Oscilla l'umore tra le alture del non senso e l'illusione di una meta.
Come un pendolo.
Costretto a invertire continuamente la direzione.
Or allegro nel brio della velocità,
or muto nella pausa della riflessione,
solitario,
oscilla su quell'arco risibilmente libero.
La massa pende verso il basso dei limiti,
inchiodata ad un centro di gravità lontano.
Svuoto la mente nell'anima
per guardare i pensieri fermi.
Trovo immagini scomposte e parole sparse,
come foglie d'autunno ai piedi dell'albero della vita.
Forse sono ricordi.
Tocco il cuore per vibrar emozioni
e altre immagini si ravvivano.
Mentre i pensieri si muovono,
tutto s'illumina di speranza.
L'ardore incendia l'anima.
Il pendolo corre in discesa,
porta con sè l'idea felice.
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Commento
Questa lirica descrive uno straordinario percorso di trasformazione interiore: l'evoluzione da un'esistenza meccanica e subita a una rinascita emotiva guidata dalla memoria e dal sentimento.
La metafora del pendolo e l'illusione della libertà
La prima parte della poesia offre una potente rappresentazione dell'instabilità emotiva. L'umore è paragonato a un pendolo intrappolato in un moto perpetuo tra il "non senso" e l'«illusione di una meta»:
- Il ritmo alternato: La vita oscilla costantemente tra momenti di slancio ("brio della velocità") e pause di smarrimento o introspezione ("muto nella pausa").
- Il vincolo gravitazionale: L'espressione «oscilla su quell'arco risibilmente libero» sottolinea una finta libertà. La "massa" che pende verso il basso rappresenta il peso dei limiti umani e delle forze esterne che condizionano l'esistenza, ancorate a un centro di gravità che appare distante e inafferrabile.
La stasi e la contemplazione dei ricordi
La svolta avviene al centro della lirica con un atto di introspezione volontaria: «Svuoto la mente nell'anima per guardare i pensieri fermi». Si interrompe l'oscillazione caotica per fare spazio al silenzio interiore:
- L'autunno interiore: I pensieri fermi e disordinati si rivelano essere "immagini scomposte e parole sparse", paragonati a foglie d'autunno cadute ai piedi dell'albero della vita. È la rappresentazione dei ricordi accantonati, del passato che attende di essere riscoperto.
La riscoperta del cuore e il riscatto vitale
Nel finale, il gesto fisico ed emotivo di toccare il cuore spezza la staticità e trasforma il movimento del pendolo:
- La scintilla dell'emozione: Il contatto con la sfera affettiva fa vibrare nuovamente le immagini scordate. La mente non è più mossa da una gravità cieca, ma dall'ardore che "incendia l'anima".
- La discesa felice: Il pendolo torna a correre, ma la sua traiettoria non è più un'oscillazione a vuoto. Ora trasporta con sé "l'idea felice", trasformando la velocità in speranza e la ricerca di senso in un'energia rinnovata.

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