venerdì 31 agosto 2012

Anima in gabbia





Vi sarà capitato di scorgere l’anima di una persona?

No?

Io credo che non abbiate fatto una riflessione.

Immaginate di versare acqua in un contenitore elastico e vedrete una deformazione corrispondente al punto in cui si raccoglie il liquido. 

Agitando l’intero sistema, riscontrerete dei cambiamenti di forma causati dal peso del liquido in movimento.

Qualora non sapessimo nulla della legge di gravità, potremmo attribuire la logica di spostamento delle deformazioni a misteriose cause o magari a spiriti maligni. 

Risulterebbe ancora più interessante se il liquido avesse un motivo ulteriore per muoversi, indipendentemente dalle cause esterne al sistema. 

Insomma, come se il liquido avesse una necessità propria di farsi sentire nel contenitore. 

In questo caso, il quadro degli spostamenti assumerebbe una configurazione indecifrabile, con una distribuzione casuale delle deformazioni molto simile a quella dei terremoti sulla terra.

La nostra anima, presente nel nostro corpo, si comporta come l’acqua in un contenitore elastico: rivela la sua presenza con movimenti incontrollati di alcune parti del corpo.

L’anima serena si dichiara con il suo moto uniforme all’interno del corpo del quale mostra movimenti ben coordinati e armonici. 

I muscoli rispondono alle necessità della legge gravitazionale ma, come cavalli imbizzarriti, potrebbero essere comandati da strattoni dettati dall’anima inquieta.

L’attento osservatore vede l’anima di tutti e attraverso i movimenti del corpo anche il suo stato di salute.

Non è un caso che i bambini risultino frenetici a causa di un’anima in fermento per il lavoro di consapevolezza in atto, mentre gli adulti, e ancora più chiaramente gli anziani, dimostrano tranquillità, atteggiamenti in generale lenti, imperturbati, pacati.

Imparando ad osservarci, aiuteremo noi stessi a vivere in modo migliore dando risposte continue a quel meraviglioso demone interno che non ha faccia ma è la parte più bella dell’uomo.


mercoledì 29 agosto 2012

Infanzia



Antico silenzio occupa la mia mente.

Lontani ricorsi affiorano.

Flutti di emozioni dal gusto dimenticato, 
invadono il mio spirito.

Grigie figure plasmano le scene di un film muto.

Attonito, distante dalle immagini che altri vedono, rimango.

Mi affaccio alla finestra dell’anima.

Vedo nebbia sul mio apparire.

Impalpabili occhi continuano a dirmi bambino .

Chino la testa al progetto divino,
prono a far di me mistero.

Riverso nel pensar profondo,
occupo il tempo a indovinar il divenire.

Tento inutilmente di staccarmi da un corpo
 che sa solo invecchiare.

Tenacemente,
 stringo al cuore l’infanzia eterna.

martedì 28 agosto 2012

Una pietra per caso a forma di cuore


Buon compleanno bambina mia!

Sì! sono 23, ma per me il tempo non conta.

Passeranno molti altri anni ancora,
festeggerai altri compleanni, 
ma l’emozione di esserti vicino è di tutti i giorni.

Festeggiare è l’occasione per ribadire
che hai una dimora fissa nel mio cuore,

che occupi sempre un posto in prima fila nel film
iniziato a girare con la tua nascita.

La tua famiglia ti vuole bene,
e sebbene appaia inutile dirlo,
indugio a ripeterlo
per dar convinzione ai muri che ascoltano.

Sei aria che respiriamo tutti giorni,
per sentirci sempre vivi e motivati.

Quando il pensiero non riesco a legarlo,
esso vola per il futuro,
 dipinto di colori vivaci e vibranti sorprese.

Posso desiderare che un giorno tu diventassi
una donna importante
forse pure ricca,
ma lascio al destino il suo lavoro.

Voglio caparbiamente, invece,
che tu sia resistente alle difficoltà,
fredda all’illusione,
alleata di te stessa, 
per non perdere la serenità interiore, 
la fiducia nelle tue capacità
e la tolleranza per coloro che si credono giganti.

Voglio che tu sia semplicemente felice
fino all’ultimo istante di vita.


Le Pussy Riot sono libere.



La guerra di Putin contro i dissidenti può aver trovato filo da torcere con le Pussy Riot, la band femminista che lo contesta. Il Parlamento Europeo chiede un congelamento dei beni e un blocco della libertà di movimento dell'élite corrotta in Russia: uniamoci alla loro richiesta e facciamola diventare realtà, firma la petizione:

Dopo essere stata condannata a due anni di prigione per aver cantato in una chiesa una canzone che criticava il presidente Putin, una delle Pussy Riot si è rivolta alla corte e al processo show che l'ha vista coinvolta ha dichiarato "Nonostante il fatto che siamo fisicamente qui, siamo più libere di tutti coloro che siedono di fronte a noi ... Possiamo dire tutto quello che vogliamo ..."

La Russia sta inesorabilmente scivolando in una nuova autocrazia: un giro di vite sulle proteste pubbliche, elezioni presumibilmente truccate, intimidazioni ai media, divieto alle manifestazioni per i diritti degli omosessuali per i prossimi 100 anni, e addirittura violenze fisiche verso voci critiche come il campione di scacchi Garry Kasparov. Ma molti cittadini russi continuano a voler disubbidire, e il coraggio eloquente delle Pussy Riot ha galvanizzato la solidarietà verso la Russia nel mondo. Ora è l'Europa la nostra maggiore possibilità di provare a Putin che c'e' un prezzo da pagare per questa repressione.

Il Parlamento Europeo sta chiedendo un congelamento dei beni e uno stop alla libertà di movimento per il potente gruppo di élite attorno a Putin, accusato di molteplici crimini. La nostra comunità è diffusa in ogni angolo del mondo: se spingiamo gli europei ad agire, non solo ciò colpirà duramente la cerchia ristretta attorno a Putin, in quanto molte banche hanno la loro sede in Europa, ma contrasterà allo stesso tempo la sua propaganda anti-occidentale, mostrandogli che il mondo intero vuole farsi avanti per una Russia libera. 

Il processo della scorsa settimana riguarda molto più di tre donne e della loro 'preghiera punk' di 40 secondi. Considerando che decine di migliaia di persone hanno invaso le piazze per contestare elezioni truccate, il governo ha rinchiuso in prigione per settimane gli organizzatori. E a giugno il Parlamento ha di fatto reso illegale il dissenso alzando le multe per proteste non autorizzate di 150 volte, portandole circa al livello del salario medio di un russo per un anno intero.

Le Pussy Riot possono essere le più famose attiviste russe in questo momento, ma la loro condanna non è la più evidente ingiustizia nella guerra contro il dissenso di Putin. Nel 2009, l'avvocato anti-corruzione Sergei Magnitsky, dopo aver svelato una enorme frode fiscale che coinvolgeva i poteri forti, è morto in prigione: senza un processo, sulla base di accuse traballanti, e privato ripetutamente di assistenza medica. 60 membri dell'élite russa sono stati indagati relativamente a questo caso e al suo insabbiamento, e le sanzioni che il Parlamento Europeo sta proponendo sono contro questa élite ristretta.

L'attenzione internazionale alla repressione russa sta montando proprio in questo momento, e le sanzioni elaborate dopo il caso Magnitsky sono il miglior modo di aumentare la pressione su Putin e aiutare a dare ossigeno al movimento per la democrazia in Russia. Diamo ai leader europei un mandato pubblico e globale ad adottare le sanzioni.

Quello che succede in Russia ha un impatto su tutti noi. La Russia ha bloccato la comunità internazionale in Siria e su altri fronti internazionali urgenti. L'autocrazia russa minaccia il mondo che noi tutti vogliamo, indipendentemente dal luogo in cui ci troviamo. Il popolo russo affronta una seria minaccia, ma sappiamo che i movimenti dal basso sono la cura migliore contro la corruzione e contro i governi autoritari: la solidarietà internazionale può aiutare a mantenere viva la fiamma di questi movimenti. Uniamoci ora per mostrare a Putin che il mondo ha gli occhi puntati su di lui e continuiamo a fare pressione per il cambiamento finchè la Russia non sarà libera.

Con speranza,

Luis, David, Alice, Ricken, Lisa, Vilde, e il team di Avaaz


lunedì 27 agosto 2012

ROTTURA



Nella vita siamo immersi in un mare di segnali. 

Siamo come gocce d’acqua nell’onda, costretti a seguire la marea, a far parte della distesa d’acqua. 

Un mare burrascoso o una calma piatta, non può rendicontare all’umile goccia che si agita tra anonime sue simili, in cerca di una consapevolezza tutta da definire. 

Ci illudiamo di autodeterminarci. 

Presumiamo di essere liberi. 

Ci eleviamo a intelligenze tali da poter decodificare il futuro o il disegno di chi prescinde da noi per potenza e chissà quant'altro.

Siamo giganti nell’illusione e infinitamente piccoli nei nostri limiti; siamo entità trascurabili davanti ai misteri dell’universo.

Due gocce, come due amici, marito e moglie, due fratelli, due colleghi, eccetera, non sono strutture permanenti inamovibili, invarianti nel tempo.

Siamo strutture dinamiche con il continuo assillo di essere vivi.
 
Ognuno di noi esiste per se stesso e prende valore insieme con tutti gli altri. 

Le coppie, con leggeri urti reciproci, rilevano a bagliori i piaceri e le pene dell’esistenza.

Presenti sulla stessa esile barca e in assenza di un timoniere professionista, tutti navighiamo a vista.

La coppia perfetta non esiste, mentre la reciproca consapevolezza di non essere eccellenti o di non essere sempre sopportabili in tutto ciò che facciamo o affermiamo, deve essere la base su costruire la nostra vita di relazione.

E’ perfettamente inutile recriminare o perder tempo vita per riconsiderare segni che avremmo potuto decodificare diversamente! 

Non esiste la soluzione perfetta capace di prevenire tutti i futuri guai. 

Esiste, invece, l’atteggiamento sereno, utile a consumare la vita nel miglior modo possibile; volto a gustare ogni suo elemento attraverso la percezione di tutto ciò che solleva emozioni.

Le difficoltà esistono ed esisteranno, ma colui che sa di avere una vita sola, deve guardarle pensandole trasparenti o transitorie.

Nei momenti in cui ci riesce difficile mantenere dritta la barra di navigazione nella vita, assumiamo l’irresponsabilità di ascoltare un po’ di musica dolce, 

di guardare il sorriso di un bambino, 

di osservare lo sguardo ottimistico di un cane che attende l'attenzione dal suo padrone,

e come per magia ... ... ... ... ... ...

i pensieri tristi volano via lontani da noi, lasciandoci sulla scia dell’emozione, 

unica possibilità di essere immortali per pochi attimi.

sabato 25 agosto 2012

L'essere è sè (giocando con Sartre)




Sono io.

Ciò significa che non sono per quello che riesco a fare, né quello che sembro agl’altri.

Non posso nemmeno riferire la realtà a me stesso perché sarebbe comunque un rapportarsi.

IO non sono espressione di un confronto, è la mia realtà va intesa come presenza esistente a prescindere.

L’essere è in sé.

IO sono me stesso e non come la coscienza che mi rimanda a me stesso.

IO non posso vedere me stesso in quanto sarei contaminato dal confronto.

IO sono pieno di me stesso.

Io non sono altro che me stesso
 perché non sarei più io uscendo da me stesso.

venerdì 24 agosto 2012

Ti voglio bene



Una breve frase “attiva” ma con un senso implicito di “passività”.

Il “volere” è una manifestazione di un moto interiore che mira a richiamare l’oggetto del desiderio verso se stessi; come se si trattasse di una forza incontrollabile rivolta verso l’esterno. 

Per questo motivo, il senso di “attivo” si desume dal porre in primo piano il soggetto del volere per impegnarlo nel "lavoro" dell'amore. 

Dall’altra parte, la passività discende dal sottostare mansueto alla forza interiore con una benevola, accomodante dichiarazione di incapacità a sottrarsi.

Il volere, in questo caso, è anche una dichiarazione intrisa della promessa ad agire immediatamente e che attende anche il più piccolo segnale di accettazione per far partire ogni successiva azione.

Nel rilevare il segnale di risposta, tutti i sensi si adoperano per questa missione. 

Il tono di voce calante, il silenzio incipiente e la dolce pausa d’attesa, dove il tatto, l’olfatto e la vista si allenano come calciatori senza pallone.

Il destinatario è un attore spinto nella scena; appare quasi sempre disarmato e incapace ad una reazione razionale. 

Succede, quasi sempre che ubbidisca al silenzio proposto e che assecondi una tacita forma di gratitudine, prima di far risuonare il classico “anch’io”. 

Ovviamente, tutto diventa imbarazzante qualora non ci fosse affinità.

Dichiarare il “voler bene” è un’apertura totale verso l’amato; è accoglierlo nella parte indifesa del cuore; è spendere un capitale accumulato dalla nascita. 

Non si può annunciarlo in mondo leggero, come chiedere un bicchiere d’acqua. 

Coloro che credono in un Dio, si sentono obbligati a coinvolgerlo come testimone delle loro pure intenzioni.

Trascinando questo peso, conclamare il bene per una persona è arduo per chiunque che ne sia consapevole.   

Anche la voce partecipa alla cerimonia sorreggendo a stento le tre parole.

Le emozioni sono fuochi d’artificio nella notte: bellissimi, spettacolari, colorati ma durano nel tempo del loro compiersi.

I giovani, forse inconsapevolmente, sentono l’importanza del sentimento denunciato dalle tre parole e lo hanno accorciato in un anonimo TVB.

Continuo a sorprendermi, restio ad abituarmi, nel sentire appellare i fidanzatini con l’abbreviativo “AMO’” come troncamento della parola “AMORE”. 

Chissà quante volte ho sentito frasi del genere: “Amò, mi dai una sigaretta?” oppure “Dove andiamo, amò?”.

In queste occasioni, rimango impietrito nella riflessione che mi dice:

“Sei diventato vecchio!"
"Sei un romantico in estinzione!”.

Per fortuna, questo stato di stallo interiore dura quanto un temporale d’estate, perché mi ripeto che per i sentimenti veri non esiste né il tempo né la moda.

giovedì 23 agosto 2012

Didattica per le competenze: un nuovo modo di fare scuola



La mente si riposa esercitandola, vi sembrerà strano, ma è proprio così!

Provate a leggere un articolo che vi interessa, che vi tocca da vicino, ed ecco, addio stanchezza!

In qualità di insegnante vagabondo su Internet e oziante tra i commenti di facebook, leggendo la notizia che vi riporto integralmente in coda all’articolo, dimentico la stanchezza per commentarla.

Non scommetto sul numero di lettori che si avventureranno alla lettura, perché il documento è prolisso, però, una sbirciatina potrebbe bastare per capire di che cosa si tratta e per poter convenire o dissentire con la mia disamina.

Per prima cosa, io sono convinto che chi ha scritto quell'articolo non insegna; usa frasi fatte, umide di retorica ed è interessato a fornire in modo di pensare preconfezionato da presentare come “modello magico” per il futuro del sistema scolastico italiano.

Il mio modesto parere nasce dalla considerazione che una nuova scuola deve tener conto di importanti fattori, tra i quali, i moderni strumenti che si sono affermati con la tecnologia, la mutata psicologia della società e la finalità concreta su cui costruire il percorso educativo.

La certezza del funzionamento del sistema si deve basare sull’interesse e la passione da indurre nelle attività didattiche. 

Per gli studenti la chiave è da ricercare nell’applicazione immediata di ciò che imparano, dando ampio spazio allo spirito creativo e valorizzandolo, favorendo le naturali inclinazioni. 

Fondamentale, deve risultare la certezza dello sbocco occupazionale.

Alcune correnti di pensiero assicurano la presenza nella psicologia inconscia umana, di un “demone”, forse come quello idealizzato da Platone per bocca di Socrate, quasi sempre dormiente, motivo per cui ogni individuo si riscopre a fare ciò che non vorrebbe ma è costretto per motivi diversi, tra cui, anche quello economico. 

L’inattività del demone comporta una rinuncia alla creatività individuale la quale è sempre molto personale ed è eccezionale per qualità.

Non esistono individui uguali perché ognuno possiede un proprio originalissimo demone. Mantenendolo dormiente, non si mostrano abilità e non nascono passioni.

Fortunatamente, il demone dormiente si desta periodicamente e verifica la nostra disponibilità a dargli spazio e attenzione.

Per questo motivo, riscopriamo piaceri e virtù di cui ignoravamo la forza e i loro benefici effetti.

Riprendendo l’analisi sulla scuola ideale, io credo che il legislatore si debba ispirare ai sistemi per cui l’individualità dei ragazzi in formazione sia esaltata e che faccia emergere quel demone interno capace di ingigantire la forza interiore e incanalarla nei settori dove sfoga la sua essenza.

Per analogia, il legislatore dovrebbe operare come il progettista di una rete di treni ad alta velocità: deve assicurare un’infrastruttura capace di far correre ogni treno alla massima velocità possibile, pur non conoscendone i limiti.

Per gli insegnanti, invece, la strada da percorrere imbocca la gratificazione del lavoro, rilevandola, oltre che dal trattamento economico dignitoso, anche dalla presenza di infrastrutture culturali e produttive interagenti. 

In altre parole, lo stato deve crederci nell’importanza del settore educativo e investire consistenti mezzi e attenzione continua. 


La mancanza di mezzi potrebbe essere l’alibi per una qualità dell’insegnamento scadente, accompagnata da labili controlli ed inesistenti sistemi di valutazione.

Non so darmi ragione per cui per intraprendere la carriera militare ci voglia il benestare dello psicologo mentre per conseguire l’abilitazione all’insegnamento bastino un paio di prove ricolme di nozionismo.


Richiamando nuovamente Platone nella sua "città stato ideale", da oltre duemila anni sappiamo che ogni persona è diversa e non a tutti il demone spinge per rivelarsi un ottimo insegnante.  

Mi rendo conto che dal punto di vista di una soluzione concreta, la mia proposta sembri soltanto un frutto della fantasia ma sono sicuro che non è impossibile includere tra le risorse da gestire anche quella dell’animo umano.

Non basta sbandierare novità e buoni propositi ricoperti da titoli "didattica per competenze" che come gocce d'acqua cadenti in un pozzo vuoto fanno solo eco.

Affido agli esperti economisti, dottori, manager, politici l’incarico di costruire un castello a dimensione più umana.

Per mio conto, attualmente io sento di essere una piccola trave malmessa, che contribuisce a non far crollare l’intero edificio di cui tutti dicono che è vecchio, non funzionale, criticando gratuitamente e standone comodamente fuori.   

--- se vi siete stancati di leggere, andate pure oltre, non perdete nulla! ---

Espressioni sconsolate, sguardi assorti ad ammirare le meraviglie di mondi lontani, bocche spalancate in sbadigli che sembrano non finire mai: è questa l’atmosfera che si respira durante una tipica lezione in un qualsiasi istituto di scuola superiore. 

Sia chiaro, l’intenzione non è quella di generalizzare, inserendo nel contesto da coma sopra descritto quei docenti che nelle loro lezioni ci mettono passione cercando di coinvolgere i propri alunni al fine di instaurare un clima ottimale all’apprendimento. 

Al contrario, il proponimento qui consiste nel valorizzare questi docenti, facendo emergere ed analizzando quello che è il (giustificato) pensiero comune, tra i professori e i ragazzi, quando si parla di didattica applicata nella scuola secondaria di secondo grado. 

Cosa è cambiato dalla non così lontana epoca, in cui il modello scolastico consisteva in un insegnante dal temperamento quasi dittatoriale e in studenti timorosi della punizione da parte del sergente, più che docente, nel caso in cui avessero trasgredito anche di poco le ferree regole? E’ variata la flessibilità, certo. 

Ora è più facile sentir parlare di ragazzi che soggiogano il loro professore, più che il contrario. 

E quest’ultima è la conseguenza, nemmeno poi così imprevedibile, di una mancata evoluzione nell’impostazione di insegnamento. Siamo nel 2012, e il modello scolastico ancora vigente è quello dell’oziosa lezione frontale, in cui l’insegnante parla e gli alunni ascoltano. Sembra quasi che il mondo della scuola da quando è nato si sia arroccato all’interno delle proprie mura, rifiutando qualsiasi stimolo all’innovazione. 

Eppure là fuori gli stimoli ci sono, eccome. Uno stimolo interessante è rappresentato da quella chi si chiama didattica per le competenze. Introdotta dalla Comunità Europea, la didattica per le competenze prevede la presenza di un curriculum composto da diversi compiti, ovvero “missioni” significative che ogni studente porterà a termine con lo stesso spirito di partecipazione che esibisce nel compimento di attività a lui più gradite, come il gioco con la consolle preferita, la partita di calcetto con gli amici, l’uscita al sabato sera ecc., e che interessano gli aspetti più entusiasmanti della vita privata del ragazzo. 

I compiti somministrati possono interessare anche più di una materia: in questo caso si parla di Unità di Apprendimento, attività costruttive atte ad incrementare la capacità dello studente di collegare sfere d’interesse apparentemente discordanti tra di loro. 

E’ quest’ultima una competenza sempre più richiesta all’interno del mondo del lavoro: basti pensare a grandi aziende internazionali come Google, Amazon o Apple, realtà che cavalcano il dinamismo dei nostri tempi, coniugando i valori aziendali con le capacità di ogni singolo dipendente, che in modo creativo le applica al fine di svolgere il proprio lavoro in modo ricco e innovativo. 

Restringendo il focus geografico, questa nuova tipologia di didattica trova efficienza anche a livello europeo, concordandosi con quelle che sono le competenze chiave stilate dalla Comunità Europea. 

Tali competenze comprendono tra le altre: la comunicazione nella madre lingua e nelle lingue straniere, la dimestichezza nell’uso delle nuove tecnologie e degli strumenti digitali in generale, la collaborazione proficua con altre persone nel conteso aziendale, lo spirito di iniziativa e l’imprenditorialità, oltre ad una certa confidenza nell’interpretare la realtà confrontando epoche diverse e diverse aree geografiche e culturali. 

Insomma, la didattica per le competenze si presenta come il nuovo orizzonte dell’apprendimento scolastico, in grado di fornire gli strumenti per una partecipazione attiva e collaborativa da parte di studenti e professori, al fine di rendere lo studio un’esperienza appassionante e funzionale".