giovedì 26 febbraio 2026

La meraviglia non deve essere un’eccezione

 


Il treno si fermò in una piccola stazione di campagna che non avevo mai visto prima. Scesi quasi per errore, come se fosse stato il vento a spingermi giù dal vagone. L’aria profumava di erba bagnata e di legna lontana, e per un istante rimasi immobile, con la valigia in mano, a chiedermi perché il cuore mi battesse così forte.

Davanti a me si stendeva un campo dorato, acceso dall’ultimo sole del pomeriggio. Le spighe ondeggiavano come un mare silenzioso, e io ebbi la sensazione improvvisa che il mondo stesse respirando. Non era solo un paesaggio: era una promessa.

Camminai senza una meta precisa. Ogni cosa sembrava nuova, come se la stessi vedendo per la prima volta. Un bambino correva lungo una strada sterrata, inseguendo un aquilone rosso. Rideva con una gioia così pura che mi sentii attraversare da un brivido. Mi accorsi che quella risata mi apparteneva un poco, come se qualcosa dentro di me si fosse risvegliato.

Mi sedetti su un muretto di pietra. Pensai a tutte le volte in cui avevo vissuto di fretta, senza ascoltare davvero. Ai giorni pieni di impegni, alle parole dette per abitudine, agli abbracci dati distrattamente. E all’improvviso compresi che la meraviglia non era nascosta nei grandi eventi, ma nei dettagli che avevo smesso di guardare.

Una donna anziana annaffiava dei fiori poco lontano. Mi sorrise, un sorriso semplice, e in quel gesto minuscolo c’era una tenerezza disarmante. Le sorrisi a mia volta, e fu come se tra noi passasse una scintilla invisibile: la consapevolezza silenziosa di essere vivi nello stesso istante.

Sentii gli occhi farsi lucidi, ma non per tristezza. Era uno stupore dolce, quasi infantile. La vita, con le sue ferite e i suoi inciampi, continuava a offrire frammenti di bellezza inattesa. Ogni battito del cuore era un atto di fiducia. Ogni incontro, una possibilità.

Il cielo si tinse di rosa e arancio. Rimasi lì finché le prime stelle non cominciarono a tremare sopra di me. Pensai che i sentimenti fossero come quelle stelle: a volte invisibili nella luce del giorno, ma sempre presenti, pronti a brillare quando ci concediamo il tempo di guardare.

Quando il treno della sera arrivò, non ero più la stessa persona che era scesa. Portavo con me una scoperta semplice e immensa: vivere è un continuo stupirsi. E la meraviglia non è un’eccezione - è il modo segreto con cui la vita ci chiama per nome.

 

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