giovedì 29 dicembre 2016

malinconia



Immagine correlata

Al caduco fior ho legato l’amor

Rimembrar m’alletta dell’aire gaudente

Allor fresco e capo leggero

Respirar costava poco

Passi leggeri e fiato corto eran amici miei.

Or son grave

Di giudizio mi atteggio

Ma natur scherzosa al ridacchiar si cela

Domanda ancor se l’amor vale al contar del cero.
  

mercoledì 14 dicembre 2016

Anima sola

Risultati immagini per anima

È dolce sentir di tuono nel cor solo.
L'amor bussa all'uscio or chiuso.
Ricorda ancora l'aria allegra....
e  l'ora lunga al sorriso mai stanco.

Mani ferme stringono emozioni mai dome.
Il pensier caldo ancor amore infonde.

Attendo il dì ....
'sì che lontano i miei occhi corron
che più luce non sia
e allor dormir nel tuo abbraccio
sarà il dono più alto del Dio del ciel. 

   

lunedì 12 dicembre 2016

Non ci sei più.


Non ci sei più.

Sospesa sul filo del ricordo, la tua immagine oscilla.
Lontana ormai dai tuoi giovani sorrisi.

Non furono parole a sollevare mute emozioni....
soltanto piccoli e brevi sguardi raccontavano di te.

Semplicità e sincerità si muovevano nei tuoi occhi.
La gioia abitava nell'aria che respiravi.
 
Raccolgo nella mia mano 
quella piccola piuma perduta dal tuo cuore.
La custodirò per riportarla da te.

Per pochi attimi il mio cuore alzerà i suoi ritmi..
come un applauso...
 a te che dignitosamente hai vissuto. 
 

venerdì 18 novembre 2016

Vero amore



 Risultati immagini per amore

Un uomo brutto e con la gobba era innamorato di una bellissima donna. 

Egli tentò di corteggiarla usando mille modi per essere gentile e donarle tutto il suo amore. 

La donna non voleva saperne. 

Quell’uomo era così brutto che non voleva nemmeno guardarlo.

Paolo era il nome del brutto, basso e gobbo uomo.

Il poveretto soffriva perché non poteva neanche guardare la donna che non smetteva di amare e di adorare in ogni momento.

Regolarmente le inviava fiori, intercedeva in tutte le sue necessità.

Voleva saperla felice.

Un giorno, si fece coraggio, volle fermarla per chiederle almeno di poterla guardare.

Si fermò davanti all’uscio della casa della sua amata e attese il dolce momento. 

Appena la vide, le andò incontro.

Le chiese con la gentilezza di sempre di rispondere ad una sua domanda. 

La donna, anche per liberarsi in fretta di quella figura, acconsentì.

“Dimmi, cara amica, tu credi che i matrimoni avvengono in paradiso?”

“Sì, ci credo!” la donna rispose, tenendo gli occhi bassi a causa della bruttezza dell’uomo.

“E tu, ci credi?”ribaltò la domanda.

“Certamente!” rispose l’uomo.

“Al momento della nascita Dio ti dice chi sarà la donna che amerai e che sposerai." poi continuò.

"Quando sono nato io, Dio mi disse che avrei sposato una donna brutta e con la gobba."

"Allora, lo implorai di dare a me la bruttezza e la gobba perché per una donna potrebbe essere una tragedia.”

In seguito a queste parole, la donna si commosse, tese le sue braccia per cercare le mani del suo sposo.

lunedì 14 novembre 2016

Corpo e Anima: Amici per necessità

Risultati immagini per necessità

Nel mondo che nessuno conosce esiste solo energia. 

Essa, per non so quanti miliardi di anni, si è sempre spostata da una forma a un’altra, cercando forse il sistema migliore per qualificarsi a livelli evolutivi superiori. 

La fantasia delle trasformazioni doveva essere molto lacunosa vista la modesta gamma di soluzioni individuate. 

Insomma, la nostra energia poteva liberamente oscillare tra estremi di densità, che si sono rivelati a noi, umili e insignificanti terrestri, come universo.

Dopo infiniti tentativi di combinazioni sperimentate, l’energia ha trovato modo di esprimersi negli esseri viventi. 

Non è stata tanto compattata da apparire inerte, né tanto rarefatta, per essere sfuggente.

Questa combinazione si è rivelata sorprendente perché come il cerchio di Saturno, si manifesta intimamente legata alla materia e contemporaneamente da essa staccata.

Un vero alone di mistero!
 
È una meraviglia come un corpo e un’anima si siano miscelati così bene. 

Entrambi sono legati, entrambi esistono perché coesistono.

Sembrano fatti apposta uno per l’altro, fino a che Dio non li separi.

Deteriorabile, limitato, stupido, opportunista, materialista ed egoista, è il corpo; eterno, infinito, sensibile, emotivo e dolce, è l’anima.

Il sodalizio ha avuto grande successo perché, successivamente, è subentrato un fattore ibrido che continua ancora ora a essere l’arbitro della gara intrapresa dal corpo e anima.

La miscela corpo-anima si è rivelata come umanità, per cui ogni sua caratterizzazione è derivata dall’ereditarietà delle proprietà dei suoi elementi costitutivi.

Il legame corpo-anima è determinato, quindi, dal definito gradiente di densità di energia. 

Un valore troppo alto di questo gradiente, ammutolisce l’anima fino a farla scomparire nelle masse inerti; mentre un valore basso, conduce alla nobiltà dello spirito, all’idea di una vita staccata dal proprio corpo. 

Un’anima fortemente sensibile è quella che riesce a uscire, sebbene momentaneamente, dal proprio corpo, per entrare in aree di pertinenza di altre anime dove come vecchi amici ricordano le loro origini.

Per esempio, l’intrinseco desiderio di comunione degli uomini deriva dal desiderio dell’anima di sfuggire dal proprio corpo per ritrovare la propria dimensione nel confronto con altre anime.

Il corpo in tutto questo trambusto è un testimone passivo, portatore degli effetti indotti dall’anima. 

Poveretto!

A volte è costretto a generare sudore quando fa freddo, ad accelerare i battiti del cuore quando si dorme, a far piangere senza dolore, a tremare senza paura.

L’anima e il corpo, in alcuni casi si comportano come due ragazzini capricciosi che si fanno dispetti.



L’anima tratta il corpo come il fratello stupido, lo costringe ad attività a lui estranee, a volte lo conduce fino all’esasperazione.

Il corpo, con memoria vendicativa, acceca l’anima quando le sue funzioni vegetative sono compromesse. 

Per questo motivo, l’anima è quasi assente nella giovinezza e molto cauta nella vecchiaia. 

La mancanza di coordinamento tra anima e corpo produce la malattia.

Diamo al corpo ciò di cui ha bisogno: stimoli per auto-sostenersi. 

Diamo all’anima ciò di cui ha bisogno: stimoli per auto-compiacersi.

Indovinando i gusti del corpo e dell’anima non vinceremo la morte, ma ci arriveremo con grande dignità.

lunedì 31 ottobre 2016

Dipende da te


Risultati immagini per dipende da te



Mi deprimo quando nuvole di grigio si addensano sul mio orizzonte.

Poi, penso alle cose accadute ieri.

Non intendo il giorno prima!

Nemmeno quelli di un mese fa.

Intendo tutti i giorni passati in cui ho avuto la possibilità di imparare e crescere.

Penso alle fatalità che potevano uccidermi.

Penso alle occasioni di cui ho approfittato.

Ricordo le tante situazioni difficili che il passato mi ha presentato, 
ma che in qualche modo ho sopportato e superato.

Da sempre, il futuro mi sembrava promettente.

Tutto questo, ora, mi ricorda che sono un uomo capace e libero.

Il successo e la felicità sono dipesi soltanto da me stesso.


----------------------------------------------------------------------------------------------

I get discouraged now when there are clouds of gray,
until I think about the things that happened Yesterday.

I do not mean the day before or those of month ago, 
but all the yesterdays in which I had the chance to grow.

I think of opportunities that I allowed to die, 
and those I took advantage of before they passed me by.

And I remember that the past presented quite a plight 
but somehow I endure it and the future seemed all right.

And I remind myself that I am capable and free, 
and my success and happiness are really up to me.

lunedì 24 ottobre 2016

L'equilibrista





Risultati immagini per l'equilibrista

Racconto scritto da Giovanna Sgherza.

Non avevo pianto.

Nulla. Nemmeno una lacrima. 

Solo tanto sgomento quando il medico di guardia dell’ospedale mi aveva comunicato la morte di mio fratello.

Lo avrei odiato, se non fossi stato un medico anche io e quindi quasi abituato a convivere con la tragedia della morte.

Ma quando ci si trova “dall’altra parte” è completamente diverso: non vuoi crederci e ti interroghi se quell’uomo che indossa la divisa verde, con ancora la mascherina attaccata al collo, sia soltanto un folle e accanito incubo della tua vita o un guerriero che ha lottato infelicemente contro i mulini a vento..

Avevo guardato il collega e rivolto subito tristemente gli occhi verso l’assistente che mi avrebbe accompagnato a fare il riconoscimento ufficiale della salma.



Il vero dolore è arrivato dopo, quando ho dovuto raccogliere i suoi effetti personali, i suoi indumenti e i suoi libri e metterli via per cercare di cancellare la sua presenza in casa mia.

Ingenuità infantile la mia, o forse tentativo inconscio di nascondere e aggirare la dura verità….

Jenny mi era stata vicina in quei giorni terribili, pur sapendo che avevo bisogno di stare solo con me stesso e di metabolizzare il mio dolore.

Non avevamo quasi mai gli stessi turni in ospedale e, la mia attività di ricerca universitaria mi impegnava spesso nei pomeriggi quando lei invece non lavorava.

A volte compariva radiosa nel mio studio cercando di distrarmi e farmi sorridere, ma puntualmente si sedeva accanto a me e con la sua innata curiosità mi rivolgeva domande sulle mie ricerche, arricciando il naso quando le immagini erano disgustose.

Poi, quando il tramonto si presentava alla piccola finestra del mio studio, rimettevo in ordine i fogli che avevo sparso sulla mia scrivania, controllavo diligentemente che non ci fossero ancora download in corso sul mio computer e, sotto lo sguardo attento e sereno di Jenny indossavo la giacca per uscire e dedicarmi finalmente a lei.

Spesso dopo una breve passeggiata cenavamo fuori, in qualche trattoria lungo il fiume; ma nelle serate più fredde preferivamo rientrare in casa per starcene al calduccio dopo aver cucinato qualcosa insieme.

La mia vita scorreva così: un po’ noiosa, ripetitiva, senza slanci e senza sorrisi, come se qualcosa, dopo la morte di mio fratello, mi avesse trasformato in un automa con un cuore di diodi e metallo privo di qualsiasi sentimento.

Mi rendevo perfettamente conto che la mia resilienza poteva raggiungere a malapena il 10-15% di quanto un uomo possa possedere, e cercavo perciò di reagire positivamente solo nell’ambito lavorativo e professionale partecipando attivamente e proficuamente ai diversi ed interessanti convegni organizzati dalla fondazione di ricerca oncologica di cui ero, da diversi anni, consigliere ricercatore.

Forse un modo per riscattarmi e per pensare meno alla perdita di mio fratello? O forse un modo come un altro per evitare di affrontare i problemi quotidiani e la vita di coppia ormai stanca? 

In ogni caso stare lontani per qualche giorno ci dava beneficio, perché al mio ritorno il nostro abbracciarci e respirarci era più intenso e sentito rispetto a quando ero partito.

Una notte ho fatto un sogno molto strano ma significativo.

Ho sognato mio fratello.

Non mi era mai capitato dal giorno dell’incidente ed ormai era trascorso quasi un anno.

Indossava giacca e pantaloni di colore nero, bellissimo ed elegante nella sua camicia bianca ma era scalzo e camminava su un cavo di metallo tra due dirupi non vicini tenendosi in equilibrio con un’asta flessibile.
Sotto di lui un baratro scuro e indecifrabile.
 
Io ero spaventatissimo, lo guardavo dal bordo della montagna e gli supplicavo di tornare indietro al sicuro, ma lui sorridendo continuava il suo percorso pericolosissimo con una tranquillità angelica che sembrava dirmi: “ non aver paura di camminare sul filo della vita, io sono tranquillo… Vedi? 

Tu invece sei fermo lì che mi aspetti immobile e non hai il coraggio di cambiare e provare a vivere le tue emozioni….”

Mi svegliai di soprassalto, un po’ impaurito e un po’ meravigliato.

Jenny quella notte non era accanto a me perché aveva dormito a casa di una sua amica gravemente ammalata per restarle vicino.

Allora, sentendomi solo come non mai, mi alzai e mi avvicinai alla finestra da cui entrava la flebile luce della notte.

Istintivamente spostai la tenda e guardai fuori.

Un gatto bianco e nero era lì, di fronte a me, in perfetto equilibrio sul bordo della recinzione metallica del giardino e mi fissava ammutolito con i suoi occhi giallo-grano senza muoversi di un solo centimetro.

Non so quanto durò quello sguardo reciproco…certamente mi attraversò senza che me ne accorgessi.

Dopo, quando il gatto mi vide sorridere rincuorato, con un balzo lieve ed elegante fuggì via e in pochi attimi raggiunse il muretto dell’isolato adiacente al mio, scomparendo dalla mia vista.

Indossai il primo pullover che trovai in camera, presi le chiavi e uscii di corsa facendo le scale di corsa. 

Il gatto probabilmente aveva attraversato il cortile adiacente  e poi era tornato sulla strada dove c’era più luce ed era raggomitolato in un cantuccio accanto al contenitore della raccolta differenziata. 

Mi avvicinai con cautela e lo accarezzai teneramente…

Soltanto allora sono riuscito a piangere.

E in quel momento avrei voluto abbracciare mio fratello  e parlargli.

Avevo ritrovato  l’amico a cui parlare e raccontare le mie paure e i miei progetti, con cui guardare le partite in tv, a cui dedicare un pomeriggio fuori dagli schemi in giro con la sua moto, a cui raccontare l’amore per la mia donna…

La sua assenza era rientrata nella mia vita diventando presenza costante  e silente che mi fortificava in ogni momento della giornata e della mia esistenza, anche perché, il figlio che dopo quella notte io e Jenny abbiamo fortemente voluto, ora porta il suo nome.