venerdì 25 settembre 2015

Discutendo sulla libertà




Scrivere o discutere sulla libertà, francamente, sono modi per celebrare un valore ideale che forse non esiste neanche oltre la vita.

Libertà, per definizione, impone l’assenza totale di vincoli e condizionamenti di qualsiasi genere.

Esiste sulla terra un luogo dove poter applicare questa definizione?

Fin quando porteremo in giro chilogrammi di carne ed ossa, illudiamoci di essere liberi! 

Potremmo aspirare a una libertà di nobiltà inferiore come quella del pensiero, ma non crediamoci troppo.

La libertà del pensiero è completamente manipolata da preconcetti educativi sociali e appare come bozza orientativa di un progetto mai sviluppato. 

Infine, le debolezze, le paure, completano il definitivo sabotaggio del valore.

Nascendo, siamo come una pallina metallica in procinto di iniziare la sua partita nel flipper. Il primo lancio ci fa andare su, molto su e a grande velocità.

In cima alla discesa si rallenta poiché il caso ci offre una strada da percorrere. Alcuni incontrano già i primi spingitori, segnatori di punti che non danno pace alla ridente pallina. 

Subito dopo i primi passaggi, la pallina si trova spinta e respinta in mille direzioni, accumulando così il miglior punteggio possibile. 

In questa fase, il giocatore non interviene dall’esterno, poiché sta guardando da dove la pallina comincerà a scendere. 

Egli dovrà controllare attentamente la rotta di discesa per cercare di far più punti possibili e accumulare bonus. 

Nella parte centrale del percorso, la pallina ha spazi più ampi e i suoi percorsi sono più difficili da indovinare.

Gli spingitori ora sono più violenti e la zona in cui la pallina può perdersi è più vicina. 

Il giocatore può aiutare la pallina a muoversi nella direzione meno pericolosa, ma deve stare attento a non esagerare, altrimenti il flipper potrebbe andare in tilt e la pallina, inevitabilmente finirebbe la sua corsa. 

La pallina si muove con apparente libertà su un percorso in discesa e spera che il giocatore mantenga alta la concentrazione per evitare che la sua corsa finisca nella zona morta del flipper e sancisca la definitiva fine del gioco.

Facciamo parte di un sistema: “Un insieme di elementi connessi tra loro con l’obiettivo di determinare una logica funzionale”.

Ogni elemento non ha senso stando fuori dal sistema.

Ogni elemento, nel sistema, è libero nella misura in cui l’ingranaggio gli consente.

Il seme è libero di germogliare, il sasso lo è di cadere, il piede è libero di adeguarsi alla scarpa stretta, l’uomo è libero di guardare le stelle o di esprimere un pensiero.

Questo tipo di libertà non mi piace e purtroppo non siamo liberi nemmeno di non saperlo.

Capirete che qualunque altro mondo non potrà che essere migliore di questo.

Intanto ci ostiniamo, in quanto costretti, a dire:

“Che mondo meraviglioso è il nostro!”. 

giovedì 24 settembre 2015

Antibiotici - aggiungi il tuo nome!









In sempre più allevamenti industriali, animali sani vengono imbottiti di antibiotici per sopravvivere in condizioni tremende e produrre di più. E l'Italia è tra i primi posti in questa pratica orribile che oltretutto crea super-batteri spesso mortali. Ma se agiamo subito, possiamo far approvare due leggi europee che proteggano sia gli animali che la nostra salute. Firma ora:

FIRMA LA PETIZIONE

In Italia il 71% degli antibiotici viene usato sugli animali da allevamento, anche quando sono sani. Una pratica crudele per farli sopravvivere in condizioni tremende e produrre di più a costi irrisori. E che sta anche generando super-batteri resistenti alle medicine, che possono ucciderci.

Molti degli altri paesi europei hanno già ridotto drasticamente l'uso di antibiotici negli allevamenti, e ora l'Unione Europea potrebbe finalmente imporre queste leggi a noi e al resto del continente.

Si salverebbero vite umane riducendo al tempo stesso le crudeltà sugli animali: non dovremmo neppure stare a parlarne. Persino McDonald's ha deciso di non usare più polli cresciuti con determinati antibiotici. Ma le multinazionali  farmaceutiche e della carne stanno facendo di tutto per bloccare queste decisioni.

A breve ci sarà un incontro tra i ministri europei e molti non hanno ancora preso una decisione. Denunciamo l'abuso crudele e mortale degli antibiotici negli allevamenti intensivi inviando 1 milione di firme a ognuno di loro. Firma ora e condividi la petizione:

https://secure.avaaz.org/it/antibiotics_factory_farms_rb_loc_/?bglFhdb&v=65345

L'Organizzazione Mondiale della Sanità dice che questi super-batteri rendono gli antibiotici completamente inutili contro malattie infettive come tubercolosi e polmonite. Gran parte della medicina moderna, inclusi i trattamenti contro il cancro e quelli chirurgici, dipende dagli antibiotici. Se non li salviamo, si stima che nel 2050 moriranno 10 milioni di persone in più ogni anno.

L'abuso di antibiotici, sia sull'uomo che sugli animali, li rende sempre meno efficaci. Solo in Europa ogni anno muoiono 25.000 persone a causa della resistenza eccessiva agli antibiotici! Nonostante questo, non stiamo facendo abbastanza per limitarne l'enorme uso negli allevamenti e l'Italia è il terzo Paese europeo per uso di antibiotici sugli animali.

Danimarca, Svezia, Norvegia e Paesi Bassi hanno dimostrato che si può produrre carne usando molti meno antibiotici. Ma finché le regole non saranno le stesse per tutti servirà a poco.

Sono in tanti a voler chiudere questi allevamenti dell'orrore una volta per tutte. Queste nuove leggi europee possono migliorare enormemente il benessere degli animali e la salute dell'uomo. Ma secondo gli esperti i ministri pensano che ai cittadini non interessi. Noi possiamo dimostrare il contrario.

Firma ora e condividi la petizione: quando avremo raggiunto un milione di firme, Avaaz dimostrerà con sondaggi nei Paesi chiave che l'opinione pubblica è schierata e porteremo la petizione in aula un momento prima del voto al Parlamento Europeo:

https://secure.avaaz.org/it/antibiotics_factory_farms_rb_loc_/?bglFhdb&v=65345

Milioni di avaaziani hanno agito in difesa delle balene, dei polli d'allevamento e di tanti altri animali. Facciamolo di nuovo per proteggere il futuro della medicina moderna, degli animali e di tutti noi.

Con speranza,

Alex, Allison, Laila, Alice, Antonia, Alaphia, Ricken e tutto il team di Avaaz

mercoledì 23 settembre 2015

Il valore di una persona






Era il giorno del suo compleanno ed era triste, aveva pochi amici e una grande difficoltà nel comunicare. 

Luca vedeva il mondo cattivo, lontano dalla sua sensibilità. 

Una sera, rientrando in casa molto presto, si rifugiò nel letto per abbandonarsi alla lettura.

Non riuscì a leggere molte pagine poiché il sonno lo rapì.

Sognò di un amico molto speciale. 

Non usava parole, ma le sue idee gli arrivavano molto chiaramente. 

Infondeva fiducia e serenità, come se fosse una persona che conoscesse da molto tempo.

Forse era un Angelo, ma a Luca non importava questo, gli bastava solo il piacere di stargli vicino per continuare a osservarlo.

L’angelo gli prese la mano e come se salisse su un arcobaleno, variopinto di emozioni, lo condusse in un luogo che non riusciva a descrivere.

Si vedevano due persone che davano l’idea di giustificarsi dinnanzi a una figura immensamente dolce nei modi e nell’essere.

La curiosità di Luca, gli impose di chiedere al suo Angelo, dov’era e chi erano quelle persone che parlavano.

L’Angelo, si aspettava la domanda e disse:

“Luca, quelle due persone provengono dal tuo mondo e ora non possono più ritornavi. 

In questo momento, si conciliano con l’Angelo della pace, prima di entrare in Paradiso”.

Il cuore di Luca cominciò a battere a mille e nonostante tantissima emozione, volle assistere al loro colloquio.

Il più anziano sembrava avere una settantina d’anni e appariva molto dispiaciuto per aver lasciato la terra.

Sebbene fosse lontano, si capiva benissimo che cosa dicesse.

“Ho condotto una vita impegnando tutto il mio tempo per accumulare denaro. 

Soltanto ora mi sono accorto di aver trascurato tantissimi altri valori. 

Ero convito che col denaro avrei potuto ottenere tutto. Infatti, ho avuto tante comodità, tante sottomissioni e pochissimi sorrisi sinceri. 

Sono stato il falso orgoglio dei miei figli, perché ora litigano per la divisione dei miei beni. 

Non merito di andare in Paradiso”.

L’Angelo della pace ascoltò l’uomo con tantissima commozione e concesse per l’ultima volta che alcune lacrime gli scendessero sul viso.

La seconda persona che si apprestava a parlare, era molto giovane, dimostrava di avere una trentina d’anni. 

Appariva molto dimesso per cui si aspettava di essere redarguito dall’Angelo della pace.

Impacciato e con molto dolore, iniziò a raccontare:

“Non sono riuscito a fermarmi! Ero molto deluso, senza prospettive e abbandonato da tutti. Sentivo di essere l’ultimo miserabile della terra!”.

L’Angelo non aggiunse nulla, ma gli permise di mandare un messaggio al mondo da cui si era staccato.

“Amici miei, nei momenti più tristi non abbattetevi per esorcizzare il dolore, ma superatelo riflettendo sul valore della vostra vita. 

Pensate per esempio a una banconota da 500 euro, forse difficile da scambiare, ma anche improbabile da rifiutare, se vi venisse regalata.

La stessa banconota manterrebbe il suo valore nonostante che si presenti spiegazzata, accartocciata, sporcata con le più fantasiose schifezze, purché si mantenesse integra”.

L’intensità emotiva prodotta dal messaggio fece in modo che Luca si svegliasse improvvisamente nel cuore della notte.

Luca si rese conto che l’avere e l’apparire pesano pochissimo sul piatto della bilancia che insegue l’equilibrio con il peso del proprio valore.

domenica 20 settembre 2015

Remembering




Alcune esperienze di vita ti lasciano 
qualcosa di più di un ricordo.

Come l'edera, aderiscono all'anima e colorano in toni soavi  gemme di emozioni già lontane.

Decantano il sorriso....
come messaggero nel mondo.

Diffondono gioia...
a contaminar pensieri nuovi.

Troncano parole....
al riposare dei sensi.

E al silenzio del passato,
or presente,
una dolce nostalgia si posa,
 a suggellar l'amor provato.
 


venerdì 18 settembre 2015

Get a move on - atto finale






La vita di una persona attraversa innumerevoli intervalli vuoti in cui si consuma il tempo attendendo qualcosa, riposta in un futuro completamente oscuro alla ragione e avvolta in una ipnotica speranza illusoria.

Si finisce per lasciar scorrere il tempo in modo inutile e vivendo realmente soltanto quei pochissimi momenti a cui appendere il significato ultimo del nostro respirare. 

Camminiamo imitando i ciechi nel battere il bastone per riconoscere gli ostacoli, pur avendo occhi buoni. 

Inconsapevolmente, viviamo per nutrirci, litighiamo per affermarci, lavoriamo per accumulare lo stesso danaro che spendiamo in frivolezze. 

In definitiva, consumiamo il tempo vita in attesa di godere qualcosa che in alcuni casi non arriva mai.

Ciò che conta realmente è sempre lì davanti ai nostri occhi e alla portata di tutti. 

Purtroppo, fantasiose barriere psicologiche dividono e classificano idee per aggettivare in modo presunto ed egoistico qualunque realtà.

Le cose importanti sono sempre le più semplici e si rivelano a dimensione umana. 

Sono i sorrisi, le buone maniere, il rispetto reciproco, il senso dell’amicizia, la sensibilità dei sentimenti e in ultimo, l’amore.

Purtroppo, porre l’attenzione di queste “cosette” ci si vergogna, così le riserviamo per il privato. 

Ecco che togliendo le ore per il sonno, il tempo del lavoro e stanchezza permettendo, i momenti per vivere le “cosette” si riducono a pochissime occasioni. 

Allora, ci si riscopre vecchi e incapaci di comunicare con i giovani quando senza molto allenamento, proviamo a vivere come si dovrebbe.



“Get a move on” è stata una opportunità per tutti i partecipanti a uscir fuori dai binari della consuetudine e della formalità istituzionale e a ricordare a tutti noi che l’allegria, il gesto simpatico, la solidarietà comune, lo sguardo amichevole, una parola dolce, sono strumenti da usare sempre se vogliamo una vita intensa di emozioni e che valga la pena di vivere.



Tutti i ragazzi sono stati eccezionali, compresi i più vivaci che forse hanno mostrato meno la museruola omologante della società normalizzata.

Per quanto mi riguarda e credo di interpretare anche i sentimenti dei miei colleghi, questa esperienza mi ha riempito di spirito umano, concedendomi vivere venti giorni in assoluta distensione e sempre con il sorriso ospite fisso sul mio viso.

Grazie a Rita, Maria, Emanuele, Emanuela, Sergio, Davide B., Davide F., Nicolò, Matteo, Giovanni, Domenico, Francesco, Vincenzo Salvatore, Corrado, Mauro, Mirco, Andrea.

Abbiamo condiviso tempo, spazi e consumato nel modo migliore il tempo vita.


giovedì 17 settembre 2015

I docenti accompagnatori







In molte occasioni l’animo umano si ritrova in netta conflittualità con la ragione.

L’impressione discende dalla constatazione che alla ragione vengono nascoste motivazioni ritenute dominio dell’intimità e quindi escluse dalla necessità di consegnarle al giudizio.

Secondo voi, perché alcuni docenti si privano delle ferie, rinunciano a godersi un lungo periodo di riposo per seguire sedici “sconosciuti” all’estero, addossandosi grandi responsabilità?

Incoscienza ?

Trattandosi di persone mature, la sola incoscienza non convincerebbe totalmente chi dall’esterno cerca di capire.
 
Adducendo motivazione egoistiche, si potrebbe pensare a un’imperdibile vacanza gratuita all’estero, magari con il riferimento malizioso a un arrotondamento economico dello stipendio. 

Ma anche questa motivazione non apparirebbe stabile. 

Una vacanza con sedici ragazzi da controllare non può essere tale! 

Anche il rientro economico non può giustificare il rischio di dover spendere soldi per altri motivi qualora sgraditi inconvenienti potessero capitare.

Allora? Qual'è il motivo?

Mi sono imposto di riflettere e ho costretto al mio cuore a dire la verità.

“Ascoltami, cuore, confessa! Perché mi hai spinto ad accettare un’esperienza del genere boicottando il periodo più piacevole per un professore?”

“Luigi, non far finta di non sapere nulla! Tutti sanno che ti piace parlare la lingua della regina Elisabetta e quando balbetti il tuo inglese, ti senti un divo!”

“Prima di tutto, non balbetto e poi non sono convinto che sia solo questo il motivo!”

“Hai ragione, testone! La verità è che i professori veri, sono innamorati dei propri ragazzi e hanno paura di confessarlo anche a se stessi. 

Quando capita che possono stare con loro, lontano dalla formalità e dalle imposizioni della didattica, ecco che si scoprono opportunisti e scrocconi nei confronti della comunità europea. 

Dimenticano i rischi che corrono e si affidano alla fortuna che tutto vada liscio.”



Al termine di questo colloquio interiore ho trovato il motivo e voluto provarlo anche cercandolo nei miei colleghi.

Ho fatto una scoperta incredibile. 

Ho notato come un valore connaturato con il proprio essere possa spargersi su tutto ciò che è umano e quindi sui ragazzi che i genitori ci affidano.


La gentilezza e la premura delle mie colleghe sono valori incorniciati intorno al loro cuore.

È stato un continuo piacere essere stato un loro compagno di viaggio, conoscerle oltre il velo dell’apparenza. 

Se esiste veramente la macchina della verità, è quella del loro modo di essere, ancor prima di docenti, mamme.  

Girando per le strade Dublino, condividendo spazi e sedendo con i ragazzi allo stesso tavolo di mensa, compensa qualsiasi fatica, bilancia qualsiasi rischio e si capisce quanto sia bella la nostra professione.