Ernst Bloch ha trasformato la speranza in una vera categoria filosofica. Attraverso il concetto di “non-ancora”, l’utopia concreta e il principio speranza, il filosofo tedesco ci invita a guardare al futuro non come a qualcosa di già determinato, ma come a uno spazio di possibilità che può essere trasformato dall’azione umana.
Ci sono momenti nella vita in cui il presente sembra non lasciare spazio al futuro.
Un giovane che vive in una situazione difficile può pensare che nulla cambierà. Una persona che svolge un lavoro che non ama può convincersi che dovrà continuare così per sempre.
Una società attraversata da guerre, disuguaglianze e crisi può arrivare a considerare inevitabile ciò che esiste.
Eppure, proprio quando tutto sembra già deciso, nasce una domanda: e se le cose potessero essere diverse?
Per il filosofo tedesco Ernst Bloch, questa domanda non è una semplice fantasia.
È una delle esperienze più profonde dell'essere umano.
L'uomo, secondo Bloch, non è soltanto ciò che è, ma anche ciò che può diventare.
Da questa intuizione nasce una filosofia originale, centrata su una parola fondamentale: speranza.
Bloch non intende però la speranza nel senso ingenuo di aspettare che qualcosa accada.
La sua è una speranza attiva, capace di individuare nel presente possibilità ancora incompiute e di trasformarle in un progetto.
Un filosofo rivolto al futuro
Ernst Bloch nasce a Ludwigshafen nel 1885 e attraversa quasi tutto il Novecento, vivendo in prima persona alcune delle sue grandi tragedie: le guerre mondiali, l'ascesa del nazismo, l'esilio e le trasformazioni politiche dell'Europa.
La sua filosofia nasce anche dal confronto con Marx, ma non si limita alla dimensione economica e sociale.
Bloch vuole capire qualcosa di più profondo: perché gli esseri umani continuano a desiderare un mondo diverso da quello in cui vivono?
Perché un bambino sogna di diventare astronauta?
Perché una persona immagina una società più giusta?
Perché gli uomini costruiscono città, inventano strumenti, scrivono romanzi e progettano un futuro che ancora non esiste?
Per Bloch, dietro queste esperienze si trova una struttura fondamentale dell'esistenza umana: l'uomo vive proiettandosi verso ciò che ancora non è.
Il futuro, quindi, non è semplicemente qualcosa che arriverà dopo il presente. È già presente sotto forma di possibilità.
Uno dei concetti più importanti della filosofia di Bloch è quello del non-ancora.
L'espressione indica tutto ciò che non esiste ancora pienamente ma che, in qualche forma, è già possibile.
Pensiamo a un seme.
Nel seme non c'è ancora l'albero, almeno non nella sua forma visibile. Eppure il seme contiene una possibilità reale: può diventare un albero se trova condizioni adeguate.
L'essere umano è, per Bloch, qualcosa di simile.
Un ragazzo che inizia a studiare medicina non è ancora medico. Ma il medico futuro è già presente come possibilità nel suo percorso.
Una società democratica non è mai completamente realizzata. Tuttavia, ogni conquista di libertà può contenere la possibilità di una democrazia più ampia.
Una persona che decide di cambiare vita non possiede ancora la nuova vita che immagina. Ma quella vita comincia a esistere come possibilità nel momento stesso in cui viene pensata e perseguita.
Il futuro, quindi, non è completamente determinato.
Ed è proprio questa apertura a rendere possibile la libertà.
Normalmente pensiamo alla speranza come a un sentimento.
"Spero che domani vada meglio."
"Spero di trovare un lavoro."
"Spero che questa situazione cambi."
Bloch attribuisce alla speranza un significato molto più profondo.
La speranza può diventare una forma di conoscenza del possibile.
Immaginiamo una persona che osserva un vecchio edificio abbandonato. Per qualcuno è semplicemente un rudere.
Un architetto, invece, può vedere la possibilità di trasformarlo in una biblioteca, in un laboratorio o in un centro culturale.
Il futuro non è visibile materialmente nell'edificio.
Ma è possibile.
La speranza permette di vedere ciò che ancora non esiste.
Questo significa che l'uomo non deve limitarsi a descrivere la realtà presente. Deve anche chiedersi quali possibilità essa contiene.
La parola "utopia" viene spesso utilizzata per indicare qualcosa di irrealizzabile.
Bloch propone invece una distinzione importante.
Esiste un'utopia astratta, che immagina un mondo perfetto senza preoccuparsi delle condizioni necessarie per realizzarlo.
Ma esiste anche una utopia concreta.
L'utopia concreta parte dalla realtà e cerca al suo interno le possibilità di trasformazione.
Facciamo un esempio.
Immaginiamo una città nella quale molte persone non possano permettersi una casa. Qualcuno potrebbe limitarsi a dire: "Una città senza problemi abitativi sarebbe bellissima".
Questa sarebbe soltanto un'immagine.
Un'utopia concreta, invece, potrebbe partire dalle abitazioni inutilizzate, dalle risorse pubbliche, dalle cooperative, dagli strumenti urbanistici e dalle esperienze già esistenti in altre città per costruire un progetto abitativo diverso.
La differenza è fondamentale.
L'utopia astratta dice:
"Vorrei che il mondo fosse diverso."
L'utopia concreta domanda:
"Quali possibilità già presenti nel mondo possono permettere di trasformarlo?"
La grande opera di Bloch, Il principio speranza, sviluppa proprio questa idea.
La speranza non è soltanto una reazione psicologica davanti alle difficoltà. È una dimensione fondamentale dell'esistenza umana.
L'uomo vive continuamente anticipando qualcosa.
Quando costruisce una casa, anticipa l'abitazione futura.
Quando studia, anticipa una capacità che ancora non possiede.
Quando fonda un'associazione, anticipa una forma di collaborazione.
Quando scrive un romanzo, anticipa attraverso l'immaginazione una realtà che non esiste.
Persino un progetto molto semplice, come organizzare un viaggio, contiene questa struttura.
Prima esiste l'immagine del viaggio. Poi nasce il progetto. Infine arrivano le azioni concrete: scegliere una destinazione, acquistare un biglietto, preparare i bagagli.
Il futuro è quindi presente nell'uomo prima ancora di diventare realtà.
Bloch chiama questo movimento anticipazione.
Un altro elemento interessante della filosofia di Bloch riguarda i cosiddetti sogni a occhi aperti.
Tutti noi immaginiamo situazioni diverse da quella presente.
Una persona può immaginare di vivere in un'altra città.
Un adolescente può immaginare di diventare musicista.
Un lavoratore può fantasticare di aprire una propria attività.
Qualcuno può immaginare una società nella quale il lavoro sia meno alienante.
Bloch non considera automaticamente queste immagini come semplici illusioni.
Alcune possono contenere desideri profondi e possibilità reali.
Naturalmente, non significa che ogni sogno debba diventare realtà. Significa piuttosto che l'immaginazione può rivelare ciò che manca nel presente.
Se una persona sogna continuamente libertà, forse sente di vivere una condizione di limitazione.
Se sogna continuamente una relazione autentica, forse percepisce una mancanza nella propria vita affettiva.
Se una generazione immagina una società più sostenibile, forse sta esprimendo una contraddizione reale del presente.
Il sogno diventa così un segnale.
Un esempio molto semplice: il bambino
Immaginiamo un bambino che costruisce una città con i mattoncini.
Per un adulto è soltanto un gioco.
Il bambino, però, sta creando qualcosa che prima non esisteva.
Una strada, una casa, un ponte, una scuola.
Il gioco contiene una forma elementare di anticipazione.
Il bambino non si limita a utilizzare il mondo così com'è: ne costruisce uno possibile.
Per Bloch, questa capacità di immaginare e costruire possibilità accompagna l'uomo durante tutta la vita.
Cambiano gli strumenti, ma non cambia completamente la struttura.
Il bambino costruisce una città con i mattoncini.
L'adulto costruisce progetti, istituzioni, opere artistiche, invenzioni, relazioni e forme di convivenza.
In entrambi i casi compare la stessa domanda implicita:
"Che cosa potrebbe essere?"
La realtà è più ampia di ciò che vediamo
Qui emerge un altro aspetto importante del pensiero di Bloch.
La realtà non coincide semplicemente con ciò che esiste in questo momento.
Se osserviamo una società soltanto attraverso le sue istituzioni presenti, rischiamo di considerarla immutabile.
Ma ogni istituzione è nata da una trasformazione precedente.
La scuola che oggi consideriamo normale è diversa dalla scuola di cento o duecento anni fa.
La medicina contemporanea è diversa da quella del passato.
I diritti sociali che oggi consideriamo acquisiti sono stati, in altri momenti storici, soltanto aspirazioni.
Ciò che oggi appare normale può essere stato, in passato, un'utopia.
E ciò che oggi sembra impossibile potrebbe diventare normale domani.
Questo non significa che ogni desiderio si realizzerà.
Significa che il presente contiene possibilità non ancora realizzate.
È importante non confondere Bloch con un pensiero semplicemente ottimistico.
L'ottimismo può affermare:
"Andrà tutto bene."
Bloch non dice questo.
La speranza autentica nasce proprio dalla consapevolezza che il futuro è incerto.
Il futuro può andare in direzioni diverse.
Una possibilità può essere realizzata oppure fallire.
Un progetto può trasformarsi in successo oppure in delusione.
Una società può migliorare oppure regredire.
La speranza, quindi, non è una garanzia.
È una apertura del possibile.
Per questo può convivere con il rischio, con la paura e persino con il fallimento.
Se la speranza si limitasse all'attesa, perderebbe gran parte del suo significato.
Immaginiamo una persona che desidera cambiare professione ma trascorre anni dicendo semplicemente: "Prima o poi troverò qualcosa di diverso".
La speranza rimane passiva.
Se invece quella persona comincia a studiare, acquisisce nuove competenze, cerca informazioni, incontra persone del settore e costruisce gradualmente un nuovo percorso, la speranza diventa concreta.
Il futuro comincia a modificare il presente.
Questa è una delle intuizioni più interessanti di Bloch: l'immagine del futuro può diventare una forza capace di trasformare il presente.
Per Bloch la filosofia non dovrebbe limitarsi a spiegare ciò che esiste.
Dovrebbe anche interrogarsi su ciò che può ancora nascere.
Una filosofia completamente concentrata sul passato rischia di diventare una semplice ricostruzione storica.
Una filosofia concentrata soltanto sul presente rischia di trasformarsi in una descrizione della realtà.
La filosofia di Bloch vuole invece mantenere aperta la domanda sul futuro.
Non:"Che cosa è?"
soltanto.
Ma anche: "Che cosa può diventare?"
Questa seconda domanda cambia profondamente il nostro modo di guardare la realtà.
La filosofia di Bloch può sembrare molto teorica, ma può essere applicata a situazioni estremamente comuni.
Quando una persona decide di imparare una nuova lingua, sta investendo in una possibilità futura.
Quando qualcuno ricomincia a studiare a cinquant'anni, rifiuta l'idea che la propria identità sia completamente determinata dal passato.
Quando una comunità trasforma un luogo abbandonato in uno spazio culturale, trasforma una possibilità in realtà.
Quando un giovane immagina un lavoro diverso da quello dei propri genitori, non sta necessariamente rifiutando la realtà: può star cercando una possibilità contenuta nella realtà stessa.
Persino una piccola decisione quotidiana può contenere questa struttura.
Cambiare abitudini significa affermare implicitamente:
"Non sono obbligato a essere per sempre ciò che sono oggi."
È forse questa una delle idee più concrete della filosofia di Bloch.
Se il futuro non è completamente determinato, allora diventa anche una responsabilità.
Non possiamo sapere con certezza che cosa accadrà.
Possiamo però contribuire a creare alcune delle condizioni che renderanno possibili determinati futuri.
Un insegnante può contribuire alla formazione di un ragazzo.
Un ricercatore può sviluppare una tecnologia che oggi non esiste.
Un cittadino può partecipare alla costruzione della propria comunità.
Un artista può dare forma a immagini capaci di influenzare l'immaginazione collettiva.
Il futuro, in questo senso, non è soltanto qualcosa che ci aspetta.
È anche qualcosa che stiamo contribuendo a costruire.
La filosofia di Ernst Bloch può essere riassunta attraverso una semplice opposizione.
Da una parte c'è la tentazione di pensare:
"Le cose sono così e non possono essere diverse."
Dall'altra c'è la domanda:
"Quale possibilità è ancora nascosta dentro ciò che esiste?"
Bloch sceglie la seconda strada.
Non perché creda che ogni desiderio possa essere realizzato, ma perché ritiene che l'essere umano non possa essere compreso senza considerare la sua capacità di anticipare il futuro.
L'uomo è un essere incompleto.
Non coincide completamente con ciò che è.
È anche ciò che desidera diventare.
La speranza, allora, non è semplicemente aspettare un futuro migliore.
È riconoscere che il presente non contiene ancora tutto ciò che può diventare.
E forse questa è la ragione per cui il pensiero di Bloch continua a essere attuale.
In un'epoca nella quale molte persone percepiscono il futuro soprattutto come minaccia — crisi economiche, guerre, cambiamenti tecnologici, problemi ambientali e incertezze sociali — la sua filosofia ricorda che esiste anche un altro modo di guardare avanti.
Non quello dell'illusione.
Non quello dell'ottimismo ingenuo.
Ma quello della possibilità.
Il futuro non è ancora qui.
Ed è proprio per questo che, almeno in parte, può ancora essere costruito.
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Bibliografia essenziale
- Bloch, E., Il principio speranza, Garzanti, Milano.
- Bloch, E., Spirito dell'utopia, BUR Rizzoli, Milano.
- Bloch, E., Tracce, Garzanti, Milano.
- Bloch, E., Diritto naturale e dignità umana, Il Saggiatore, Milano.
- Bloch, E., Soggetto-Oggetto. Commento a Hegel, Il Mulino, Bologna.
- Adorno, T. W., Il gergo dell'autenticità, Bollati Boringhieri, Torino.
- Münster, A., Ernst Bloch. Messianismus und Utopie, Suhrkamp, Frankfurt am Main.
- Hudson, W. D., The Marxist Philosophy of Ernst Bloch, Macmillan, London.
