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domenica 20 settembre 2026

il testamento spirituale di Francesco d'Assisi

✦ Chiave di lettura

E se San Francesco d'Assisi avesse lasciato ai posteri il suo ultimo messaggio? In questo testamento spirituale immaginario, costruito sulle sue autentiche intuizioni mistiche, il santo di Assisi ci parla di povertà, natura, fraternità e pace, consegnando una lezione che attraversa i secoli e parla ancora all'uomo di oggi.

 

La mia ultima parola al mondo: «Fratelli miei, sorelle mie, figli di un tempo che io non vedrò con gli occhi della carne: se queste parole vi raggiungeranno quando la mia voce sarà ormai silenzio, sappiate che non vi lascio una dottrina da difendere, ma una strada da percorrere.»


Non cercatemi nelle pietre delle basiliche, né nell'oro degli altari. Cercatemi nel vento che piega gli alberi, nel volto del povero che nessuno guarda, nel canto degli uccelli all'alba e nella pace che nasce quando un uomo smette di possedere tutto per appartenere finalmente all'amore.

Io sono Francesco, figlio di Pietro Bernardone, e un tempo credevo che la ricchezza fosse libertà. 

Vestivo abiti preziosi, sognavo la gloria dei cavalieri e desideravo che il mondo pronunciasse il mio nome. 

Ma il Signore aveva preparato per me un'altra vittoria: quella contro il mio stesso orgoglio.


Il Signore mi insegnò attraverso il lebbroso

Molti penseranno che la mia conversione sia iniziata davanti al Crocifisso di San Damiano. È vero. Ma prima ancora iniziò davanti a un uomo.

Era un lebbroso.

Il suo corpo era consumato dalla malattia e il suo odore mi faceva fuggire. 

Io voltavo lo sguardo come fanno gli uomini quando hanno paura di vedere ciò che potrebbe assomigliare al proprio destino.

Eppure un giorno il Signore cambiò il mio cuore.

Scesi da cavallo.

Lo abbracciai.

Gli baciai la mano.

Ciò che prima mi sembrava amaro divenne dolcezza dell'anima.

Ricordate questo, voi che vivrete secoli dopo di me: Dio non entra nella vita dell'uomo sempre attraverso il cielo. Molto spesso entra attraverso la ferita di qualcun altro.

Ogni volta che fuggite chi soffre, vi allontanate anche da voi stessi.




Spogliatevi prima del cuore, poi delle cose

Molti raccontano che mi spogliai davanti al vescovo di Assisi restituendo perfino i vestiti a mio padre.

Pensano che quello fosse il gesto decisivo.

Non lo era.

I vestiti si tolgono in un istante.

Il possesso del cuore richiede una vita intera.

Esistono uomini poveri che adorano il denaro.

Ed esistono uomini ricchi che vivono con il cuore libero.

La vera povertà non consiste nel non avere.

Consiste nel non essere posseduti.

Quando rinunciai alle mie sicurezze non diventai più debole.

Diventai leggero.

E chi è leggero può finalmente camminare con Dio.


Tutto il creato è una sola famiglia

Se una cosa desidero lasciarvi più di ogni altra è questa: smettete di credere che l'uomo sia padrone della terra.

L'uomo è fratello.

Quando chiamai il sole "frate" e la luna "sorella", qualcuno sorrise.

Pensavano fosse poesia.

Era realtà.

Il sole non illumina soltanto voi.

L'acqua non disseta soltanto voi.

La terra non nutre soltanto voi.

Ogni creatura riceve e dona secondo una sapienza che l'uomo spesso dimentica.

Quando spezzate questo equilibrio, non ferite soltanto il mondo.

Ferite voi stessi.

Il Cantico che il Signore mi ispirò mentre il mio corpo era consumato dalla malattia non nacque dalla forza, ma dalla gratitudine. 

In quelle parole volli benedire il Creatore attraverso il sole, l'acqua, il fuoco, il vento e perfino "sora nostra morte corporale", perché anche la morte appartiene al mistero della vita ricevuta in dono. 

Quel canto, nato nel 1225, divenne una delle prime grandi opere della lingua italiana e rimane il cuore della mia visione del creato.


La gioia perfetta non è quella che immaginate

Vi confiderò un segreto che molti dimenticano.

La gioia perfetta non è quando tutto va bene.

Non è quando gli uomini vi applaudono.

Non è quando ottenete ciò che desiderate.

La gioia perfetta nasce quando, respinti dal mondo, continuate ad amare.

Una notte immaginai di bussare alla porta del convento infreddolito, affamato e sporco.

Immaginai che nessuno mi riconoscesse.

Che mi insultassero.

Che mi cacciassero.

E dissi a frate Leone:

"Se io sopporterò tutto questo senza perdere la pace, lì sarà la perfetta letizia."

Capirete questa verità solo quando smetterete di misurare la felicità con il successo.

La pace è molto più profonda del trionfo.


La mia fraternità non era un esercito

I fratelli che camminavano con me non erano soldati.

Erano uomini fragili.

Come me.

Litigavano.

Si scoraggiavano.

Avevano paura.

Eppure il Signore ci univa.

Perché la fraternità non nasce dalla perfezione.

Nasce dal perdono.

Voi costruirete città immense.

Macchine meravigliose.

Strumenti capaci di parlare attraverso i continenti.

Ma ricordatevi questo:

nessuna invenzione sostituirà un uomo capace di ascoltare un altro uomo.

La tecnologia può avvicinare le mani.

Solo l'amore avvicina i cuori.


Custodite il silenzio

Molti cercano Dio nel rumore.

Io lo trovavo nelle grotte.

Nei boschi.

Negli eremi.

Il silenzio non è assenza.

È spazio.

È il luogo dove finalmente smettete di parlare e cominciate ad ascoltare.

Se il vostro tempo diventerà sempre più veloce, difendete il silenzio come difendereste una sorgente nel deserto.

Lì il cuore ricomincia a respirare.




Non abbiate paura della morte

Ora il mio corpo è stanco.

Gli occhi quasi non vedono.

Le ferite che porto non sono motivo di orgoglio.

Sono soltanto il segno di un amore ricevuto.

Molti temono la morte.

Io la chiamai sorella.

Non perché desiderassi morire.

Ma perché avevo imparato a vivere.

Chi trattiene ogni cosa muore ogni giorno.

Chi si dona è già oltre la paura.

Quando arriverà il vostro ultimo respiro, non domandatevi quanto avete posseduto.

Domandatevi soltanto: "Ho amato?"


Il mio ultimo desiderio per voi

Vi lascio poche cose.

Vi lascio il Vangelo.

Vi lascio la povertà del cuore.

Vi lascio la gioia che nessuno può comprare.

Vi lascio gli alberi.

Gli uccelli.

Le acque.

I bambini.

Gli anziani.

I malati.

I dimenticati.

Vi lascio ogni creatura come una lettera scritta dalla mano di Dio.

E soprattutto vi lascio questa certezza:

non cercate di diventare grandi.

Diventate veri.

Perché Dio passa più facilmente attraverso un cuore umile che attraverso un trono.

Se un giorno il mondo vi sembrerà troppo duro, uscite all'alba.

Guardate il sole sorgere.

Ascoltate un passero.

Accarezzate la terra.

Poi fate pace con qualcuno.

Lì, forse senza accorgervene, cammineremo ancora insieme.

Pace e Bene.


La mistica di Francesco d'Assisi: il cuore del suo messaggio

Questo testo è una ricostruzione letteraria ispirata agli scritti autentici di Francesco d'Assisi. 

La sua mistica si fonda su alcuni nuclei essenziali documentati dalle fonti francescane: l'incontro con il lebbroso come esperienza decisiva di conversione; 

il Testamento del 1226, nel quale ripete l'espressione «Il Signore mi diede» per rileggere tutta la propria vita come dono; 

la Regola non bollata, che definisce la vita francescana come sequela radicale del Vangelo; 

e il Cantico delle Creature, composto nella malattia come lode universale al Creatore attraverso tutte le creature.


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Bibliografia essenziale

  • Francesco d'Assisi, Testamento (1226).
  • Francesco d'Assisi, Regola non bollata (1221). San Francesco Patrono d'Italia

  • Francesco d'Assisi, Cantico delle Creature (1225).
  • Treccani, «FRANCESCO d'Assisi, Santo - Enciclopedia - Treccani».
  • Fonti Francescane – Editio Minor.

mercoledì 9 settembre 2026

La Quarta Via di G.I. Gurdjieff: il risveglio dell'uomo che vive nel sonno

✦ Chiave di lettura

E se il vero ostacolo alla nostra crescita fosse il fatto che viviamo gran parte della vita in modo automatico? Con la Quarta Via, G.I. Gurdjieff propone un percorso di risveglio che non richiede di fuggire dal mondo, ma di imparare a essere presenti proprio nella quotidianità.

 

Esiste un modo per trasformare sé stessi senza fuggire dal mondo?

Secondo Georges Ivanovič Gurdjieff (1866-1949) la risposta è sì. Ma non si tratta di ritirarsi in un monastero, né di dedicare la vita soltanto alla meditazione o all'ascesi. 

La vera trasformazione, sosteneva, deve avvenire nel mezzo della vita quotidiana: mentre lavoriamo, litighiamo, amiamo, ci distraiamo e affrontiamo le nostre abitudini.

Questa idea prende il nome di Quarta Via, un percorso di sviluppo interiore che rompe con le tradizioni spirituali classiche e propone una domanda tanto semplice quanto inquietante: e se gran parte della nostra vita fosse vissuta in uno stato di sonno?

Per Gurdjieff, il problema fondamentale dell'essere umano non è l'ignoranza, ma l'automatismo. 

Crediamo di scegliere, pensare e agire liberamente, mentre in realtà siamo trascinati da impulsi, emozioni e meccanismi inconsapevoli.

La Quarta Via nasce proprio come un metodo per svegliarsi.

Chi era Gurdjieff?

Nato nel Caucaso, probabilmente nell'attuale Armenia, Gurdjieff fu una figura difficile da classificare. Filosofo, maestro spirituale, musicista e instancabile viaggiatore, raccontò di aver trascorso anni esplorando l'Asia centrale, il Medio Oriente e antiche confraternite esoteriche alla ricerca di conoscenze dimenticate.

È impossibile distinguere completamente ciò che appartiene alla sua biografia storica da ciò che egli stesso costruì come narrazione simbolica. Ma questo fa parte del suo fascino: più che presentarsi come un professore, Gurdjieff voleva essere un provocatore della coscienza.

Tra le sue opere più importanti troviamo:

  • Incontri con uomini straordinari

  • Racconti di Belzebù a suo nipote

  • gli insegnamenti raccolti dai suoi allievi, soprattutto P.D. Ouspensky.

Fu proprio Ouspensky, autore de La ricerca del miracoloso, a rendere accessibili molte delle idee della Quarta Via.



L'uomo dorme

L'affermazione più famosa di Gurdjieff è anche la più sconcertante:

"L'uomo vive nel sonno."

Naturalmente non intende il sonno fisico. Parla di uno stato psicologico nel quale agiamo senza vera consapevolezza.

Pensiamo di essere un individuo unitario, ma secondo lui siamo una moltitudine di "io" che si alternano continuamente.

Al mattino un "io" vuole iniziare una dieta.

A pranzo un altro "io" ordina un dolce.

La sera un terzo promette che domani ricomincerà.

Non esiste un centro stabile che governi tutto questo.

L'idea anticipa, in modo sorprendente, alcune intuizioni della psicologia moderna sui processi automatici e sulla molteplicità delle motivazioni interne.

Per Gurdjieff il primo passo non consiste nel cambiare, ma nel vedere questa frammentazione.


Le tre vie tradizionali

Prima di spiegare la Quarta Via, Gurdjieff descrive tre antichi percorsi spirituali.


La via del fachiro 

Il fachiro lavora soprattutto sul corpo.

Attraverso disciplina estrema, dolore volontario e controllo fisico sviluppa una straordinaria forza di volontà.

Il limite?

Rischia di trascurare mente ed emozioni.


La Via del Monaco

Il monaco coltiva il cuore.

Lavora sulla fede, sull'obbedienza e sulle emozioni superiori.

Il rischio è quello di dipendere da una struttura religiosa e di sviluppare poco l'intelligenza critica.


La Via dello Yogi

Lo yogi sviluppa la mente.

Meditazione, concentrazione e conoscenza diventano gli strumenti della trasformazione.

Ma anche qui può mancare l'integrazione con la vita concreta.

leggi: la filosofia della luce

Perché serve una quarta via?

Gurdjieff osserva che quasi nessuno può permettersi di diventare fachiro, monaco o yogi.

Abbiamo una famiglia.

Un lavoro.

Responsabilità.

La Quarta Via nasce proprio per questo.

Non richiede di abbandonare il mondo.

Trasforma il mondo stesso nel luogo della pratica.

Ogni conversazione.

Ogni difficoltà.

Ogni errore.

Diventa materiale di lavoro interiore.

È forse questo l'aspetto più moderno del suo insegnamento.



I tre centri dell'essere umano

Secondo Gurdjieff siamo costituiti da tre grandi centri.

Il centro intellettuale

È il dominio dei pensieri.

Analizza.

Confronta.

Giudica.

Il centro emozionale

Qui nascono sentimenti, paure, entusiasmi e desideri.

Il centro motorio-istintivo

Controlla movimenti, abitudini e funzioni automatiche del corpo.

Il problema nasce quando un centro invade il lavoro dell'altro.

Ad esempio:

  • pensiamo troppo invece di agire;

  • reagiamo emotivamente dove servirebbe lucidità;

  • viviamo per pura abitudine.

La crescita consiste nel rendere questi centri più armonici.


Il ricordo di sé

Tra tutti gli insegnamenti di Gurdjieff, questo è probabilmente il più celebre.

Lo chiamava self-remembering, cioè "ricordo di sé".

Che cosa significa?

Immagina di bere un caffè.

Normalmente tutta l'attenzione è sul caffè.

Oppure sul telefono.

Oppure sui pensieri.

Nel ricordo di sé accade qualcosa di diverso.

Mentre osservi il caffè...

...ricordi contemporaneamente di essere presente.

Diventi consapevole di te mentre vivi l'esperienza.

Sembra semplice.

In realtà è difficilissimo.

Secondo Gurdjieff riusciamo a mantenerlo solo per pochi secondi.

Poi ci perdiamo di nuovo.

Ed è proprio questa scoperta a rivelare quanto siamo automatici.


L'osservazione di sé

Prima del cambiamento viene l'osservazione.

Gurdjieff insiste su un principio fondamentale.

Non bisogna giudicarsi. Bisogna osservare.

Quando proviamo rabbia, normalmente ci identifichiamo con essa.

Oppure cerchiamo di reprimerla.

L'osservazione propone una terza possibilità.

Vedere.

Sentire.

Riconoscere.

Senza identificarsi completamente.

Questa pratica ricorda, per certi aspetti, la moderna mindfulness, anche se il suo contesto teorico è molto diverso.


Le emozioni negative

Gurdjieff aveva una posizione radicale.

Le emozioni negative, diceva, sono spesso inutili.

Non perché non esistano.

Ma perché vengono alimentate meccanicamente.

Offesa.

Invidia.

Risentimento.

Paura immaginaria.

Molte di queste reazioni si autoalimentano.

Il lavoro interiore consiste nel vedere il momento esatto in cui nasce l'identificazione.

È lì che compare uno spazio di libertà.


Il lavoro cosciente e la sofferenza volontaria

Due concetti possono sembrare provocatori.

Lavoro cosciente

È lo sforzo fatto deliberatamente per restare presenti.

Non è il lavoro professionale.

È il lavoro sulla propria attenzione.

Sofferenza volontaria

Non significa cercare il dolore.

Significa rinunciare alle reazioni automatiche.

Ad esempio:

  • non rispondere immediatamente a una provocazione;

  • interrompere un'abitudine compulsiva;

  • sopportare il disagio di osservare sé stessi senza scuse.

Per Gurdjieff questa è una sofferenza creativa.


Le danze sacre



Uno degli aspetti più affascinanti del suo insegnamento sono i Movimenti.

Si tratta di coreografie estremamente precise.

Non sono semplici danze.

Ogni gesto richiede:

  • attenzione;

  • coordinazione;

  • memoria;

  • presenza simultanea di corpo, mente ed emozione.

L'obiettivo è impedire all'automatismo di prendere il controllo.

Ancora oggi vengono praticate nei gruppi che seguono il suo insegnamento.


La Quarta Via e la psicologia contemporanea

Pur appartenendo a un contesto esoterico, molte intuizioni di Gurdjieff dialogano sorprendentemente con idee moderne.

La psicologia cognitiva distingue tra processi automatici e processi controllati.

Le neuroscienze mostrano quanto il cervello operi spesso in modalità automatica.

La mindfulness insegna l'attenzione al momento presente.

Naturalmente le differenze sono importanti.

Gurdjieff parlava di un risveglio ontologico.

Non solo di benessere psicologico.

Il suo obiettivo era la nascita di un essere umano più cosciente.



Le critiche

Il pensiero di Gurdjieff non è privo di controversie.

Gli storici hanno discusso:

  • la veridicità dei suoi viaggi;

  • il carattere talvolta autoritario del suo metodo;

  • il linguaggio volutamente enigmatico dei suoi testi.

Alcuni lo considerano un grande maestro spirituale.

Altri lo vedono come un brillante costruttore di miti.

In ogni caso, la sua influenza è stata enorme.

Ha ispirato psicologi, artisti, musicisti e ricercatori spirituali del Novecento.


Perché la Quarta Via è ancora attuale?

Viviamo nell'epoca delle notifiche.

Della distrazione permanente.

Del multitasking.

Paradossalmente, la domanda di Gurdjieff sembra oggi ancora più attuale.

Quanto della nostra giornata viviamo davvero?

Quando scorriamo automaticamente il telefono...

Quando rispondiamo senza ascoltare...

Quando ripetiamo sempre gli stessi schemi...

Siamo svegli?

O stiamo semplicemente reagendo?

La Quarta Via non promette illuminazioni immediate.

Propone qualcosa di più concreto.

Un esercizio.

Un esperimento quotidiano.

Fermarsi.

Ricordarsi di sé.

Accorgersi che si è presenti.

Per pochi secondi.

Poi ricominciare.

Forse il risveglio, suggerisce Gurdjieff, non è un evento straordinario.

È una pratica che inizia proprio nel momento più ordinario della giornata.


Opere di G.I. Gurdjieff

  • G.I. Gurdjieff, Racconti di Belzebù a suo nipote, Astrolabio Ubaldini.

  • G.I. Gurdjieff, Incontri con uomini straordinari, Astrolabio Ubaldini.

  • G.I. Gurdjieff, La vita è reale solo quando "Io sono", Astrolabio Ubaldini.

Opere di P.D. Ouspensky

  • P.D. Ouspensky, La ricerca del miracoloso. Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio Ubaldini.

  • P.D. Ouspensky, Il quarto cammino, Astrolabio Ubaldini.

Studi critici

  • James Moore, Gurdjieff: The Anatomy of a Myth, Element Books.

  • Jacob Needleman, The Wisdom of Love, Arkana.

  • Sophia Wellbeloved, Gurdjieff: The Key Concepts, Routledge.


martedì 8 settembre 2026

Margherita Porete: la mistica che scelse l'Amore invece della paura

✦ Chiave di lettura

C'è un amore che non possiede, una libertà che nasce quando smettiamo di avere paura e una voce che attraversa i secoli senza spegnersi. In questo racconto immaginario, la mistica medievale Margherita Porete dialoga con una giovane seguace, trasformando ogni domanda in un invito a guardare oltre il giudizio, oltre il controllo e oltre il proprio ego, fino a scoprire la forza silenziosa dell'anima libera.


La sera aveva il colore del miele antico.

Le ultime luci del sole si spegnevano lentamente sopra i tetti di pietra, mentre il vento trascinava l'odore del legno bagnato lungo le strade strette della città. Nel cortile di una piccola casa abitata dalle beghine, una giovane donna sedeva con le mani intrecciate sulle ginocchia.

Si chiamava Agnese.

Aveva gli occhi di chi aveva letto molte parole senza riuscire ancora a trovare quella che le apparteneva davvero.

Davanti a lei sedeva Margherita.

Non indossava abiti preziosi.

Non aveva il volto severo di una maestra.

Sembrava piuttosto una donna che aveva imparato a camminare così a lungo dentro il silenzio da non avere più bisogno di difendersi dal rumore del mondo.

Agnese abbassò lo sguardo.

«Ho paura.»

Margherita sorrise appena: «Di cosa?»

«Di perdere me stessa.»

La mistica rimase in silenzio.

Poi prese una foglia caduta ai suoi piedi.

La osservò: «Sai perché questa foglia non teme il vento?»

La ragazza scosse il capo.

«Perché ha già imparato che cadere non significa smettere di appartenere all'albero.»

Fu allora che cominciò il dialogo che avrebbe cambiato per sempre la vita della giovane.


"Tu credi che Dio voglia toglierti qualcosa"

«Dimmi, Agnese.»

«Sì.»

«Quando preghi, cosa chiedi?»

La giovane esitò.

«Chiedo forza.»

«E poi?»

«Chiedo pace.»

«E ancora?»

«Chiedo di non soffrire.»

Margherita annuì lentamente.

«Vedi? Tu chiedi sempre qualcosa.»

«È sbagliato?» domando Agnese.

«No.» Margherita ebbe un attimo di pausa prima di riprendere: «Ma non è ancora amore.»

Agnese la guardò sorpresa.

«Come può essere sbagliato desiderare la pace?»

Margherita sorrise: «Non è sbagliato.»

Poi aggiunse: «È incompleto.»


Raccolse un'altra foglia.

«Immagina una madre.»

«Si.»

«Quando suo figlio la abbraccia, desidera ricevere qualcosa?»

«No.»

«Perché?»

«Perché ama.»

Margherita posò la foglia.

«L'amore più alto smette di fare calcoli.»


Quelle parole ricordavano il cuore del suo pensiero: l'anima cresce quando smette di possedere persino la propria virtù e si lascia trasformare dall'Amore stesso. 

È proprio questa l'intuizione centrale dello Specchio delle anime semplici.

Il nemico invisibile

Agnese rimase pensierosa.

«Ma allora perché faccio tanta fatica?»

Margherita alzò lo sguardo verso il cielo.

«Perché combatti contro il nemico sbagliato.»

«Qual è?»

«Te stessa.»

La ragazza sussultò.

«Io?»

«Non la tua anima.»

Fece una pausa.

«Il tuo bisogno di controllare tutto.»

Il vento mosse il velo della mistica.

«La Ragione discute, impartisce ordini e vuole misurare Dio. Sebbene sia utile, non può guidarti fino all'ultima porta.»

«Perché?»

«Perché davanti all'infinito i calcoli diventano troppo piccoli.»


Lo specchio

Margherita estrasse un piccolo specchio.

Il vetro era imperfetto.

Le immagini tremavano.

«Cosa vedi?»

«Me.»

«Davvero?»

Agnese osservò meglio.

«Vedo il mio volto.»

«E il tuo cuore?»

Silenzio.

«Non si vede.»

Margherita inclinò lo specchio.

«È questo il problema.»

«Quale?»

«Passiamo la vita a lucidare il vetro.»

«Invece?»

«Dovremmo imparare a guardare oltre.»


«Margherita...» esordì Agnese.

«Sì.»

«Come si ama senza possedere?»


La mistica rimase qualche istante in silenzio.

Poi raccontò una storia.

«C'era un giardiniere. Annaffiava ogni giorno una rosa.»

«La amava.» interruppe Agnese

«Molto.»

«E poi?»

«Un giorno decise di proteggerla. Costruì una campana di vetro.»

Agnese sorrise.

«Così il vento non l'avrebbe spezzata.»

Margherita annuì.

«Sai cosa accadde?»

«La rosa morì.»

«Perché?»

«Perché il vento era parte della sua vita.»

Poi concluse: «L'amore che trattiene soffoca.»

«L'amore che libera fa fiorire.»


La paura del giudizio

Agnese abbassò gli occhi.

«Io temo gli altri.»

«Perché?»

«Ho paura di essere giudicata.»

Margherita la osservò con infinita dolcezza.

«Sai cosa accade quando vivi per gli occhi degli altri?»

«Cosa?»

«Finisci per dimenticare il tuo sguardo.»

Quelle parole sembravano nascere da una ferita vissuta.

Perché Margherita conosceva davvero il peso del giudizio.

Il suo libro era stato condannato.

Le era stato chiesto di tacere.

Di rinnegare ciò che aveva scritto.

Lei non lo fece.

Fu processata dall'Inquisizione e il 1º giugno 1310, a Parigi, venne arsa sul rogo insieme al suo libro. Oggi, però, quello stesso testo è riconosciuto come uno dei vertici della spiritualità medievale.

"Non cercare Dio lontano"

La sera diventava notte.

Le stelle cominciavano a comparire.

Agnese chiese: «Dove si trova Dio?»

Margherita sorrise: «Sei pronta alla risposta?»

«Credo di sì.»

«Io invece credo di No.»

La ragazza rise: «Perché?»

«Perché continui a immaginarlo come un luogo.»

«E non lo è?»

«No.»

Indicò il petto della giovane.

«Comincia qui.»

Poi aggiunse: «Ma non finisce qui.»

Le beghine avevano imparato qualcosa di straordinario.

Non aspettavano il monastero.

Non aspettavano il paradiso.

Vivevano Dio nel pane.

Nelle mani.

Nel lavoro.

Nella cura.

Ed era proprio questa libertà a renderle così difficili da comprendere per molti uomini del loro tempo.

Il segreto dell'anima semplice

«Perché il tuo libro parla di anime semplici?»

Margherita sorrise.

«Perché il semplice non è il superficiale.»

«Allora cos'è?»

«È ciò che ha smesso di dividersi.»

«Non capisco.» confessò Agnese.

«Immagina un lago. Quando il vento si calma... L'acqua riflette il cielo.»

«Esatto.»

Poi concluse: «L'anima semplice è quella che ha smesso di incresparsi continuamente.»




Il dialogo con il silenzio

Le due donne iniziarono a camminare insieme.

Per molti minuti non dissero nulla.

Fu Agnese a rompere il silenzio.

«Perché non parli più?»

«Sto ascoltando.»

«Cosa?»

«Il silenzio.»

La giovane rise: «Il silenzio non parla.»

«È ciò che credono tutti.»


Margherita chiuse gli occhi.

«Le parole sono onde.»

«E il silenzio?»

«È l'oceano.»


L'ultima domanda

La notte era ormai piena.

Agnese sentiva qualcosa cambiare dentro di sé.

«Margherita.»

«Dimmi.»

«Se domani ti togliessero tutto...»

La mistica non lasciò finire la frase.

«Non potrebbero.»

«Nemmeno il tuo libro?»

«Lo possono bruciare.»

«Nemmeno la tua voce?»

«La possono zittire.»

«Nemmeno la tua vita?»

Margherita sorrise: «Possono togliermi tutto ciò che possiedo.»

Fece una pausa.

«Ma non possono prendere ciò che sono diventata.»

Quelle parole sembravano anticipare il destino che davvero l'attendeva.

Perché chi ha imparato a vivere nell'Amore, pensava Margherita, scopre una libertà che nessun tribunale può confiscare.


L'alba

Prima di separarsi, Margherita consegnò ad Agnese il piccolo specchio.

«Tienilo.»

«Per ricordarti di te?»

«No.»

«Allora perché?»

«Per ricordarti che il vetro non è il cielo.»

La giovane sorrise: «E se un giorno avrò di nuovo paura?»

Margherita le prese le mani.

«Allora non cercare subito risposte.»

«Cosa dovrei fare?»

«Ama.»

«E basta?»

«Quando l'amore è vero, basta davvero.»


Molti anni dopo, raccontavano che Agnese conservasse ancora quel piccolo specchio.

Non perché vi vedesse il proprio volto.

Ma perché ogni volta che lo prendeva tra le mani ricordava una donna che aveva scelto di perdere tutto pur di non perdere la propria verità.

E capiva finalmente ciò che Margherita aveva cercato di insegnarle.

Che la libertà più grande non nasce dal possedere il mondo. Nasce dal non avere più paura di consegnare il proprio cuore all'Amore.


  • Margherita Porete, Lo Specchio delle anime semplici, Edizioni San Paolo.

  • Marco Vannini (a cura di), introduzione e commento a Lo Specchio delle anime semplici.

  • Romana Guarnieri, Il Miroir des simples âmes (edizione critica).

  • Luisa Muraro, Il Dio delle donne.
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