Con il permesso di Hume, avrei espanso la sua massima, così: “La bellezza del mondo esiste nell’anima di chi lo vive”.
Capirsi e comprendersi sono attività che ti fanno viaggiare dentro l’anima e ti lasciano un alone di piacere a cui non si riesce a dare una motivazione utilitaristica.
Quando viaggi nel mondo dell’anima i tempi di reazione si allungano quasi come non voler abbandonare il gusto di una cioccolata che lentamente si scioglie in bocca.
Sembri attonito e confuso perché non sei abituato a quelle sensazioni.
La maggior parte della nostra vita la consumiamo fuori dalla nostra anima. Occasionalmente, qualche film, presentazione teatrale, qualche libro, ci lascia rientrare per pochi minuti o, se fortunati, per poche ore.
Il “voler bene” è l’invito ufficiale a entrare nel mondo dell’anima.
Questo mondo non è inoperoso, è intenso nei sentimenti e nelle attività materiali. Non si manifesta in modo roboante, ma in maniera discreta e silenziosa.
In questo mondo non esiste la formula del
commercialista: “Dare/Avere”.
I concetti di interesse, rendimento, profitto sono stati inventati per conquistare il benessere materiale e assicurarsi una lunga esistenza sul globo terrestre anche a discapito di altri.
Quando il tempo che passa ci chiede il conto allora scopriamo di aver sempre avuto l’anima.
Ci rammarichiamo perché a suo tempo è stata sempre nascosta o perché non l’abbiamo usata per far vibrare il cuore, per gonfiare i nostri polmoni del piacere di esistere.
In quegli istanti, inevitabilmente la mente ci riporta a colui che ci ha dato per quasi cento anni un tesoro in custodia del quale abbiamo fatto poco uso.
Confideremo, allora, sulla sua bontà perché un giorno si possa scoprire che la materia vivente ha un’anima e l’uomo nella natura ha avuto il privilegio di rendersene conto.
Nota sul concetto di bellezza di Hume
Per David Hume, la bellezza non è una qualità oggettiva che appartiene alle cose come il peso o la forma. È piuttosto un sentimento che nasce nell’osservatore.
La sua celebre formulazione è: «La bellezza non è una qualità delle cose stesse: esiste soltanto nella mente che le contempla» (Of the Standard of Taste, 1757).
Il punto interessante è che Hume non conclude semplicemente che «la bellezza è soggettiva, quindi tutto vale». La sua posizione è più raffinata.
La bellezza nasce dall'incontro tra oggetto e osservatore
Quando diciamo che un quadro è bello, secondo Hume non stiamo scoprendo una proprietà fisica del quadro. Stiamo descrivendo il piacere che la sua contemplazione suscita in noi.
Lo stesso oggetto può quindi produrre sentimenti differenti in persone diverse. Un'opera che emoziona profondamente qualcuno può lasciare completamente indifferente qualcun altro.
Ma questo non significa che non sia possibile discutere razionalmente di estetica.
Hume introduce infatti una distinzione fondamentale: il gusto è soggettivo, ma può essere educato.
Chi ha osservato molte opere, conosce le diverse forme artistiche, possiede sensibilità, attenzione e capacità di confronto, sviluppa una facoltà di giudizio più raffinata. Il giudizio di un osservatore esperto, inoltre, tende a essere più stabile e meno condizionato da pregiudizi o emozioni momentanee.
È qui che emerge il problema dello «standard del gusto»: se la bellezza dipende dal sentimento, come possiamo spiegare perché alcuni giudizi estetici siano considerati migliori di altri?
Hume risponde facendo appello al giudizio dei critici competenti, cioè di persone dotate di esperienza, sensibilità e capacità di confronto. Non possiedono una sorta di accesso privilegiato a una «Bellezza assoluta»; sono semplicemente più preparate a riconoscere quelle caratteristiche delle opere capaci di produrre un piacere estetico più profondo, costante e condivisibile.
Una conseguenza sorprendentemente moderna
La riflessione di Hume anticipa una questione ancora molto attuale: la bellezza esiste nell'opera o nello sguardo di chi la osserva?
Pensiamo a una fotografia, a una musica o persino a un volto. Possiamo descriverne oggettivamente le caratteristiche: proporzioni, colori, simmetrie, ritmo, armonia. Ma nessuna di queste caratteristiche, presa isolatamente, contiene dentro di sé la «bellezza».
La bellezza emerge nell'esperienza che facciamo dell'oggetto.
Questo rende Hume particolarmente interessante anche oggi, perché sposta l'estetica dalla domanda:
«Che cos'è bello?»
alla domanda:
«Che cosa accade dentro di noi quando qualcosa ci appare bello?»
Ed è forse proprio qui la forza della sua intuizione:
la bellezza non è semplicemente qualcosa che possediamo davanti agli occhi; è qualcosa che accade tra ciò che contempliamo e la mente che contempla.
Continua a leggere i pensieri delle grandi menti

Nessun commento:
Posta un commento
Esprimi il tuo pensiero