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In questo spazio condivido riflessioni e approfondimenti su temi che riguardano lo spirito umano e il senso del vivere. Leggerete scritti che vogliono favorire la serenità interiore o l'ottimismo per la vita.

lunedì 25 settembre 2023

Il braccialetto

 

 

 

 

 

 

Amavo la mia ragazza. La amavo tanto da volerla stupire in ogni nostro incontro. La mia gioia di vederla sorridere era incontenibile … ed io sprofondavo nei suoi occhi.

Volevo regalarle un gioiello … quello che fa meraviglia ad ogni donna. Avevo pochi soldi e non potevo permettermi una grande spesa. Racimolai il massimo di denaro che potetti e mi recai in gioielleria. Comprai un braccialetto particolarissimo. Era un filo d’oro che raccoglieva tanti anellini.

Ognuno di quelli doveva essere una promessa d’amore.

In un pomeriggio, al sol calante … il momento più bello per un atto romantico, decisi di darle il mio regalo. Quello non era soltanto un braccialetto … era il sunto del mio bene e desiderio di vederla felice accanto a me. 

Eravamo in auto, ferma di fronte all’orizzonte. Sul mare, calmo per l’occasione, spirava una gradevole brezza che entrava dai finestrini aperti, dando la frescura del tramonto. Entrambi non parlavamo. Sorrisi, complici del nostro amore, erano parole senza suoni. Presi la sua mano e la accarezzai. Lei la strinse e con l’altra mi rabbrividì con un pizzicotto.

Colsi l’occasione per tirar fuori il mio braccialetto e ornare il suo polso. Sorpresa per l’inatteso dono, disse:

-“Caro, io ti amo così come sei … nessun oggetto potrebbe aumentare il mio amore per te.”

Volevo sorprendere, ma fui sorpreso. Allora risposi:

-“Le tue belle parole mi rendono orgoglioso di te. Questo braccialetto continuerà a dirti ti amo anche quando non ti sono vicino.”

Un abbraccio e un bacio sugellarono quel momento indimenticabile. 

 

domenica 24 settembre 2023

Ragionando del dopo


 
 
 
 
 
 
 
 
L’animo umano è complesso; tentare una sortita conoscitiva è un’esperienza affascinante che non crea nessun precedente.

Illustri psicologi si sono avventurati e hanno catturato qualche teoria interessante, ma hanno tirato fuori solo idee discutibili, anzi, hanno gettato benzina su un fuoco che già era parte di un incendio.

Un dato certo esiste. Ognuno di noi nascendo è costretto a sopravvivere. Questa incombenza è un macigno che ci portiamo sulle spalle e che ci impedisce di guardarci attorno. 

Non riusciamo, per la fatica, nemmeno a guardarci fra noi, poiché rimaniamo paralizzati dalla diffidenza. Solo parvenze di intimità ci leniscono il dolore di una solitudine voluta da una natura, di cui facciamo parte, ma non ne siamo padroni. 

La coscienza di una vita che dovrà terminare ci forza il pensiero della morte. 

Il crudele automatismo si innesca così: 
Sono cosciente di dover morire e mi affanno a rimandare quel momento, occupando il tempo a trovare il sistema migliore per ritardarlo”. 

Alla fine del percorso molti si rendono conto che hanno rincorso la propria coda, consumando il prezioso tempo vita.

Tutto questo mi ricorda la storia di un cane che, lasciato solo per intere giornate, al rientro del suo padrone, iniziava a rincorrere la propria coda impedendo al padrone di accarezzarlo.

Vi apparirà evidente che il cane divorato dall’ansia di rivedere il proprio padrone, chiedeva a se stesso di consumare un piacere per troppo tempo rimandato. 

Il meccanismo psicologico adottato dal cane ha funzionato in assenza del padrone, ma non gli ha consentito di raggiungere lo scopo per il quale il meccanismo era stato costruito.

In altre parole, il surrogato di un piacere ha fatto in modo che si sia dimenticato il vero piacere.

È verosimile pensare che, conducendo una vita in cui sbarcare il lunario ci impegna severeamente, diventi inevitabile posticipare o a non occuparci mai di questioni più vicine alla sfera umana.

Ed ecco che l’età e la cultura intervengono come bastone e carota per il povero uomo.

L’età, mentre avanza, ti costringe a sentire sempre più forte il peso del macigno e ti fa sperimentare a piccoli passi che cosa significa morire.

La cultura, come una droga, ti fa dimenticare il peso del macigno e abbassa la sensibilità alla stanchezza, sebbene a intervalli di tempo ti illuda di essere così speciale nell’universo fino a far apparire la morte come un’antipatica sosta o un angusto passaggio della natura. Allo sfortunato utente del proprio corpo, quel passaggio è durissimo. 

Soltanto la religione e il mistero potranno aiutarlo, poiché in questi sentieri non c’è bisogno di ragionare; basta la fede e la speranza. 
 

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