Un viaggio attraverso i pensatori per scoprire come la filosofia, dalle sue origini alla contemporaneità, possa ancora aiutarci a comprendere il mondo, le nostre scelte e il significato della vita quotidiana.
Il sesto volume de Lo sguardo nel tempo della filosofia non rappresenta soltanto il seguito di un percorso iniziato anni fa.
È il segno che lo sguardo, quando si educa alla pazienza, all’amore e all’ascolto, non può più fermarsi.
Continua a cercare e a riconoscere nei luoghi più impensati quei pensatori dispersi nel tempo come semi affidati al vento: alcuni dimenticati, altri mai davvero ascoltati, tutti accomunati dal desiderio di lasciare un’impronta nel mistero della vita.
Ogni volume ha rappresentato una tappa, ma nessuno è stato un punto di arrivo.
Se all’inizio lo sguardo era quello di chi osserva la filosofia come un vasto paesaggio ancora da attraversare, oggi esso appare più affinato, più silenzioso, quasi capace di distinguere ciò che rimane nascosto dietro l’evidenza.
Non si tratta di vedere di più, ma di vedere meglio. Di lasciarsi guidare da quelle intuizioni che sfuggono alla fretta e che spesso si annidano tra le pieghe dimenticate del pensiero.
Forse è proprio questo il significato che, volume dopo volume, ha assunto Lo sguardo nel tempo della filosofia: non raccontare semplicemente la storia delle idee, ma seguire il cammino di uno sguardo che attraversa i secoli per cogliere ciò che continua a interrogare l’uomo.
Perché la filosofia non appartiene al passato; essa vive ogni volta che una domanda autentica riesce ancora a illuminare il presente.
Con il tempo ho avuto l’impressione che questo libro non mi appartenesse più del tutto.
A ogni pagina si è fatta strada una sensazione singolare: quella che fosse il libro stesso a cercare il proprio cammino. Come se avesse trovato da sé la ragione per continuare a raccontarsi, indipendentemente dalla volontà di chi scrive.
L’autore diventa allora un viandante che annota incontri, una voce che accompagna altre voci. Forse è questo il destino di ogni ricerca autentica.
Si parte con l’illusione di guidarla e ci si accorge, strada facendo, che è lei a guidare noi.
Le domande cambiano espressione, le certezze si assottigliano, le risposte diventano insufficienti.
Eppure è proprio in questa precarietà che la filosofia continua a mostrare la sua forza.
In queste pagine il lettore incontrerà Juozas Girnius, pensatore dell’esistenza, della finitezza umana e della ricerca di senso, per il quale l’uomo si comprende pienamente solo quando accetta di confrontarsi con il mistero che attraversa la vita;
Cesare Pavese, che ha saputo trasformare la solitudine in una delle forme più alte della riflessione sull’esistenza;
Patricia De Martelaere, capace di esplorare con rara lucidità i territori del desiderio, dell’illusione e della morte;
Lao Tsé, la cui sapienza continua a suggerire che il vuoto può essere più fecondo della pienezza e il silenzio più eloquente della parola;
Jean Grenier, maestro dell’essenzialità e dell’arte di contemplare il mondo senza pretendere di dominarlo.
Accanto a questi filosofi e scrittori, quasi a sorpresa, il lettore incontrerà forse una presenza inattesa: Bud Spencer.
Qualcuno potrebbe chiedersi quale posto possa occupare un volto così familiare in un’opera dedicata alla filosofia.
Ma la filosofia, se vuole restare viva, non può rinchiudersi nei confini dell’accademia.
Essa abita i libri, certamente, ma anche gli sguardi, la semplicità di un’esistenza coerente. Talvolta una figura popolare riesce a custodire un’idea di umanità più convincente di molte pagine erudite.
La saggezza assume forme impreviste e si lascia riconoscere solo da chi rinuncia ai pregiudizi.
Eppure queste pagine non cercano di costruire un pantheon di autori illustri né di offrire una ricostruzione organica della filosofia.
Desiderano piuttosto mostrare come il pensiero sia un dialogo senza fine, come accettare un caffè da un passante e scoprire che, per qualche minuto, due vite si riconoscono senza bisogno di spiegazioni. Esiste, tuttavia, una lieve malinconia che accompagna ogni nuovo volume.
È la consapevolezza che ogni libro conclude un tratto di strada che non tornerà più.
Ogni libro è soltanto una fotografia dell’anima in un determinato
momento della sua ricerca. Ma fino a quando esisterà qualcosa che continua a
meritare il nostro stupore, questo cammino non sarà concluso.
Fabio Squeo

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