venerdì 30 settembre 2016

Parlare



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Vi è capitato di partecipare a un colloquio passivo?

Forse è una delle forme di colloqui più usuali.

Nel colloquio passivo si parla di se stessi continuamente. 

L’unica variazione che si nota, sta nello scambio dei ruoli tra chi ascolta (in pausa meditativa) e chi parla (in sindrome di egocentrismo).

Lo scambio avviene spesso sfruttando le pause accidentali o le difficoltà espositive di chi detiene il testimone del colloquio. 

Spesso, lo scambio è difficoltoso. 

Ci sono dei momenti in cui il ruolo di “parlatore” è duplicato. 

Vince (continuando a parlare) chi riesce ad assumere un tono di voce più alto e deciso. Sono commoventi i momenti in cui la voce perdente continua nei suoi tentativi di imporsi.

Alla fine del colloquio i duellanti si allontanano chiedendosi: “Ma di che cosa abbiamo parlato?”.

È stata un’inutile perdita di tempo che ha lasciato come effetti positivi lo sfogo verbale e una decisa voglia di bere (specialmente in estate!).

Il colloquio dovrebbe essere un momento magico in cui due esperienze diverse s’incontrano e colgono l’opportunità di arricchirsi e deliziarsi della vita.

L’elettronica dà un meraviglioso esempio.
Due punti a potenziale diverso non vedono l’ora che un filo di rame possa connetterli.

Se dovesse succedere, si scatenerebbe una corsa di elettroni, forsennata. 

Tutti correrebbero verso i fratelli protoni, pronti a unirsi a loro per riversare e ricevere la quantità di carica di cui hanno fortemente bisogno. 

La loro corsa è tanto più forte, quanto più alta è la differenza di tensione che esiste tra di loro. 

È facile intuire che se uno dei due è una fonte inesauribile di energia, il traffico di elettroni continuerà in modo indefinito. 

Diciamo che tra i due punti c’è corrente continua!

Un colloquio interessante si sviluppa tra persone che possono dare qualcosa in termini d’idee, poiché entrambe si arricchiscono dell’esperienza dell’altro.

Ognuno è capace di tirar fuori il meglio dell’altro.

L’interesse e l’attenzione sono elementi sempre presenti nel colloquio.

La fine del colloquio porta la consapevolezza di aver trascorso un “bel” tempo.

I due si lasciano con una stima reciproca accresciuta.

La voglia di bere verrà per brindare alla bellezza della vita!

mercoledì 28 settembre 2016

Life is short



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Life is short! 

Everybody knows that, but the incredible fact is that it seems to be ignored by most of people, especially by the younger. 

If we are aware of this truth, it’s because we get old and then, we see the end of the life not so far as it was supposed before. 

In my opinion, life must be maximized, filled with joy and happiness every single day. 

 On the other hand, I know that it is not easy. 

Day by day, we have to cope with numerous problems that worry us. 

If only we could, time to time, look at the sky and think of the real meaning of life! 

I am sure, we would spend more time in smiling and in being more friendly each other. 

Life is a gift! 

We have to use it in the best way. 

We should consider the time of life as a precious resource which, if not well consumed, it will not be never returned. 

Doing so, we will not have any regrets until the end of our days.

giovedì 8 settembre 2016

La paura dell'interrogazione

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L'interrogazione non deve incutere timore, ma entusiasmo per l'imminente gratificazione derivante dalla consapevolezza del nuovo sapere.

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Assessment for learning should be part of effective planning of teaching and learning.

A teacher’s planning should provide opportunities for both learner and teacher to obtain and use information about progress towards learning goals.... assessment for learning should be recognised as central to classroom practice.

Much of what teachers and learners do in classrooms can be described as assessment. 

That is tasks and questions prompt learners to demonstrate their knowledge, understanding and skills.

What learners say and do in then observed and interpreted and judgements are made about how learning can be improved.

These assessment processes are an essential part of everyday classroom practice and involve both teachers and learners in reflection, dialogue and decision-making.

martedì 6 settembre 2016

La buona scuola sta per iniziare.



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Sono trascorsi soltanto vent’anni ma ho l’impressione che ne siano passati cento.

Avevo pochi anni alle spalle della mia laurea, quando mi presentai davanti alla figura istituzionale del Preside di una scuola.

Rigido, attento alle parole, lentamente pronunciate, mi preparavo alla missione di insegnante.

La mia giovane figura inspirava poca fiducia al composto capo d’istituto. 

Le mie capacità, o meglio, la mia preparazione poteva garantire l’adempimento a cui ero chiamato?   

Ero un giovane ingegnere con pochissima esperienza scolastica e con il grande fascino di intraprendere la missione di insegnamento.

Mentre il preside mi parlava, nella mia mente, come onde, si riversavano quelle emozioni che da studente immaginavo e che allora sperimentavo. 

Dovevo però porre attenzione!

Sfidando quel turbinio emotivo, ascoltavo:

“Lei, professore, avrà una classe quinta da condurre agli esami! 
Siamo certi di potercela fare?”

“Certamente, preside. Farò del mio meglio!”, rispettosamente, mi affrettai a rispondere.

Questa scena, ancor limpida nella mia mente, ora stride con una realtà molto lontana da quella che avrei potuto presumere.

Il preside, oggi, è un burocrate! 

La didattica non ha più un attento osservatore.

Il preside oggi è un “Dirigente”, un “Manager”.

I professori sono lavoratori da gestire e ottimizzare. 

Gli alunni sono merce da valorizzare. 

Le attività o POF (piano dell’offerta Formativa) sono pretesti pubblicitari per attirare nuove iscrizioni e di conseguenze rimpinguare il budget economico e allargare lo staff degli operatori. 

La scuola si sta trasformando in un soggetto a cui applicare le tecniche di marketing.

Neologismi si coniano per confondere insegnanti asettici e sempre vessati da scarsa considerazione.

Che bella la parola “Bonus”! 

Peccato, poiché non ho ancora capito a cosa si riferisce!

Forse è un meccanismo che premia i più volenterosi? 

Ma per far che? 

Come si stabilisce la buona scuola o il buon insegnamento se nessuno entra in classe con l’insegnante, per capire come spiega o in che modo trascina i suoi studenti in uno studio piacevole e in linea con i riferimenti educativi?

Un tempo contava la storia di un insegnante, la continuità del suo insegnamento, la celebrazione dei risultati.

Oggi si contano quanti alunni si evita di bocciare!

Oggi si inventano pratiche per giustificare esigenze di alunni riottosi e assurde pretese di genitori.

Probabilmente, mi verrà un complesso di inferiorità se mi renderò responsabile di una bocciatura.

Se gli alunni vengono bocciati cambiano scuola! E questo, è un dramma e un danno!!

Un danno più grave di quello che procurerei se non facessi nulla in classe!

Concludo manifestando un senso di colpa.

Può succedere che per aver contribuito a bocciare qualche alunno, la scuola perda i numeri sufficienti per disporre di un adeguato numero di lavoratori in segreteria!!

Il rischio di questa sciagura potete immaginarlo!

domenica 4 settembre 2016

Comico o idiota?



La libertà di pensiero è dura da difendere quando confligge con i fondamentali valori umani.

Non posso biasimare i Francesi per via della stupidità di qualche loro connazionale.

Io credo che ridere faccia bene.

Questa volta però, la vignetta non fa ridere! 

Ci fa pensare fino a che punto si spuò essere idioti!