giovedì 31 gennaio 2013

Odissea nella email




OUTLOOK: Salve ragazzi, io sono il MUA (Mail User Agent), un Client al servizio dell’umano, addetto alla trasmissione delle e-mail, con il compito di accedere per conto suo alla casella di posta elettronica e/o consentire la spedizione dei messaggi.
Vi prego di seguirmi ordinatamente poiché sarete sottoposti all’incapsulamento per poter attraversare l’hardware e giungere sul server SMTP del provider netsing.sg.

LUCA: Papà, ora ci incapsulano?

PADRE: Luca, non temere, si tratta di una banale divisione a gruppi e di un inquadramento in squadre di lavoro.

LUCA: devi ammettere che la parola non è rassicurante!

PADRE: Forse sì, ma rende bene l’idea dell’operazione.

LUCA: Siamo fermi da qualche minuto, perché non ci moviamo?

PADRE: Puoi rivolgerti direttamente al MUA e porgli la domanda.

LUCA: Certamente, papà! Ho bisogno di un po’ di tempo per acquisire un minimo di disinvoltura.

OUTLOOK: Ho sentito, Luca! Siamo costretti ad attendere che la connessione sia attiva. Subito dopo il click di invio, effettuato da tua madre, è partita la richiesta del servizio per la quale ho inoltrato la richiesta di collegamento a TCP.

PADRE: Per quanto ti avevo spigato prima, il servizio di posta elettronica è di tipo affidabile, per cui sarà necessaria la messa su del canale di comunicazione.

LUCA: Che cosa si attende perché la connessione sia attivi?

PADRE: Probabilmente, IP non dispone dell’indirizzo logico di destinazione.

LUCA: Perché probabilmente?

PADRE: Perché le cause del ritardo potrebbero imputarsi a diversi soggetti.

LUCA: Se fosse questo il motivo come pensa di procurarselo?

WINDOWS: Scusate se mi intrometto, ma da comandante di questo computer sono informato che è giunta una richiesta di risoluzione di un dominio di posta elettronica in indirizzo. L’istanza non è stata soddisfatta in quanto il riferimento specificato non ha trovato nessuna corrispondenza di indirizzo nel nostro archivio.

LUCA: Che cosa succederà, ora?

PADRE: presto lo sapremo! Sicuramente, IP avrà aperto una sessione separata TCP per richiedere un servizio DNS.

LUCA: Papà, tu conosci il significato associato alla sigla DNS?

PADRE: Certo, Luca! Il DNS è un acronimo (Domain Name System)  usato nel gergo tecnico per riferirsi a un servizio offerto da un server su cui gira un programma specializzato a rispondere a particolari interrogazioni. Questo programma acquisisce il nome di un sito da raggiungere e fornisce in risposta, il valore numerico corrispondente all’identificativo logico di quel sito. Il servizio è predisposto per rispondere velocemente a questo tipo di richieste processando una tabella interna di corrispondenza tra le due informazioni.

LUCA: Capisco, ma è possibile che il DNS server possa contenere gli identificativi logici di tutti i siti del mondo? 

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(tratto dal libro - "viaggio tra i bit di una email" - di Luigi Squeo

martedì 29 gennaio 2013

Può un uomo senza braccia e senza gambe lodare Dio?



Son qui,
libero della distanza dalla polvere,
dal vano pensiero del protendere.

Inabile all’umana immagine.

Solo anche per lo specchio,
respiro tra le ombre.

Illusorio comunicar di realtà che non tocca.

Incauto, m’innalzo dall’essere grande.

Colgo lo sguardo discreto.

Fredda m’accoglie quella scia di misericordia.

Dio è vicino.
Estremità non volle, per distratto amor.

Donar un calice che adombra sventura,
intinge di grigio la gioia eterna.

Allor canto per me.

Che per altre vie il Signor ti giunga.

Non turbar il cuor alla vista.

Altro significato fortuna insegna.

Sono arcobaleno ai tuoi occhi.

Sono speranza per gli uomini.


domenica 27 gennaio 2013

Una stella nel cuore



 

Commemorare un evento, per mia convinzione, ha un significato nobile. 

L’atto pone l’accento su quelle facoltà umane che non sono immobili o non si focalizzano sull’aspetto insulso, formale o vegetativo.

Nell’atto della commemorazione l’uomo celebra se stesso e lo induce a un’implacabile riflessione sulla natura della sua anima. 

Indipendentemente dal tema o dal tipo di celebrazione, l’uomo nell’atto di ricordare è costretto a un confronto, a una presa di consapevolezza che abbraccia il presente con il passato.

Sia questo il motivo per cui giunge anche il mio contributo alla commemorazione della Shoah.

Permettetemi una piccola regressione, prima di esprimere la mia opinione e la solidarietà a un popolo che non è soltanto etichettabile con la parola “ebrei”, ma anche essere viventi, fratelli abitanti lo stesso pianeta, anime nella stessa scia dell’amore universale.

Ero ragazzo, quando con gli occhi immersi in un libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi, stentavo a crederci in quello che leggevo.

La notte, nel letto, a riparo da occhi indiscreti, io piangevo. 
Non riuscivo a convincermi che non ero io lì, tra quei cattivi.

Sollevavo spesso gli occhi dal libro per rendermi conto in quel momento com’ero fortunato, stando in un letto caldo e senza gli stimoli della fame che, per empatia, si sollevavano da quelle pagine.

Mi ripetevo: “Non aver paura, è solo un racconto!”.

Forse non ero convincente con me stesso, perché tremavo e continuavo a leggere sperando di stancarmi ed evitare l’insonnia, e di conseguenza, la paura di essere circondato da quei terribili fantasmi.

Da allora, è passato molto tempo, sono diventato avvezzo alle cattiverie, ma non ho ancora abbandonato la speranza che l’uomo se ne possa liberare.

Ascolto servizi televisivi e leggo testate giornalistiche che associano il termine commemorare a ricordare.

Da inguaribile ottimista, io non voglio ricordare le cattiverie degli uomini.

Il Ricordare è un’ammissione implicita al possibile dimenticare.

Non voglio la medicina per far sparire il sintomo!
Voglio quella che mi elimina la causa del sintomo.

Nella commemorazione, non voglio soltanto ricordare! 

Voglio un continuo rapporto dell’uomo attuale sull’uomo del passato e una verifica dalla quale si evince che non è soltanto la tecnologia a riferirci di come siamo cambiati. 

Abbiamo sempre avuto un’anima, forse un po’ più addormentata, ma credo fermamente che sia giunta l’era per assegnarle la posizione che merita.

La stella più speciale dell’universo che casualmente è finita in corpo di piccolissime dimensioni.

La sua discrezione è così grande che bussa delicatamente al cuore,
chiede attenzione per far grande il piccolo essere umano.

venerdì 25 gennaio 2013

Ingrato sentir




Son dentro per natural volontà.

Prono sul ciglio,
proietto ombra.

L’arguir imbriglia la convinzione
del non pesar soltanto.

Appronto il  fantoccio nel  vestir l’illusione.

Vento sul viso,
il tempo modella.

Al riconoscer del guado,
l’anima affanna.

L’udir delle membra,
vanità  spegne.

Sorda,
s’attarda,
‘che il mistero si sveli.

martedì 22 gennaio 2013

Nutrir d'eterno



 


Or che la mia mente riposa,
m’acquatto lontano dalla ragione.

Furtivo, m’approprio dello star solo.

Non ho ragioni da curare.

Voglio sentir dentro.

Provar inseguo del immortal divenir.

Per le vie dei sogni,
 mi ritrovo a far eco di emozioni.

Sorpreso per chiasso d’amore,
di piacer mi annego.

La mia anima è spoglia dal consumar tempo.

D’eterno mi nutro