venerdì 29 marzo 2013

Apparir donna (poesia)



 
Carichi pensieri sono nuvole che scorrono nel cielo procelloso.
A lor rimirar fanno incanto all'esser vivo.

Fugaci immagini disegnano speranze.

Malcerte paure stringono la mente verso grigie direzioni. 

Posare riguardo a sì tal suggelli, non s'addice
e allor tosto cancello la gretta figura.

Delle palpebre faccio sipario
e chiudo dentro me stesso.

Rinvigorir di sipirito, m'attendo.

Lontando dal mondo che tocco,
sollevo l'anima al viso di donna.

Son uomo e m'allieto.


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Analisi
Questa lirica affronta il tema del tumulto interiore e della ricerca di sollievo, tracciando un chiaro movimento che va dall'inquietudine della mente fino al ritrovamento di una serenità quasi catartica.

Il paesaggio della mente e la tentazione dell'ansia
I primi versi costruiscono un'efficace analogia meteorologica: i pensieri pesanti sono "nuvole che scorrono nel cielo procelloso". C'è un'iniziale fascinazione per questo spettacolo interiore, un "incanto" nel sentirsi vivi anche attraverso il dolore o la tempesta. Tuttavia, la deriva verso l'oscurità si fa rapida: le speranze sono fugaci, mentre le paure "stringono la mente verso grigie direzioni". C'è qui la rappresentazione vivida di come il pensiero negativo tenda a rimpicciolire l'orizzonte, ingabbiando la percezione in un vicolo cieco.

L'atto di volontà e la chiusura difensiva
Il punto di svolta del testo risiede nella volontà del poeta di non cedere a questo meccanismo. Riconoscendo che dare spazio a queste "grette figure" non si addice alla dignità dell'essere, compie un gesto d'imperio interiore: le cancella.

  • Le palpebre diventano nuovamente un "sipario", ma questa volta al contrario rispetto ai testi precedenti: non si apre sulla scena esterna, ma si chiude per proteggere l'intimità.

  • È un ritiro strategico, un'isolamento meditato per ritrovare forza («Rinvigorir di spirito, m'attendo»).

La trascendenza e l'approdo umano
L'ultima parte risolve il conflitto staccandosi dalla contingenza materiale («Lontano dal mondo che tocco»). La salvezza, ancora una volta, non è un'astrazione filosofica o un'assenza totale di pensiero, ma un punto di ancoraggio affettivo ben preciso: il "viso di donna".

Questo sguardo proiettato verso l'altro permette la riconciliazione finale. Il verso di chiusura, «Son uomo e m'allieto», nella sua sobria essenzialità, sintetizza l'accettazione della propria natura: l'essere umano, pur soggetto alle tempeste della mente e della vita, trova la sua pienezza e la sua gioia nella capacità di amare e di lasciarsi salvare dalla bellezza.
 

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