lunedì 27 luglio 2015

Fumo d'amore

 

Issata la bandiera gialla,

sbatte la finestra chiusa

 e il mare taglia i ponti con i venti di maestrale...

chissà se il mio cuore potrà impedire al tuo vento di smettere di fumare sentenze d'amore.


Fabio Squeo

I figli non ci appartengono





I figli sono nostri, ma non ci appartengono.

Abitano nel mondo che per i genitori è estraneo e nel quale non è permesso entrare.

Vivono acconto ai noi ma contemporaneamente sono lontani.

Occupano un futuro a noi connesso e a senso unico.

Quantunque ci si sforzi a entrare nel loro mondo, si rimane ospiti temporanei. 

Si attiva una strana realtà che assomiglia molto a una simulazione.

Ci accettano con riserva e con una grossa cauzione, determinata dal bene che si tenta di trasmettere.

I figli sono le foto dei genitori ritoccate dal tempo trascorso e da una società in continua evoluzione.

L’immagine che si compone diventa l’opera d’arte, determinata da una infinità di fattori non tutti riconducibili alla saggezza degli adulti.

Chi sia l’architetto del progetto, non è nelle nostre facoltà saperlo.

Chiniamo il capo e decidiamo come chiamarlo: destino o Dio?

domenica 26 luglio 2015

Il valore della solitudine


Il grande Totò! 
Condivido con lui il sentimento della solitudine.

Un sentimento visto in positivo, capace di far emergere nell'anima il senso ultimo della vita, fatta di piccole e semplici cose.

Riporto un tratto dell'intervista concessa ad Oriana Fallaci e pubblicata  dal  «L’Europeo», nel 1963.

O.F.  Principe: io non La ho mai vista ridere. A parte il fatto che esser triste è la legge dei comici, io temo che Lei abbia sempre riso pochissimo: che non conosca il sapore di una bella risata.

Totò: "Pochissimo, niente. Io non rido, sorrido. 

E, anche quello, raramente. 

Sorrido a lei, per esempio, perché è una donna: non si può mica parlare a una donna con il musone.

Però vede: non è esatto nemmeno dire che io sia triste: 

Son calmo, privo di ansia. 

Io l’ansia non la conosco. 

Deve influire, in questo, il mio residuo di sangue orientale, bizantino. 

Non so… starei ore e ore fermo a guardare il cielo, la luna. 
 
Io amo la luna, assai più del sole. 

Amo la notte, le strade vuote, morte, la campagna buia, con le ombre, i fruscii, le rane che fanno qua qua, l’eleganza tetra della notte. 

È bella la notte: bella quanto il giorno è volgare. 

Il giorno… che schifo! 

Le automobili, gli spazzini, i camion, la luce, la gente… che schifo! 

Io amo tutto ciò che è scuro, tranquillo, senza rumore. 

La risata fa rumore. 

Come il giorno.”

giovedì 23 luglio 2015

Bilancio di un Dio



 

Al termine della vita terrena, il buon Dio chiama a raccolta le anime. 

Ognuna deve raccontargli qualcosa a riguardo dell’esperienza vissuta. 

Il Creatore, in perenne dissidio tra la monotonia della perfezione e le approssimazioni della materia, cerca nuovi elementi per rendere perfetto il funzionamento dell’imperfetto.

Subito dopo la morte, le anime attendono di conferire e magari, per lamentarsi di qualche suo insuccesso.

Di seguito riporto la testimonianza post-mortem di alcuni esseri viventi:

Anonimo (un bambino morto per aborto procurato): Signore, ho poco da raccontarti. Mi è parso di capire che mi hai mandato in un posto dove ero inopportuno. 
Sentivo piangere e urlare ancor prima di nascere! 
Ti giuro, però che non fatto nulla!
Ho provato molto dolore prima di venir da Te.
Se ho fatto qualcosa di male, ti prego, fammi capire come!

Abdul (bambino africano di 7 anni): Signore, sulla terra ci sono molti cattivi! Hanno violentato e ucciso mia madre. 
Mio padre, poverino, ora si trova in Italia in un campo di profughi.
Non m’importa di come mi hanno lasciato morire di fame e di stenti tra mosche e zanzare, vorrei che soltanto guardassi ai tanti papà e mamme dimenticati da coloro che comprano l’acqua minerale e fanno jogging per dimagrire. 
Li invidio, perché sono belli, puliti e felici.

Antonio (ex-imprenditore suicida): Scusami Capo, non vedevo via d’uscita. Il governo voleva soldi che non potevo dare. L’amore per la mia famiglia mi ha umiliato fino alla disperazione.
Che altro potevo fare?
Non sono un filosofo, né un saggio. Non ho avuto nessuno con cui confidarmi. 
Ho dovuto sempre sbrigarmela da solo ….. come ho cercato di farlo fino al momento in cui ho deciso di gettarmi dal balcone di casa.

Filippo (morto in carcere): Signore mio, che schifo di vita mi hai riservato! 
Nato da una coppia di genitori sbandati e drogati, ho conosciuto percosse e fame. Per vivere rubavo quello che potevo. Ero considerato il rifiuto della società e mi hanno messo in un carcere per riabilitarmi.
Assurdo! Come potevo riabilitarmi, vivendo tra coloro che erano peggiori di me?
Come potevo integrarmi tra coloro che senza conoscermi mi evitavano?
Mi dicevano che da morto sarei andato all’infermo.
Devi averne di coraggio per farlo!!!

Irene (donna morta, assassinata dal marito): Pesavo di aver sposato l’uomo dei miei sogni. Presto si è rivelato uno violento e arrogante. Ubbidienza e sottomissione non sono bastate!
Il mio corpo è lì: con le ossa rotte, gettato nel letto di un fiume secco.

Don Franco (sacerdote, morto per infarto): Signore, qui c’è tanto da fare!  
Oltre a una gran riserva di fede, servono molti soldi. 
Già! 
Qui, fanno la differenza tra vivere o morire e, se permetti, anche tra essere o non essere buoni cristiani.
Quello che possono fare i cuori generosi, è ben poco; sono gocce che cadono nel deserto che avanza. 
Serve qualcosa di più incisivo …. un po’ come hai fatto un paio di millenni orsono. 
Scusami la battuta, ma un secondo tuo figlio, aiuterebbe!

Un maiale (macellato in una catena di montaggio): Impietosi questi uomini! 
Mi hanno ucciso di dolore.
Vorrei che provassero loro la terribile sofferenza mentre ti sradicano i genitali e ti tranciano la coda dal vivo!

Una gallina (macellata dopo una parentesi di vita trascorsa immobilizzata in una gabbia a fare uova): Amico maiale, sappi che il tuo trattamento non è stato peggiore del mio! Mi hanno segato il becco, sbattuta contro una mole di ferro per potermi tagliare le ali senza che mi muovessi. 
Non voglio pensare ai piccoli pulcini, fatti cadere vivi in una tritatrice.

Una mucca (macellata per aver esaurito la produzione di latte): Anch’io, purtroppo, avrei molto da criticare i tuoi umani. Prima di morire mi hanno preso a bastonate di ferro, solo dopo l’inferno di dolore, mi hanno sparato alla fronte.

Una rosa appassita: Siamo esseri viventi anche noi, vero? Non si direbbe! Ci coltivano con schifezze di vario genere; ci fanno fiorire in fretta e poi ci lasciano morire lentamente in un vaso di fiori dimenticato.

Il signore, dopo aver ascoltato con tristezza quanto riferito, si rivolge a tutto il gruppo e chiede.

"Non c’è nessuno che è stato felice durante la vita terrena?"

Qualcuno, timidamente, risponde:

Un ricco industriale: Credo di aver ricevuto tutto dalla mia vita. 
Ho lasciato un impero economico ai miei figli. 
Peccato che sia durata poco!

Una donna nobile: Sono nata principessa ma nonostante tutto, non sono riuscita a capire che cosa mi mancasse per essere ancora più felice.

Una piccola donna, molto magra, appena distinguibile da lontano, timidamente aggiunge:

“Signore mio, non ho avuto mai tanto denaro, sono stata una curiosona e sensibile a rapporti tra le persone. 
Sono stata innamorata della gente umile e affascinata dei sorrisi di gratitudine dei bisognosi e dei deboli.
In ognuna di queste occasioni, sono stata veramente felice.
Il mio unico cruccio è stato quello di non essere stata sempre capace di trasmettere ai miei fratelli questo mio grande privilegio” . 

mercoledì 22 luglio 2015

Protesta al Creatore.




Se potessi aprire il cielo, il mio silenzio avrebbe un senso.

Donerei le parole a chi ha la testa pesante, con poca voglia di guardare in alto.

Se potessi aprire il cielo, non avresti alibi per non guardarmi.

Quaggiù non funziona come vorrei.

È inutile che mi parli della fede!

Quanta fede serve per non piangere davanti alla foto di un bambino sporco … …
 che prima di cercare la mamma vuole il cibo.

Non ho abbastanza fede da sperare in un mondo generoso.

È troppo debole la mia fede per credere che la cattiveria possa sempre arretrare davanti al bene.

Ho bisogno di illudermi che sia la pochezza della fede a non farmi vedere il mondo migliorarsi.

Tu hai inventato l’Amore. È vero!

Però, hai inventato l’odio e l’egoismo!

C’era bisogno?

Così facciamo noi poveri umani!

Mischiamo il bello con il brutto, il buono con il cattivo, il giusto con l’ingiusto.

Per questo, siamo imperfetti!

E tu?

Ah, già, la fede!

Signore mio, sii un po’ più serio!

martedì 21 luglio 2015

Perchè nascere?



 

In una delle regressioni nell’inconscio Andrea potette descrivere la scena a cui assistette nel momento di nascere.

Si trovava in un luogo senza dimensioni dove tantissime anime si accalcavano ansiose. Il punto di raccolta appariva razionalmente ben individuato ma indefinito come spazio e tempo.

Andrea era imbarazzato per via della scarsa lucidità che aveva in merito alla logica di ciò che stava succedendo. 

Da normale terrestre cercò con lo sguardo una persona a cui potesse rivolgersi per chiedere spiegazioni o almeno condividere l’incertezza.

Forse per lo stesso motivo, un’altra anima incrociò il suo sguardo per cui si presentò l’occasione per comunicare.

“Ma che cosa sta succedendo? Perché tanta confusione?”.

L’anima coinvolta, tradendo quell’ansia comune, rispose:

“Sta per iniziare un’altra chiamata per nascere sulla Terra!”.

Andrea continuò a chiedere: 
“Con quale criterio si stabilisce chi nasce?”.

L’anima rispose: 
“Non conosco bene il meccanismo ma mi hanno riferito che ognuno di noi conosce già quando sarà il momento. 

Purtroppo, l’ansia di scendere è così forte che comunque tutti si accalcano come se non sapessero nulla”.

Andrea cominciò a incuriosirsi per cui prosegui il suo interrogatorio:

“Scusami l’invadenza ma conosci anche tu quando, dove e in quale famiglia nascerai?”.

“Certo! La mia famiglia sarà molto povera e abiterà in una zona molto calda e arida della terra. 

Mio padre girerà continuamente per i diversi paesi e mia madre subirà soprusi di vario genere. 

Scenderò sulla terra per migliorare il mondo che loro lasceranno”.

Andrea rimase senza parole e dopo qualche attimo riprese:

“In queste condizioni, non puoi rifiutarti di nascere o scegliere un’altra combinazione di vita?”.

L’anima, minimamente risentita dalla triste tonalità assunta dalla voce di Andrea, aggiunse:

“Attraverso le parole è impossibile farti giungere un messaggio che va per altre vie. Però, mi piace dirti che ragionando nel tuo modo, dovresti convenire che qualunque scelta che potessi fare se lo volessi, sarebbe peggiore di non nascere.

Ovviamente, qui si sta meglio rispetto a qualunque altra situazione ma cadrebbe nel non senso il motivo per cui entrambi siamo qui.

Potrei voler nascere in una famiglia benestante, magari figlio di un re, ma penserei con i modi che qui abbiamo superato da quando abbiamo concluso l’ultimo viaggio sulla Terra.

In altre parole, ti invito a guardare un sasso sulla terra e lo vedrai immobile, invariante, bloccato nel suo tempo e nella sua forma. Guarda invece, l’acqua che è libera dalla forma e si adegua all’oggetto che riempie.

Per lo stesso motivo anche il gas che è libero dalla forma e dal volume, si adegua in maniera ancor più intima con l’oggetto che lo raccoglie.

Infine, magicamente, noi siamo di più dell’acqua e del gas, ci siamo meravigliosamente connessi con un corpo che facciamo crescere, che modifichiamo continuamente e dal quale ci stacchiamo con emozioni e intelletto.

Scendendo sulla Terra, ci sottoponiamo a una prova che, in termini di bellezza, amore e gloria, chi già è lì, non potrebbe in nessun modo capire”.