martedì 31 marzo 2015

Il futuro




Scrutare il Futuro: 
Guardare a una telecamera a circuito chiuso e cercare di indovinare i movimenti che stai per fare!

Da bambino non sai che c’è un futuro. 
La vita è tutto un gioco e il mondo è il parco dei divertimenti.

Da giovane devi costruire il futuro. 
Devi imparare, studiare. 
Il mondo è pieno d’impegni ed esami.

Da adulto non sai che ti riserva il futuro.
Devi lavorare e hai poco tempo da dedicarti.

Da uomo maturo, con uno sguardo al passato, fai tesoro del presente poiché il futuro non è molto futuro.

Da anziano, il futuro coincide con il presente.....
 con qualche amara sorpresa.

lunedì 30 marzo 2015

Vediamo ciò che vogliamo vedere.



Opera pittorica di Silvia Senna



Bisogna aspettare qualche anno di vita, per capire che: “Tutto è vero, compreso il suo contrario!”.

Qualunque risposta date al problema, avete sempre ragione!

Per questo motivo la Luna ruota intorno alla Terra ed essa gira intorno al Sole che a sua volta si muove.

Girandoci intorno a un concetto o a un'idea, usiamo punti di osservazione diversi. 

Il nostro sguardo, inseguito dalla riflessione, punta su un’area illuminata e circostanziata dalla psicologia (storica e inflazionata dallo stato corrente).

Confrontare quello che vediamo ora con quello che abbiamo osservato in un momento precedente è un processo sempre in divenire, in cui intervengono molte e aleatorie variabili. 

In definitiva, è impossibile ottenere risultati  identici dai quali ricavare verità assolute.

Insomma, abbiamo tante verità quanti sono i possibili punti di osservazione moltiplicati per la potenza e capacità di riflessione dell’osservatore.

Chi con la matematica non litiga, sa che in una circonferenza ci sono infiniti punti. 

Sulla sfera ci sono infinite circonferenze.
Nello spazio si immaginano infinite sfere.

I punti di osservazione, quindi, sono una infinità di infiniti.

Se consideriamo, inoltre, che la potenza e la capacità di osservazione siano valori non deterministici, allora il risultato del prodotto sarebbe impensabile. 

Quindi, ciò che ci passa davanti è sicuramente vero, ma ciò che non è davanti lo sarà dopo con la possibilità di apparirci contrario di ciò che è ora!

domenica 29 marzo 2015

Esperienza del dolore





Un bel giorno scopri che non c'è nessun altro all'infuori di Te!

Chi è intorno a Te ha lo stesso tuo problema.

Ci muoviamo come ombre in cerca di se stesse che si affollano nei pressi di qualche illusorio punto luce!

L’esperienza del dolore è la prova della solitudine.

Condividere l’esperienza del dolore è impossibile.

I nostri più affettuosi cari ci sono vicino, ci assistono, ma sono impotenti. 

Non hanno armi. 

Non conoscono l’intensità del dolore. 

Vorrebbero intervenire, ma non sanno né quando, né come. 

La loro presenza è il placebo per risolvere un’incomprensibile malattia.

La comprensione in questi casi si traduce in atti timidi di amore.

La voglia di intervenire per portare sollievo si arena in azioni a volte inutili, ma sempre imbarazzanti per i modesti risultati che si ottengono.

Alla fine scopriamo il dolore che valica la solitudine, ha lasciato una scia di esperienza della vita. 

venerdì 27 marzo 2015

Perchè ostinarsi a vivere cento anni?



Se immaginiamo un generatore di funzioni d'onda (Dio o chi per Lui), potremmo pensare alla vita umana come il valore in un istante di questa funzione.

Siamo quindi, sobbalzati continuamente da questa funzione.

La dipendenza dal tempo ci lega indissolubilmente a essa.

La funzione d’onda traccia un insieme infinito e continuo di valori che possiamo associare all’umanità.

Solo uscendo dal grafico è possibile vedere il disegno, l’evoluzione, la finalità.

La transitorietà della vita è inversamente proporzionale alla frequenza delle nascite.

Se paragoniamo la durata della vita umana con quella dell'universo (asse dei tempi), dovremmo ammettere una frequenza delle nascite infinita.

Una vita più breve implica una rinascita più frequente!

Perché dovremmo augurarci di vivere fino a 100 anni, quando già da 80 rinunciamo al 90% delle nostre prerogative?
 

giovedì 26 marzo 2015

Essere insegnanti


 
 
Lo ammetto: faccio il docente per fare tre mesi di vacanza.

Egregio Ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere. Mi sono laureato, ho preso due abilitazioni a numero chiuso, ho fatto un concorso nazionale e sono precario da 13 anni (assunto il primo di settembre e licenziato il 30 giugno) non tanto perché volevo far l'insegnante, ma per godermi tre mesi di vacanze estive, oltre ovviamente a quelle natalizie, pasquali, di carnevale e ai ponti dei santi, dell'immacolata, del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. Peccato non si stia a casa anche il giorno della festa della mamma, del papà, della donna e magari dei nonni.


Egregio ministro Poletti,
ebbene sì lo devo e lo voglio ammettere, la volgarità e la disonestà intellettuale che caratterizza lei e tutto il governo Renzi è squallida e imbarazzante, sintomo di un paese sempre più allo sbando, retto da personaggi di piccolo cabotaggio, corrotti, prepotenti e mediocri.
 

Probabilmente signor Ministro lei è troppo impegnato in cene e feste con importanti esponenti di Mafia Capitale per conoscere la professione dei docenti e la realtà in cui vivono gli studenti italiani; altrimenti saprebbe che il numero di giorni di scuola in Italia è pari a quello dei principali stati europei (Germania, Francia, Spagna. ..). 

Le vacanze sono solo distribuite in modo diverso. Se conoscesse le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani e l'ubicazione geografica del Paese che governa, saprebbe, inoltre, che andare a scuola a luglio e agosto nella maggior parte delle città (Napoli, Bari, Palermo, Roma, Sassari, Milano) sarebbe impossibile.

Infine, signor Ministro, le ricordo che ormai anche il mio macellaio di fiducia (purtroppo sono carnivoro) non pensa che un insegnante faccia tre mesi di vacanza. 


Tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e programmazione le ferie dei docenti (trenta giorni più le domeniche) si concentrano per lo più da metà luglio al 31 agosto.
 

Comunque Egregio Ministro e Esimio Premier, fate bene ad umiliare costantemente noi insegnanti. Ce lo meritiamo. 

Negli ultimi decenni abbiamo accettato tutto supinamente: blocco salariale, classi pollaio, precarietà, aumento dell'orario di lavoro, edifici insicuri, cattedre spezzatino e concorsi truffa. 

Ed ora, sprezzanti ma con il sorriso sulle labbra, state realizzando la privatizzazione della scuola e la sua trasformazione in un'azienda senza che il corpo docente italiano dia un sussulto di vitalità. 

Tra chi aspetta la pensione e chi pensa che un salario fisso anche se basso è meglio che niente, tra chi è stanco di lottare e chi si considera intellettuale, tra chi "tanto mio marito è un dirigente o libero professionista" e chi è solo e disperato, tra chi "o si blocca il paese per settimane o uno sciopero non serve a nulla" e chi " ora servirebbe la rivoluzione", gli insegnanti stanno assistendo inerti e rassegnati alla lenta morte della scuola pubblica, democratica e costituzionale.
 

Il nostro silenzio è complice. E non basta più (se mai è servito a qualcosa) sfogarsi solo sui social network.

Per chi non si vuole arrendere non vi è altra strada che la lotta, per la nostra dignità e per il futuro dei nostri figli e dei nostri studenti.
Una terza via non ci è data.


Matteo Saudino, docente di storia e filosofia a Torino.
Libero pensatore e cittadino del mondo.

mercoledì 25 marzo 2015

Quanto conosco?



 
A scuola abbiamo imparato tantissime nozioni; abbiamo appreso concetti, significati e valori che ci hanno strutturato il pensare; ci hanno permesso di organizzare il pensiero secondo una logica utile per comunicare. 

Spesso ci viene in mente una domanda. Se dovessi fornire una misura del mio sapere, come potrei conoscere la quantità del mio sapere?

La sensazione comune è quella che ciò che potremmo sapere, è molto maggiore di quello che sappiamo, ma poiché non ci appare chiaro quello che sappiamo, ci troviamo di fronte ad una percentuale ricavata dalla divisione di un numero piccolo con uno grandissimo. 

Ovviamente, il risultato ci fa sentire molto imbarazzati. 

Il numero insignificante che viene fuori dalla precedente divisione, diventa gigantesco se lo confrontiamo con quello ottenibile (in modo presunto) dall’elaborazione effettuata sul nostro vicino/amico/collega.

La differenza tra quantità piccolissime rende uno di noi sapiente rispetto all’altro. Se tale differenza è sostenuta da titoli culturali e si riversa in libri/riviste/conferenze, si ufficializza tale sapienza e diventa scienza. 

L’applicazione del sapere si chiama lavoro. 

Un lavoro produce beni e/o servizi per altri uomini.

L’uomo che lavora ottiene gratificazioni materiali e morali.

Immaginate quanta più felicità ci sarebbe sulla terra, se la quantità di sapere sparsa su tutta l’umanità aumentasse di una quantità se pur minima.

giovedì 19 marzo 2015

Danil - Un amore mai vissuto










Dopo aver scritto un saggio semi-scientifico e uno didattico, mi sono cimentato in un romanzo.

La bellezza del vivere, personalmente la racchiudo nel provare nuove esperienze, indipendentemente dal risultato. 

In ogni mia opera, lascio qualcosa di me stesso. Certamente, sono lontano dalla megalomania. Il motivo è da ricercare nel bisogno interiore di dire qualcosa, superando le regole del vivere comunque.

Danil è un personaggio reale, una donna qualunque che voleva molto dalla vita. Un curioso quanto avverso destino, le ha disegnato una storia che non meritava.

L’intreccio tra il sentimento d’amore, la violenza sulle donne e il lavoro come strumento della dignità, ha generato il feeling del romanzo che spero tanto che piaccia.

Un grosso ringraziamento va alla reale protagonista che, con molto coraggio, si è confidata con il sottoscritto e ha reso fattibile questo lavoro.