare il mondo era “troppo” per gli altri.

Per adattarti e integrarti, potresti aver sviluppato l'abitudine di esprimere solo metà dei tuoi pensieri, dosando le tue idee in piccole quantità o diluendo le tue intuizioni per renderle più appetibili.

Col tempo, l'autocensura è diventata una seconda natura. Ogni giorno ti ritrovi a trattenerti nelle conversazioni e, mentre ti nascondi, senti che qualcosa dentro di te sta lentamente morendo.

Se la tua infanzia ti ha lasciato con un desiderio di connessione intellettuale, quel vuoto potrebbe ancora influenzare le tue relazioni oggi.

Inizialmente potresti essere attratto da partner che corrispondono alla tua intensità intellettuale, solo per poi allontanarli quando non soddisfano le tue aspettative idealizzate.

Potresti dare troppa importanza alla capacità intellettuale in un partner, sottovalutando altre qualità essenziali per una relazione sana e appagante, come l'intesa emotiva, il calore, il rispetto reciproco, i valori condivisi o la connessione spirituale.

Potresti “dare troppo” dal punto di vista intellettuale, condividendo generosamente le tue intuizioni e conoscenze, ma sentirti frustrato o invisibile quando il tuo partner non è in grado di ricambiare allo stesso livello. Potresti finire per sentirti come se fossi sempre tu a “trovare argomenti interessanti e stimolanti di cui discutere” nelle vostre conversazioni, o come se in qualche modo stessi sempre “istruendo” il tuo partner senza ricevere nulla in cambio.

Tali esperienze possono risvegliare ferite del passato, quando il tuo entusiasmo intellettuale veniva accolto con indifferenza o disprezzo dai tuoi genitori.

Quando questa frustrazione si ripete in più relazioni, potresti iniziare a credere che trovare un partner compatibile sia impossibile. Potresti rassegnarti a perseguire obiettivi in solitudine, convinto che la vera compagnia intellettuale sia irraggiungibile.

La triste verità è che il percorso che ti ha portato a nascondere e modificare il tuo vero io è una tragedia, non solo personale, ma collettiva.

Ogni volta che ti trattieni dal condividere una brillante osservazione, ogni volta che ti convinci a non esprimere un punto di vista unico, il mondo perde qualcosa di insostituibile. 

Tu sei unico, quindi solo tu puoi portare nel mondo un'idea in quel modo unico.

Pertanto, ogni volta che trattieni un'idea che solo tu puoi condividere, qualcosa di prezioso va perso per sempre. Il mondo ha bisogno della tua voce.

Ne avevi bisogno quando eri giovane e ne hai bisogno anche adesso.

domenica 6 luglio 2025

La scomparsa di un vero genio italiano

 

Nel mondo della scienza esistono i geni. E poi ci sono i geni terrificanti, quelli che risolvono nella loro mente problemi che altre menti brillanti impiegano mesi a risolvere sulla carta.

Ettore Majorana era uno di questi.

Nato in Sicilia nel 1906, Majorana era il tipo di fisico teorico che non si limitava a partecipare alla festa della meccanica quantistica, ma ne riscriveva silenziosamente le regole mentre tutti gli altri cercavano ancora di capire come aprire la porta.

Lavorò al fianco di Enrico Fermi nel famoso gruppo dei “ragazzi di Via Panisperna”, la versione italiana del dream team del Progetto Manhattan, ed era così brillante che Fermi una volta affermò che al mondo c'erano solo due persone veramente paragonabili a lui in termini di genialità: Isaac Newton ed Ettore Majorana.

Poi, nel marzo del 1938, Ettore scomparve.

Non in senso figurato. Letteralmente. 

Ettore Majorana (1906–?).

Poco prima di scomparire, Majorana inviò due lettere: “Ho preso una decisione inevitabile. Non c'è un briciolo di egoismo in essa. Ma mi rendo conto dei problemi che la mia improvvisa scomparsa causerà a te e agli studenti”.

Poi, il giorno dopo: “Il mare mi ha respinto, tornerò. Dimenticate quello che ho detto”.

Due note consecutive: una criptica e cupa, l'altra leggermente speranzosa, come la lettera di suicidio di Schrödinger.

Salì su un traghetto per Napoli. I testimoni dicono che potrebbe anche essere sbarcato. Ma da quel momento in poi non si sa nulla.

La nave arrivò a Napoli.

Majorana no.

Non fu mai più visto. Allora, cosa è successo?

Con un cervello come il suo, la scomparsa non poteva essere semplice. Nel corso dei decenni, sono state avanzate teorie che vanno dal sensato al fantascientifico.

Ecco alcune ipotesi. 

Suicidio in mare

Questa è stata l'ipotesi iniziale. Era noto per essere un po' introverso, un po' malinconico e sopraffatto dalle implicazioni della fisica nucleare (e forse da ciò che avrebbe potuto diventare in tempo di guerra). Ma il punto è questo: Majorana non era un tipo qualsiasi con il mal di testa e un biglietto del traghetto. Se avesse voluto scomparire, avrebbe potuto farlo senza lasciare tracce evidenti. Il che ci porta alla seconda ipotesi.

Ha finto la sua morte

Ora la cosa si fa interessante. Alcuni ipotizzano che Ettore, sconvolto dalla direzione che stava prendendo la fisica (bombe atomiche), abbia deciso di scomparire e tagliare i ponti con il mondo scientifico. Potrebbe essere fuggito in un monastero. O in Sud America. O entrambi. Nel corso degli anni sono emerse diverse presunte segnalazioni, tra cui una in Venezuela, dove un uomo che sosteneva di essere “Majorana” è stato avvistato decenni dopo.

Questa teoria ha preso piede quando un uomo corrispondente alla sua descrizione è stato fotografato a Caracas negli anni '50. Stesso aspetto. Stessi occhi intensi. Stesse capacità matematiche da genio. Una coincidenza?

Terza ipotesi: La teoria del progetto segreto

Altri credono che Majorana possa essere stato reclutato per una ricerca segreta, dai nazisti, dai sovietici o persino dagli americani. Ricordiamo che era prima della seconda guerra mondiale. Una mente come quella di Majorana sarebbe stata una risorsa inestimabile per qualsiasi regime che volesse ottenere un vantaggio nucleare.

Il fatto che sia scomparso proprio prima che l'Europa esplodesse completamente?

Aggiungendo una strana svolta cosmica al mistero, Majorana predisse l'esistenza di una particella unica: una particella che è anche la sua antiparticella. Quella particella ipotetica è ora chiamata fermione di Majorana ed è ancora oggi un argomento caldo nella fisica.

Quindi, anche se il suo corpo è scomparso, la sua genialità è rimasta.

È piuttosto poetico, in realtà. Come se fosse diventato una delle sue particelle: esistente e non esistente allo stesso tempo.

Ultima ipotesi: Ettore Majorana ha abbandonato la nave, ha intrapreso una nuova vita o è scomparso nelle pagine di un documento riservato da qualche parte? Si era stancato della scienza o stava cercando di salvare il mondo allontanandosi da esso?

Forse non lo sapremo mai. E forse era proprio quello che voleva.

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