martedì 8 settembre 2026

Margherita Porete: la mistica che scelse l'Amore invece della paura

✦ Chiave di lettura

C'è un amore che non possiede, una libertà che nasce quando smettiamo di avere paura e una voce che attraversa i secoli senza spegnersi. In questo racconto immaginario, la mistica medievale Margherita Porete dialoga con una giovane seguace, trasformando ogni domanda in un invito a guardare oltre il giudizio, oltre il controllo e oltre il proprio ego, fino a scoprire la forza silenziosa dell'anima libera.


La sera aveva il colore del miele antico.

Le ultime luci del sole si spegnevano lentamente sopra i tetti di pietra, mentre il vento trascinava l'odore del legno bagnato lungo le strade strette della città. Nel cortile di una piccola casa abitata dalle beghine, una giovane donna sedeva con le mani intrecciate sulle ginocchia.

Si chiamava Agnese.

Aveva gli occhi di chi aveva letto molte parole senza riuscire ancora a trovare quella che le apparteneva davvero.

Davanti a lei sedeva Margherita.

Non indossava abiti preziosi.

Non aveva il volto severo di una maestra.

Sembrava piuttosto una donna che aveva imparato a camminare così a lungo dentro il silenzio da non avere più bisogno di difendersi dal rumore del mondo.

Agnese abbassò lo sguardo.

«Ho paura.»

Margherita sorrise appena: «Di cosa?»

«Di perdere me stessa.»

La mistica rimase in silenzio.

Poi prese una foglia caduta ai suoi piedi.

La osservò: «Sai perché questa foglia non teme il vento?»

La ragazza scosse il capo.

«Perché ha già imparato che cadere non significa smettere di appartenere all'albero.»

Fu allora che cominciò il dialogo che avrebbe cambiato per sempre la vita della giovane.


"Tu credi che Dio voglia toglierti qualcosa"

«Dimmi, Agnese.»

«Sì.»

«Quando preghi, cosa chiedi?»

La giovane esitò.

«Chiedo forza.»

«E poi?»

«Chiedo pace.»

«E ancora?»

«Chiedo di non soffrire.»

Margherita annuì lentamente.

«Vedi? Tu chiedi sempre qualcosa.»

«È sbagliato?» domando Agnese.

«No.» Margherita ebbe un attimo di pausa prima di riprendere: «Ma non è ancora amore.»

Agnese la guardò sorpresa.

«Come può essere sbagliato desiderare la pace?»

Margherita sorrise: «Non è sbagliato.»

Poi aggiunse: «È incompleto.»


Raccolse un'altra foglia.

«Immagina una madre.»

«Si.»

«Quando suo figlio la abbraccia, desidera ricevere qualcosa?»

«No.»

«Perché?»

«Perché ama.»

Margherita posò la foglia.

«L'amore più alto smette di fare calcoli.»


Quelle parole ricordavano il cuore del suo pensiero: l'anima cresce quando smette di possedere persino la propria virtù e si lascia trasformare dall'Amore stesso

È proprio questa l'intuizione centrale dello Specchio delle anime semplici.

Il nemico invisibile

Agnese rimase pensierosa.

«Ma allora perché faccio tanta fatica?»

Margherita alzò lo sguardo verso il cielo.

«Perché combatti contro il nemico sbagliato.»

«Qual è?»

«Te stessa.»

La ragazza sussultò.

«Io?»

«Non la tua anima.»

Fece una pausa.

«Il tuo bisogno di controllare tutto.»

Il vento mosse il velo della mistica.

«La Ragione discute, impartisce ordini e vuole misurare Dio. Sebbene sia utile, non può guidarti fino all'ultima porta.»

«Perché?»

«Perché davanti all'infinito i calcoli diventano troppo piccoli.»


Lo specchio

Margherita estrasse un piccolo specchio.

Il vetro era imperfetto.

Le immagini tremavano.

«Cosa vedi?»

«Me.»

«Davvero?»

Agnese osservò meglio.

«Vedo il mio volto.»

«E il tuo cuore?»

Silenzio.

«Non si vede.»

Margherita inclinò lo specchio.

«È questo il problema.»

«Quale?»

«Passiamo la vita a lucidare il vetro.»

«Invece?»

«Dovremmo imparare a guardare oltre.»


«Margherita...» esordì Agnese.

«Sì.»

«Come si ama senza possedere?»


La mistica rimase qualche istante in silenzio.

Poi raccontò una storia.

«C'era un giardiniere. Annaffiava ogni giorno una rosa.»

«La amava.» interruppe Agnese

«Molto.»

«E poi?»

«Un giorno decise di proteggerla. Costruì una campana di vetro.»

Agnese sorrise.

«Così il vento non l'avrebbe spezzata.»

Margherita annuì.

«Sai cosa accadde?»

«La rosa morì.»

«Perché?»

«Perché il vento era parte della sua vita.»

Poi concluse: «L'amore che trattiene soffoca.»

«L'amore che libera fa fiorire.»


La paura del giudizio

Agnese abbassò gli occhi.

«Io temo gli altri.»

«Perché?»

«Ho paura di essere giudicata.»

Margherita la osservò con infinita dolcezza.

«Sai cosa accade quando vivi per gli occhi degli altri?»

«Cosa?»

«Finisci per dimenticare il tuo sguardo.»

Quelle parole sembravano nascere da una ferita vissuta.

Perché Margherita conosceva davvero il peso del giudizio.

Il suo libro era stato condannato.

Le era stato chiesto di tacere.

Di rinnegare ciò che aveva scritto.

Lei non lo fece.

Fu processata dall'Inquisizione e il 1º giugno 1310, a Parigi, venne arsa sul rogo insieme al suo libro. Oggi, però, quello stesso testo è riconosciuto come uno dei vertici della spiritualità medievale.

"Non cercare Dio lontano"

La sera diventava notte.

Le stelle cominciavano a comparire.

Agnese chiese: «Dove si trova Dio?»

Margherita sorrise: «Sei pronta alla risposta?»

«Credo di sì.»

«Io invece credo di No.»

La ragazza rise: «Perché?»

«Perché continui a immaginarlo come un luogo.»

«E non lo è?»

«No.»

Indicò il petto della giovane.

«Comincia qui.»

Poi aggiunse: «Ma non finisce qui.»

Le beghine avevano imparato qualcosa di straordinario.

Non aspettavano il monastero.

Non aspettavano il paradiso.

Vivevano Dio nel pane.

Nelle mani.

Nel lavoro.

Nella cura.

Ed era proprio questa libertà a renderle così difficili da comprendere per molti uomini del loro tempo.

Il segreto dell'anima semplice

«Perché il tuo libro parla di anime semplici?»

Margherita sorrise.

«Perché il semplice non è il superficiale.»

«Allora cos'è?»

«È ciò che ha smesso di dividersi.»

«Non capisco.» confessò Agnese.

«Immagina un lago. Quando il vento si calma... L'acqua riflette il cielo.»

«Esatto.»

Poi concluse: «L'anima semplice è quella che ha smesso di incresparsi continuamente.»




Il dialogo con il silenzio

Le due donne iniziarono a camminare insieme.

Per molti minuti non dissero nulla.

Fu Agnese a rompere il silenzio.

«Perché non parli più?»

«Sto ascoltando.»

«Cosa?»

«Il silenzio.»

La giovane rise: «Il silenzio non parla.»

«È ciò che credono tutti.»


Margherita chiuse gli occhi.

«Le parole sono onde.»

«E il silenzio?»

«È l'oceano.»


L'ultima domanda

La notte era ormai piena.

Agnese sentiva qualcosa cambiare dentro di sé.

«Margherita.»

«Dimmi.»

«Se domani ti togliessero tutto...»

La mistica non lasciò finire la frase.

«Non potrebbero.»

«Nemmeno il tuo libro?»

«Lo possono bruciare.»

«Nemmeno la tua voce?»

«La possono zittire.»

«Nemmeno la tua vita?»

Margherita sorrise: «Possono togliermi tutto ciò che possiedo.»

Fece una pausa.

«Ma non possono prendere ciò che sono diventata.»

Quelle parole sembravano anticipare il destino che davvero l'attendeva.

Perché chi ha imparato a vivere nell'Amore, pensava Margherita, scopre una libertà che nessun tribunale può confiscare.


L'alba

Prima di separarsi, Margherita consegnò ad Agnese il piccolo specchio.

«Tienilo.»

«Per ricordarti di te?»

«No.»

«Allora perché?»

«Per ricordarti che il vetro non è il cielo.»

La giovane sorrise: «E se un giorno avrò di nuovo paura?»

Margherita le prese le mani.

«Allora non cercare subito risposte.»

«Cosa dovrei fare?»

«Ama.»

«E basta?»

«Quando l'amore è vero, basta davvero.»


Molti anni dopo, raccontavano che Agnese conservasse ancora quel piccolo specchio.

Non perché vi vedesse il proprio volto.

Ma perché ogni volta che lo prendeva tra le mani ricordava una donna che aveva scelto di perdere tutto pur di non perdere la propria verità.

E capiva finalmente ciò che Margherita aveva cercato di insegnarle.

Che la libertà più grande non nasce dal possedere il mondo. Nasce dal non avere più paura di consegnare il proprio cuore all'Amore.


  • Margherita Porete, Lo Specchio delle anime semplici, Edizioni San Paolo.

  • Marco Vannini (a cura di), introduzione e commento a Lo Specchio delle anime semplici.

  • Romana Guarnieri, Il Miroir des simples âmes (edizione critica).

  • Luisa Muraro, Il Dio delle donne.

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