La teoria di David Bohm rappresenta una delle interpretazioni più originali e filosoficamente profonde della meccanica quantistica. Bohm, fisico teorico del Novecento, propose una visione alternativa rispetto all’interpretazione dominante, cercando di restituire alla fisica un’immagine della realtà coerente, continua e oggettiva.
Nel 1952 egli riprese un’idea già
formulata da Louis de Broglie, secondo cui le particelle non sono semplici
probabilità o entità indefinite fino al momento della misura, ma possiedono
sempre una posizione e una traiettoria ben definite. Questa proposta è nota
come teoria dell’“onda pilota” o meccanica bohmiana. Secondo Bohm, ogni
particella è guidata da un’onda — descritta dalla funzione d’onda quantistica —
che ne determina il movimento attraverso un elemento chiamato “potenziale
quantistico”. Il comportamento apparentemente casuale osservato negli
esperimenti non sarebbe quindi intrinseco alla natura, ma deriverebbe dalla
nostra ignoranza delle condizioni iniziali del sistema. In questo senso, la
teoria è deterministica.
Tuttavia, essa introduce un
aspetto cruciale: la non-località. Il potenziale quantistico può influenzare
istantaneamente particelle anche molto distanti tra loro, mostrando che a
livello fondamentale la realtà non è composta da oggetti separati e
indipendenti. Questo punto si collega ai fenomeni di entanglement e implica che
l’universo possieda una struttura profondamente interconnessa.
Da questa prospettiva fisica Bohm
sviluppò anche una riflessione più ampia sulla natura della realtà. Egli
distinse tra “ordine esplicato” e “ordine implicato”. L’ordine esplicato è il
mondo che percepiamo quotidianamente, fatto di oggetti distinti nello spazio e
nel tempo. L’ordine implicato, invece, è un livello più profondo della realtà
in cui tutto è contenuto in tutto, una dimensione unitaria dalla quale emergono
le forme visibili. Ciò che appare separato sarebbe dunque una manifestazione
superficiale di un’unica totalità dinamica.
Questa visione olistica portò Bohm
a parlare di “olomovimento”, un processo continuo e indivisibile che
costituisce il fondamento dell’universo. In tale quadro, anche la distinzione
tra mente e materia perde il suo carattere assoluto: entrambe sarebbero aspetti
differenti di una stessa realtà sottostante.
La proposta di Bohm si distingue
nettamente dall’interpretazione di Copenaghen, associata a Niels Bohr, secondo
cui le proprietà fisiche non esistono in modo definito prima della misurazione
e la probabilità è un elemento fondamentale e irriducibile della natura. Per
Bohm, invece, le proprietà esistono sempre e l’indeterminazione riflette
soltanto i limiti della nostra conoscenza.
In sintesi, la teoria di Bohm
offre un’immagine della realtà come totalità indivisa, deterministica ma
non-locale, in cui ciò che appare frammentato è in realtà l’espressione di un
ordine più profondo e unitario. Pur non essendo l’interpretazione dominante
nella fisica contemporanea, essa continua a esercitare un forte fascino per la
sua coerenza teorica e per le sue implicazioni filosofiche.

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